Il giovane Prevost con i comunisti? La marcia fu sostenuta dal Vaticano

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Indagine di UCCR sulla foto di Prevost alla Marcia per la pace del 1983. Nessuna militanza politica, l’evento fu avvallato dalla Chiesa.


 

Una fotografia in bianco e nero apre una nuova diatriba.

L’oggetto del contendere è Robert Francis Prevost e la sua partecipazione, da giovane agostiniano, a una grande manifestazione pacifista a Roma degli anni Ottanta.

 

La foto e le strumentalizzazioni

La foto è stata ritrovata dall’attivista no-global Luca Casarini: «Ne hai fatta di strada, fratello Robert. Ma non hai cambiato direzione», scrive. I quotidiani di sinistra rilanciano: “Il Papa è uno di noi!”.

A destra la reazione è pavloviana e parte l’ennesima scomunica: “Comunistello in tonaca”, viene definito il Papa, perché «già allora animato da quella forma di avversione che non è rivolta alla guerra in sé — atteggiamento troppo nobile, troppo tragico per certi spiriti — bensì a ciò che l’America rappresentava e rappresenta».

Non poteva farsi scappare l’occasione “LifeSiteNews”, megafono dello scomunicato ex nunzio Viganò. L’autore, Gaetano Masciullo ammette che Prevost partecipò «più per la pace e il disarmo nucleare che per gli organizzatori, ovvero i comunisti», riservandosi però il suo commento: «Partecipazione ingenua».

La realtà è sempre più ricca e interessante della contrapposizione ideologica. Il futuro Pontefice partecipò a quell’evento assieme a mezzo milione di altre persone e a decine di sigle cattoliche per nulla ingenue, “comuniste” o “antiamericane”.

Una marcia, tra l’altro, avvallata dal Vicariato di Roma e da Radio Vaticana. E il Papa all’epoca era Giovanni Paolo II, noto non proprio per essere filo-sovietico.

 

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Consapevolezza di strumentalizzazione

Siamo al 22 ottobre 1983 e il giovane Prevost è ritratto insieme ad altri religiosi dietro uno striscione con la scritta “Agostiniani per la pace”.

La partecipazione delle sigle cattoliche nacque da un incontro promosso dall’Azione Cattolica a cui parteciparono mons. Stephen Fumio Hamao, mons. Rivera y Damas (molto stimato da Wojtyla per il suo «instancabile lavoro per la pace») e mons. Fiorino Tagliaferri.

Proprio quest’ultimo respinse il rischio di essere strumentalizzati nello scendere in piazza assieme al Partito Comunista: «Se ci si lascia bloccare dalla paura di essere strumentalizzati non si fa più nulla», disse il 20 ottobre. «Anche il silenzio può essere strumentalizzato».

Nessuna ingenuità.

La consapevolezza era infatti presente già all’epoca i tre arcivescovi non si sarebbero stupiti di sapere che 43 anni dopo la partecipazione dei cattolici a quella marcia sarebbe stata strumentalizzata per colpire il futuro Papa presente tra loro.


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Equidistanza da USA e Unione Sovietica

La motivazione cattolica non era fu riducibile a una protesta contro gli Stati Uniti o contro la base di Comiso in quanto tale ma verso il timore di un’escalation globale.

Di questo parlò il ministro generale dei frati minori francescani, padre John Vaughen: «Non si può continuare all’infinito con l’escalation nucleare e dobbiamo lavorare in altri campi per far sì che la produzione e l’installazione delle armi nucleari sia limitata ovunque, non solo nell’Europa occidentale ma anche nei Paesi dell’Est».

La protesta si poneva ad un livello più alto di quello meramente politico e «sta qui il senso della nostra presenza oggi a Roma», concluse.

La volontà di restare equidistanti dagli schieramenti fu confermato dall’assenza dei radicali i quali sostennero che i manifestanti hanno «imboccato una strada sbagliata mettendo sullo stesso piano gli imperialismi americano e sovietico».

Il corteo infatti si fermò sia presso l’ambasciata americana che quella sovietica, segnalando una critica più ampia alla logica dei blocchi contrapposti.

 

La Chiesa sostenne la Marcia pacifista

Anche la Santa Sede vide certamente con favore la manifestazione per la Pace del 22 ottobre 1983, alla quale partecipò Prevost.

Lo si intuisce dal fatto che la stessa Radio Vaticana se ne occupò in più occasioni.

La cronaca dell’epoca riporta che ne parlò anche il giorno successivo, il 23 ottobre 1983, informando di «una marea pacifista che ha messo sotto accusa i missili» e ammonendo a non sottovalutare le assenze alla manifestazione perché «c’è nell’uomo il dubbio, il timore, quasi la paura che anche il desiderio di pace che porta nel cuore possa essere strumentalizzato».

Un piccolo enigma riguardò invece il Vicariato di Roma, guidato dal card. Ugo Poletti, molto vicino a Papa Giovanni Paolo II.

Nei giorni precedenti alla Marcia, “L’Unità” parlò di un “avviso sacro” del vicariato che invitava la partecipazione dei cattolici, salvo poi rettificare specificando che non portava la firma del card. Poletti.

Il comunicato del Vicariato aggiungeva però: «Nessuno può mettere in dubbio l’insegnamento e l’appello costante della Chiesa in favore della pace e contro la proliferazione di strumenti di morte che minacciano i popoli».

 

Presenti CL e il Movimento per la Vita

Le sigle cattoliche presenti alla Marcia, oltre agli agostiniani del futuro Leone XIV, furono innumerevoli. E non tutte di orientamento a sinistra.

Le elencò “Il Corriere” dell’epoca: ACLI, Azione Cattolica, Agesci, Cattolici popolari, Comunione e Liberazione, Movimento cristiano lavoratori, Movimento per la Vita, Movimento popolare ecc.

Oltre ai singoli fedeli e alle associazioni marciarono anche centinaia di suore, frati (soprattutto francescani e agostiniani), sacerdoti.

 

Prevost e il pacifismo: nessun imbarazzo

Al termine di questa breve indagine di UCCR emerge che ridurre la fotografia di Robert Francis Prevost ad una bandiera ideologica è un errore di prospettiva.

La presenza del giovane agostiniano in piazza in quel 22 ottobre 1983 non testimonia un’imbarazzante appartenenza politica, ma riflette una stagione in cui ampi settori del cattolicesimo scelsero di esporsi pubblicamente su una questione percepita come decisiva per il destino dell’umanità.

Alla Marcia per la pace parteciparono sigle eterogenee, dai comunisti ai cattolici di “destra” e di “sinistra”, ma soprattutto ebbe una legittimità ecclesiale e fu sostenuta, almeno indirettamente ma sicuramente spiritualmente, da strutture ecclesiastiche quali Radio Vaticana e il Vicariato romano.

La fotografia di Prevost testimonia piuttosto l’interesse del futuro Papa per una fede che, di fronte al rischio nucleare, sceglieva di non restare neutrale pur con il rischio di essere strumentalizzata.

Un atteggiamento anticipatorio della linea che lo stesso Prevost, 43 anni dopo, sta mantenendo coerentemente ancora oggi.

Autore

La Redazione

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1 commenti a Il giovane Prevost con i comunisti? La marcia fu sostenuta dal Vaticano

  • lorenzo ha detto:

    I comunistelli da strapazzo sono come dei poveri ciechi: non si accorgono che il marxismo è solo una scopiazzatura atea e materialistica della Buona Novella!
    Un Missionario che mi onorava della sua amicizia, quando era in Congo, era stato accusato di aver combattuto contro Che Guevara; quando poi è andato in Brasile, era stato accusato di diffondere l’ideologia del Che tra gli Indios.

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