Il “processo alla scimmia” e il ruolo della Chiesa cattolica

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L’intervista al filosofo Kenneth W. Kemp (Università di San Tommaso) sul rapporto tra evoluzione e pensiero della Chiesa. Soprattutto nel famoso “processo alla scimmia” (o “processo Scopes”).


 

Cosa sappiamo davvero del “processo alla scimmia” e che ruolo ebbe la Chiesa cattolica?

Il Processo Scopes, appunto noto anche come “Processo alla scimmia”, è ancora oggi al centro del dibattito negli Stati Uniti e recentemente se ne è ricordato il centenario.

Si svolse nel 1925 a Dayton, Tennessee, e fu uno scontro legale e culturale tra creazionismo e evoluzionismo. L’insegnante John Scopes fu incriminato per aver violato il Butler Act, una legge statale che vietava l’insegnamento dell’evoluzione dell’uomo nelle scuole pubbliche.

Il processo attirò enorme attenzione nazionale, con due celebri avvocati protagonisti: William Jennings Bryan (a favore della legge) e Clarence Darrow (in difesa di Scopes). Sebbene Scopes fu condannato e multato, la sentenza fu poi annullata per un vizio procedurale. Tuttavia, la legge rimase in vigore.

Il processo alla scimmia divenne simbolo del conflitto tra scienza e religione.

Ma che ruolo ebbe la Chiesa cattolica? Sostenne i creazionisti o gli evoluzionisti?

Ne abbiamo parlato con Kenneth W. Kemp, filosofo e professore emerito presso l’Università di San Tommaso (Minnesota), specializzato nel rapporto tra scienza, evoluzione e fede. E’ autore di un libro appena pubblicato che ripercorre la storia dell’evoluzionismo cattolico.

 

La Chiesa nel “processo Scopes”, l’intervista

DOMANDA – Prof. Kemp, il processo Scopes è definito “il processo del secolo”. Quanto ha influito sulla percezione di un conflitto tra religione e scienza?

RISPOSTA – L’idea di un conflitto tra scienza e religione era già consolidata alla fine del XIX secolo, a causa dell’opera di William Draper e Andrew Dixon White. Il processo Scopes offrì semplicemente ulteriore materiale a sostegno di un’idea già abbastanza diffusa.

Probabilmente influenzò alcune persone che altrimenti sarebbero state indecise su quel tema, ma non era difficile distinguere tra una religione anti-evoluzionista e la religione in quanto tale, anche perché molti cristiani — sia protestanti che cattolici — si opposero alla legge, e alcuni erano essi stessi evoluzionisti.

Qualsiasi effetto abbia avuto il processo su quell’idea, fu certamente amplificato dall’opera teatrale Inherit the Wind di Jerome Lawrence e Robert E. Lee.

 

Lo scontro legale tra evoluzionisti e anti-evoluzionisti

DOMANDA – Si trattò solo di uno scontro tra evoluzioni e anti-evoluzionisti o in giocò vi fu altro?

RISPOSTA – No, fu anche una battaglia per la libertà degli insegnanti in classe e sul fatto se la neutralità religiosa richiesta alle scuole pubbliche proteggesse o impedisse l’insegnamento dell’evoluzione umana.

Alcuni cattolici espressero inoltre preoccupazione per un possibile eccesso di ingerenza legislativa nelle questioni educative. La Corte Suprema aveva appena annullato una legge dell’Oregon che imponeva la chiusura delle scuole parrocchiali, ma ciò — secondo molti cattolici — non garantiva che non potesse arrivare altra legislazione anticattolica.

William Jennings Bryan definì il caso un “duello all’ultimo sangue” tra la Bibbia e l’evoluzionismo ateo, l’avvocato difensore di Scopes, Clarence Darrow, lo presentò come una lotta per “impedire che bigotti e ignoranti controllino l’educazione negli Stati Uniti”.

Ognuno portò a Dayton le proprie agende personali.

 

DOMANDA – Ebbero un ruolo l’eugenetica e il darwinismo sociale nel libro usato da Scopes?

RISPOSTA – Sebbene l’eugenetica fosse promossa nel manuale di biologia civile di George William Hunter (allora approvato dallo Stato e usato nelle scuole pubbliche di Dayton), e fosse tra i punti criticati da Bryan contro l’evoluzione, non era logicamente dipendente dalla teoria evolutiva.

Il suo insegnamento restava legale anche secondo il Butler Act e non fu menzionato durante il processo. Va anche ricordato che Darrow era contrario all’eugenetica. È quindi sbagliato sostenere che il processo riguardasse il darwinismo sociale.

 

La Chiesa cattolica, l’evoluzione e il processo Scopes

DOMANDA – Parliamo dei vescovi e della Chiesa americana, quale fu l’atteggiamento sul “processo alla scimmia”?

RISPOSTA – I vescovi cattolici americani non rilasciarono alcuna dichiarazione pubblica sulla teoria dell’evoluzione. Anche il Vaticano rimase in silenzio, a eccezione di una dichiarazione della Pontificia Commissione Biblica riguardante la creazione distinta dell’uomo e l’origine della prima donna a partire dal primo uomo.

Permisero la pubblicazione di articoli che discutevano la questione evolutiva (sia favorevoli che contrari) sulla stampa cattolica e quando la nuova Catholic Encyclopedia si preparò a commissionare un articolo sul cattolicesimo e l’evoluzione, lo affidò a Erich Wasmann, sacerdote ed entomologo tedesco, evoluzionista.

La National Catholic Welfare Conference, predecessore dell’attuale Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, negli anni ’20 pubblicò anche un bollettino informativo che menzionava il processo Scopes. Ma gli articoli prestarono poca attenzione alla questione dell’evoluzione in sé.

 

DOMANDA – A cosa erano interessati i vescovi di allora?

RISPOSTA – Il loro interesse era piuttosto rivolto alla legge e alla politica, su cui offrivano riflessioni ponderate da diversi punti di vista.

Si chiedevano se si trattasse semplicemente di una regolamentazione legislativa ordinaria delle scuole statali, che in questo caso proteggeva gli studenti da una critica della Bibbia finanziata dallo Stato? Oppure se era un intervento legislativo mal concepito e che sarebbe stato meglio gestire dai dirigenti scolastici locali.

O ancora, se fosse un pericoloso precedente che avrebbe potuto essere usato per imporre o vietare l’insegnamento di altre idee. Ogni risposta trovava i suoi sostenitori.

 

L’evoluzionismo tra gli scienziati cattolici

DOMANDA – E gli scienziati cattolici dell’epoca? Cosa pensavano?

RISPOSTA – Gli intellettuali cattolici generalmente consideravano l’origine evolutiva delle specie vegetali e animali come teologicamente non problematica.

Tutti rifiutavano una spiegazione interamente evoluzionista dell’origine del genere umano (se non altro perché incompatibile con la dottrina della creazione dell’anima), ma differivano nel giudicare se vi fossero obiezioni teologiche al fatto che i processi evolutivi potessero aver avuto un ruolo nell’origine del primo corpo umano.

Vi erano anche divergenze riguardo alla rilevanza della selezione naturale e all’ampiezza della discendenza comune, la prima d’altra parte era ancora una questione scientifica aperta negli anni ’20.

Le principali opere di evoluzionismo cattolico furono generalmente ben accolte dai cattolici americani. John Zahm, sacerdote della Congregazione di Santa Croce, fu invitato dalla Congregazione dell’Indice dei Libri Proibiti a ritirare dal commercio il suo “Evolution and Dogma” (1896), ma non lo fece.

Altri libri, sia precedenti che successivi, circolarono senza restrizioni e tutti provvisti di imprimatur. Tra i più accolti: The Berlin Discussion of the Problem of Evolution (1909) e Modern Biology and the Theory of Evolution (1910) di Erich Wasmann, così come Darwinism and Catholic Thought (1922) del sacerdote-geologo belga Henry de Dorlodot.

Ho trattato questo in dettaglio in Origins of Catholic Evolutionism (The Catholic University of America Press 2025).

Naturalmente, vi erano anche espliciti oppositori cattolici dell’evoluzionismo.

 

L’evoluzionismo tra cattolici e protestanti

DOMANDA – E tra cattolici e protestanti vi furono differenze sull’evoluzione?

RISPOSTA – Penso di no, né riguardo all’evoluzione né riguardo alla legislazione anti-evoluzionista. Sia tra i cattolici che tra i protestanti c’erano persone più aperte e persone più diffidenti.

Forse la maggior parte dei cattolici era più propensa ad accettare un linguaggio figurato nella Scrittura rispetto ad alcuni protestanti. Dopotutto, i cattolici potevano fare affidamento sul magistero nei momenti di controversia. Ma pochi protestanti degli anni ’20 (anche tra quelli contrari all’evoluzione) arrivavano ad affermare una creazione in sei giorni o l’idea di una Terra giovane.

All’estremo opposto, alcuni protestanti inserirono la loro adesione all’evoluzionismo all’interno di un più ampio modernismo teologico, in un modo che gli evoluzionisti cattolici non avrebbero fatto.

 

DOMANDA – Quindi il processo alla scimmia non fu condiviso da tutti i protestanti?

RISPOSTA – Sebbene sia corretto dire che la campagna di Bryan, che portò al Butler Act e al Processo Scopes, fu un progetto di matrice protestante, va anche notato che, sebbene fu sostenuta con forza da alcuni protestanti, fu osteggiata con altrettanta forza da altri.

Tra i cattolici, non fu una questione vissuta con la stessa intensità.

 

Le guerre sull’evoluzione biologica

DOMANDA – Guardando al contesto attuale, quale lezione può trarre la comunità cattolica dal “processo alla scimmia” nel rapporto tra ricerca scientifica e fede?

RISPOSTA – La lezione più importante è forse quanto facilmente la storia possa essere distorta al servizio di un’ideologia.

Il processo viene troppo spesso utilizzato dai polemisti antireligiosi per sostenere l’idea che il rapporto tra scienza e religione sia fondamentalmente conflittuale.

Ho risposto a quella che ho definito la “Tesi del Conflitto” (Warfare Thesis) nel mio libro The War That Never Was (Cascade Books 2020), dove ho sostenuto che, in realtà, alla base del Processo Scopes non ci fu una guerra tra scienza e religione.

Al contrario, fu una guerra tra evoluzionisti e anti-evoluzionisti -con la presenza dei cristiani su entrambi i fronti — e un’altra guerra tra atei militanti e cristiani — con la presenza di evoluzionisti su entrambi i fronti.

 


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Autore

La Redazione

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13 commenti a Il “processo alla scimmia” e il ruolo della Chiesa cattolica

  • Katy ha detto:

    Interviste sempre di grande valore, mi pare però che il tentativo di Kemp di “salvare” i protestanti dall’opposizione all’evoluzionismo sia fin troppo ecumenica. O forse bisogna intendere che all’inizio del ‘900 i creazionisti protestanti furono molti meno di quanti ce ne sono oggi? Perché basta farsi un giro su alcun gruppi telegram legati alla Riforma per vedere orde di profili che “confutano l’evoluzione”.

  • Delio stiatti ha detto:

    Beh trovo molto divertente questo dibattito “”della scimmia”.Trovo anche molto divertente il “compromesso storico” della Chiesa Cattolica su questo argomento fondamentale.Brevissimamente e specificatamente:Studi recentissimi(negli Usa,)che avrebbero dovuto dimostrare definitivamente la totale “parentela” con le “cosiddette scimmie “al contrario hanno dimostrato “parentela si”,ma non cosi accentuata.Dunque allora parliamo un po’ anche del cosiddetto nostrodeèèèèÈ tutto

    “antenato”(65 milioni di anni ) cioe’ di Purgatorius.Se vi va ‘ almeno accenniamolo.Saluti

  • Avena ha detto:

    Perché viene detto che il Processo Scopes non fu una guerra tra scienza e religione se viene contestata l’evoluzione (incompatibile con la creazione dell’anima dice il filosofo) a causa della bibbia ?

    • Woody ha risposto a Avena:

      No, credo intenda che viene contestata la spiegazione interamente evoluzionista come spiegazione, quella di tipo materialistico

  • Paolo Giosuè ha detto:

    La fede cattolica, fin dalle sue origini, proclama che Cristo è il principio e il fine della creazione: “Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui” (Col 1,16).
    Questa prospettiva, cara a pensatori come Vladimir Solov’ëv e al card. Giacomo Biffi, pone il Verbo incarnato come Alfa e Omega della storia, origine e compimento dell’umanità.

    Ogni uomo — credente o non credente — esiste in riferimento a Cristo, come “abbozzo” che trova la propria pienezza nel Cristo glorificato. Non siamo il prodotto casuale di processi ciechi, ma creature volute fin dal principio a immagine del Figlio.

    Se Dio, nel Suo atto creativo, infonde direttamente l’anima spirituale, nulla vieta di pensare che Egli abbia formato anche il corpo umano nella sua piena dignità fin dall’inizio. Questo non è un rifiuto della scienza, ma il riconoscimento che le teorie evolutive attuali — pur affascinanti — non raggiungono nemmeno il livello probabilistico di certezza scientifica, e non possono sostituire la visione rivelata.

    In un’epoca che tende a ridurre Cristo al traguardo di un’evoluzione impersonale, l’unicotalità ci ricorda che Egli è anche l’Origine. La creazione non è un’opera incompiuta in cerca di senso, ma una tela già segnata dal disegno divino, nella quale la Redenzione è inscritta fin dall’inizio.

    Anche se da sempre dico che è ridicola l’evoluzione, motivandola con i dati sperimentale: l’esito delle macromutazioni sugli umani, della incompatibilità con la biofisica, trovo misterioso che non sono mai stato confutato e a quanto sia difficile accettare il fatto che gli ominidi erano specie estinte e che Dio è capace di crearci davvero a immagine somiglianza del “principio femminile” della storia della salvezza: la divina Sofìa , la “Provvidenza” del Pueblo Fiel caro a Papa Francesco, l’umanità santissima di Cristo, la Vergine Maria, la Chiesa.

    • Avena ha risposto a Paolo Giosuè:

      Tutto questo non è presente nella bibbia, non è scritto da nessuna parte che il messia sia “figlio di dio” e che sia alfa e omega al posto di Dio ecc. Le persone *sono a immagine di dio* , non del Cristo! Inoltre se le anime sono create e infuse da dio *non potrebbero essere contaminate dal peccato originale* (concetto anch’esso assente nella bibbia).
      Le teorie evolutive sono un fatto, tutto quello che hai detto tu, no. La storia umana, le varie specie di ominidi che si sono succedute e la mancanza di un “primo uomo”, sono tutte prove che la dottrina cristiana non è compatibile con la scienza.
      Cos’è la “biofisica”!? Che intendi con l’esito delle “macromutazioni” sugli umani? Sembri un pò confuso caro Giosuè!

      • Paolo Giosuè ha risposto a Avena:

        Adesso veniamo ai punti tecnici.
        Lei afferma che gli esseri umani derivano dalle scimmie, il che implica un’evoluzione fluida e continua. Tuttavia, lo stesso Darwin distingue tra “derivare”, nel senso di appartenenza alla stessa classe o genere, e la vera e propria discendenza di specie. Per lui, le specie sono distinte e le trasformazioni implicano solo “micromutazioni” – piccoli cambiamenti intraspecifici – piuttosto che “macromutazioni” o salti improvvisi tra specie. Nella logica di Darwin, tali salti, se si verificano, richiedono una causa esterna – un intervento divino piuttosto che il semplice caso. Inoltre, la genetica moderna conferma che i cambiamenti nel numero di cromosomi, necessari per un salto da una specie all’altra, sono quasi sempre letali o producono sindromi incompatibili con la sopravvivenza o la riproduzione. Questo mette in discussione l’idea che gli esseri umani si siano semplicemente evoluti dalle scimmie attraverso mutazioni graduali e non guidate. Tali prove sono, pertanto, ammesse e non concesse, del tutto coerenti con l’idea che la complessità e l’origine della vita indichino un Creatore guida – una prospettiva pienamente compatibile con la dottrina cristiana.

        Inoltre, il secondo e il terzo principio della termodinamica – in particolare l’entropia, che governa la naturale tendenza al disordine – spiegano perché i sistemi non diventino spontaneamente più complessi o ordinati senza un apporto esterno di energia e informazione. Questa realtà fisica rende ancora meno plausibile che sistemi biologici altamente ordinati, come quelli presenti negli organismi viventi, possano nascere per puro caso da origini più semplici.

        Come ha osservato il fisico Antonino Zichichi, non esiste un’equazione che descriva l’origine della vita o la cosiddetta Evoluzione Biologica della Specie Umana, né esistono esperimenti di laboratorio riproducibili che la confermino – le due condizioni essenziali richieste da Galileo affinché una teoria possa essere definita scienza. Senza di esse, ciò che abbiamo sono parole, non scienza, e le parole da sole non possono rivendicare l’autorità della dimostrazione galileiana. Finché una tale teoria non può essere formulata matematicamente e verificata sperimentalmente, il suo status rimane quello di un’ipotesi – per quanto ampiamente ripetuta nella “cultura dominante”.

        E forse il punto è riassunto al meglio dalla gentile ironia del genetista Jérôme Lejeune:
        “Ho sentito molti professori universitari lamentarsi del fatto che i loro figli adolescenti assomiglino a piccole scimmie, ma non ho mai sentito una madre scimmia dire lo stesso di suo figlio che intraprende una carriera universitaria.”

    • shiva ha risposto a Paolo Giosuè:

      Il “Processo della scimmia di Scopes” è una prova concreta dell’incompatibilità del cristianesimo con la Scienza e quindi della sua falsità. Infatti nessun cristiano può essere favorevole all’evoluzione, come stabilito anche da papa pioXII, dimostrando che la dottrina cristiana è falsa e quindi che dio non esiste:

      i figli della Chiesa non godono affatto della medesima libertà. I fedeli non possono abbracciare quell’opinione i cui assertori insegnano che dopo Adamo sono esistiti qui sulla terra veri uomini che non hanno avuto origine, per generazione naturale, dal medesimo come da progenitore di tutti gli uomini
      […]
      il peccato originale, che proviene da un peccato veramente commesso da Adamo individualmente e personalmente, e che, trasmesso a tutti per generazione, è inerente in ciascun uomo come suo proprio (cfr. Rom. V, 12-19; Conc. Trident., sess. V, can. 1-4).

      Ovviamente non esiste il primo uomo (o il primo fiore, o il primo gatto ecc.), il peccato non è una molecola che si trasmette col sesso (che pergiunta sarebbe anche un errore nella creazione di dio!!), ecco dimostrato che Scienza e fede sono incompatibili e che il cristianesimo è una falsa religione, al servizio del potere materiale del clero!

      alla base del Processo Scopes non ci fu una guerra tra scienza e religione

      Il “Processo della scimmia di Scopes” mise alla prova una legge approvata il 13 marzo 1925, la quale vietava, in ogni struttura scolastica finanziata dallo Stato del Tennessee, l’insegnamento di “qualsiasi teoria che nega la storia della Divina Creazione dell’uomo, come insegnata nella Bibbia, e che insegna invece che l’uomo discende da animali di ordine inferiore”.

      • Gian-Antonio ha risposto a shiva:

        Lei parte da un dogma, e cioè che tutto ciò che sia contrario alla Scienza sia falso, poiché la Scienza è infallibile ed è dunque oggetto di venerazione e obbedienza in quanto Verità assoluta. Dunque, essendo all’origine della scienza il pensiero dell’uomo,l’uomo dovrebbe essere a sua volta infallibile, ciò che un approccio scientifico dimostra facilmente una precondizione inesistente

  • Paolo Giosuè ha detto:

    Rispondo alle due obiezioni:
    I veri problemi vanno oltre la scienza o la religione (considerata in senso profano, come virtù naturale; il cristianesimo non è una religione, ma l’unitotalità di Cristo, principio, centro e fine della storia, in senso quindi paolino, bonaventuriano e agostiniano): sono metafisici.

    La scienza ci dice “come funziona”, ma non può dirci “cosa è” dovrebbe essere. L’etica dipende da cosa significa essere umani, e cosa significa essere umani dipende dalla metafisica, dalla natura fondamentale della realtà.

    Se fossimo solo scimmie intelligenti, allora i nostri valori potrebbero non essere altro che istinti di sopravvivenza. Ma se siamo fatti a immagine di Dio – corpo e anima uniti, non due cose separate – allora la dignità umana e la moralità hanno un fondamento che va oltre la biologia.

    Il pensiero moderno, informato dal cogito cartesiano e dalla dialettica immanente di Hegel, divide corpo e anima, vedendoci come semplici animali o puri spiriti (set up) in lotta ( upset ) e riconciliazione infinita (reset), come una tela di Penelope, neopagana.
    Ma la filosofia cristiana classica – con Aristotele e Tommaso d’Aquino – ha insegnato che siamo un’unica natura umana integrata. Questa visione fonda la nostra etica e la nostra speranza.

    La tecnologia e la scienza sono potenti, ma non possono darci un significato o dirci cosa è bene. Senza un fondamento metafisico, la scienza rischia di diventare solo numeri senza anima – quantità senza qualità. Ecco perché fede e ragione vanno di pari passo, e perché l’insegnamento della Chiesa rimane attuale anche oggi.

    Questo possa essere fonte di confusione o di controversie, perchè Cristo non è venuto a portare la pace, ma la guerra ( contro il diavolo, il divisore, il relativismo , che da Protagora alla sentenza della Corte suprema USA del 1992 -Casey decision – informa tutta la storia della ribellione al Padre) ma la domanda rimane: la scienza non può spiegare da sola la storia umana, come le parole non sono scindibili dal significato, le note dalla musica, il corpo dall’anima, le opere della fede dalla fede in Cristo. Questo è il nocciolo della questione, alleluia!.

  • Paolo Giosuè ha detto:

    Nelle discussioni precedenti, mi sembra di trarre alcune ovvie conclusioni: i relativisti possono apparire molto diversi tra loro sul piano caratteriale. Eppure, al di sotto di queste differenze individuali, si possono riconoscere alcuni tratti comuni, che un “assolutista” dovrebbe saper discernere.

    Rabbia aggressiva
    Un tono costantemente polemico, spesso accompagnato da un’irritazione sproporzionata rispetto all’oggetto del dibattito.

    Arroganza superficiale
    Un atteggiamento sprezzante che maschera, in realtà, insicurezza e fragilità. Dopo un confronto serrato, quando le argomentazioni si indeboliscono, subentrano il lamento o il silenzio.

    Manipolazione del discorso
    Una tendenza ad alterare o distorcere i termini della questione, evitando un confronto diretto con la verità della tesi opposta.

    Autocentratura marcata
    Una prospettiva quasi esclusivamente orientata ai propri interessi o punti di vista, con scarsa apertura alla realtà e alle esigenze altrui.

    Scarsa empatia
    Difficoltà a riconoscere o condividere la sofferenza altrui, a volte accompagnata da compiacimento nel provocare disagio.

    Disobbedienza ai principi morali comuni
    Una tendenza a ignorare regole giuste e condivise, preferendo criteri personali di vantaggio o potere.

    Ironia della sorte, tutti questi atteggiamenti finiscono per ritorcersi contro chi li adotta. Il male è sempre autolesionistico: anche in questa vita, l’assenza di verità e di amore genera degradazione interiore e sofferenza.

    Questi tratti, pur tipici di un relativismo ostile, possono avere “echi” anche in noi stessi, a causa della nostra, della mia natura ferita. Per questo è bene riconoscerli, confessarli a un sacerdote cattolico, chiedere guarigione nella preghiera e coltivare le virtù opposte: umiltà, sincerità, empatia, giustizia, rispetto.

    Cristo stesso ci ha mostrato la via: “Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mt 20,28). Nel Cenacolo, chinandosi a lavare i piedi dei discepoli, ha reso concreto l’invito a vivere nel servizio e nella verità.