Michele Serra dimentica i milioni di morti in nome del “nessun Dio”

ComunismoRitorna il leitmovie su Repubblica: troppe guerre in nome di Dio, le religioni (anzi, i monoteismi!) fonte di male, di odio, di divisioni. Parola, questa volta, del giornalista Michele Serra.

Sembra che Ezio Mauro abbia voluto circondarsi delle persone più impreparate sul territorio italiano, nonché più accondiscendenti verso i «pregiudizi», come ammette lo stesso Serra parlando di se stesso, e restie ad andare oltre ai luoghi comuni.

Quella delle guerre religiose è un capitolo già chiuso da anni, in particolare –ne abbiamo già parlato– con la pubblicazione dell’Encyclopedia of Wars, i cui autori -Charles Phillips e Alan Axelrod- hanno documentato che meno del 7% di tutte le guerre nella storia hanno avuto una causa religiosa, le quali hanno causato meno del 2% di morti. Se nel mondo antico le guerre «erano raramente, anzi mai, basate sulla religione», hanno spiegato «ma di conquista territoriale, di controllo delle frontiere, per rendere sicure le rotte commerciali o rispondere a all’autorità politica», tanto più possiamo tranquillamente escludere che «la maggior parte delle moderne guerre, compresa la campagna napoleonica, la Rivoluzione Americana, la Rivoluzione francese, la Guerra Civile Americana, Guerra Mondiale, la Rivoluzione Russa, la Seconda Guerra Mondiale, e i conflitti in Corea e in Vietnam, non erano di natura religiosa».

Incredibilmente -l’eccezione che conferma la regola-, anche un intellettuale di Repubblica, il filosofo Roberto Esposito, lo ha riconosciuto: «il numero di morti ascrivibile a conflitti di tipo laico, come le due guerre mondiali, resta di gran lunga superiore». Per quanto riguarda l’accusa verso i monoteismi abbiamo già mostrato come essi siano e siano stati enormemente meno inclini a germinare violenza rispetto ai politeismi.

Per fare qualche esempio, citato anche da Serra: non c’è stata nessuna atroce guerra tra cattolici e protestanti ma lotta politica per l’egemonia tra la Francia e gli Asburgo: «la guerra dei trent’anni era certamente esacerbata dai litigi settarie di protestanti e cattolici, ma la loro violenza rifletteva le doglie del moderno stato-nazione», ha spiegato la saggista britannica Karen Armstrong. «Se le guerre di religione furono motivate dal fanatismo settario, come mai protestanti e cattolici hanno spesso combattuto dalla stessa parte? Così la Francia cattolica ha ripetutamente combattuto i cattolici di Asburgo, regolarmente sostenuti da diversi principi protestanti».

Oltretutto, chi brandisce l’argomento delle “guerre religiose” per mostrare la superiorità razziale del bianco laico sul nero credente, puntualmente dimentica o trascura un’altra grande verità: il Novecento è stato considerato “il secolo ateo”, dove le dittature, ufficialmente atee, (Albania, Unione Sovietica, Cina, Corea del Nord, Cambogia, Romania ecc.) hanno provocato i più grandi crimini della storia dell’umanità. La religione è stata vietata e i credenti, che non si piegavano al regime, massacrati: pochi giorni fa si è celebrato il 25° anniversario della prima messa pubblica dopo il regime ateo-comunista in Albania e decenni di persecuzioni ai credenti. Se Gilberto Corbellini ha giustamente definito l’etica nazista un «fondamentalismo secolare», in Russia 28 vescovi e 1200 sacerdoti sono stati assassinati soltanto da Leon Trotsky. Dopo Lenin e Stalin oltre 50.000 sacerdoti sono stati uccisi, molti sono stati torturati, crocifissi e mandati nei lager. «La Russia diventò rossa con il sangue dei martiri», ha detto padre Gleb Yakunin, militante dei diritti umani della Chiesa ortodossia.

Gli ultimi due regimi ufficialmente atei sono la Cina e la Corea del Nord, dove ancora oggi i cristiani vengono discriminati in quanto cristiani. La Corea del Nord è considerato lo Stato più persguitatore dei cristiani nel 2013 dall’agenzia americana Open DoorsMai una volta Michele Serra ha sentito il bisogno di parlarne, di denunciare questa violenza, questa discriminazione in nome del “nessun Dio”, preferendo coccolarsi con l’usato sicuro dei luoghi comuni. Avrebbe altrimenti dovuto condannare anche il comunismo, proprio lui che ha aderito al Partito Comunista Italiano e con il quale si è candidato nel 1989. Troppo per un libero pensatore.

Ovviamente tanti cristiani e tanti uomini di Chiesa hanno commesso -e purtroppo commetteranno- abomini e violenze, spesso convinti che fosse la volontà di Dio. Ma sempre lo hanno fatto tradendo il Vangelo e gli stessi principi che avrebbero dovuto difendere e proclamare. Come ha scritto Papa Francesco, «se una cattiva comprensione dei nostri principi ci ha portato a volte a giustificare l’abuso della natura o il dominio dispotico dell’essere umano sul creato, o le guerre, l’ingiustizia e la violenza, come credenti possiamo riconoscere che in tal modo siamo stati infedeli al tesoro di sapienza che avremmo dovuto custodire. Molte volte i limiti culturali di diverse epoche hanno condizionato tale consapevolezza del proprio patrimonio etico e spirituale, ma è precisamente il ritorno alle loro rispettive fonti che permette alle religioni di rispondere meglio alle necessità attuali». Tuttavia questo non legittima alcuna equazione tra religione e violenza, un enorme falso storico. Anche perché, è proprio vero l’opposto.

La redazione

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40 commenti a Michele Serra dimentica i milioni di morti in nome del “nessun Dio”

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  1. Aggiungo un ulteriore motivo di riflessione: la “democrazia” quanti morti ha fatto? Visto che gli “alleati” (leggesi americani + tirapiedi vari) la esportano ovunque e se la vuoi ti bombardano? Questi morti sono causati dalla democrazia o dall’avidità di potere?

  2. gladio ha detto

    Per cui , detto in breve, cinesizziamo, nordcoreizziamo e sovietizziamo il mondo e… mai più guerre!
    Geniale davvero! non ci avevo mai pensato!

  3. Jack ha detto

    Si è visto ieri infatti a Bolognoa….sbaglio o le zecche violente erano dello stesso colore politico di Serra?

    • gladio ha detto in risposta a Jack

      Caro jack, giustamente citi i recentissimi fatti di Bologna ma vorrei anche riportare alla memoria le aggressioni subite pochi mesi or sono, qua e la per l’ Italia, dalle Sentinelle in piedi, aggressioni caratterizzate da insulti, bestemmie e talvolta anche da violenza fisica; e a subire erano dei pacifici cittadini intenti a manifestare leggendo un libro…
      Il tutto, naturalmente ,portato avanti dai cosidetti ” Centri sociali” spalleggiati dalla canaglia piddina e cattoprogressista, area politica questa che , mi pare , goda delle simpatie del buon Michele…

  4. Alberto ha detto

    Roba da matti. Questi ex sessantottini hanno creduto, difeso e sostenuto un’utopia criminale che ha causato oltre 100 milioni di morti e adesso, come niente fosse e senza chiedere scusa per il loro passato si mettono a dare lazioni a noi sui danni delle religioni monoteiste. Ma dove vive Serra, in un’arbanella di vetro a chiusura ermetica?

  5. Paxvobis ha detto

    Se ho letto bene le parole di serra dal punto di vista storico ha commesso un errore che in terza media sarebbe stato aspramente sottolineato in rosso da qualsiasi professoressa: la persecuzione antisemita sotto hitler non era dettata da motivi religiosi ma razziali e in questo senso furono anche catturati gli ebrei convertitosi al cristianesimo o diventati atei o agnostici. Come ogni buon furbetto di Repubblica cerca di avvicinare nazismo e religione(sottinteso cristiana cattolica)

    • Luca ha detto in risposta a Paxvobis

      Pensi davvero che esista una RAZZA semitica ?
      Al più bisognerebbe parlare di un’etnia. L’identità ebraica é un tema molto discusso (dal nazismo ovviamente, ma soprattutto dagli stessi ebrei). Per consenso comune l’identità ebraica include caratteristiche etniche, culturali e RELIGIOSE. Per ammissione degli stessi ebrei l’aspetto religioso, benché non esclusivo o univoco, non può essere espulso da questa definizione. Benché i cattolici non siano nazisti e benché i nazisti fossero essenzialmente pagani non é possibile nagare che il fenomeno si sia inquadrato in un contesto di millenarie incomprensioni religiose (incomprensioni che nel corso dei secoli qualche criminale ha tradotto in azioni bestiali).

      • Norberto ha detto in risposta a Luca

        Non credo sia affatto così, l’antisemitismo esisteva già secoli prima di Cristo e proseguì indipendentemente dal cristianesimo e dall’accusa dei cristiani di deicidio, ad esempio Tacito parlava di loro come “gens pervicacemente superstiziosa”.
        Per quanto riguarda il nazismo, sicuramente venne ripreso il pregiudizio antisemita ma i fattori scatenanti l’odio di Hitler sono fondati su altro. Ad esempio addossò agli ebrei addossarono sugli ebrei la sconfitta tedesca nella Prima Guerra Mondiale e la crisi economica, sopratutto il fattore economico contò tantissimo dato che gli ebrei gestivano ingenti quantità di denaro. Ancora una volta devo ricordarti che sicuramente l’aspetto religioso ha un suo ruolo dato che è un’esperienza che è stata vissuta dalla quasi totalità degli abitanti della terra, ma questo non significa affatto attribuire alla religione l’origine delle guerre.

  6. Luca ha detto

    Sono daccordo. Il nome di Dio non potrà mai giustificare nessuna guerra e il discorso di Serra compie troppo facili approssiamazioni ideologiche.
    Si può, anzi si deve rileggere ad esempio l’intera parabola di Bin Laden come una feroce lotta di potere tutta interna al regno saudita e per la spartizione del petrolio.

    Detto questo tuttavia non si può non vedere l’uso criminale che Bin Laden ha fatto della religione islamica. Lo stesso rischiava di fare G. Bush se non fosse stato stoppato a tempo da tutti i maggiori leader religiosi (a partire dal nostro papa). Come convincere altrimenti i combattenti ad immolare la propria vita se non appellandosi ad un bene trascendente, superiore alla vita stessa ?
    La religione non é mai la causa delle guerre ma purtroppo é spesso un utile e sporco strumento. Bisogna avere il coraggio di vederlo ed ammetterlo apertamente se vogliamo far si che non possa più accadere. Perché alla fine é questo stato di fatto che rischia di giustificare il pensiero di Serra.
    Allora diciamolo. Nel mondo antico le guerre di Roma sono state sempre e solo razzie di ori e ricchezze varie. Tuttavia
    – gli ebrei hanno combattuto e sono morti in nome della propria fede;
    – i cristiani sono stati ammazzati nelle arene in nome di Nerone, per una supposta o sperata stabilità politica;
    – le guerre di conquista posteriori all’editto di Costantino, dall’impero romano su su sino alla conquista delle americhe hanno sfruttato come paravento per la coscienza dei combattenti l’esigenza di forzare alla conversione intere popolazioni.
    La grandezza della nostra Chiesa si é manifestata anche nelle richieste di perdono compiute per questi fatti e non mi pare il caso di rinnegarlo adesso.
    Per tornare alla modernità
    – Napoleone ha promosso la campagna di Russia affermando a Narbonne che avrebbe puntato su Mosca, la capitale morale e religiosa della Russia, per infliggere un colpo mortale alla nazione e sottomettere facilmente un popolo da lui ritenuto superstizioso e barbaro. Parlava alle armate rivoluzionarie, la superstizione si riferiva alla religione.
    – Probabilmente la rivoluzione americana é stata davvero laica, e tuttavia le guerre indiane (direttamente conseguenti giàcché gli indiani avevano combattuto dalla parte del Re) si nutrivano abbondantemente del fondamentalismo religioso dei coloni.
    – La rivoluzione francese ha conosciuto la Vandea.
    – La prima guerra mondiale ha visto combattere l’impero ottomanno, un regime per larga parte teocratico;
    – La rivoluzione russa ha combattuto ampiamente la religione in nome di un assolutismo a sua volta “religioso” (come ampiamente documentato in molti articoli uccr);
    – Nella seconda guerra mondiale gli ebrei erano obiettivi militari in nome della loro religione.
    – I conflitti in Corea e Vietnam erano a loro volta della stessa natura della rivoluzione russa.

    Nella gran parte degli esempi riportati i cristiani hanno svolto il ruolo di vittime, ma non si tratta qui di stabilire torti e ragioni quanto piuttosto di capire l’origine ed il senso ultimo delle approssimazioni di Serra.
    Personalmente ritengo sia bene ammettere che le religioni, tutte le religioni, hanno un ruolo preciso nei conflitti. Per parlare la lingua di Serra, il ruolo di “oppio dei popoli”. Il ruolo attivo di chi combatte PER la propria religione quanto quell passivo di chi viene identificato come vittima a motivo della religione. Agli occhi degli atei appare comprensibilmente come la stessa cosa: la religione resta una causa diretta della violenza.
    Nell’accettare un ruolo attivo per la propria credenza religiosa, come da parte delle singole persone combattenti talora é stato fatto, si compie un tradimento preciso e una negazione della Verità che professano. Le parole di papa Francesco lo ricordano a noi cristiani.

    • Luca ha detto in risposta a Luca

      Per quanto riguarda la guerra di secessione americana infine, citata nell’articolo, la questione della schiavitù fu ANCHE una questione religiosa, al punto che le chiese metodista, presbiteriana e battista si separarono in Chiese del Nord e del Sud.

      • lorenzo ha detto in risposta a Luca

        Spiegami una cosa: il solo fatto che persone religiose si trovino a combattersi su fronti opposti ti basta per definire una guerra “di religione”?

        • Luca ha detto in risposta a lorenzo

          Le due righe cui tu ti riferisci sono il seguito di un commento più lungo in coda di moderazione. Comunque evidentemente no: non ho mai parlato di guerre di religione né questo é l’argomento in discussione (se non in modo marginale). Nel commento lungo argomentavo come in quasi tutte le guerre, dall’antichità ai giorni nostri (compresa appunto la guerra di secessione americane), la religione abbia purtroppo sempre svolto un ruolo preciso. Non come “giustificazione” del conflitto (cosa evidentemente assurda), ma come strumento di colpevole manipolazione delle coscienze da parte del potere. Per capirsi, il primo esempio che mi viene in mente é anche quello più vicino a noi: il conflitto Bin Laden – Bush. Gli altri (compresi tutti quelli citati nell’articolo) sono in coda … Questa osservazione a mio avviso non giustifica le approssimazioni di Serra ma le rende se non altro comprensibili.

          • lorenzo ha detto in risposta a Luca

            A me invece viene in mente quel giudice che assolve il ladro e colpevolizza il derubato perché aveva chiuso male la porta di casa…

            • Luca ha detto in risposta a lorenzo

              Infatti. Il problema é che nei giudizi umani non esiste la possibilità di identificare un Vero e Giusto assoluti e se lascio la porta di casa aperta sono semplicemente ingenuo, forse addirittura complice. Diciamo che un pò me la sono cercata (siate candidi come colombe e astuti come i serpenti). Candidi ma non ingenui.
              Esiste l’esigenza di assumersi sempre le proprie responsabilità. Se il nostro messaggio di Verità non é passato la responsabilità può essere nelle orecchie di chi non ha voluto capire oppure anche nella scarsa abilità di chi ha annunciato. Siccome non sono Bin Laden e non posso garantire sul suo impegno nella comprensione, l’unica cosa che posso fare é assumermi in toto la responsabilità dell’annuncio e reiterare il messaggio. Se cambiassi strategia e passassi all’uso della forza passerei dalla parte del torto.

    • Mattia ha detto in risposta a Luca

      In parte concordo, ma in parte alcune tue affermazioni mi vedono perplesso. Non capisco per esempio cosa c’entri la religione nella campagna di Russia con Napoleone o al fatto che l’impero ottomano al tempo della prima guerra mondiale era teocratico (cosa in parte vera dato che i Giovani Turchi in realtà erano per la maggior parte atei, e del resto non si erano fatti scrupoli ad allearsi con la cristiana Germania e il cristiano Impero Austro-Ungarico). Poi non concordo con l’affermazione che ritieni che per un ateo chi combatte per la propria religione anche per difesa viene identificato come vittima della religione: per i “benpensanti” il religioso è solo quello carnefice e resta inconcepibile che possa essere la vittima, specialmente da parte di una dittatura atea come quella dei regimi comunisti. La religione può essere usata come strumento per combattere la guerra ma non è di certo l’unico elemento che può essere sfruttato: nel XIX secolo gli europei si servirono del darwinismo sociale per giustificare le proprie conquiste coloniali oppure, ricollegandomi al discorso di Aleudin, la democrazia può essere sfruttata come motivo preponderante, come ha fatto Bush nella seconda guerra irachena per liberare il popolo dalla tirannia di Saddam Hussein.

      • Luca ha detto in risposta a Mattia

        Sono daccordo con tutto quel che dici. Riguardo alle tue perplessità, volevo solo osservare che se il potere ha bisogno di un riferimento trascnedente per indurre i popoli al combattimento anche l’ateismo militante può servire alla bisogna, al pari delle religioni. D’altra parte come su uccr si é letto spesso, l’ateismo militante si configura spesso come un insieme di affermazioni dogmatiche, perciò in senso lato “religiose”.
        I turchi fondamentalisti combattevano alla difesa di uno stato nel quale sostanziavano il loro credo religioso.
        L’uso della religione in tutte le sue declinazioni l’ha fatto Napoleone a Narbonne come lo fanno sempre ed in modo sistematico tutti i condottieri di uomini in tutte le guerre. Non esistono divisioni nette e semplici tra guerre di religione e guerre “laiche”. Se accettiamo questo punto di vista, se non esiste una divisione semplice e netta tra aggressori e aggrediti, un mondo di “buoni” in sé e “cattivi” in sé, il problema si sposta e diventa molto più generale. Si tratta di capire come i “credenti” (in una fede religiosa o in un dogma politico) pensano di doversi comportare nei confronti dei “non credenti”. E’ su questo piano, non su quello della spartizione di torti compiuti/subiti nelle aggressioni del passato che mi sembra di ravvisare la peculiarità della fede cristiana. Una fede che soprattutto nell’ultimo secolo (ma non solo) si é spesa più di ogni altra nel riconoscimento, condivisione, dialogo. Dialogo anche con Serra, del quale bisogna innanzitutto comprendere le ragioni prima di poter attribuire torti. Come sempre fa chi cerca il dialogo. Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono le gioie e le speranza, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo e nulla vi é di autenticamente umano che non trovi eco nel loro cuore (GS 1).

        • Mattia ha detto in risposta a Luca

          Concordo con quel che dici. Devo però aggiungere una cosa nella parte del dialogo: non conosco Serra e quindi non posso esprimermi a riguardo, ma mi è capitato di vedere che chi incolpa la Chiesa per il suo fanatismo religioso tirando spesso a mano episodi di secoli fa imputandogli anche ai cristiani odierni (crociate, inquisizioni, Galileo, Bruno, ecc.), spesso nega che simili efferratezze siano state compiute anche dall’ateismo militante e continua a riperete il mantra che senza le religioni il mondo sarebbe un posto migliore. Per questo credo che UCCR faccia bene a ricordare che le guerre “laiche” sono state ben più numerose e mortali che quelle religiose e che nel secolo scorso (e ancora oggi in alcuni stati) la gente ha ucciso nel nome di un “non-Dio”…

          • Luca ha detto in risposta a Mattia

            ESATTO
            Questo é il punto: l’uso ideologico della Storia. Ora se come credo la nostra parte deve essere quella del dialogo alla ricerca di riconoscimento reciproco, lo possiamo fare solo spostando il discorso su di un piano diverso e più generale. Un piano che includa contemporaneamente i torti storici della nostra parte (piccoli o grandi non interessa) ed i torti della parte di Serra. Inquadrandoli in un “ragione” generale (lo strumento ideologico della violenza). Se non altro per non contrapporre a Serra semplicemente una lettura della storia altrettanto partigiana e manichea. Un rischio che intravedo nell’articolo di UCCR benchè come ricordi quel che scrive la redazione sia in sé opportuno e corretto. Almeno sui fatti una condivisione deve essere per forza possibile.
            NB: Anche se si può facilmente supporre che l’obiettivo di Serra sia la fede cristiana, il suo articolo fa riferimento alla religione tout court (tant’é vero che prende spunto da Israele). Perciò la revisione storica non é semplice e come ho cercato di fare include TUTTE le guerre combattute da pochi o tanti in nome di QUALSIASI credo.

            • Luca ha detto in risposta a Luca

              Mi viene in mente un altro esempio molto vicino a noi. Le guerre dei balcani (1991-1995, 250000 morti alle porte di casa nostra), sono state combattute in nome di identità etniche che erano sempre ANCHE identità religiose. La Chiesa ortodossa serba, la chiesa ortodossa albanese, i cattolici croati (con una lunga tradizione di fondamentalismo), le comunità musulmane l’un contro l’altra armate.

            • Mattia ha detto in risposta a Luca

              Io penso che sia necessario seguire quello che diceva lo storico agnostico Leon Moulin a Vittorio Messori in riferimento alle accuse che erano state fatte contro la Chiesa: “vi dico che dovete reagire in nome della verità; spesso infatti non è vero, e se tavolta c’è del vero, è altrettanto vero che in un bilancio di venti secoli di cristianesimo le luci prevalgono di gran lunga sulle ombre: perché non chiedete a vostra volta il conto a chi lo presenta a voi? Sono forse migliori i risultati che sono venuti dopo? Da quali pulpiti ascolate contriti, certe prediche?”

              • Luca ha detto in risposta a Mattia

                Può darsi ed in effetti mi pare sia un atteggiamento molto freqiente, particolarmente su questo sito. Tuttavia non sono per niente daccordo. Non ti nascondo anzi che si tratta di un atteggiamento che mi ferisce e contro il quale tendo a reagire tutte le volte che lo percepisco in queste pagine.
                Secondo quando afferma Moulin se c’é del vero, é altrettanto vero … chiedere conto …. Si dichiara così in modo esplicito di collocare il proprio criterio al di fuori da un sereno giudizio storico per accettare l’agone di un giudizio apertamente ideologico, di pura rivendicazione politica. Questo non é un atteggiamento di ricerca della verità, dove il Vero non dovrebbe avere nessun se e i fatti storici sono fatti storici sia quando fanno comodo al nostro giudizio sia quando ci obbligano ad un esame di coscienza. Ragiponare come Moulin vuol dire cadere a corpo morto nella trappola che atei e agnostici (per l’appunto) ci tendono quotidianamente: ridurre il significato della nostra fede a pura ideologia politica, né più né meno che frutto delle stesse approssimazioni o tout court falsità. Infatti secondo loro solo di questo può trattarsi e così ci rendono in un certo modo uniformi al loro materialismo.
                Detto questo, poiché stiamo sempre commentando l’articolo di Serra, non possiamo nasconderci che il suo é il coerente giudizio di un ateo, che non si riferisce al cristianesimo in quanto tale ma alla conseguenza di assumere su di sé un crietrio religioso. Tant’é che l’ha espresso a commento del conflitto israele – palestina, non della storia del cristianesimo. Ora il fatto di credere di essere nel giusto e di dover imporre il proprio giusto criterio al mondo (di questo si sta parlando, nei termini più generali) é sicuramente un problema comune alle religioni tanto quanto agli assolutismi politici. Ecco perché suggerivo in un commento precedente che il vero problema che Serra suscita é come la conoscenza della Verità si accordi con la convivenza con coloro che la nostra verità non condividono.

                • Mattia ha detto in risposta a Luca

                  Ma non io non ci vedo nulla di male nel metodo di Moulin: il suo è semplicemente un tentativo di affermare una verità storica ossia che seppur i cristiani si siano macchiati di atrocità nel corso dei secoli, le cose positive sono di gran lunga superiori e che le persone che accusano il cristianesimo di fanatismo sono spesso seguaci di ideologie che hanno anch’esse commesso tali atrocità, se non maggiori. Non trovo quindi nulla di sbagliato nel fare notare la loro incongruenza.
                  Poi riguardo al criterio religioso torna qui l’argomento che tratta l’articolo: anche un ateo può dire che la sua è l’unica visione giusta e può essere altrettanto fanatico quanto un estremista religoso come è dimostrato dai tanti regimi atei che hanno cercato di sopprimere la religione.

                  • Luca ha detto in risposta a Mattia

                    Seppure i cristiani
                    Sono daccordo sul piano del giudizio complessivo ma questo non risolve il problema chiaro e semplice del giudizio particolare sulle verità storiche dei fatti. Riguardo gli atti di violenza questi fatti ci parlano solo in piccola parte del cristianesimo ma ci obbligano ad una riflessione generale sulle strade di possibile affermazione della Verità. Per come la vedo io, se la Verità dovesse essere accompagnatà dalla forza, diventerebbe in sé una falsità. Perché nell’affermazione del bene assoluto il fine deve per forza coincidere con i mezzi. Mi interessa molto poco quantificare le colpe relative mi interessa molto di più capire ed imparare (persino attraverso gli argomenti polemici dei non credenti) affinché le violenze non accadano più. Se non abbiamo la capacità di questo sforzo di verità e di umiltà non avremo mai udienza dagli atei e saremo costretti a rinchiuderci in noi stessi (come gli atei sperano noi si faccia); costretti a rendere “sterile” il nostro annuncio.

                    • Mattia ha detto in risposta a Luca

                      Ma guarda non penso proprio che ci siano oggi dei cattolici che vogliano imporre con la forza la propria religione e del resto, gli stessi papi hanno chiesto perdono per gli atti di violenza compiuti in passato nel nome del Vangelo. Se trovo giusto come dici tu studiare il passato per evitare gli errori futuri è anche vero che rinfacciare ai cristiani che vivono oggi crimini compiuti secoli fa è assolutamente disonesto. Ben venga quindi in quest’ultimo caso il metodo di Moulin.

                    • Luca ha detto in risposta a Luca

                      Ti ripeto: quel che é inaccettabile da tutti i punti di vista nel “metodo Moulin” é il tentativo di giustificare azioni moralmente sbagliate in nome di un fine superiore. Se c’é del vero é vero e punto. Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno. Se vogliamo affermare una verità assoluta non possiamo scendere a compromessi. Non è mica attraverso il peso dei torti e delle ragioni relative che si piò affermare un assoluto, non siamo mica qui a far politica (…)

                    • Mattia ha detto in risposta a Luca

                      Aspetta mi sa che non hai capito quello che intendeva Moulin: semplcimente afferma che chi accusa la Chiesa a volte lo fa basandosi su avvenimenti reali (ad esempio il rogo di Giordano Bruno), altre invece manipola i fatti inventando vere e proprie “leggende nere” (basta pensare, ad esempio, al Pio XII filonazista). Non vuole dare una giustificazione morali ad azioni sbagliate, ma semplicemente afferma che nel complesso il cristianesimo ha contribuito al miglioramento del mondo è questo è un dato storico inoppugnabile.

                    • Luca ha detto in risposta a Luca

                      Avevo capito bene. A Moulin appunto interessa “il giudizio complessivo” a me il dettaglio, la coerenza tra gli atti ed il “complesso”, diciamo tra gli atti ed i fini ultimi. Se motivi di accusa ci sono (tu citi ad esempio Giordano Bruno) di questi bisogna parlare senza finzioni, non serve nascondersi dietro il fine complessivo. La giustezza complessiva e bontà della nostra fede non é in discussione, é in discussione quel che ne facciamo e talora gli errori grandi o piccoli che in suo nome commettiamo. Senza questo esame non può esserci verità assoluta da testimoniare. Perciò se Serra compie osservazioni storiche sulle religioni tutte, noi religiosi nel particolare della Chiesa Cattolica abbiamo io credo il dovere di non sottrarci. Il dovere della testimonianza ed il dovere di sfruttare l’occasione delle critiche che ci vengono proposte come occasione di riflessione. A cosa serve nascondersi dietro le colpe dello stesso Serra se non ad evitare la ricerca della Verità e a buttare tutto (fede compresa) in sporca politica ?

                    • Mattia ha detto in risposta a Luca

                      Con questo ragionamento non si può però salvare nulla. Si potrebbe affermare la Resistenza è stata qualcosa di negativo perché alcuni partigiani si sono macchiati di crimini o che la democrazia non ha apportato alcun bene perché diversi stati democrativi si sono macchiati di atrocità.

                    • Luca ha detto in risposta a Luca

                      Mi pare il contrario perché io a differenza di Serra non mi sogno nemmeno di mettere in discussione le esperienze religiose a causa dei loro errori. Il fine ultimo può essere solo la purificazione nostra personale e della Chiesa cui apparteniamo. Non me ne frega niente degli sbagli in sè della Chiesa: sono deprecabili eppure ovvii visto che siamo uomini e non (non ancora) dei. Tuttavia negare gli errori anziché riconoscerli ed analizzarli in vista di una progressiva purificazione é semplicemente stupido, regressivo, incomprensibile dall’esterno, un passo indietro rispetto al dovere di testimonianza.
                      Il punto non é tanto quello di cercare una Chiesa penitente che si autoflagelli in continuazione ma secondo me quello di cercare una Chiesa che rifletta sull’efficcia della sua testimonianza evangelica. Rispetto a questo fine il pensiero delle persone come Serra, per quanto malevolo possa essere, rappresenta uno specchio prezioso. Uno specchio che ci permette di comprendere come il messaggio viene recepito all’esterno. Se ci limitiamo a squalificarne il senso semplicemente buttiamo un’occasione. Qual’é la strategia di comunicazione e testimonianza più efficace ? Continueremo a squalificare in modo sistematico il discorso delle persone come Serra, con il risultato evedente di chiudere ogni possibile porta e sterilizzare la nostra testimonianza o possiamo trovare qualche sentiero di condivisione ? La redazione ha ragione da vendere: gli errori a noi imputati sono identici e molto meno gravi di quelli nel campo avverso, ma cosa serve rimarcarlo ancora una volta ? Non sarebbe più efficace andare per una volta alla radice del problema comune ? Puntare il dito sugli assolutismi, politici e religiosi senza sottrarsi qui e oggi alle nostre responsabilità “civili”.

                    • Norberto ha detto in risposta a Luca

                      Credo che alla fine potremmo trovare un compromesso dicendo che si, l’aspetto religioso ha influito su quasi tutte le scelte degli uomini apparsi sulla terra poiché è stata un’esperienza condivisa da tutti. Dunque ha influito e influisce sul modo di vestirsi, sul compiere una decisione, sull’educare i figli, sull’avere certe amicizie, nel far nascere conflitti ecc. Non si può certo metterlo da parte, come dice giustamente Luca. Però questo non significa affatto accusare la religione di aver causato direttamente violenza e guerre, i motivi sono puramente laici -legati al potere e all’economia, soldi e potere, come giustamente ricorda Mattia (e la redazione uccr).

  7. Dom ha detto

    Meno male che siete tornati davvero eh…

  8. L ha detto

    Direi che l’argomento più generale è che ogni volta che qualcuno afferma che nessuno ha fatto morti in nome dell’ateismo la risposta giusta è che nessuno li ha fatti nemmeno nel nome del teismo: sono state fatte uccisioni in nome di specifiche fedi teiste, e così come ben ricordate di specifiche ideologie ateiste

    • Luca ha detto in risposta a L

      Ben detto. Resta che molte e diverse fedi teiste specifiche così come molte e diverse specifiche ideologie ateiste hanno fatto un numero enorme di morti. Quasi non si da violenza senza almeno uno di questi presupposti. Dove sta la radice dell’odio ? La ratio sembra unica: l’idea di essere portatori di una Verità superiore riesce a scatenare l’intolleranza e l’illusione di dover imporre la propria peculiare verità con la forza per il bene di tutti.
      Gli agnostici ne escono attraverso un relativismo nichilista: non esiste nessuna verità e chi dice di possederla diventa automaticamente un criminale. Ovviamente questa posizione non é accettabile dai credenti. Perciò resta il problema di ripensare e rifondare il rapporto tra le Chiese e i non credenti. Ripensare la laicità, ripensare il rapporto tra le Verità ultime dei credenti e la vita sociale é un compito arduo cui dovrebbero attendere tanto i credenti che gli atei.

      • Norberto ha detto in risposta a Luca

        Non sono d’accordo Luca, non è affatto vero che pensare di portare un Verità superiore scateni l’intolleranza. Tutto sta nel saper proporre questa Verità superiore (“io sono la via, la verità e la vita”), rispettando la libertà degli altri, e non imporla. Lo ha detto Papa Francesco: “A volte si pensa ancora che portare la verità del Vangelo sia fare violenza alla libertà” (ti consiglio di leggere tutto il suo intervento: https://w2.vatican.va/content/francesco/it/messages/missions/documents/papa-francesco_20130519_giornata-missionaria2013.html).
        Noi portiamo una Verità assoluta e siamo convinti di questo, bisogna però proporla agli uomini attraverso la testimonianza e non l’imposizione. Ci sono stati casi sporadici nella storia della Chiesa di imposizione della fede, ma sono davvero pochi e isolati. Lascerei perdere quindi il tuo approccio sulla spiegazione dell’origine della violenza.

        • Luca ha detto in risposta a Norberto

          Giustissimo. In quella espressione ricopiavo provocatoriamente uno degli aspetti del pensiero agonostico, che porta chi la pensa a quel modo ad un nichilismo senza speranza (nemmeno io sono daccordo). Il problema resta, ed é l’unico che vale la pena discutere:
          – in cosa consistono gli anticorpi ?
          – Possiamo aiutare anche chgi la pensa diversamente a svilupparli ? (es. religione islamica).
          – Come affermiamo i nostri principi di valore assoluto quando dobbiamo scendere a compromessi con chi la pensa diversamente (es. cultura materialista) ?

    • Norberto ha detto in risposta a L

      L, posso essere d’accordo ma mi sembra un’affermazione troppo generale…bisognerebbe che tu facessi esempi più specifici. In ogni caso tengo a precisare che queste discussioni nascono sempre per la volontà di qualche ateo di mostrarsi moralmente superiore al credente affibbiando alla fede del credente tutti i mali del mondo. Da questo nascono poi le risposte (come nell’articolo). Inoltre non ho mai sentito ammettere da un ateo militante quanti enormità di male abbia causato l’ateismo nella storia recente (recente perché è una fede diffusasi recentemente).

      • Luca ha detto in risposta a Norberto

        Che senso ha rispondere agli atei ponendosi sul loro stesso piano, replicando verità parziali su verità parziali, senza nessuno sforzo di ascolto reciproco ?
        Guarda che é esattamente questo che loro vogliono generare.
        Chiusi, sterili, incapaci di comunicare se non per assunti ideologici, incapaci di cambiare il mondo se non all’interno della nostra piccola parrocchia. Così loro ci vedono ed in questa forma stanno ottenendo che ci trasformiamo per reazione: uguali a loro stessi.

        • Norberto ha detto in risposta a Luca

          Questo è vero a livello personale (nella nostra testimonianza personale quotidiana), credo però che a livello mediatico sia opportuno un “botta e risposta”, anche perché un discorso “approfondito” necessita di mille parole in più e perderebbe il senso di un blog quotidiano. Comunque vedo sempre negli articoli di uccr lo sforzo di andare oltre ad una contrapposizione pura (che è necessaria!), in questo caso ho apprezzato molto l’ammissione di tante colpe del male commesso da credenti e uomini di chiesa, sottolineando che si ètrattato di un tradimento dei propri ideali. E’ un sincero sforzo di umiltà, unito ad una precisa risposta alle accuse….lo trovo fantastico!

          • Luca ha detto in risposta a Norberto

            Il livello mediatico a me sembra una pura e semplice questione di orgoglio. Chi deve disarmare per primo, noi o loro ? Così non si farà mai nessun passo avanti.

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