I nuovi preti non sono conservatori, ma cattolici (e basta)
- Ultimissime
- 13 Mag 2026

Un’analisi delle priorità dei nuovi preti grazie a uno studio statunitense. Una bella sorpresa.
Con oltre 70 milioni di cattolici, la Chiesa negli USA ha un’importanza enorme.
Studiare l’orientamento dei nuovi preti che emergono da una delle più grandi e influenti comunità cattoliche del mondo è quindi decisivo per intuire la direzione della Chiesa del futuro.
A fotografare la situazione è la recente “National Study of Catholic Priests 2025”, ricerca della Catholic University of America sul profilo dei nuovi sacerdoti cattolici.
In sintesi: più giovani, più convinti della propria identità ecclesiale e più fedeli alla dottrina attuale della Chiesa.
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I nuovi preti sono conservatori?
Quasi tutti gli organi di stampa, sia laici che cattolici (in Italia anche “Avvenire”), hanno definito questi sacerdoti come “conservatori“.
Questo perché effettivamente il 70% si descrive come teologicamente “conservatore/ortodosso” e solo l’8% come “progressista”.
Al contrario, tra i sacerdoti ordinati prima del 1975, oltre il 70% si definiva teologicamente progressista.

Ortodossi, non conservatori
Ma guardando le priorità indicate dai nuovi sacerdoti (immagine più sotto), lo spettro è decisamente più orientato sull’ortodosso che sul conservatore, cioè aderenti fedelmente alla dottrina tradizionale della Chiesa cattolica.
Ad esempio, l’81% dei quasi 500 nuovi sacerdoti statunitensi ha indicato il tema immigratorio e l’assistenza ai rifugiati come prioritario.
Non proprio tematiche urgenti per chi si definisce davvero “conservatore”.
Messa in latino, pro-life e sinodalità
Un altro dato che emerge è che solo il 26% indica prioritario l’accesso alla Messa in latino, a conferma che si tratta di una problematica molto più dibattuta sui social che nella realtà.
Tra le tante indicate, il rito antico è addirittura l’ultima delle priorità.
Altri temi prioritari risultano essere le politiche pro-life (87%), la devozione eucaristica (73%), il ministero verso i giovani (94%) e l’evangelizzazione in generale (94%).
Minor focus, invece, alle tematiche sul cambiamento climatico (54%), alla sinodalità (50%) e, al penultimo posto, alle comunità LGBTQ+ (48%).

Titolo di studio e famiglia
Per quanto riguarda il percorso formativo, il 65% ha frequentato scuole cattoliche e il 61% ha conseguito una laurea o un titolo post-laurea prima dell’ingresso in seminario (in particolare in filosofia, scienze, ingegneria ed economia).
Interessante scoprire anche che il 97% dei nuovi preti è cresciuto in famiglie stabili e con la presenza di entrambi i genitori biologici.
La nascita della vocazione sacerdotale, infine, è maturata non in maniera individuale ma all’interno della comunità: per il 70% ha avuto un ruolo il parroco, ma anche gli amici (49%), i genitori (46%) e altri membri della comunità parrocchiale (44%).
Sul piano spirituale, l’81% partecipava regolarmente all’adorazione eucaristica, il 79% recitava il rosario e il 79% faceva il chierichetto prima di iniziare il cammino verso il sacerdozio.
Semplicemente cattolici
Più che “conservatori”, dunque, analizzando i dati questi nuovi sacerdoti sembrano semplicemente cattolici.
Non appaiono interessati a costruire un’identità politica, nazionalista o ideologica, ma a vivere integralmente la fede della Chiesa, con forte attenzione alla liturgia (post-conciliare), all’evangelizzazione, alla difesa della vita, alla pastorale giovanile e persino all’assistenza ai migranti.


















6 commenti a I nuovi preti non sono conservatori, ma cattolici (e basta)
Il punto è proprio che, ad oggi, essere “semplicemente cattolici” equivale ad essere ritenuti conservatori. Non è una parolaccia, è solo la conseguenza della mania del mondo postmoderno di etichettare tutto politicamente.
Sono d’accordo
In effetti mi sembra siano semplicemente in linea con l’insegnamento della Chiesa (che, ricordiamolo per i tradizionalomani, comprende il Concilio Vaticano II). L’articolo lo farei leggere a quelli che a tutti i costi devono polarizzare i dibattiti, da un lato e dall’altro.
Tu, se i tuoi interventi non mi ingannano, mi sembri proprio uno di quelli che polarizza “i dibattiti, da un lato e dall’altro”!!!
No, e sinceramente ritengo che sia il tradizionalismo che il progressismo nella Chiesa siano due piaghe molto gravi. Come puoi vedere, se c’è polarizzazione da parte mia, l’unico polo è il restare fedele a quanto la Chiesa proclama. Senza balzi indietro o in avanti.
Se ho fatto l’appunto sul CVII è perché so bene che viene dimenticato soprattutto da una certa frangia, che con i suoi tifosi fa spesso molto rumore. È un fatto che spesso si comportino così.
Quanto tempo hai però dedicato tu allo studio
– delle 4 Costituzioni,
– delle 3 Dichiarazioni e
– dei 9 Decreti?