Sinodalità, il vescovo resta colui che prende le decisioni
- Ultimissime
- 13 Giu 2026

La sinodalità non elimina né sostituisce il vescovo e il ministero episcopale. Il chiarimento della prof.ssa Susan Pascoe a margine del convegno di Roma.
La comunione è il fine, la sinodalità un mezzo.
Queste semplici parole del card. Robert Sarah aiutano a capire meglio cosa la sinodalità, uno dei temi più discussi e meno compresi.
Nonostante l’insistenza degli ultimi anni, molti fedeli guardano a questo processo con sospetto, temendo che possa trasformarsi in una sorta di “parlamentarizzazione” della Chiesa o in un indebolimento dell’autorità dei vescovi.
Il recente chiarimento di Susan Pascoe, organizzatrice di un recente convegno sulla sinodalità alla Australian Catholic University (aperto dal card. Grech, segretario generale della Segreteria generale del Sinodo), è interessante da questo punto di vista.
Tensioni, chiarimenti e sospetti
In Vaticano si parla molto di sinodalità, decisamente meno nelle parrocchie.
Anzi, alcune indagini condotte hanno mostrato come il tema non sia percepito da molti cattolici e dai nuovi sacerdoti come una priorità pastorale.

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Eppure, sia Papa Francesco che Leone XIV hanno scelto di investire molto sulla sinodalità, considerandola una dimensione fondamentale della vita ecclesiale.
La richiesta è emersa con forza anche da vescovi e cardinali di tutto il mondo durante il recente cammino sinodale.
Vale quindi la pena cercare di comprenderlo meglio.
Lo abbiamo già fatto in un precedente approfondimento dedicato alla natura della sinodalità e alle sue possibili distorsioni.
Sinodalità e il ruolo dei vescovi
Oggi, come già accennato, riprendiamo le parole della prof.ssa Susan Pascoe a margine del simposio internazionale “Inclusive Governance in a Synodal Church”, conclusosi nei giorni scorsi a Roma.
Il punto forse più importante del suo intervento riguarda proprio il ruolo dell’autorità ecclesiale.
L’esperta ha infatti ribadito che esistono diversi modi attraverso cui i laici possono contribuire ai processi decisionali della Chiesa, ma sempre riconoscendo che «in ogni diocesi il vescovo è colui che prende le decisioni».
In altre parole, la sinodalità non elimina né sostituisce il ministero episcopale: amplia invece le forme di consultazione, partecipazione e discernimento comune.

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La gerarchia come comunione e non potere
Di questo si è parlato nel simposio, che ha riunito teologi, canonisti e studiosi provenienti da diversi Paesi per riflettere sul contributo dei laici nella governance ecclesiale, specialmente nei settori dell’educazione, della sanità e dei servizi sociali.
L’obbiettivo è la «partecipazione attiva e piena di tutto il popolo di Dio, di tutti i battezzati», ideando un «tipo di formazione che potrebbe essere utile a coloro che desiderano partecipare più pienamente alla vita della Chiesa», ha affermato l’esperta australiana.
I laici possono rendersi parte viva attraverso molte forme, dai consigli pastorali ai consigli finanziari diocesani, fino a ruoli di governo in enti pubblici giuridici o associazioni di fedeli. Diversi istituti religiosi, ha spiegato, stanno affidando le proprie attività pastorali a una gestione laica.
Le competenze richieste ai vescovi comprendono oggi infatti anche la capacità di costruire comunione, ascoltare e promuovere processi partecipativi: «La comunione, e non il potere», ha concluso, «è la vera misura della gerarchia».
















1 commenti a Sinodalità, il vescovo resta colui che prende le decisioni
Ottimo. Avvisate i vescovi tedeschi (*). E anche chi avrebbe dovuto richiamarli (e non da oggi).
(*) non che terranno conto di quanto dice la Pascoe, figuriamoci, quelli non si filano neanche Tucho (che peraltro non si sta arrabattando più di tanto a raddrizzarli)