Wojtyla non insabbiò gli abusi: lo stabilisce un’inchiesta laica
- Ultimissime
- 18 Mar 2026

Un quotidiano polacco chiude l’indagine su Giovanni Paolo II: da cardinale non insabbiò la pedofilia e, anzi, agì tempestivamente prima ancora delle autorità civili.
Come gestì Giovanni Paolo II i casi di abusi quand’era arcivescovo di Cracovia?
Ora finalmente sono emerse le prove grazie all’inchiesta di un quotidiano polacco laico e solitamente critico verso la Chiesa: né gli archivi statali né quelli ecclesiastici contengono evidenze che abbia insabbiato casi di pedofilia.
Anzi, in molti casi agì tempestivamente e in maniera inedita rispetto agli standard dell’epoca.
Nel 2023 la campagna contro Wojtyla
E’ una notizia che naturalmente non riporterà nessuno, eppure nel 2023 si scatenò contro Wojtyla una campagna mediatica fortissima.
Ecco alcuni titoli dei grandi giornaloni:
- “Giovanni Paolo II insabbiò gli abusi su minori quando era cardinale” (“Le Monde”);
- “Giovanni Paolo II era a conoscenza degli abusi quando era arcivescovo” (“Associated Press”);
- “Giovanni Paolo II coprì la pedofilia” (“Euronews”);
- “Wojtyla sapeva degli abusi sessuali fin da quando era arcivescovo di Cracovia” (“Domani”)
Nell’aprile 2023 fu perfino imbrattato il monumento a Wojtyla a Cracovia con la scritta “Maxima culpa”.
Soltanto la storica polacca Lucja Marek, ricercatrice presso l’Istituto della Memoria Nazionale polacco (IPN), difese pubblicamente il Papa polacco spiegando che le accuse erano prodotte in maniera ingannevole dai servizi segreti comunisti.
Oggi quella “maxima culpa” si è dimostrata essere inesistente.
L’inchiesta (laica) del quotidiano polacco
Lo ha scoperto il quotidiano economico e giuridico “Rzeczpospolita“, con sede a Varsavia, editorialmente indipendente e talvolta critico nei confronti della Chiesa.
Dopo aver ottenuto l’accesso a documenti precedentemente non disponibili presso la Curia Metropolitana di Cracovia, i giornalisti hanno condotto un’analisi dettagliata dei casi riguardanti sacerdoti accusati e, in alcuni casi, condannati per abusi su minori durante il periodo in cui Wojtyła fu arcivescovo, tra il 1962 e il 1978.
Hanno così potuto concludere per l’inesistenza di prove dirette di insabbiamento da parte del card. Wojtyła.
Non solo, ecco cosa scrivono:
«La nostra ricerca rivela che il cardinale Karol Wojtyla non trasferiva i sacerdoti da una parrocchia all’altra dopo aver appreso delle loro attività criminali, ma agiva con rapidità, e alcune delle sue decisioni furono insolite per l’epoca».
E ancora:
«Non abbiamo trovato alcuna prova che il cardinale Karol Wojtyla abbia consapevolmente insabbiato casi di pedofilia, e i trasferimenti dei sacerdoti erano dovuti alla loro natura conflittuale».
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Wojtyla agì prima ancora della polizia
In diversi casi (tra cui i più famosi di Eugeniusz Surgent e Józef Loranc), i documenti indicano infatti che Wojtyla ordinò la sospensione dal ministero dei preti accusati, li allontanò dalle loro parrocchie e impose restrizioni prima che le autorità civili completassero le indagini.
Secondo l’inchiesta, una decisione particolarmente significativa risale al 1969, quando Wojtyla ordinò una perizia psichiatrica per un sacerdote sospettato di abusi su minori, un’azione descritta come totalmente inedita nel contesto storico.
In diversi casi, si legge su “Rzeczpospolita”, «le decisioni di Wojtyla hanno preceduto l’intervento delle forze dell’ordine».
Il caso più “spinoso” era quello relativo a Bolesław Saduś, in quanto è stato documentato il trasferimento del sacerdote in Austria.
Tuttavia, dai nuovi documenti esaminati «non c’è alcuna prova che Wojtyla fosse a conoscenza dei suoi presunti abusi e il suo trasferimento in Austria non rappresenta un tentativo di occultamento». Anche l’Istituto della Memoria Nazionale è giunto alla stessa conclusione.

Le accuse dei servizi segreti comunisti
Questi elementi rappresentano un punto di svolta per l’opinione pubblica, condizionata fortemente da interpretazioni derivanti da fonti controverse.
Peccato che né in Italia, né all’estero, la notizia verrà mai ripresa da qualcuno.
Ricordiamo che le accuse al Papa polacco derivavano da un’inchiesta della televisione polacca basata su documenti provenienti dagli archivi dei servizi segreti del regime comunista polacco, ben poco affidabili.
E’ nota la loro fabbricazione di falsi dossier mirati a screditare la Chiesa cattolica, una delle principali opposizioni al regime.
Inoltre, negli anni ’60 e ’70 la questione degli abusi nella società generale seguiva criteri molto diversi da quelli attuali. In Occidente c’era addirittura una spinta di edonismo sessuale che portò a vedere la pedofilia come atto di liberazione sessuale dei minori.
Solo decenni più tardi il fenomeno fu riconosciuto nella sua gravità sistemica, portando a riforme più rigorose da parte di tutti e della stessa Chiesa cattolica. Non è un caso che, come abbiamo documentato, quasi tutte le accuse di pedofilia nella Chiesa risalgano al periodo sessantottino.
Per quanto riguarda Papa Giovanni Paolo II, fu proprio lui a introdurre importanti riforme al quadro giuridico della Chiesa in materia di abusi sessuali.


















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