Lo studio che una femminista non ti farebbe leggere mai

figli femminismoFemministe e figli. L’età giusta per avere un figlio è attorno ai 32 anni, ancora prima se se ne vogliono di più. Rimandare , per la carriera o per altri motivi significa perdere la possibilità di essere madre, troppe donne sono state ingannate dal femminismo. La testimonianza di Lea Melandri.

 

La ricerca è di qualche anno fa ma è comunque utile come opportunità di riflessione per tutte le giovani femministe alle quali viene ancora oggi insegnato che il matrimonio andrebbe rimandato, che i figli bisogna averli dopo la carriera e in quel fantomatico momento in cui “ci si sente pronte” (ma quando ci si sente davvero pronte?), tanto si può rimanere incinte in qualunque momento.

 

Dopo i 32 anni si dimezzano le probabilità di avere figli.

Eppure New Scientist ha reso pubblico uno studio dell’Università di Rotterdam che ha calcolato che il momento migliore per iniziare ad avere un figlio è 32 anni, quando si ha il 90% di possibilità di rimanere incinte. Se si desidera più di un figlio, è meglio iniziare a 23 anni. A 35 anni, invece, le probabilità si saranno già ridotte al 50%. Si ritiene che la fertilità femminile inizi a diminuire a 30 anni, con una caduta più significativa dopo i 35 anni.

 

La diversità tra maschi e femmine, al contrario delle teorie gender.

In barba agli studi gender che sostengono l’uguaglianza e l’intercambiabilità tra maschi e femmine, anche dal punto di vista della fertilità vi sono enormi differenze tra uomini e donne. I primi, infatti, non hanno una crisi di fertilità se non dopo i 40 anni, ha spiegato Allan Pacey, professore di Andrologia all’Università di Sheffield (Regno Unito).

 

Donne ingannate dal femminismo: da Lea Melandri a Emma Bonino.

Quante donne sono state ingannate dall’ideologia femminista! Quante promesse di felicità non mantenute! Quanti rimpianti! La storica femminista Lea Melandri lo ha confessato con un po’ di amarezza: «Col femminismo l’idea di fare figli non si poneva. Non ho mai avuto l’idea della coppia, della famiglia, del matrimonio, della convivenza. Non c’era nemmeno l’idea del “faccio un figlio”, non si poneva nei termini di scelta». Al centro del pensiero femminista c’è solo l’io, il proprio ombelico, i propri diritti, le proprie rivendicazioni, le proprie battaglie, il proprio lavoro, il proprio benessere.

La scelta, prosegue Melandri, era tra «l’essere madre o l’essere donna, la madre e la donna non si integravano. Il femminismo è stato una generazione di figlie che si ribellavano alle madri, e in questo io mi sono ritrovata perfettamente, pensavo che si sarebbe aperto un cammino che sarebbe potuto durare una vita, che questo interrogativo e questa costruzione di sé come persona, come individuo, sarebbero continuati a crescere». Ancora oggi i rimasugli del femminismo, esemplificati da esempi come la bioeticista Chiara Lalli, disquisiscono sull’inesistenza di «un istinto materno, una innata e naturale competenza femminile all’accudimento». Tutte leggende, sarebbero.

Eppure è palese la tristezza di chi davvero ha creduto alle bugie femministe, come quella ben espressa da Rossana Rossanda, storica femminista e fondatrice de Il Manifesto: «Aver avuto figli? Adesso mi sentirei meno sola e sopratutto avrei la percezione di avere tramandato qualcosa di me». Purtroppo, «avevo troppo da fare», l’ideologia ha preteso tutto. «Non sono mai stata moglie, mai madre. Sola lo sono sempre. Sola intimamente, politicamente», si è lamentata invece Emma Bonino. «Piango moltissimo, da sola. Su questo divano. Mi appallottolo qui e piango».

Condividi su:
  • Aggiungi su Facebook
  • Aggiungi su OKNOtizie
  • Aggiungi su Twitter
  • Aggiungi su Windows Live
  • Aggiungi su MySpace

11 commenti a Lo studio che una femminista non ti farebbe leggere mai

« nascondi i commenti

  1. Andrea2 ha detto

    Vergogna! Non infangare così il bellissimo nome Andrea.

    • Flora ha detto in risposta a Andrea2

      Anche l’uso dei nomi dei commentatori è tipico della vecchia, noiosa, barbosa “trollona “, come era stata soprannominata dalla Giovanna, su Tempi.it! Infatti la trollona lì si presentava come “Giovanni ” ! 🙂 🙂 🙂
      E per una anticaglia femminista come lei deve essere proprio uno smacco decidere di usare nomi maschili per sembrare più autorevole ! 🙂 🙂 🙂

  2. Flora ha detto

    Invece, cara “shiva” o cara “andrea” o come ti chiami, la citazione dell’intervista della Bonino è assolutamente in tema.
    Potresti sottoscriverla, vero, immersa come sei nella tua tristissima solitudine, vero ?
    In tanti anni non hai fatto un passo che sia uno verso la realizzazione di te stessa, sempre la stessa aridità, la stessa disumanità: questo non ti dovrebbe far porre delle domande ?

  3. Francesco ha detto

    E sai quanto ce ne frega se non ci sopporti…bacioni :-*

  4. Tommasodaquino ha detto

    “La società civile non vi può e non vi vuole più sopportare.”

    a chi si riferisce in particolare con “società civile”? Lei sarebbe la rappresentante? E quanti sareste? Mi spiega perchè “la società civile” odia così tanto chi non la pensa come lei?

    • Giovanna Fella ha detto in risposta a Tommasodaquino

      La società civile non tollera e non deve tollerare gli intolleranti.
      Non crediate e non speriate che le idee reazionarie, omofobe e antifemministe portate avanti da questo sito e da qualcuno dei commentatori siano condivise dalla gran parte dei cattolici.
      Voi ne siete la minoranza fondamentalista. Qua dentro c’è gente che vorrebbe mettere in carcere le donne che abortiscono e che sostiene le teorie riparative per omosessuali e transessuali. Questo, in una società civile, non accettabile, che vi piaccia o meno.

      • Flora ha detto in risposta a Giovanna Fella

        Brava trollona, stavolta hai preso un nome femminile, anche se di femminile, in effetti, hai ben poco !:-)
        Che ti piaccia o meno !:-)
        ( Che ti piaccia o meno : altra frase ripetuta allo sfinimento ! Che lessico povero, poverissimo ! )

      • Michele ha detto in risposta a Giovanna Fella

        Quindi la tolleranza della “società civile” si applica a coloro che già la pensano come la pensa la “società civile”, poiché chi la pensa in maniera diversa è per definizione intollerante.
        In tal caso non si capisce in cosa consista la tolleranza: anche i fondamentalisti, reazionari, ecc. “tollerano” chi la pensa come loro.
        Ne consegue allora che la “società civile” non è il contrario della reazione, del fondamentalismo, ecc. ma solo una reazione, fondamentalismo ecc. di segno contrario.

    • Flora ha detto in risposta a Tommasodaquino

      Cara trollona, andrea-giovanna fella-shiva, ti stai coprendo di ridicolo, ma questo non è mai stato un problema per te.
      Non datele da mangiare, ragazzi !
      Per quanto mi riguarda, seguirò il mio consiglio ! 🙂

  5. Emanuele ha detto

    …voglio rimanere sul piano prettamente scietifico: milioni di anni di evoluzione non si cancellano con un paio di slogan.

  6. Max De Pasquale ha detto

    C’e’ gente che ti vuole solo insultare. Non gli interessa dialogare, solo criticarti. Puoi provare 100 volte a chiedere loro di essere piu’ ragionevoli. Ma dopo averle provate tutte con costoro, l’unica e’ ignorarli.

    Mi pare che anche S. Paolo dicesse cosi’.

« nascondi i commenti