Distrutta la cattedrale di Stepanakert, ultimo atto del genocidio armeno
- Ultimissime
- 10 Mag 2026

Giungono conferme della distruzione della cattedrale di Stepanakert in Azerbaigian, l’ultimo atto del genocidio armeno, ieri fisico e oggi culturale.
Un silenzio assordante sulla notizia.
La distruzione della cattedrale della Santa Madre di Dio di Stepanakert, nella regione Nagorno Karabakh, riaccende le accuse contro l’Azerbaigian di voler cancellare ogni traccia della presenza armena nella regione.
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La cattedrale di Stepanakert
Secondo immagini satellitari diffuse nelle ultime settimane, il principale luogo di culto cristiano della città sarebbe stato completamente demolito dalle autorità di Baku.
La conferma ufficiale è giunta nei giorni scorsi da parte del Consiglio dei musulmani del Caucaso, affiliato al governo azero, in una dichiarazione in cui conferma la demolizione, pianificata dallo Stato. Oltre alla cattedrale è stata abbattuta anche la chiesa di San Giacomo, un edificio più piccolo situato anch’esso nella capitale dell’Artsakh occupato.
Il comunicato è giunto dopo le proteste della Chiesa Apostolica Armena, appartenente alle chiese ortodosse orientali separate da Roma dopo il Concilio di Calcedonia del 451. E’ quindi distinta dalla Chiesa Cattolica Armena, che invece pur mantenendo il rito armeno è in piena comunione con il Papa.
La cattedrale di Stepanakert fu consacrata nel 2019 dopo oltre un decennio di lavori ed era uno dei simboli dell’identità armena della Repubblica dell’Artsakh, nome con cui gli armeni indicano la regione del Nagorno-Karabakh in Azerbaigian. Durante la guerra del 2020, il suo seminterrato fu utilizzato come rifugio antiaereo per i civili sotto i bombardamenti.
Le organizzazioni armene e osservatori internazionali parlano apertamente di “genocidio culturale”, denunciando un piano sistematico di eliminazione del patrimonio cristiano armeno nei territori conquistati dall’Azerbaigian dopo l’offensiva del 2023 che provocò l’esodo di oltre 120 mila armeni dalla regione.
Tra l’altro, nel 2021 la Corte Internazionale di Giustizia aveva ordinato all’Azerbaigian di prevenire atti di vandalismo contro il patrimonio culturale armeno.

Genocidio (culturale) armeno
Nel novembre 2025, all’interno del suo viaggio in Turchia, Leone XIV aveva incontrato la comunità armena apostolica di Istanbul rivolgendole un ringraziamento per l’impavido esempio di virtù cristiana mostrato lungo la storia, «spesso in circostanze tragiche» e per i legami “fraterni” e fecondi tra la Chiesa Apostolica Armena e la Chiesa Cattolica.
La distruzione della cattedrale cristiana in Azerbaigian è l’ennesimo capitolo di una storia iniziata oltre un secolo fa con il genocidio armeno del 1915.
Allora fu l’Impero Ottomano a sterminare circa un milione e mezzo di armeni, distruggendo comunità cristiane millenarie, monasteri, chiese e testimonianze culturali disseminate nell’Anatolia orientale. Oggi, nel Nagorno-Karabakh sembra in corso una nuova forma di cancellazione: culturale e identitaria.


















2 commenti a Distrutta la cattedrale di Stepanakert, ultimo atto del genocidio armeno
Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan, nel corso della campagna elettorale, ha sorpreso gli osservatori stranieri con una nuova tesi sul Nagorno-Karabakh (che, come tutti ricordiamo, gli armeni chiamavano Artsakh, la loro provincia fin dal II secolo a.C.):
Dicono che abbiamo perso quella terra. In che senso era nostra? In che senso era nostra? Per favore, spiegatemi, in che senso era nostra?
Non voglio parlare alle spalle di persone defunte, ma supponiamo che fosse sotto il controllo di alcuni generali che, per esempio, vi coltivavano il grano, supponiamo? In che senso era nostra? In che senso? Spiegatemi, com’era? Abbiamo costruito una scuola lì, abbiamo costruito un asilo, abbiamo costruito una fabbrica, ci vivevamo lì, un insediamento… come faceva a essere nostra? Non era nostra. Non era nostra.
Per quanto riguarda gli elettori armeni, scopriremo presto la loro valutazione della nuova concezione storica del proprio Paese: le elezioni parlamentari si terranno il 7 giugno.
https://t.me/c/189500072/10839 (il link di “Telegram” ed è a pagamento)
Per il genocidio degli armeni nessuna mobilitazione in piazza, o convegni universitari, o allerta dei centri sociali, o ecc. ecc.
Il perché si capisce.