Sindone, il resoconto della datazione pubblicato su Nature diceva il falso


 
di Andrea Tornielli
La Stampa, 03/05/2018
 

A trent’anni dalla datazione della Sindone con la tecnica del radiocarbonio (i cui risultati apparvero nel 1989 in un resoconto su Nature), emergono nuovi dubbi sull’affidabilità di quel risultato, secondo il quale il lenzuolo che porta impressa l’immagine del corpo di un uomo flagellato e crocifisso come Gesù sarebbe in realtà un tessuto risalente all’epoca medioevale.

Se n’è parlato all’incontro annuale del comitato scientifico del Centro Internazionale di Sindonologia, il 5 e il 6 maggio a Chambéry, in Savoia, con medici, fisici, chimici, storici e biologi internazionali. Tra questi Paolo Di Lazzaro, dirigente di ricerca dell’Enea di Frascati, che nel suo intervento ha ricordato come «il calcolo che trasforma il numero di atomi C-14 nell’età di un tessuto» presenti «maggiori incertezze rispetto ad altri campioni solidi (ossa, manufatti, etc.) a causa della maggiore permeabilità del campione tessile agli agenti esterni (digestione batterica, muffe, sporcizia)».

Non è un caso, spiega di Lazzaro, che Beta Analytic, una delle ditte più rinomate per la datazione C-14, sia oggi prudente riguardo l’affidabilità della datazione dei tessuti con questa tecnica, «riconoscendo che i campioni tessili necessitano di maggiori precauzioni rispetto agli altri materiali». In particolare, Beta Analytic dichiara che «la datazione di tessuti si effettua solo nell’ambito di una ricerca multidisciplinare», e che «i campioni prelevati da un tessuto trattato con additivi o conservanti generano un’età radiocarbonica falsa». La Sindone in passato è stata in contatto con materiali conservanti e anti-tarma, che potrebbero dunque aver falsato la datazione.

Lo scienziato dell’Enea contesta anche la determinazione con la quale a suo tempo, dalle colonne della rivista Nature, i tre laboratori coinvolti nella datazione presentarono la loro ricerca come «prova definitiva»: parole inusuali per un articolo scientifico, dato che «nei secoli, la scienza è progredita mettendo in discussione i risultati acquisiti in precedenza». Gli interrogativi aumentano, spiega Di Lazzaro, anche perché i tre laboratori che eseguirono la datazione 30 anni fa «si sono sempre rifiutati di fornire l’esatta distribuzione dei dati grezzi. Si tratta dell’unico caso a mia conoscenza in cui gli autori di un articolo si rifiutano di fornire i dati che possono permettere ad altri scienziati di ripetere il calcolo e verificare se è stato fatto correttamente».

Entra qui in gioco una seconda significativa ricerca, quella di Marco Riani, statistico e professore di Tecniche di ricerca ed elaborazione dati all’Università di Parma. Analizzando i dati pubblicati su Nature aveva scoperto un’età che in modo anomalo «aumenta costantemente a mano a mano che ci si sposta da un pezzettino all’altro adiacente», un fatto che «suggerisce la presenza di una contaminazione che può aver falsato i risultati». Riani aveva inoltre scoperto che l’analisi statistica «fornisce risultati coerenti solo distribuendo i dati su tre dei quattro lembi consegnati ai laboratori per le misure». Questo significa che solo tre lembi di lino furono datati nel 1988, e uno dei due lembi consegnati al laboratorio di Tucson non venne in realtà mai datato. «Di conseguenza – spiega di Lazzaro – scopriamo che sull’articolo di Nature è dichiarato il falso: non è vero che tutti i lembi sono stati datati». La ricerca di Riani ha costretto nel dicembre 2010 il professor Timothy Jull, responsabile del laboratorio di Tucson, a mostrare per la prima volta la foto di uno dei due lembi di Sindone ricevuti dal suo laboratorio 22 anni prima, e mai usato.

«Questo fatto da solo – conclude Di Lazzaro – dimostra più di mille parole la mancanza di trasparenza e la scarsa deontologia professionale» con cui venne eseguita la datazione. La Sindone di Torino, quell’immagine che nessuno è ancora riuscito a riprodurre, rimane dunque un mistero.

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7 commenti a Sindone, il resoconto della datazione pubblicato su Nature diceva il falso

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  1. giuliano ha detto

    SE c’è stata “scorrettezza” c’è stata anche poca furbizia. Potevano almeno far ricadere la data di creazione del lenzuolo in anni un po’ più a ritroso nel tempo rispetto agli anni in cui si può dar per certo che la Sindone esisteva.

    • lorenzo ha detto in risposta a giuliano

      Più che scorrettezza o poca furbizia, io credo ci sia stata una certa dose di quella supponenza tipica degli scienziati non credenti che considerano la religione una superstizione d’altri tempi: il fatto stesso di non voler pubblicare integralmente i dati grezzi e di non voler specificare perché determinati risultati di misurazioni sono stati presi in considerazione ed altri scartati, non depone certamente a loro favore.

      • andrea g ha detto in risposta a lorenzo

        Credo proprio lei abbia ragione, Lorenzo.
        La supponenza corrisponde poi alla disonestà intellettuale,
        al non voler ammettere di essersi sbagliati (e già sperando
        che l’errore sia avvenuto in buona fede).

  2. Ravecca Massimo ha detto

    Il più grande artista è Gesù di Nazaret, se la Sindone di Torino è un suo autoritratto di natura miracolosa. Al suo interno contiene la perduta o forse solo nascosta Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci. Tramite la somiglianza del volto contenuto nell’immagine della ferita al costato della Sindone, con il volto urlante del guerriero centrale, Niccolò Piccinino della Tavola Doria che della Battaglia di Anghiari di Leonardo realizzata a Firenze a Palazzo Vecchio nel Salone dei Cinquecento, riproduce La lotta per lo stendardo. I geni hanno un intelligenza simile nel metodo, producono opere analoghe, e hanno un volto somigliante nella maturità. L’autoritratto di Leonardo ricorda il volto sindonico. Cfr. ebook/kindle. “La Sindone di Torino e le opere di Leonardo da Vinci: analisi iconografica comparata”.

    • lorenzo ha detto in risposta a Ravecca Massimo

      Un solo piccolissimo problema: prima che nascesse Leonardo, la Sindone era già venerata.
      Ritenta (anche continuando a cambiare nome), sarai più fortunato…

      • Ravecca Massimo ha detto in risposta a lorenzo

        Nel mio ebook affermo che c’è somiglianza iconografica tra la Sindone e le opere di Leonardo. E’ vero o no che nella ferita al costato della Sindone si intravede un volto, che ricorda quello centrale della Battaglia di Anghiari di Leonardo? Se è un autoritratto miracoloso di Nostro Signore l’ha eseguito alla maniera di Leonardo, oppure è un ritratto veritiero di Gesù partendo da un autoritratto sui generis di Leonardo. Ma i geni realizzano opere analoghe e hanno un volto somigliante nella maturità. Infine che prove abbiamo che la Sindone attuale sia quella apparsa in Francia nel XIV secolo?

        • lorenzo ha detto in risposta a Ravecca Massimo

          Le somiglianze iconografiche tra le rappresentazione del volto di Cristo e quelle del Volto sindonico risalgono al IV-V secolo:
          https://www.academia.edu/9074312/La_Sindone_e_l_iconografia_di_Cristo

          Intravedere un volto nella ferita del costato è un tipico fenomeno di pareidolia: la Sindone non è un dipinto, le macchie di sangue sono macchie di sangue, nessuno è ancora riuscito a capire come si sia esattamente formata quell’immagine negativa con informazioni tridimensionali.

          Ritenta, sarai più fortunato.

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