Comunione in ginocchio o in piedi? In mano o in bocca? Cosa dice la Chiesa

comunione ginocchio

Dovuto chiarimento su come è lecito ricevere l’eucarestia durante la Messa: sono i fedeli che decidono, non i ministri (salvo eccezioni).


 

Non è il ministro che decide, è il fedele che sceglie.

Si potrebbe ridurre a questa frase la diatriba sulla modalità di ricevere l’eucarestia durante la Messa.

Un tema sollevato ieri da UCCR smentendo alcune fake news circolate in ambienti tradizionalisti riguardo alla Comunione in ginocchio.

Alcuni hanno scambiato quel chiarimento per una presa di posizione a favore di una specifica modalità di ricevere l’Eucaristia.

La capacità di leggere e comprendere un testo è apparentemente una dote sempre più rara anche tra noi cattolici, a maggior ragione rivendichiamo per i nostri lettori più attenti l’aggettivo “razionali” dato alla nostra testata web.

Cogliamo l’occasione della rubrica domenicale di “Risposte cattoliche” per precisare cosa dice davvero la Chiesa su questo.

 


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In ginocchio o in piedi?

Non c’è alcuna imposizione tra la Comunione in ginocchio e quella in piedi. Ogni fedele sceglie a seconda della sua sensibilità.

I documenti ufficiali della Chiesa stabiliscono che i fedeli possono ricevere la Comunione in entrambe le forme.

Il n. 160 dell’Ordinamento Generale del Messale Romano stabilisce infatti che «i fedeli si comunicano in ginocchio o in piedi, come stabilito dalla Conferenza Episcopale».

 

 

E cosa dice la Conferenza Episcopale in Italia?

Questo: «Particolarmente appropriato appare oggi l’uso di accedere processionalmente all’altare ricevendo in piedi, con un gesto di riverenza, le specie eucaristiche, professando con l’Amen la fede nella presenza sacramentale di Cristo»1Enchiridion CEI 4/1859.

Indicare un modo più appropriato non significa imporlo o obbligarlo.

Il 1 luglio 2022 è stato pubblicato il 21° volume dell’Enchiridion Vaticano, al cui interno la lettera “This Congregation” della Congregazione per il Culto divino esplicitava:

«Pur avendo la Congregazione approvato la legislazione che stabilisce per la santa comunione la postura eretta, in accordo con gli adattamenti permessi dalle Conferenze dei vescovi per mezzo della Istitutio generalis Missalis Romani, n. 160, par. 2, lo ha fatto chiarendo che i comunicandi che scelgono di inginocchiarsi non devono per questo motivo subire un rifiuto»2EV 21/665.

L’indicazione è chiara: chi vuole comunicarsi tramite una delle due modalità previste, non può ricevere un rifiuto.

Due anni dopo, il 25 marzo 2004, la “Redemptionis sacramentum” della Congregazione per il culto divino, accennata anche nel nostro articolo, ha ribadito: «Non è lecito negare a un fedele la santa comunione, per la semplice ragione, ad esempio, che egli vuole ricevere l’Eucaristia in ginocchio oppure in piedi»3RS, 91.

 

 

In ginocchio o in piedi: atti di riverenza?

A chi sceglie di comunicarsi in piedi, oltretutto, viene raccomandato che «prima di ricevere il Sacramento, facciano la debita riverenza, da stabilire dalle stesse norme»4RS 91.

Inginocchiarsi per prendere le specie eucaristiche andrebbe visto come un atto di massimo rispetto e devozione, poco importa se causa coda o confusione.

La stessa istruzione Inaestimabile donum, pubblicata il 3 aprile 1980 dall’allora Sacra Congregazione per i Sacramenti e il Culto Divino, precisa addirittura che a chi sceglie di comunicarsi in ginocchio «non è richiesto alcun segno di riverenza», perché già lo stesso atto «esprime adorazione»5Inaestimabile donum, 11.

Sia Benedetto XVI che Giovanni Paolo II (nonché santa Teresa di Calcutta) favorivano la recezione della Santa Comunione in ginocchio, senza però rendere la modalità obbligatoria per tutti.

 

Comunione sulla mano o in bocca?

Parliamo ora della scelta tra Comunione sulla lingua o sulla mano.

Vale lo stesso principio: non spetta al ministro (laico o religioso) decidere e imporre una modalità. La Chiesa lascia la discrezione ai fedeli (salvo casi straordinari come capitato durante la pandemia).

Non c’è alcun accenno nei documenti di una presunta mancanza di rispetto nel ricevere la comunione sulla mano.

 

La comunione sulla mano nei primi secoli

Don Marco Frisina, tra le figure più note nel panorama della liturgia e della musica ecclesiale contemporanea, ha spiegato in un saggio del 2003 che addirittura nel primo millennio, «la comunione si riceveva di solito sulla mano», mentre solo ai malati o ai bambini nel giorno del battesimo «la si dava direttamente in bocca».

San Cirillo di Gerusalemme (313 – 386 d.C.) spiegò infatti la modalità: «Quando ti accosti non procedere con le palme delle mani aperte, né con le dita separate, ma colloca la sinistra come un trono sotto alla destra che deve ricevere il Re. Ricevi il corpo di Cristo nella cavità delle tue mani e rispondi: ‘Amen’»6Catechesi Mistagogiche, 5, 21: Sources Chrétiennes 126, 170.

Ulteriori testimonianze che la comunione sulle mani fosse la prassi nei primi secoli, sia in Oriente che in Occidente, sono quelle di san Cesario di Arles, dei sinodi delle Gallie (VI – VII), San Beda il Venerabile (672 – 735 d.C.) e san Giovanni Damasceno (670 – 749 d.C.).

Soltanto nel IX secolo la prassi ebbe un cambiamento ma, inizialmente, solo a causa dei rischi di profanazione e della forma delle nuove particole di pane azzimo, tondeggianti e molto fini, che risultavano molto più comode se date sulla lingua.

Una prassi che divenne obbligatoria nel sinodo di Rouen dell’878 d.C. e che gradualmente fu concepita come maggior rispettosa verso l’eucarestia.

Questo fino al Concilio Vaticano II che ha ripristinato l’antica tradizione della comunione sulle mani recuperando una positiva “familiarità” con l’eucaristia, lasciando libertà di scelta al fedele.

Lo stesso don Frisina conclude: «Non si può quindi identificare, come ha fatto qualche autore, comunione sulla lingua con modo rispettoso di comunicarsi e comunione sulla mano con modo irrispettoso di comunicarsi. Familiarità e riverenza non si escludono».

 

Eccezioni, sfide e provocazioni

E’ comprensibile che il mondo laicista veda con ironia questi bisticci tra cattolici, ricordandoci che gran parte del resto del mondo trascorre la sua vita senza nemmeno sapere cosa sia l’Eucarestia.

Queste diatribe purtroppo nascono da una serie di cause concatenate.

Innanzitutto l’esistenza di gruppi tradizionalisti militanti che hanno iniziato a utilizzare l’inginocchiamento alla Comunione e la stessa Messa in latino come bandiera identitaria contro il Concilio Vaticano II.

Questo ha provocato grandi tensioni e qualche vescovo ha richiamato l’attenzione proprio su questi attivisti che partecipano alle Messe del rito ordinario solo per provocare il celebrante e contestarlo in seguito sui social network.

In questi casi, il gesto liturgico si trasforma in uno strumento polemico. Quando il celebrante capisce di essere bersaglio di tali tradizionalisti, può valutare pastoralmente come gestire la situazione anche rifiutando di prestarsi a questa sfida.

I fedeli in buona fede a cui è stata negata loro l’eucarestia perché si sono posti in ginocchio o hanno scelto di riceverla in bocca, invece, hanno tutto il diritto di recarsi dal ministro o dal parroco, al termine della celebrazione, per chiedere spiegazioni.

Al di là dei singoli episodi, la disciplina della Chiesa resta chiara. Salvo disposizioni particolari ed eccezionali, è il fedele a scegliere tra le modalità previste dalla Chiesa come comunicarsi.

 


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Autore

La Redazione

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3 commenti a Comunione in ginocchio o in piedi? In mano o in bocca? Cosa dice la Chiesa

  • G.B. ha detto:

    Se qualcuno va a comunicarsi con l’intento di provocare e far casino, commette sacrilegio.

    • Jacopo ha risposto a G.B.:

      Spett.le UCCR,
      col dovuto rispetto, ma nell’articolo forse c’è un errore.
      La Comunione sulla mano in ambito cattolico NON è stata ripristinata dal Concilio, nei cui documenti la questione neanche sarebbe menzionata: essa risale agli eventi (non sempre edificanti) del postconcilio.

      • Jacopo ha risposto a Jacopo:

        Gent.le G. B.,
        Chiedo scusa: il mio commento NON era inteso come una “risposta” al suo, è stato un errore mio.