Marijuana? Più dannosa di alcol e tabacco, ecco perché

Uno studio recente, apparso sul Journal of Alzheimer’s Disease, oltre ad aver confermato la dannosità della cannabis, ha mostrato anche la sua maggior pericolosità rispetto all’abuso di alcol. L’uso di tale droga, infatti, è associato a 2,8 anni di invecchiamento cerebrale prematuro, rispetto agli 0,6 anni di chi abusa nel consumo di alcol. Cogliamo l’occasione per riprendere un approfondimento di Enzo Pennetta sul tema.

 
di Enzo Pennetta
da Critica Scientifica, 26/06/18

 

Uno degli argomenti usati dal versante antiproibizionista e ripreso nella trasmissione RAI da Roberto Saviano è il confronto tra la cannabis ed altre sostanze (legalizzate) come alcol e tabacco. Ma si tratta di un paragone fuorviante in quanto hanno caratteristiche diverse.

Quello che caratterizza l’effetto della cannabis è l’azione sul sistema nervoso ed è su questo punto che il divieto si basa e, su questo, va verificata la presunta analogia con tabacco e alcol. Il principio attivo del tabacco è la nicotina che agisce sui recettori per l’acetilcolina (Ach) -dove ne imita l’azione del neurotrasmettitore- che sono appunto stati chiamati nicotinici. Questa sostanza, come del resto è esperienza diffusa, non provoca alterazioni negative delle capacità cognitive o di altri aspetti psicologici che sono circoscritti ai sintomi da astinenza, né tanto meno si registrano effetti di questo tipo a medio lungo termine. Negli alcolici la sostanza attiva è l’etanolo che, a bassi dosaggi, ha effetti benefici e manifesta quelli nocivi solamente con un uso eccessivo, come riportato in questo studio.

Nel caso della Cannabis, la situazione è la seguente: il principio attivo responsabile del maggiore effetto ai fini terapeutici riguardo a patologie infiammatorie, immunitarie, psichiatriche è il cannabidiolo (CBD), mentre la sostanza di interesse tossicologico è principalmente il tetraidrocannabinolo (THC). Nelle piante coltivate a scopo “ricreazionale” negli anni ’90, il contenuto medio di sostanza attiva (THC) era tra il 3 e il 4,5%; nel 2008, questo valore era salito all’8%, mentre nell’ultimo decennio sono state prodotte diverse varietà di cannabis con un contenuto di THC superiore al 20%, in alcuni casi fino al 30%.

Le proprietà positive, cioè medicinali, della Cannabis sono legate all’esistenza di una patologia e quindi l’uso ricade nella stessa fattispecie di sostanze come la morfina, di cui nessuno contesta la legalizzazione a fini clinici e divieto ad uso ricreazionale. Gli effetti indesiderati tendono ad aumentare in modo proporzionale all’uso, a livello neurologico un’alterazione della corteccia cerebrale (riduzione) è stata registrata in uno studio del 2014, pubblicato su PNAS. I danni a livello cognitivo sono rilevabili con certezza a breve termine ma la loro persistenza a lungo termine è dibattuta, quello che appare certo è invece l’aumentato rischio di sviluppare comportamenti psicotici, come riferito sul sito della Fondazione Umberto Veronesi: «La marijuana una droga leggera? Può anche raddoppiare il rischio di schizofrenia. La verità è che non esistono droghe leggere o pesanti, è un concetto da superare: sono tutte droghe con effetti deleteri, il rischio e la gravità con cui si manifestano in una condizione patologica sono individuali» (Roberto Cavallaro, responsabile dell’Unità per i disturbi psicotici dell’ospedale San Raffaele di Milano). La scoperta più incisiva è che pure dopo un anno di abbandono della cannabis facilmente i giovani continuano a vivere esperienze subcliniche di paranoia ed episodi di allucinazioni, come quelle osservate durante il consumo continuato.

L’argomento della presunta analogia tra fumo di sigaretta, uso di alcolici e cannabis è dunque da respingere in quanto le tre sostanze hanno caratteristiche tanto diverse a livello neurologico da renderle inconfrontabili e la Cannabis ha effetti incomparabilmente più nocivi.

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47 commenti a Marijuana? Più dannosa di alcol e tabacco, ecco perché

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  1. andrea g ha detto

    Spiace per gli amanti del “bicchiere a pasto”, ma secondo
    l’ultimissima ricerca, l’alcool non fa MAI bene.
    Fa sempre (molto) male.
    Dal Corriere di oggi:
    http://www.corriere.it/salute/dermatologia/cards/cosa-succede-tuo-corpo-quando-smetti-bere-alcolici/meno-rischi-tumori.shtml

    • Panthom ha detto in risposta a andrea g

      Nell’articolo che segnali non si capiscono bene i risultati dello studio e di certo non ha potere di smentire decenni di studi scientifici sui benefici del resveratrolo, contenuto nel vino rosso. Ovviamente bevuto in modiche quantità: 1 bicchiere al giorno, più o meno: https://www.multimedica.it/news/un-bicchiere-di-vino-rosso-a-pasto-fa-bene-al-cuore/

      • Gianluca C. ha detto in risposta a Panthom

        Infatti è il resveratrolo nel vino a far bene (potenzialmente), non l’alcool.
        Se si crede negli effetti benefici del resveratrolo – ancora tutti da quantificare ( http://ilfattoalimentare.it/resveratrolo-frode-antiossidanti.html ) – esistono degli specifici integratori alimentari. Non è necessario il “bicchiere di vino a pasto”.

        • Panthom ha detto in risposta a Gianluca C.

          Peccato che il bicchiere di vino fa parte della cultura alimentare italiana ed è un piacere, al contrario dell’integratore. Per questo qualunque medico lo consiglia, mentre nessun medico consiglia farsi una canna al giorno.

          • Gianluca C. ha detto in risposta a Panthom

            Se il tuo medico consiglia di bere un bicchiere di vino a pasto, cambia medico.

            • alessandro pendesini ha detto in risposta a Gianluca C.

              ….Se il tuo medico consiglia di bere un bicchiere di vino a pasto, cambia medico…..
              Gianluca C
              Affermazione molto discutibile, premesso trattasi ovviamente di UN SOLO BICCHIERE di vino al giorno !

              • Gianluca C. ha detto in risposta a alessandro pendesini

                “consigliare” non vuol dire “non proibire”.
                Se sto in buona salute il mio medico non mi proibisce di farmi una tantum una grigliata di salsicce, ma non è che me lo consiglia 🙂

            • Engy ha detto in risposta a Gianluca C.

              normalmente, in condizioni di buona salute, è vero che un bicchiere di BUON vino ROSSO a pasto è anche consigliato.
              Poi ci sono le eccezioni, ovvio.

          • Simona ha detto in risposta a Panthom

            Questo è un commento sterile, scritto da persona non informata sulla materia. L’alcool non è consigliato a persone con svariate patologie, la cannabis (marijuana) è prescritta per malattie del sistema nervoso. La stessa OMG ha tolto la cannabis dalla tabella Delle droghe. Se le piace il vino, può continuare a berlo, ma non mi venga a dire che non causa malattie perché è una informazione non corretta. La cannabis non crea dipendenza e numerosi studi esaltano le qualità.

      • andrea g ha detto in risposta a Panthom

        In realtà l’articolo nell’edizione cartacea
        è più esplicativo: nessuna illusione, il
        bassissimo benessere proveniente dal resveratolo
        non compensa minimamente il danno che anche un
        solo bicchiere provoca.
        Poi, chiaro, dietro c’è un bel business, ma
        ciò è un altro discorso.

    • Silvia ha detto in risposta a andrea g

      Tutti sanno che 1 bicchiere di vino a pasto, consigliato anche dai medici, fa BENE. Il discorso e’ divrrso ber bibte piu’ alcoliche e naturalm i superalcolici..

  2. andrea g ha detto

    http://www.messaggerosantantonio.it/it/content/bere-vino-fa-male

    “Per noi italiani che abbiamo una cultura del vino, e per cui il bere in compagnia ha un valore aggiunto
    importante (senza tenere conto degli ingenti interessi economici che girano intorno a questo settore)
    non è facile accettare i risultati della scienza.

    Dopo decenni di prove scientifiche raccolte da autorevoli ricercatori di tutto il mondo,
    i numeri lasciano pochi dubbi: se proprio non si vuole rinunciare al bicchiere di vino a tavola
    o all’aperitivo con gli amici, è bene cercare comunque di ridurre il più possibile la quantità di alcol,
    limitando le dosi o la gradazione delle bevande.
    Solo questo, che corrisponde al contenuto di alcol,
    conta ai fini dei rischi per la salute, non la qualità o il prezzo di quel che si versa nel bicchiere”.

  3. Gianluca C. ha detto

    Una MENZOGNA scientifica quella propagandata dal titolo dell’articolo, secondo cui la marijuana sarebbe più dannosa dell’alcool e del tabacco, che fuorvia completamente il senso dello studio scientifico citato.
    Ammesso e non concesso che la marijuana provochi un invecchiamento cerebrale prematuro maggiore rispetto alle altre due droghe citate, si cancellano d’un colpo TUTTI gli altri danni provocati dall’alcool e dal tabacco a livello epatico, polmonare e cardiocircolatorio che sono INCOMPARABILMENTE più gravi rispetto alla marijuana e che provocano un numero di morti incomparabilmente superiore.
    Tutti gli studi scientifici comparativi sono lì a dimostrarlo.

    • Panthom ha detto in risposta a Gianluca C.

      Hai CONFUSO lo studio iniziale con l’articolo, che non parla dell’invecchiamento cerebrale ma mette a confronto alcol, tabacco e cannabis sugli effetti neurologici. Argomenta su quello, non sullo studio citato come premessa.

      • Gianluca C. ha detto in risposta a Panthom

        Non ho chissà quali competenze neurologiche, ma mi basta sapere che se in un pomeriggio mi faccio 20 canne sono fatto come una zucchina e basta, se mi faccio 20 bicchieri di vino sono un uomo morto.
        Per il raffronto tra THC e nicotina vedi sotto.

        • alessandro pendesini ha detto in risposta a Gianluca C.

          -“Nulla è veleno, tutto è veleno, solo la dose fa il veleno” Affermava Paracelso, medico italiano del 16 ° secolo.

          Le prove raccolte dall’epidemiologo David Nutt, e pubblicate su Lancet nel 2007 e nel 2009, dimostrano infatti, inequivocabilmente, che l’alcool (a dosi elevate), cioè una droga legale, causa più danni alla salute dei consumatori e sul piano sociale della cocaina e del crack, e che il tabacco, altra droga legale, è quasi altrettanto dannoso della cocaina, e molto più dannoso della cannabis o dell’ecstasy.

          • Engy ha detto in risposta a alessandro pendesini

            Ciao Pendesini,
            guarda Pendesini, ti parlo da fumatrice di sigarette (mi limito, ma non smetto al momento): secondo me il problema principale riguardo le droghe più o meno leggere, indipendentemente dalla propria idea di legalizzarle o meno, risiede nel fatto che veramente troppe persone continuano a mitizzarle, ne fanno ancora una bandiera, ci ridono sopra e fatto battute, quando secondo me non c’è proprio niente da ridere, non fosse altro pensando all’abuso di droghe cosiddette leggere unito ad altrettanto abuso di alcol che fanno molti giovani e giovanissimi.
            Sulla cocaina: prendo spunto dall’ultimo episodio in cui il (presunto?) criminale strupratore cocainomane Federico Pesci di Parma, insieme a un altro criminale strupratore cocainomane, ha brutalizzato, violentato, frustato, torturato una ragazza di soli 21 anni per una intera notte riducendola in condizioni pietose, e questo anche per il determinante effetto di massicce dosi di cocaina che avrebbe assunto per tutta la notte. Il fumo di un pacchetto di sigarette per dire, per quanto dannosissimo nel lungo periodo, non avrebbe prodotto all’istante questa tipica feroce violenza che si esprime principalmente nella sfera sessuale.

            • Gianluca C. ha detto in risposta a Engy

              Stiamo parlando di canapa, non di coca, e l’effetto psicotropo della canapa si limita alternativamente all’euforia o al torpore, mai all’aggressività. Uno che sta sotto marijuana è più facile che venga aggredito 🙂
              Poi nessuno sostiene che la cannabis faccia bene, se non altro perché viene fumata e produce le stesse sostanze velenose (monossido di carbonio, catrame, benzene ecc.) che si producono con la combustione del tabacco o di qualsiasi altra pianta (fa ugualmente male pure fumare lattuga, da questo punto di vista).
              Ma la cocaina è un’altra cosa. Di cocaina si muore e si uccide

              • Engy ha detto in risposta a Gianluca C.

                sì, hai ragione, è che mi concentravo soprattutto sulla banalizzazione delle droghe che persiste presso una categoria abbastanza vasta di persone, e sullo spreco di battute ammiccanti al riguardo, non solo in riferimento alla classica canna ma anche alla cocaina.

            • alessandro pendesini ha detto in risposta a Engy

              Ciao Engy !

              Engy concordo
              Ma qui si sta parlando della nocività di certe sostanze tossiche, e non degli effetti collaterali che, ovviamente, sono indiscutibilmente –a volte- disastrosi.

              Sarebbe una stupidità scientifica e strategica volere evitare una chiara legalizzazione delle droghe, particolarmente le ” dure”, col pretesto che sono più nocive ! Non è perché le droghe non sono pericolose che dobbiamo auspicare di legalizzarle, ma –al contrario- proprio perché sono pericolose che si avvera necessario controllarne ufficialmente la loro composizione ed il commercio. Non solamente, ma anche perche la proibizione non è di certo il miglior modo di lottare contro le droghe : quello che succede da secoli, o millenni se ci riferiamo agli antichi romani, è la per ricordarcelo…..

              Le droghe, diventate lecite, (come già affermato in altre occasioni) non presenteranno nessuna attrattiva per i trafficanti che devono in seguito rivenderle a dei prezzi che gli assicurano dei margini non attraenti.

              In quanto ai consumatori, non avranno interesse a fornirsi al mercato nero, da una parte a causa dei rischi giudiziali che incorreranno, d’altra parte grazie al fatto che i prezzi delle droghe legali non saranno sufficientemente elevati per spingerli ad acquistarle altrove, ed infine perché acquistando “legale” avranno la possibilità di conoscere la composizione di prodotti di cui la qualità e la sicurezza saranno ufficialmente garantite.

              P.S. Per quello che riguarda l’alcool e il tabacco mi limito a dire che –da quello che risulta da serie statistiche ufficiali- fanno molte più vittime di tutte le droghe riunite !

              • Michele ha detto in risposta a alessandro pendesini

                Non ci siamo con queste ipotesi.

                “Le droghe, diventate lecite, (come già affermato in altre occasioni) non presenteranno nessuna attrattiva per i trafficanti che devono in seguito rivenderle a dei prezzi che gli assicurano dei margini non attraenti.

                In quanto ai consumatori, non avranno interesse a fornirsi al mercato nero, da una parte a causa dei rischi giudiziali che incorreranno, d’altra parte grazie al fatto che i prezzi delle droghe legali non saranno sufficientemente elevati per spingerli ad acquistarle altrove, ed infine perché acquistando “legale” avranno la possibilità di conoscere la composizione di prodotti di cui la qualità e la sicurezza saranno” ufficialmente garantite.

                Ciò sarebbe vero SOLO a determinate condizioni (tutte da dimostrare):

                1) se le droghe legali venissero vendute ad un prezzo inferiore o uguale a quello del mercato nero –> inverosimile: la droga legale sarebbe comunque gravata da tasse ed accise, come lo sono oggi le sigarette, per cui difficilmente riuscirebbe ad essere competitiva con quella del mercato illegale. D’altra parte, la criminalità organizzata potrebbe ben rinunciare ad una parte dei profitti (già altissimi sul “fatturato”) per continuare il business del traffico e spaccio di droga.

                2) che la varietà di droghe disponibili legalmente sia assai vasta, comparabile (o almeno piuttosto vasta) quanto quella del mercato illegale –> anche qua inverosimile; prendiamo il caso della cannabis: appare assai difficile che lo stato legalizzi la vendita di cannabis con elevato THC, anzi è assai probabile che esso sia basso. La gamma dell’offerta sarebbe quindi verosimilmente assai ridotta. Chi volesse THC più alti dovrebbe giocoforza passare per vie illegali.

                3) che la legalità della vendita di droghe mantenga comunque una “privacy” molto alta sul consumatore, stante lo stigma sociale associato al consumo di stupefacenti –> anche qua pare dura; difficilmente chi vuole consumare cannabis, vuole che questa sua abitudine divenga di dominio pubblico, anzi la cerchia di persone a conoscenza di questa abitudine è solitamente assai ristretta. Recarsi in un tabacchino e ordinare una confezione di cannabis, rendendo edotti al riguardo gestore più cliente vari che si trovano nel negozio, è difficile da immaginarsi.

                Stante i ragionamenti sopra, mi pare di poter concludere che è assai improbabile che una legalizzazione rappresenti una panacea, colpendo criminalità organizzata, diminuendo il consumo, e chissà cos’altro.
                Il traffico delle sigarette di contrabbando, tuttora assai fiorente, sta lì a dimostrarlo.

                • Gianluca C. ha detto in risposta a Michele

                  Ribatto punto per punto
                  1) Non si vede perché sia inverosimile vendere la cannabis legale ad un prezzo uguale a quello del mercato nero, tutt’altro, visto che lo Stato avrebbe comunque consistenti margini di tassazione
                  2) Il mercato nero non certifica certo la quantità di THC presente nella cannabis venduta, il consumatore non sa se compra cannabis di buona qualità o robaccia. Chi vuole THC più alti si rivolge PER FORZA al mercato regolamentato, che può certificare la quantità del principio attivo presente
                  3) Obiezione francamente risibile. Il tabacchino non chiede una copia del documento a chi acquista cannabis, se il consumatore proprio non vuole farsi riconoscere va ad acquistarla in un altro quartiere. Di sicuro non va dal pusher anziché dal tabacchino perché è timido
                  4) Il traffico delle sigarette di contrabbando NON è fiorente e rappresenta solo il 5,8% del mercato (dati 2016). Se la liberalizzazione della vendita della cannabis riducesse la quota del mercato nero dal 100% (quota attuale) al 5,8% sarebbe un successo STREPITOSO

                  • Michele ha detto in risposta a Gianluca C.

                    1) “Non si vede perché sia inverosimile vendere la cannabis legale ad un prezzo uguale a quello del mercato nero, tutt’altro, visto che lo Stato avrebbe comunque consistenti margini di tassazione” –> ho scritto infatti che la criminalità organizzata potrebbe ben ridurre il prezzo di vendita per essere più competitiva con lo stato, anche nel caso in cui quest’ultimo praticasse un prezzo politico. Un mercato così ghiotto non verrebbe lasciato alla leggera.

                    2) Certo, il THC non sta scritto su un’etichetta che lo spacciatore appiccica sulla bustina. Sta di fatto che se io voglio consumare cannabis con un tasso di THC (o una qualunque altra droga) non reperibile sul mercato legale (ossia più alto), giocoforza dovrò rivolgermi al mercato nero. Certo, potranno anche ingannarmi, ma se la cannabis in libera vendita non è quella che cerco non vado ad acquistarla. Se poi già consumo adesso che non è legale rivolgendomi ad un mio fornitore di fiducia, non mi sogno neppure di andare a comprarmela un domani in un tabacchino, oltretutto in quantitativi limitati.

                    3) Non è ovviamente una questione di documenti. Chi acquista una droga generalmente non vuole che in giro si sappia. Se nel tabacchino trovo persone che conosco probabilmente per quella volta devierò i miei acquisti su altro. Se poi ogni volta devo fare chilometri, meglio il passaparola tra amici per vie già a loro conosciute

                    4) Beh, 1 miliardo di mancati introiti solo per l’Italia (http://www.ildolomiti.it/societa/2018/ogni-anno-10-miliardi-di-euro-in-fumo-per-il-contrabbando-di-sigarette-in-italia-il-60). A me pare che si possa tranquillamente parlare di mercato fiorente. Ora, è ovvio che con una liberalizzazione ci sarà una quota di mercato inferiore per la malavita, nessuno lo nega. Quel che si dubita è che sarà un colpo mortale alle mafie, ecc. come propagandato (e creduto) da tanti. Le sigarette sono un prodotto grossomodo identico qualunque sia la marca o qualunque sia la modalità della commercializzazione. Il suo consumo non è associato all’epiteto di “drogato” o “tossico”. Di droghe ve n’è una miriade, con un’ampiezza e profondità di gamma impensabili per una sigaretta. O si pensa veramente che lo stato le immetta tutte sul mercato, oppure, se le legali saranno solo alcune selezionate tipologie, il mercato nero continuerà a prosperare.

                    P.S. Tra l’altro l’articolo che ho linkato indirettamente mi dà ragione sul punto 1, ossia sul tema del prezzo. Sfido chiunque ad acquistare legalmente un pacchetto di sigarette a 2,5 €!

                    • Gianluca C. ha detto in risposta a Michele

                      1) La proposta di legge di Della Vedova saggiamente prevedeva una prima fase “di attacco” con tassazione ridotta per stroncare il narcotraffico. Una volta interrotta la filiera del mercato nero (canali di fabbricazione e di distribuzione) si potrà pensare in una fase successiva a rimodulare in aumento la tassazione. Attuare cioè un vero e proprio “dumping” (vendere sottocosto o quasi per eliminare la concorrenza, con l’intento di diventare monopolista e, in una fase successiva, alzare i prezzi), pratica commercialmente scorretta ma che non lo è se è rivolta contro le mafie.
                      2) Parti dal presupposto sbagliato. Nel mercato nero della droga non esistono “fornitori di fiducia” come i fornai o i salumieri. Chiunque sa che lo stesso spacciatore una volta ti può dare “roba” buona, la volta dopo ti può dare monnezza. Non si vede, inoltre, perché non si possa vendere nel mercato regolamentato anche marijuana con un alto tasso di THC, come già avviene in Olanda e altrove (il THC non è tossico).
                      3) Dai, su, figurati se uno è talmente timido e vergognoso da non comprare la marijuana al tabacchino va poi a comprarla da uno spacciatore.
                      4) Non guardare il miliardo di mancati introiti, guarda i venti miliardi di tasse incassate dalle sigarette.

                    • Michele ha detto in risposta a Michele

                      1) Rimane il punto. Anche se le accise sono molto basse inizialmente, la criminalità può tenere botto riducendo i profitti per un certo periodo; se poi i prezzi degli stupefacenti legali aumenteranno, allora, con le mafie ancora ben presenti, riprendersi le quote di mercato perse sarà un gioco da ragazzi.

                      2) Ok, ammettiamo che non esistano fornitori di fiducia. Chi consuma abitualmente sa però da quali pusher è più facile prendere un “pacco” e da quali no, ossia è in grado di indirizzare i suoi amici consumatori. Questo è un elemento basilare per ogni tipo di mercato, anche di uno che deve muoversi nell’ombra. La cannabis venduta nei coffee shop olandesi (dati 2006) arriva ad un THC del 18%; ovviamente in vendita, illegalmente, abbiamo cannabis con THC che arriva al 30%. Secondo chi consuma cannabis al 25-30%, la acquisterà legalmente, pagandola di più ed in quantità limitate, con THC al 15%?

                      3) Lo scambio tra consumatore e pusher è One-to-One. Nel tabacchino (luogo aperto al pubblico) questa condizione non è rispettata.

                      4) Un mercato che frutta 1 miliardo all’anno per un prodotto standardizzato al massimo è una manna. Quando parlo di mercato fiorente intendo dire che chi ci opera ci fa i soldi e non intende abbandonarlo.

                • alessandro pendesini ha detto in risposta a Michele

                  Michele

                  Sono pienamente sintonizzato sulle pertinenti risposte inviategli di Gianluca C !
                  Ed aggiungo
                  1°-Il proibizionismo, come tutte le repressioni, è molto più bellicoso che protettivo e, sebbene sia sempre preteso, è difficile desiderare il bene facendo del male. Che strana idea fare “la guerra alla droga”! Le droghe sono inanimate e pacifiche! Come abbiamo potuto ingenuamente credere che si trattava davvero di eliminarle ? Non si fa la guerra alle sostanze illecite con le armi o la coercizione! E non sono loro (le droghe) che sono in prigione oggi. In realtà, con una legislazione controllata, la vera lotta non farà altro che cominciare !
                  NB :-In Belgio, nel 2014, circa il 30% dei detenuti, ovvero circa 4000 persone – consumatori, commercianti o mafia – hanno un legame diretto con le droghe! I costi finanziari per lo stato, quindi il contribuente sono sostanziali…..Ma non penso che altrove la situazione, Italia inclusa, sia più rosea….Da meditare

                  2°-Dobbiamo pur ammettere che attualmente un consumatore di droga non conosce veramente la composizione di cio’ che consuma, ignora cio’ che assorbe realmente, cosi come gli effetti che puo’ risentire, e non ha quasi mai idea dei rischi –a volte letali- che prende per la sua salute.
                  Le analisi ufficiali dei prodotti che circolano in strada dimostrano ad esempio che le pasticche di ecstasy non contengono un singolo atomo di MDMA (che è il principio attivo), ma una miscela eterogenea di anfetamine, benzodiazepine (ansiolitici) e altri prodotti di taglio. Il consumatore abituale si trova nella stessa situazione di qualcuno, -gli occhi bendati-, che dovrebbe prendere a caso un bicchiere su un tavolo e berlo senza sapere se trattasi di birra, aranciata, brandy, vino o magari antigelo o candeggina !!!! Questa è purtroppo la realtà…. Le informazioni sul dosaggio è essenziale per tutti i prodotti, perché gli effetti non sono gli stessi e dipendono della quantità e qualità delle dosi. Il caso più esemplare è quello della cannabis. A basso tasso di THC (il principio attivo della cannabis), il suo effetto sarà piuttosto rilassante e euforico, ma a forte dosi di THC, lo stesso prodotto potrà essere allucinogeno, e potrebbe non corrispondere alle aspettative formulate del consumatore ignorando cio’ assorbe !….Ma mi dica se per caso mi sbaglio.

                  3°-Noto che nessuno (inclusa Lei) risponde alla seguente domanda :
                  : l’UCCR, e non solo si è già chiesta a chi approfitta VERAMENTE il traffico illecito delle droghe, oltre che alle mafie mondiali ???…… Grazie per la risposta

                  • Michele ha detto in risposta a alessandro pendesini

                    1) Qualsiasi lotta al crimine costa. Anche se la droga fosse legale lo stato continuerebbe a combattere il traffico e lo spaccio illeciti. Se poi lei vuole dirmi che i costi carcerari che lo stato sostiene per mantenere (a spese nostre) personaggi che lo stato stesso ha giudicato delinquenti, i quali, terminata la detenzione, con alta probabilità continueranno a fare ciò che facevano prima, (cioè delinquere) sono una follia… beh, sfonda una porta aperta. E’ da anni che mi sono convinto che la reclusione sia un sistema dispendioso e con efficacia nulla o quasi nella riabilitazione del reo. Per i crimini legati agli stupefacenti si possono certo studiare pene alternative con minori costi sulla collettività e maggior effetto deterrente.

                    2) D’accordo non conosce la composizione di ciò che consuma. Ma siamo onesti: quanti consumatori di sigarette, assuntori abituali di svariati di farmaci conoscono la composizione di ciò che consumano, sapendo a cosa corrispondono le svariate sostanze dai nomi impronunciabili elencate sulle confezioni? Quanti sanno cosa sia ad es. il benzodiazepine? L’1%, a voler essere generosi…
                    Detto questo quando mai un consumatore di cannabis si è posto una domanda sulla quantità e qualità delle dosi? Forse sì, con un dosaggio, diciamo, così ad occhio.

                    3) Francamente, dal tono della sua domanda, mi pare di capire che lei la risposta la conosca… Io, in tutta onestà, non so chi ne possa approfittare, oltre alle mafie. Ma sarò ben lieto di sentire la risposta.

                    • alessandro pendesini ha detto in risposta a Michele

                      Michele
                      Le ho risposto ma -purtroppo- la risposta è stata stranamente CENSURATA !!!
                      Segnale che NON aveva assolutamente niente d’offensivo o una qualsiasi aggressività contro l’UCCR

                      Ringrazio inoltre “il censore” per la sua onestà e integrità tipicamente cattolica…..

                    • pendesini alessandro ha detto in risposta a Michele

                      Michele
                      Se immagina che il proibizionismo è l’UNICA soluzione per risolvere il problema Droga, si sbaglia di grosso ! E’ pura UTOPIA !
                      E’ arcinoto che basta vietare qualche cosa cingendolo di un mistero sufficiente affinché diventi oggetto di desiderio. Alla fine, appare che, talvolta, il più sicuro mezzo per incoraggiare la consumazione di una droga qualsiasi (ma non solamente) consiste nel vietarla. Trattando la droga come un veleno, come un flagello, si può pensare come la proibizione delle droghe incita certi a drogarsi, per curiosità, rivolta o per diffidenza, favorendo ciò che pretende combattere.

                      Cosi come negli USA quando l’alcol fu proibito, la proibizione ha generato il crimine. Precipitando grand parte dell’economia mondiale dal lato oscuro della forza, e l’ha inviato ad ingrossare il rango del grand banditismo !
                      Come abbiano potuto immaginare che un mercato cosi fruttuoso dell’alcol (che è una droga !!!) possa rimanere inattivo ?
                      Lottando contro il traffico illecito della droga, i paesi ricchi combattono un asse del male che loro stessi hanno generato…..

                    • alessandro pendesini ha detto in risposta a Michele

                      Michele
                      -Le evoluzioni sociali sono sempre riconosciute e accompagnate con riluttanza, quando non è con l’orrore. Non dobbiamo quindi stupirci se la legislazione sulle droghe si urta ad argomenti morali che pretendendo difendere una certa verità, disprezzano la realtà cauzionando tristemente il peggio. Molti temono il futuro e preferiscono il danno dello status quo ai rischi del cambiamento. Cosa succederà se la droga diventa legale? Gli uomini si precipiteranno come se non importasse nient’altro? Come se non sapessero nulla del piacere e non capissero nulla dei pericoli? Alla droga vengono –purtroppo- attribuiti poteri di attrazione illimitati…. Immaginando che ci trasformerebbe istantaneamente in una società depravata…….

                      Ma le prime recensioni della legislazione sulla cannabis a Denver non indicano lo tsunami che alcuni temevano. Si finge –molto stranamente- di credere che i consumatori non possano essere ragionati, e si teme di ignorare il potere dissuasivo di una pedagogia di buona qualità. La credibilità e la qualità del discorso sono le migliori delle prevenzione contro la droga. Ma il proibizionismo tratta gli adulti come bambini ai quali nulla può essere insegnato. Questo è uno dei motivi per cui è destinato a fallire. Ed il colmo : aver paura di un cambiamento di paradigma che è già avvenuto, e al quale, accettandolo, non facciamo altro che adattarci per il bene, sia pur relativo, della comunità.

                    • alessandro pendesini ha detto in risposta a Michele

                      Michele
                      -Alejandro Gaviria e Daniele Mejia, dell’università di Bogotà, si stupiscono che le attività di polizia siano centrate principalmente sui piccoli rivenditori, il minuto intermediario delle trafile ed eventualmente sui paesi produttori, ma raramente sugli intermediari finanziari. E tuttavia il 97,4% dei benefici che provengono dal narcotraffico colombiano sono riciclati puntualmente nei circuiti bancari degli Stati Uniti e dell’Europa attraverso le operazioni finanziarie. Si tratta di centinaia di miliardi di dollari. Attraverso un sistema di pacchi di azioni, un meccanismo di bambole russe, il denaro liquido è trasformato in titoli elettronici che passano di un paese all’altro. Quando arriva su un altro continente, è diventato più o meno pulito ma soprattutto difficilissimo o impossibile da rintracciare !

                      *Alla fine dei conti, si riconosce che una parte significativa dei $ 325 miliardi nel traffico della droga si ritrova nel sistema economico legale. Questo inquinamento è tanto più grave perché, in un momento o nell’altro, il capitale criminale è così indispensabile per il funzionamento generale che influenza –e qui non sembra esserci dei dubbi- il funzionamento e i processi decisionali delle autorità politiche e amministrative.

                      NB :-Non dimentichiamo inoltre che anche in Vaticano ha la sua parte di responsabilità per aver riciclato il denaro sporco delle mafie !!!

                    • alessandro pendesini ha detto in risposta a Michele

                      Michele
                      -I paesi occidentali speravano, attraverso il divieto, eliminare lo sviluppo del traffico di droga, un vasto commercio con sostanziali profitti sono stati in grado di ritornare ai paesi in via di sviluppo, dove gli effetti sulla salute e sociali rimarrebbero a carico dei paesi ricchi . Alla luce di questi obiettivi, il divieto non sembra essere stato un grande successo ! Non ha protetto ne i cittadini ne la droga, il cui consumo è stato esponenziale, ne la delinquenza.
                      Ma i soldi della droga, arrivati tra le mani della finanza della City e di Wall Street, ha salvato le banche dalla crisi, e gli Stati Uniti si sono serviti della proibizione per detenere posizioni strategiche in tutto il mondo.
                      Da un lato, la guerra alla droga gli ha servito d’alibi per la lotta contro coloro che minacciano i loro interessi, nonché una copertura per giustificare la loro presenza in alcuni paesi del Sud America.
                      D’altra parte, il proibizionismo ha permesso agli Stati Uniti di utilizzare i soldi della droga per finanziare le loro guerre, come in Laos e Afghanistan, dove la CIA ha incoraggiato la produzione di eroina durante il conflitto d’Indocina e sovietico-afgano !
                      Nessuna volonta di pretendere qui che è “vietato vietare”, ma quando il proibire filtra con il « pensiero magico » (il mondo sarà tale quale voglio, perché questo è il mio sacrosanto desiderio) dobbiamo aspettarci al peggio. Questo divieto, che pretende che l’uomo non consumerà droghe, è una negazione (come se l’uomo non avesse sempre consumato droghe!), un abbandono (come se bastasse proibire per combattere le droghe!) e una non assistenza a persone in pericolo (e peggio per loro se consumano droghe !)……

                    • pendesini alessandro ha detto in risposta a Michele

                      Michele

                      -Alejandro Gaviria e Daniele Mejia, dell’università di Bogotà, si stupiscono che le attività di polizia siano centrate principalmente sui piccoli rivenditori, il minuto intermediario delle trafile ed eventualmente sui paesi produttori, ma raramente sugli intermediari finanziari. E tuttavia il 97,4% dei benefici che provengono dal narcotraffico colombiano sono riciclati puntualmente nei circuiti bancari degli Stati Uniti e dell’Europa attraverso le operazioni finanziarie. Si tratta di centinaia di miliardi di dollari. Attraverso un sistema di pacchi di azioni, un meccanismo di bambole russe, il denaro liquido è trasformato in titoli elettronici che passano di un paese all’altro. Quando arriva su un altro continente, è diventato più o meno pulito ma soprattutto difficilissimo o impossibile da rintracciare !
                      *Alla fine dei conti, si riconosce che una parte significativa dei $ 325 miliardi nel traffico della droga si ritrova nel sistema economico legale. Questo inquinamento è tanto più grave perché, in un momento o nell’altro, il capitale criminale è così indispensabile per il funzionamento generale che influenza –e qui non sembra esserci dei dubbi- il funzionamento e i processi decisionali delle autorità politiche e amministrative.

                      -La proibizione –ripeto- peggiora scandalosamente le conseguenze sanitarie e sociali del consumo di droga ! E non dovrebbe essere sorprendente dal momento che il divieto non difende un ideale di salute, difende un ideale di astinenza con la pretesa di difendere un ideale di salute: dietro la maschera di un benpensante igienismo, opera di fatto per l’intollérenza !
                      Di certo si potrebbe dire che se non ci fossero i consumatori, non ci sarebbe il traffico. A questo potremmo rispondere che se non ci fosse la proibizione, non ci sarebbe il traffico di stupefecenti….

  4. extra ha detto

    Non ha nessun valore valore di dimostrare chi è più dannoso per la salute tra spinello, alcool e tabacco, paragonato con il danno che causano le sostanze in questione per il comportamento del consumatore.

    Fumare tabacco è un stupidaggine, non ha nessun effetto sul comportamento umano (è un altra questione il cancro nei polmoni).

    Uso dell’alcool fa perdere il controllo sul comportamento umano, e sotto il suo effetto crimine e sesso dilagano nel mondo. Non so che effetto ha la marijuana in questo senso, paragonato al alcool?

    • Gianluca C. ha detto in risposta a extra

      La dannosità di una droga non si valuta solo per il suo effetto psicotropo.
      Fumare tabacco NON è una stupidaggine. La nicotina è una droga che dà una elevatissima dipendenza fisica e psicologica e che provoca nel mondo milioni di morti ogni anno, con costi sociali spaventosi.
      Per contro, non è mai stata dimostrata dipendenza fisica nei confronti del principio attivo della cannabis, ma solo dipendenza psicologica nel 9% dei casi (fonte DSM-V).
      La nicotina è tossica, il THC no. Il THC ha un LD-50 stimato tra 1:20000 e 1:40000 (fonte: report della DEA degli Stati Uniti) il che vuol dire che la dose di THC potenzialmente letale per l’uomo è pari a quella dell’assunzione di una dose tra 20000 e 40000 volte quella di uno spinello (L’LD-50 dell’aspirina è 1:25).
      Se anche il THC della marijuana attuale – cosa tutta da dimostrare – fosse 10 volte superiore rispetto a quella degli scorsi decenni l’LD-50 rimarrebbe infinitesimale.

      Infine, che il tabacco non abbia nessun effetto sul comportamento umano lo pensi tu. Prova a togliere per due giorni le sigarette a un tabagista e poi ne riparliamo

      • extra ha detto in risposta a Gianluca C.

        A l’uomo non fa male nessuna droga visto che incomprensione totale è la condizione umana. Si vive in un bunker personale.

        Dici quel che vuoi su una questione, non dipende quanto sei chiaro, logico e con senno, ognuno capirà secondo i suoi interessi se è un astemio. Se è uno che alza il gomito dirà sotto effetto dell’alcool qualcosa sul tabacco, poi sulla chimica organica, poi sui raggi ultraviolet, e in fine sul fumare nei navi spaziali.

      • alessandro pendesini ha detto in risposta a Gianluca C.

        A proposito del DSM-5 :
        Il DSM-5 (Bibbia degli psichiatri) si presenta a uno stadio decisamente primitivo della spiegazione scientifica, che corrisponde all’incirca a quello in cui versava la medicina générale o nosologia nel XVII secolo, cioè alla descrizione delle manifestazioni esterne delle patologie. Questo manuale, infatti, descrive i disturbi, non le malattie, ed è basato solo sulla classificazione di quadri sintomatologici (le sindromi), astenendosi completamente dall’identificazione delle cause (eziologia)……

        Domandina a bruciapelo : l’UCCR e non solamente si è già chiesta a chi approfitta VERAMENTE il traffico illecito delle droghe, oltre che alle mafie mondiali ?

  5. andrea g ha detto

    http://www.ilgiornale.it/news/salute/chi-beve-bicchiere-vino-giorno-rischia-fino-7-tumori-1288113.html
    Così inizia l’articolo:
    “Una nuova ricerca ha dimostrato che qualsiasi tipo di alcol fa male, e bere un bicchiere di vino
    al giorno provoca gravi danni alla salute”

  6. Gianluca C. ha detto

    La cosa divertente è che esistono anche studi scientifici di segno esattamente opposto, secondo cui la marijuana RALLENTEREBBE l’invecchiamento cerebrale
    https://www.uni-bonn.de/news/128-2017/

  7. alessandro pendesini ha detto

    Il consumo di prodotti e pratiche psicoattive legate alla ricerca di soddisfazioni immediate sono inerenti alla condizione umana. È quindi illusorio, persino pericoloso, volerli far sparire. E va notato che il divieto ha contribuito ad aggravare lo stato di salute degli utenti, che per anni sono stati -e sono tuttora- considerati dei delinquenti indegni di ricevere l’attenzione delle politiche di sanità pubblica……
    Abbiamo combattuto il cartello della droga per oltre 40 anni, una guerra che sappiamo di non poter vincere. Nel frattempo, ci siamo dimenticati di combattere l’abuso di droghe lecite, una lotta che non potevamo perdere. Narcotici e psicotici : e se avessimo sbagliato combattimento ?

    Sebbene l’opinione diffusa al maggior numero della gente che il tabacco e alcol non abbiano nulla a che fare con la cocaina, l’eroina o la cannabis, la distinzione tra droghe lecite e illecite non si basa su nessuna base o studio scientifico serio.
    Di fatto, le conseguenze negative del consumo di tabacco e alcol sono ben note: per il tabacco, * cancro ai polmoni, insufficienza respiratoria, malattie cardiovascolari, ecc .; per l’alcol, cancro del tratto aerodigestivo, danni al fegato, lesioni neurologiche, ecc….. Alcol e tabacco sono responsabili rispettivamente di 49.000 e 73.000 decessi all’anno nel 2015 (se no vado errato) in Francia.
    A livello globale, l’alcol ha ucciso 2,5 milioni di persone nel 2011, mentre le droghe illegali hanno provocato 211.000 morti (pari a circa l’1% della mortalità per qualsiasi causa tra le persone di età compresa tra i 15 ei 64 anni).

    • andrea g ha detto in risposta a alessandro pendesini

      Sostanzialmente condivido.
      L’alcol è un killer micidiale, anche perché determina
      infiammazioni di base che a loro volta avanzano
      esponenzialmente, ragion per cui si può affermare
      che esso metta lo zampino un pò ovunque, dal mal di
      testa al tumore (dato che qualsiasi forma di malattia è,
      di fatto, un’infiammazione progredente verso un male
      maggiore)-

      • andrea g ha detto in risposta a andrea g

        Chiaro che se poi la persona preferisce correre il rischio
        di ammalarsi, o comunque di vivere qualche anno in meno, ma
        non privarsi della gratificazione “conviviale” prodotta
        dalla droga alcol, va benissimo.
        Credo però sia scorretto barricarsi dietro l’illusione
        che un pò di vino non solo non faccia male, ma addirittura
        “faccia bene”-

  8. alessandro pendesini ha detto

    Una precisazione

    -Il fatto che così tante persone diventino dipendenti da tutti i tipi di droghe, per non parlare dell’alcool, ha a che fare con la pressione dell’omeostasi. Nel corso naturale di un giorno, siamo inevitabilmente confrontati con frustrazioni, ansie e difficoltà che rendono la nostra omeostasi squilibrata e ci fanno sentire male, a volte ansiosi, scoraggiati o tristi. Uno degli effetti di queste sostanze è il ripristino dell’equilibrio perduto, rapidamente e naturalmente in modo transitorio. Modificano l’immagine sensibile che il cervello sta attualmente formando del suo corpo. Lo stato di omeostasi squilibrata è rappresentato neurologicamente come un paesaggio corporeo travagliato e perturbato. Dopo aver assunto certe droghe, a determinate dosi, il cervello rappresenta un organismo che funziona in modo più armonioso. Ne consegue una diversione dei sistemi appetitivi che -purtroppo- non da come risultato il riequilibrio atteso dell’omeostasi, di certo non per un lungo periodo.
    Il potere anestetico della droga non agisce sulla causa del dolore, che una volta addormentato rifiuterà di parlare. Sarà un « miracolo » se i suoi effetti non si metastatizzano in sintomi organici !…

    P.S. È davvero un vantaggio, se l’ansia repressa, ad esempio, riappare come un’ulcera o un tumore?

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