«Asia Bibi, la Lombardia è pronta ad accoglierla se dovrà scappare»

Regione Lombardia e Asia Bibi. Il consiglio regionale promette di ospitare la donna cattolica pakistana in caso di assoluzione dall’assurda accusa di blasfemia. Una nota sul silenzio prudente della Santa Sede. Aggiornamento 31/10/18: Asia Bibi è stata assolta!!.

 

Il Consiglio regionale lombardo si è esposto, ha fatto una promessa chiara: «Se Asia Bibi verrà liberata, dovrà comunque lasciare il Pakistan insieme ai suoi familiari per evitare le inevitabili ritorsioni dei fondamentalisti islamici: in tal caso la nostra istituzione regionale è pronta a fare tutto ciò che sarà necessario per accoglierla e garantirle ospitalità sul territorio lombardo».

Parole che aspettavamo, affermate dal presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi e condivise all’unanimità da tutte le forze politiche. Si parla di Asia Bibi, la donna cattolica di 53 anni imprigionata dal 2010 e condannata all’impiccagione in Pakistan con l’accusa di aver offeso l’Islam e la cui sentenza dovrebbe arrivare entro qualche mese. All’inizio di ottobre alcuni estremisti musulmani legati al partito Tahreek-e-Labbaik (TLP) hanno minacciato una morte “orribile” per i giudici della Corte Suprema pakistana se voteranno a favore della libertà della donna.

Regione Lombardia è giustamente ottimista anche se c’è la possibilità che la donna venga condannata a morte e qualora «la decisione finale dei giudici pakistani dovesse accogliere le richieste dei fondamentalisti islamici e condannare a morte Asia Bibi», ha proseguito Fermi, «sul Pakistan resterà una macchia indelebile difficile da cancellare e che non potrà non avere inevitabili ripercussioni a livello internazionale». Anche in questo caso c’è troppo ottimismo, purtroppo temiamo che a parte dichiarazioni di facciata non ci sarà alcuna conseguenza, così come non c’è nessuna mobilitazione europea ed internazionale oggi.

Un’eccezione è un altro italiano, Antonio Tajani, presidente dell’Assemblea all’Europarlamento, che ha dichiarato in queste ore: «Noi dobbiamo affermare che Asia Bibi è in prigione in Pakistan solo perché è cristiana. La condanna di Asia Bibi va contro i diritti umani e noi vogliamo difendere ovunque i diritti umani».

Al di fuori dell’Italia e di alcune associazioni cristiane occidentali, invece, non c’è attenzione per la vicenda e per alcuni anche in Vaticano sembra che vinca il silenzio. E’ vero, il Papa chiede spesso di fermare le persecuzioni dei cristiani ma non interviene nel caso specifico di Asia Bibi. Come mai? Lo ha spiegato Vittorio Messori con un paragone geniale: «è curioso, proprio coloro che lodano (e giustamente) la prudenza di Pio XII verso coloro che seguivano il Mein Kampf, si lagnano della prudenza del suo attuale successore soprattutto verso coloro che seguono, fino alle estreme conseguenze, un altro libro, il Corano». Questo porta «ora Bergoglio a non ignorare il problema, ma a muoversi con prudenza obbligata. Obbligata, certo, come fu sempre quella ecclesiale coi tanti persecutori della storia: non dimenticare ma, al contempo, tutelare le pecorelle minacciate dai lupi, cercando di porre limite alla loro ferocia o con trattati o, almeno, non eccedendo con la protesta pubblica. Facili, edificanti, virtuose le altisonanti denunce al riparo delle mura vaticane. Non altrettanto benvenute per chi debba poi, in lontani Paesi, subirne la conseguenze».

Un giudizio che trova conferma dal decano dei vaticanisti statunitensi, John L. Allen, il quale ha giustamente scritto: «Papi e funzionari del Vaticano hanno sempre pesato le parole con attenzione, per paura che dire qualcosa di provocatorio possa peggiorare le cose. In questo contesto si apprezza il fatto che il Vaticano possa preferire operare dietro le quinte». E che vi sia un lavorìo diplomatico nascosto prudentemente ai media lo ha confermato la stessa Asia Bibi, quando ha rivolto a Francesco queste parole: «ti esprimo tutto il mio ringraziamento per la tua vicinanza». Evidentemente percepisce una vicinanza da parte della Santa Sede, seppur occultata per motivi di prudenza.

D’altra parte, un conto sono le volenterose dichiarazioni di Alessandro Fermi, esponente politico di una regione italiana, un altro gli interventi del capo della Chiesa cattolica, che verrebbero subito lette come atto di sfida e di indebita ingerenza da parte dei giudici islamici, già ora sotto minaccia da parte dei gruppi radicali.

La redazione

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