«Grazie alle migrazioni il cristianesimo non morirà». Parla il prof. Jenkins

Migrazioni in Europa e il futuro del cristianesimo. Lo storico delle religioni Philip Jenkis ha osservato che laddove il cristianesimo rischia di scomparire, come in Europa, riuscirà a rinascere grazie all’emigrazione di tanti fedeli provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente, dove i tassi di fertilità stanno esplodendo.

 

The New Anti-Catholicism (Oxford University Press 2003) è un libro che ha cambiato la mentalità di molti. L’autore è un celebre storico delle religioni, Philip Jenkis, cristiano episcopale non troppo devoto (almeno allora), il quale osservò che «l’anti-cattolicesimo è l’ultima forma di pregiudizio bigotto e razzista socialmente accettato». Nelle scorse settimane Jenkis, docente alla Baylor University e alla Pennsylvania State University, è stato ospite al Meeting di Rimini.

Jenkis si è confrontato ieri con il giovane card. Luis Antonio Gokim Tagle, arcivescovo di Manila (video più sotto). A tema c’è il passato, il presente e futuro del cristianesimo inteso come diffusione demografica. «Il cristianesimo stava per finire nel 1800, e poi nel 1640 al tempo delle grandi guerre di religione», ha spiegato Jenkis. E’ stato dato per morto tante volte ma «Gesù ha detto che questa Chiesa continuerà fino alla fine dei secoli». Sbaglia, infatti, chi collega il cristianesimo all’Europa: «i cristiani stanno passando dall’Europa all’Africa, all’Asia e all’America Latina. Nel 1900, il 66% dei cattolici vivevano in Europa, nel 2050 passeranno al 16%. Però i cattolici europei includeranno anche molte persone africane e latinoamericane, è il cambiamento più grande dopo la Riforma protestante. Nel 2050 i Paesi più cristiani saranno il Brasile, Messico, Filippine e sopratutto l’Africa: Congo, Nigeria, Uganda. Una Chiesa composta da tutte le razze, una visione biblica».

Impressionanti i numeri che l’eminente studioso offre proprio per l’Africa: «nel 1900 c’erano 10 milioni di cristiani di tutti i tipi, oggi ce ne sono 500 milioni. Nel 2050 ci sarà 1 miliardo di cristiani africani. Il cambiamento più radicale nella storia della religione. Parliamo specificamente del cattolicesimo: nel 1900, l’Africa aveva meno di 2 milioni di cattolici, oggi ce ne sono 200 milioni e nel 2050 ce ne saranno 460 milioni. Ciò significa che nel 2030 ci saranno più cattolici in Africa che in Europa». Ma i numeri sono affidabili? No, non lo sono: sono certamente sottostimati. «Nei Paesi africani», ha proseguito il prof. Jenkis, «le persone che si dichiarano cattoliche sono molto più numerose di quelle ufficiali: la Chiesa, infatti, sottostima del 20% il loro numero, perché è troppo occupata a battezzare le persone che a contarle».

Quali sono i motivi di questi cambiamenti epocali? Molto è dovuto alle conversioni, che ci sono continuamente. Ma è sopratutto il tasso di fertilità: «le persone nel Nord del mondo hanno sempre meno bambini, nel Sud (Africa, Asia), hanno molti più bambini. Questi tassi sono strettamente legati all’impegno verso la religione da parte delle persone. Se il tasso di fertilità è del 2,1,  allora la popolazione stabile, se è più alto c’è una popolazione crescente e noi vediamo che crescono anche i tassi di religiosità. Se la fertilità è minore, allora la società è anche più laica, meno religiosa (la riduzione del tasso di fertilità è iniziata nel 1960). Che legame c’è tra fertilità e religiosità? Non lo sappiamo, forse quando si dimenticano i bambini ci sono meno modi per legarsi alla Chiesa: non si mandano i figli al catechismo, ecc. Ma se c’è una cosa certa è che il tasso di fertilità è legato alla religiosità della società. E’ una magia sociologica. Questi tassi di fertilità stanno calando in Paesi come India, Marocco, Iran e Algeria, che verranno perciò colpiti dalla laicizzazione. La Nigeria, al contrario, sarà uno dei Paesi più cristiani, lo stesso l’Etiopia e tutto il Golfo arabo».

Ma dove vivranno queste persone, questi nuovi cristiani? La risposta di Jenkis è scomoda per molti: «Molti cristiani (ma anche musulmani) andranno nelle società dell’invecchiamento, dove non ci saranno abbastanza persone per lavorare: verranno in Europa e negli Stati Uniti. Ci saranno decine di milioni di nuovi cristiani, e saranno migranti. Tanti Paesi arabi hanno molti cristiani grazie alle migrazioni perché non hanno eretto muri, oggi questi Paesi hanno una popolazione cristiana pari al 10-15%. Alcuni Paesi, tra cui quelli islamici, vivranno una laicizzazione ma in generale il mondo cristiano è in fortissima espansione, una creatura in fortissima espansione». Prima di dare morto il cristianesimo, si guardi al di fuori dell’Europa, ma anche alla sua storia: «Il cristianesimo può rischiare di scomparire, certo, ma rinasce sempre. E’ come la resurrezione», ha concluso lo storico americano. «Pensiamo alla Cina: lì è morto quattro volte ma oggi è più forte che mai».

Significativa anche la conclusione del card. Tagle, che si riallaccia all’esposizione del prof. Jenkis: «Sento dire che la Chiesa italiana è stanca. Ma stanca di che? Ripetere che siamo stanchi, siamo vecchi, fa diventare realmente stanchi e vecchi! Si, c’è qualcosa di vero in questo lamento ma dobbiamo anche vedere i segni della giovinezza. Per esempio, partecipai ad una messa domenicale a Milano invitato dal card. Scola e trovai 20mila filippini: la chiesa non è vecchia, la giovinezza possiamo trovarla nei migranti. Se si includono loro, allora non è stanca! E’ molto giovane!».

 

Qui sotto il video dell’incontro

La redazione

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