Il Papa difende la scienza: «Come la fede, minacciata da chi nega la verità»

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Un magistrale discorso di Papa Leone XIV sul tema scienza e fede. Alleate e per nulla nemiche, anche perché entrambe minacciate dallo stesso nemico.


 

La scienza non come rivale, ma come alleata alla ricerca della verità.

E’ questo il cuore del discorso pronunciato da Papa Leone XIV durante l’incontro di ieri con i membri della Vatican Observatory Foundation.

Un intervento che avrebbe molto da dire rispetto a certe narrazioni secondo cui la Chiesa ostacolerebbe il progresso scientifico.

 

“Fede e scienza non sono nemiche”

Nel suo pronunciamento, il Pontefice ha ricordato come un suo predecessore.

Parlando di Leone XIII, riformatore della Specola Vaticana nel 1891, lo ha citato quando ricordò che «la Chiesa e i suoi Pastori non si oppongono alla vera e solida scienza, sia essa umana o divina, ma che l’abbracciano, l’incoraggiano e la promuovono con la massima dedizione possibile».

Un messaggio che dimostra la volontà, già all’epoca, di «contrastare la crescente percezione che fede e scienza fossero nemiche», ha spiegato l’attuale Papa.

 


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Entrambe minacciate da chi nega la verità

Rileviamo anche l’opportuna e inedita modalità di Leone XIV di difendere la scienza affiancandola alla fede in quanto entrambe minacciate da «quanti negano l’esistenza stessa della verità oggettiva».

Il Papa, primo matematico della storia, riconosce infatti che «troppe persone nel nostro mondo rifiutano di riconoscere ciò che la scienza e la Chiesa insegnano chiaramente».

Un grande tema su cui la Chiesa e il mondo scientifico parlano la stessa lingua è quello della custodia del pianeta e del bisogno di «garantire il benessere di coloro che lo abitano, specialmente i più vulnerabili».

È proprio qui, ha proseguito il Papa, «che l’adesione della Chiesa a una scienza rigorosa e onesta rimane non solo preziosa, ma anche essenziale».

 

L’astronomia: fonte di gioia

L’astronomia poi, in particolare, occupa un posto speciale sia nel mondo cattolico che in quello scientifico.

Per la Chiesa, tale scienza permette di «guardare con stupore il sole, la luna e le stelle» come «un dono concesso a ogni essere umano, indipendentemente dalla sua condizione sociale o dalle circostanze».

Questa contemplazione, ha spiegato il Papa, «ci invita a vedere le nostre paure e le nostre mancanze alla luce dell’immensità di Dio».

In un mondo diviso su tutto, la bellezza del cielo notturno viene considerata da Papa Prevost «una delle ultime fonti di gioia davvero universali».

 

“Dio si conosce attraverso la creazione”

I telescopi e i laboratori dell’Osservatorio Vaticano rimangano così per lui «luoghi in cui s’incontra la gloria del creato di Dio con riverenza, con profondità e gioia».

Questo perché, ha concluso Leone XIV, il cristianesimo è una religione dell’Incarnazione e «la Scrittura ci insegna che sin dal principio Dio si è fatto conoscere attraverso le cose che ha creato (cfr. Rm 1, 20)».

Non sorprende, pertanto, che «persone dalla fede profonda si sentano spinte a esplorare le origini e il funzionamento dell’universo. Il forte desiderio di comprendere il creato più a fondo non è altro che il riflesso di quel desiderio inquieto di Dio che dimora nel profondo di ogni animo».

Una riflessione davvero bella e profonda che ricorda da vicino le parole pronunciate, proprio in Vaticano, dal noto scienziato Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica:

«L’uomo di scienza non può non sentirsi umile, commosso ed affascinato di fronte a questo immenso atto creativo, così perfetto e così immenso e generato nella sua integralità a tempi così brevi dall’inizio dello spazio e del tempo. Ricordiamo a questo proposito le parole della Genesi, dove si dice: “Dio pose le costellazioni nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona”»

Autore

La Redazione

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