Cristiani ipocriti? I figli più propensi a diventare atei in giovane età

Giovani e ateismo. Analizzando un gruppo di non credenti è emerso che coloro che hanno abbandonato la fede in giovane età sono figli di genitori “incoerenti” con la loro fede. Si educa solo ciò che si vive in prima persona, altrimenti non si è credibili.

 

Spieghiamo il recente studio in termini “scientifici”: analizzando un campione di 5.153 atei (ex credenti), sono risultati positivamente associati ad un ritardo nell’età dell’entrata nell’ateismo se i loro genitori hanno vissuto modelli comportamentali in coerenza con gli ideali professati. Più semplicemente: i figli osservano, i figli mettono alla prova e non basta insegnare loro cosa è bene e cosa è male, non è sufficiente “educarli alla fede”, non serve limitarsi a mandarli al catechismo se poi i genitori non vivono, per primi, per loro stessi, ciò cui insegnano. Cioè, se i figli non si accorgono che gli stessi genitori vivono la fede cristiana non per abitudine, ma perché ne hanno bisogno, loro per primi. Per dare senso alla loro di vita.

Gli studiosi inglesi hanno comunque commesso un ingenuo errore equiparando i “genitori coerenti” ai “genitori credibili”. Ma la coerenza non è automaticamente sinonimo di credibilità, perché è credibile -seppur non coerente, in linea teorica-, anche un padre o una madre che sbaglia, sa di sbagliare e si rialza perché anche nell’errore continua ad affermare un ideale più grande. E, anche questo, i figli e i giovani lo osservano e sanno distinguere l’ipocrisia del moralista dal peccatore che chiede perdono e riparte.

All’inizio di quest’anno, uno studio ha pubblicato un sondaggio che ha rilevato come la Generazione Z (i nati nel periodo 1996-2010) è la meno cristiana nella storia americana (e occidentale), con 4 adolescenti su 100 che esprimono una visione del mondo vicina a quella evangelica. Ma non sono i giovani ad essere cambiati, è lo scetticismo esistenziale con cui vivono gli adulti -sopratutto la generazione successiva al ’68- che è dilagante.

Uno studio che è un monito importante per noi credenti. Perché educare ed educare alla fede non significa far apprendere le buone maniere o insegnare a memoria i dieci comandamenti, ma comunicare il senso della vita attraverso la realtà quotidiana vissuta. Si educa solo ciò che si è, e se non si è, allora le conseguenze verso i giovani saranno disastrose. Non solo se ne andranno, ma si convinceranno dell’ipocrisia e dell’irrilevanza dell’educazione cristiana divenendo scettici a loro volta ed insegnando lo stesso ai loro futuri figli.

La redazione

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7 commenti a Cristiani ipocriti? I figli più propensi a diventare atei in giovane età

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  1. Stefano Parodi ha detto

    Si è ciò che si crede, che è diverso da ciò che si DICE di credere e da ciò che si FINGE di credere per questioni di mimesi sociale. Andiamo!

    La “fede” non esiste, quello che credi davvero lo credi davvero, tutto il resto è costume tribale. E una vera idea del mondo e della vita te la fai nei decenni e con la speculazione, non certo con l’imitazione scimmiesca e con i dogmi.

    Non stupitevi. I bambini ci vedono bene, non sono ancora stati accecati.

    • Alessandro ha detto in risposta a Stefano Parodi

      Stefano rispetto il tuo punto di vista, è l’esperienza di una persona che non ha incontrato la “fede” e probabilmente ha incontrato molti cristiani ipocriti. La mia esperienza però è che fede non è credere. È sapere, sentire ed avere riscontri continui nella vita quotidiana. Ma come ogni cosa va nutrita. La fede non sempre arriva a comando quando lo decidiamo noi, anzi è la pretesa di avere tutto a comando che è un ostacolo (Quanti credono che Dio sia una sorta di genio della lampada che debba soddisfare tutte le nostre pretese?), tante volte arriva quando meno ce lo aspettiamo, quando neanche la chiediamo o la vorremmo. E questo fa la differenza tra un cristiano “per mimesi sociale” e un cristiano autentico.

  2. I figli che diventano atei piano piano e a volte con esperienze troppo avventurose avranno un battesimo dalla vita stessa!

  3. Bueno ha detto

    i figli mettono alla prova e non basta insegnare loro cosa è bene e cosa è male, non è sufficiente “educarli alla fede”, non serve limitarsi a mandarli al catechismo

    I genitori non educano i figli alla fede, la impongono con la forza.

    Un bambino non solo non può rifiutarsi di andare al catechismo nè tantomeno di essere battezzato, ma non ha nessuno strumento critico nè culturale per valutare nulla. Gli adulti abusano della condizione del bambino alla stessa stregua della pedofilia.

    Tutto questo presto verrà pubblicamente denunciato, preparatevi a qualche altro bel referendum.

    Siete su un binario morto.

    • Roberto Di Marco ha detto in risposta a Bueno

      Shiva101, per l’ ennesima volta: l’ imposizione con la forza è solo dentro la tua testa. Ciao

    • Alessandro ha detto in risposta a Bueno

      Bueno, a che ci sei denuncia anche tutto quello a cui i bambini oggi sono ingiustamente esposti come la pubblicità o i programmi per bambini che non hanno contenuti per bambini. I bambini oggi sono esposti a contenuti inadatti alla loro età senza avere la capacità critica nè culturale per valutarli adeguatamente. Facciamo un bel referendum pure su questo su.

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