La comunione in ginocchio e le fake news tradizionaliste

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Un tris di notizie false sui media “tradizionalisti”: il Vaticano che sgrida i vescovi per la Comunione in ginocchio, la salute del card. Erdo e il premio all’Iran.


 

Un tempo bisognava difendersi dalle bufale degli anticlericali.

Poi è venuto il tempo delle fake news dei vaticanisti “di sinistra” de “Il Fatto” e “Repubblica” (Politi, Ansaldo ecc.), durante il pontificato di Benedetto XVI.

Oggi a distorcere le notizie è parte dell’area cattolica cosiddetta “tradizionalista”, generando allarmismi e costruendo “stati di necessità” per giustificare la resistenza nei confronti degli ultimi due pontificati.

 


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Il Vaticano e la Comunione in ginocchio

L’ultimo caso riguarda la presunta persecuzione da parte di vescovi e cardinali nei confronti dei fedeli che, durante la Messa, desiderano ricevere l’Eucaristia in ginocchio e sulla lingua, piuttosto che sulle mani.

Il blog argentino anonimo “Wanderer”, dopo aver deriso l’attuale prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede e criticato il documento sul titolo di Maria Corredentrice, ha scritto che alcuni «funzionari del Dicastero per il Culto Divino» avrebbero redarguito il presidente della Conferenza Episcopale argentina, mons. Marcelo Colombo, e un altro vescovo per le norme adottate nelle loro diocesi.

Secondo il blogger, tali norme riguarderebbero la modalità di distribuzione della Santa Comunione, imponendo ai fedeli di riceverla in piedi e sulla mano. I funzionari vaticani avrebbero invece ricordato che tali prassi sarebbero contrarie alle norme della Chiesa.

Avevamo letto la notizia, ma è bastato poco per accorgersi della sua infondatezza.

Innanzitutto per il richiamo a “fonti attendibili” ma anonime, che difficilmente avrebbero rilasciato simili informazioni a tale blog. In secondo luogo per l’uso massiccio del condizionale e per il riferimento generico a “funzionari del Dicastero”.

Infine, l’arcivescovo Colombo è notoriamente un catalizzatore dell’odio di alcuni blog tradizionalisti.

 

Il rilancio della notizia

Nonostante ciò, la notizia è stata immediatamente rilanciata dai media tradizionalisti.

Innanzitutto da “LifeSiteNews”, portale canadese legato all’ex vescovo Carlo Maria Viganò. E poi dai vari siti satelliti in varie lingue, il più noto è “Infovaticana”.

In Italia la bufala è arrivata solo su alcuni gruppi Facebook e, pur non afferendo direttamente a tali ambienti, soltanto “Il Timone” è cascato nella trappola.

Appena accortasi della falsità, la redazione ha rimosso l’articolo. Al momento restano online tutti gli altri, compreso quello su “LifeSiteNews”.

 

 

La smentita dei vescovi

A smentire la ricostruzione è intervenuto direttamente l’arcivescovo argentino, mons. Colombo, che ha negato l’essere stato “rimproverato” dalla Santa Sede, parlando di «menzogna e notizia falsa».

Il presule ha spiegato di non aver mai adottato alcuna decisione di questo tipo, se non una risposta data lo scorso anno a una domanda sul modo di ricevere la comunione. In quell’occasione aveva richiamato alla legislazione argentina, in linea con il Codice di Diritto Canonico.

Nel Messale Romano, ha ricordato, l’istruzione Redemptionis Sacramentum stabilisce che «i fedeli ricevono la comunione in ginocchio o in piedi» e che a chi la riceve in piedi è raccomandata una «debita riverenza».

Lo stesso documento chiarisce inoltre che «non è lecito negare la santa Comunione a un fedele per il solo motivo che desideri riceverla in ginocchio oppure in piedi».

Oltretutto, aggiungiamo noi, già nella pubblicazione dell’Enchiridion Vaticanum del 2002, la Congregazione per il Culto divino ribadì che «pur avendo approvato la legislazione che stabilisce per la santa comunione la postura eretta, i comunicandi che scelgono di inginocchiarsi non devono per questo motivo subire un rifiuto». Pertanto, «ricevere la Santa Comunione in ginocchio o in piedi non è a discrezione del sacerdote, ma dei fedeli».

Intervistato anche su Radio Maria, l’arcivescovo ha infine ricordato che la Conferenza Episcopale argentina stabilì nel 2002 che la modalità “ordinaria” di ricezione della Comunione è quella in piedi, accompagnata da un inchino del capo come segno di riverenza. Modalità ordinaria, tuttavia, non significa obbligatoria.

Anche il responsabile della comunicazione dei vescovi, padre Máximo Jurcinovic, ha negato l’esistenza di qualsiasi contatto in merito da parte della Santa Sede.

 

 

Diane Montagna e il card. Erdo

Non si tratta, purtroppo, di un caso isolato.

Nelle scorse settimane era circolata con toni altrettanto drammatici anche la notizia secondo cui il card. Péter Erdő — noto per la sua apertura alla celebrazione della Messa in latino — sarebbe stato “in fin di vita”, colpito da un devastante infarto.

La voce era partita dalla vaticanista Diane Montagna, colei che alcuni mesi fa aveva attaccato Papa Francesco diffondendo documenti riservati relativi a “Traditionis custodes”.

La Santa Sede era poi intervenuta per chiarire il contesto di quei documenti, precisando che si trattava solo di una parte del materiale preso in esame dall’allora Pontefice prima di affidare ai vescovi la facoltà di decidere a quali gruppi concedere l’autorizzazione di celebrare in rito tridentino.

 

 

Nel caso del cardinale Erdő, è stato il suo entourage a chiarire che si è trattato di un ictus (non di un infarto) avvenuto diversi mesi fa, dal quale il porporato sta lentamente recuperando, senza condizioni di urgenza.

Essendo guarito dalla malattia, proprio recentemente l’arcivescovo ungherese ha celebrato due Messe venendo accolto da un lungo applauso da parte dei fedeli.

La stessa Montagna ha dovuto rettificare la notizia, spiegando di aver «erroneamente tradotto la parola italiana “ictus”», trasformandola in “attacco cardiaco”.

Una gaffe innocente ma singolare, considerando che “ictus” è un termine latino oltre che medico internazionale. Da chi critica il Concilio per il ripristino della Messa in latino ci si attenderebbe maggiore familiarità con la lingua classica.

 

 

Il Vaticano e l’Iran

Un terzo caso recente e altrettanto emblematico è quello dell’Iran “premiato” dal Vaticano.

Diversi siti legati all’area tradizionalista (a partire dal solito “Infovaticana”) hanno accusato la Santa Sede nei giorni scorsi di aver conferito un’onorificenza speciale al regime iraniano, alimentando polemiche di natura geopolitica.

In realtà si trattava di una normale decorazione diplomatica concessa agli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede dopo alcuni anni di servizio, senza alcun significato politico straordinario.

 

Alimentare l’indignazione

Il problema non è il lecito dibattito critico sulle scelte ecclesiali o sulle dinamiche interne alla Chiesa.

Piuttosto, è un ecosistema mediatico che, da anni, sembra vivere di indignazione permanente e fa spesso ricorso a narrazioni fortemente emotive, che finiscono per alimentare contrapposizioni e deformare la complessità e la verità dei fatti.

Forse ad alcuni non è ancora chiaro che la Tradizione non la si difende con falsità e le menzogne.

Autore

La Redazione

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2 commenti a La comunione in ginocchio e le fake news tradizionaliste