Il deputato Bonelli fuma cannabis e ignora il mondo reale

angelo bonelli cannabis

Il parlamentare di AVS, Angelo Bonelli, lancia la legalizzazione fumando cannabis su YouTube. Evidentemente ignora cosa accade nel mondo attorno a lui.


 

La scena voleva diventare virale e lo è diventata.

Il deputato ecologista di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), Angelo Bonelli ha fumato uno spinello durante il podcast “Pulp” chiedendone la legalizzazione.

Al suo fianco il principe del trash italiano, Federico Lucia detto Fedez. Che naturalmente ha sostenuto l’appello.

«La legalizzazione della cannabis è una storica battaglia nostra», ha detto il deputato rossoverde, «non solo perché sarebbe la più grande patrimoniale contro le mafie» ma anche perché «è utile anche a fini terapeutici».

Se fossero necessarie altre prove sulla pericolosità della cannabis, Bonelli ne ha appena offerta una.

 

La legalizzazione non frena la mafia

Che la legalizzazione della marijuana sia un ostacolo alle mafie è un ritornello che si sente da anni ma è stato smentito dal più grande avversario delle mafie, Paolo Borsellino.

La legalizzazione, disse il magistrato palermitano, «non elimina affatto il mercato clandestino anzi avviene che le categorie più deboli e meno protette saranno le prime ad essere investite dal mercato clandestino». Lo stesso è stato ribadito più recentemente il procuratore Nicola Gratteri.

Il motivo è elementare: la mafia, oltre ad iniziare a vendere clandestinamente la droga a prezzi più convenienti di quelli dello Stato, concentrerà semplicemente il suo mercato verso le categorie escluse dall’ipotetica legge: ovvero i minori.


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Cannabis terapeutica e ricreativa

Ma ancor più assurda è l’argomentazione di Angelo Bonelli a favore della liberalizzazione della cannabis ricreativa in quanto quella terapeutica avrebbe ottenuto dei successi curativi.

A parte il fatto che vi sono grossi dubbi sul successo della cannabis terapeutica sul trattamento del dolore, dell’ansia e della depressione. Anzi, diversi studi smentiscono la sua capacità di migliorarne i sintomi.

Nel 2024 la Società americana di oncologia clinica ha pubblicamente sconsigliato «l’uso di cannabis come trattamento oncologico, a meno che non siano inseriti nel contesto di una sperimentazione clinica». Ma anche in quel caso, «non è ancora chiaro se possa migliorare altri esiti delle cure di supporto» oltre alla semplice riduzione della nausea e del vomito.

Pochi giorni fa, sul “Journal of the American Medical Association” si è concluso che i dati disponibili oggi «non supportano l’uso della cannabis o dei cannabinoidi per la maggior parte delle patologie per le quali viene promossa».

Ma anche fosse utile, possibile che nessuno abbia mai spiegato a Fedez & Bonelli che cannabis terapeutica e ricreativa sono due mondi totalmente diversi?

Come è stato spiegato, quella terapeutica viene somministrata in un ambiente controllato e da personale medico.

Ha dosaggi controllati di THC, tali da non produrre effetti psicotomimetici, è prescitta sotto monitoraggio medico e non è finalizzata allo “sballo”.

Chi paragona le due sostanze dimostra di non sapere assolutamente nulla dell’argomento al di là degli slogan sessantottini.

 

La retromarcia di chi l’ha legalizzata

Il deputato di AVS inoltre è evidentemente all’oscuro di quanto accade oggi nel mondo e in molti Paesi che hanno già legalizzato la cannabis.

Negli Stati Uniti è in forte crescita un movimento critico che denuncia i pesanti effetti sociali e sanitari emersi dopo la liberalizzazione, sottolineando l’aumento della dipendenza, degli incidenti e della diffusione incontrollata di prodotti sempre più potenti.

L’impatto della marijuana legale è stato disastroso tanto che “The Times”, il più importante quotidiano britannico, si è chiesto: “L’America sta voltando le spalle al grande esperimento sulla legalizzazione della marijuana?”.

Sono negli ultimi mesi, nel Massachusetts è stata presentata una proposta referendaria per smantellare il mercato della cannabis ricreativa legalizzato nel 2016. Tentativi analoghi sono in corso anche nel Maine (dove si vuole tornare ad abolire il mercato ricreativo e limitare persino l’autocoltivazione) e in Arizona.

In Thailandia, dopo la depenalizzazione del 2022, il governo ha deciso di reintrodurre forti restrizioni, vietando nuovamente la cannabis e consentendola solo con prescrizione medica. Le autorità hanno motivato la stretta con l’aumento della dipendenza, la diffusione incontrollata di negozi e l’accesso facilitato per i minori.

Anche in Germania, a soli due anni dalla legalizzazione parziale, è già in corso un ripensamento nell’opinione pubblica.

 

Cosa dimostrano gli studi recenti

Anche la ricerca scientifica sta dando un ottimo contributo grazie al moltiplicarsi di studi sugli effetti neurologici della cannabis.

Diverse analisi recenti collegano l’uso abituale della marijuana a deficit cognitivi, psicosi e ridotta connettività cerebrale, problemi di attenzione, infertilità, aumento dei disturbi psichiatrici e difficoltà scolastiche.

Danni che sono stati riscontrati anche nei consumatori saltuari, quelli del “qualche spinello ogni tanto che male fa?”.

 

Che un parlamentare italiano ignori tutto questo, fumando spinelli su YouTube e presentando ancora la marijuana come simbolo di progresso civile è la dimostrazione che la cannabis non aiuta certamente nella capacità di leggere la realtà.

Autore

La Redazione

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