Giornalista pro-life sotto scorta dopo minacce di morte, torna la violenza abortista

Aborto e violenza. La giornalista Denise McCallister è tuttora protetta dalla polizia in un luogo segreto dopo la quantità di minacce alla vita ricevute a seguito di un suo tweet contro l’interruzione di gravidanza. Numerosi arresti si sono verificati nei giorni scorsi per altrettanti casi simili.

 

E’ stata vittima di uno stupro e da quel giorno ha conosciuto tante donne che hanno vissuto la stessa brutale esperienza. Molte di esse sono rimaste incinta, dopo quel terribile giorno, e tuttavia hanno scelto di portare a termine la gravidanza. Denise McAllister, giornalista di Fox News, ha stimato a tal punto tale decisione che è diventata una attiva militante pro-life.

Recentemente ha scritto un tweet: «Alla base dell’isteria dell’aborto c’è il desiderio sconvolto delle donne per il sesso irresponsabile. Il sesso è il loro dio. L’aborto è il loro sacramento», ha twittato. «E’ aberrante quando le donne decidono di gettarsi dalle vette della forza civilizzatrice del mondo nella melma e nel fango della depravazione disumanizzante».

Parole dure e forti, forse troppo, che però non possono giustificare quanto è accaduto in seguito. Un’ondata di violenza l’ha investita, fatta da insulti ed esplicite minacce di morte. «Sono messaggi privati, in particolare, in cui gli autori mostrano di sapere dove vivo», ha raccontato McAllister. «Minacce di stupro e strangolamento. Ho appena parlato con la polizia».

La giornalista ha dovuto nascondersi assieme alla sua famiglia in un luogo sicuro e ha ottenuto la scorta armata della polizia. Questo significa che le forze dell’ordine hanno valutato come credibili le minacce del mondo pro-choice. Intervistata dalla stampa, McCallister ha spiegato con altre parole il senso del suo tweet: «Non puoi semplicemente mettere fine ad una vita umana solo perché non hai voluto essere responsabile delle tue azioni, solo perché hai dato un valore più alto al fare sesso che alla vita umana».

A tema comunque ritorna l’incredibile espressione di violenza ed intolleranza degli attivisti dell’aborto. Guardiamo cosa è accaduto soltanto nei mesi scorsi. Solo pochi giorni fa è stato arrestato Laurence Wayne Key, un volontario di Planned Parenthood -la catena di cliniche abortiste più grande degli USA- per aver minacciato di uccidere i figli di un membro del Congresso, un deputato pro-life. Lo stesso è accaduto all’inizio di agosto quando la polizia ha arrestato Dereal Finklin che a sua volta ha minacciato la vita del deputato repubblicano Chris Smith, preso di mira a causa delle sue idee a favore della vita.

Pochi giorni dopo la polizia ha arrestato Kevin M. Brooks, un uomo che ha puntato un fucile addosso ad un manifestante pro-life fuori dalla Hope Clinic for Women, una clinica abortista a Granite City. A dicembre, una ragazza di 15 anni è stata presa a pugni in faccia e gettata a terra da un attivista pro-choice fuori da una clinica abortista a Roanoke (Virginia). Minacce fisiche, con tanto di coltello, si sono verificate in California e in Florida. Più volte abbiamo documentato questa escalation di violenza ai danni di chi difende la vita umana.

«Ogni paese che accetta l’aborto non sta insegnando alla sua gente ad amare, ma ad usare la violenza per ottenere quello che vuole», scrisse Madre Teresa di Calcutta.

La redazione

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