Lo psichiatra P.R. McHugh «Cambiare sesso? Per la scienza è un disturbo»

GenderIl noto psichiatra americano Paul R. McHugh, professore Emerito di Psicologia presso la prestigiosa Johns Hopkins University School of Medicine, dove è stato presidente del Dipartimento di Psichiatria, è intervenuto qualche tempo fa sul “Wall Street Journal” sul tema dei transgender, offrendo su esso il punto di vista della comunità scientifica.

Ha anche rivolto una critica ai media, accusandoli di complicità nel promuovere e valorizzare quel che invece, afferma McHugh, è considerata una grave problematica quella di pensarsi nati in un “corpo sbagliato”. Oltretutto, ha proseguito, nemmeno l’operazione chirurgia cambia le carte in tavola: «I responsabili politici e i media non stanno facendo alcun favore né al pubblico né ai transgender, trattando le loro confusioni come un diritto bisognoso di essere difeso piuttosto che come un disturbo mentale che merita comprensione, trattamento e prevenzione», ha spiegato. «Questo intenso bisogno di essere transgender costituisce un disturbo mentale per due aspetti: il primo è che l’idea di disallineamento sessuale è semplicemente sbagliata e non corrisponde alla realtà fisica. Il secondo è che può portare a risultati psicologici cupi». Lo psichiatria ha quindi approfondito in modo tecnico i motivi per cui la medicina considera la transessualità un disturbo mentale, in modo simile a coloro che soffrono di anoressia o bulimia nervosa. «Questi disturbi», ha proseguito, «si verificano in soggetti che hanno iniziato a credere che alcuni dei loro conflitti o problemi psico-sociali saranno risolti se potrà cambiare il modo in cui essi appaiono agli altri».

«Per il transgender», ha proseguito, «la propria sensazione di “genere” è un cosciente senso soggettivo che, essendo nella mente, non può essere messo in discussione da altri. L’individuo cerca spesso non solo la tolleranza della società di questa “verità personale”, ma anche l’affermazione di essa. Questo spiega il supporto per “l’uguaglianza transgender” e le richieste di pagamento da parte del governo per trattamenti medici e chirurgici e per l’accesso a tutti i ruoli e privilegi pubblici basati sul sesso». Ma in questo modo non si aiutano le persone. Per quanto riguarda i giovani, «i trattamenti devono iniziare con la rimozione del giovane dall’ambiente suggestivo che lo confonde, offrendo a lui un contro-messaggio in terapia familiare». Ma, sopratutto, «gli psichiatri devono sfidare il concetto solipsistico che ciò che è nella mente non può essere messo in discussione. I disturbi della coscienza, dopotutto, rappresentano il dominio della psichiatria. La maggior parte dei pazienti trattati chirurgicamente hanno descritto se stessi come “soddisfatti” dai risultati, ma i loro adattamenti psico-sociali successivi non erano migliori di quelli precedenti l’intervento chirurgico. Per questo alla Johns Hopkins abbiamo interrotto gli interventi chirurgici per cambiare sesso».

Lo psichiatra ha citato anche una serie di ricerche, come quella del 2011 svoltosi presso il Karolinska Institute in Svezia: uno studio a lungo termine (30 anni) durante il quale sono stati seguite 324 persone che hanno avuto un intervento chirurgico per cambiare sesso. Lo studio ha rivelato che dopo l’intervento “normalizzatore” queste persone hanno cominciato a sperimentare crescenti difficoltà mentali e maggiori rischi di suicidio. Evidentemente si erano costruiti artificialmente un “corpo sbagliato”, che non era quello “giusto” in cui erano nati. La conclusione del dott. McHugh è che «il “cambiamento di sesso” è biologicamente impossibile. Le persone che si sottopongono ad un intervento chirurgico per cambiare sesso non cambiano da uomini in donne o viceversa. Piuttosto, essi diventano semplicemente uomini o donne femminizzati o mascolinizzati. Affermare che questa è materia per i diritti civili e incoraggiare l’intervento chirurgico è, in realtà, collaborare e promuovere un disturbo mentale».

Nessuno può emanciparsi dal suo dato biologico, nemmeno travestendosi o cambiando esteticamente il suo corpo. Come è stato spiegato, questa disforia tra sessualità biologica e desiderio mentale è definito “disturbo d’identità di genere” (DIG), patologia inserita nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (tanto che Vladimiro Guadagno, in arte Luxuria, da anni cerca di modificare le decisioni dell’OMS tramite referendum di cittadini). I dizionari medici la definiscono “disturbo mentale”, per i teorici Lgbt è invece “teoria del genere” da insegnare nelle scuole: “ognuno è quel che vuole essere”. Bisognerebbe tenerne conto quando si arriva a decisioni politiche, come quella del Comune di Roma che intende creare un badge con il nome che vogliono auto-conferirsi i dipendenti transessuali.

In ogni caso il parere della comunità scientifica -giusto o sbagliato che sia (le “verità” scientifiche sono soggette al mutamento, sopratutto per la psicologia, l’attuale punto di vista sull’omosessualità, ad esempio, è l’opposto di quello condiviso dalla comunità scientifica quarant’anni fa)- lo lasciamo volentieri agli esperti. A noi cattolici, infatti, interessa di più il giudizio morale su questi comportamenti: come cristiani siamo chiamati alla vicinanza, alla compassione, alla capacità di restituire la speranza perduta a queste persone, spronandole ad un cammino di accettazione di sé (superando, invece, l’utopia sessantottina dell’emancipazione da se stessi pensando così di “essere liberi”). Senza mai scandalizzarci e senza diventare complici o sostenitori delle loro difficoltà per un mal compreso buonismo. Non faremmo, altrimenti, il loro vero interesse.

La redazione

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18 commenti a Lo psichiatra P.R. McHugh «Cambiare sesso? Per la scienza è un disturbo»

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  1. Paolo Viti ha detto

    Dice una cosa che tutti sanno ma che è politicamente scorretto dire, per quanto mi riguarda concordo con chi ha scritto l’articolo: poco importa di quello che dice la psicologia in questo caso, a noi interessano le persone in quanto tali e non i loro eventuali problemi.

  2. Fabrizia ha detto

    Se io, Fabrizia, nella mia testa sono convinta di essere Napoleone verrò curata per disturbi della psiche. Se un XY si sente nella sua testa XX non viene curato per disturbi della psiche. Vorrá che tutti riconoscano che ha ragione lui.

    • Li ha detto in risposta a Fabrizia

      Se ti credi Napoleone diranno che sei matta, ma se partecipia al gay pride anche se vestita da Napoleone, allora sei benvenuta.

      Un trans che si opera e diventa donna, se avrà disturbi saranno comunque legati alla sfera maschile: niente problemi all’utero, o di ciclo, o altro. Viceversa per una tans donna. Punto.

      • Dario* ha detto in risposta a Li

        Esattamente Li, andando a definire legalmente le cose in difformità alla realtà si vanno ad impelagare in tante di quelle rogne che ci si stupisce del fatto che certe idee possano essere state partorite da gente sana di mente

  3. simone ha detto

    Ma infatti da sempre si è quel che si è e non quel che si dice di essere. Se io mi sentissa nato in un corpo non di figlio ma di padre di mio padre qualcuno rispetterà il mio fantomatico diritto di essere ritenuto tale? No, si guarderà ai documenti e alla biologia per dire quel che la realtà mostra, indipendentemente che io stia male ad essere figlio di mio padre e cerchi di invecchiarmi con la chirurgia estetica per essere più realista nel mio sentirmi padre di mio padre

    • Li ha detto in risposta a simone

      E tutto ciò non è diverso dalla chirurgia etnica, o come la chiamano: quella dove indiani dell’india, africani e altri extracomunitari che fanno? Si tolgono i loro tratti o cercano di schiarire la pelle per essere più europei, più bianchi. Magari anche gente a cui non hanno torto un capello, però non si trova bene nelle sue radici.

  4. Àlvaro Arbeloa ha detto

    Il Sig. Vladimiro Guadagno, in arte Vladimir Luxuria, insistendo per la cancellazione del disturbo d’identità di genere dal Manuale dei Disturbi Mentali, compie un grave torto proprio alle persone che, come lui, si sentono “donne in un corpo da uomo”.
    Infatti, mentre il Sig. Guadagno va in giro a propagandare con orgoglio e con gioia il “verbo” transessuale, ci sono tante persone che, nel più totale silenzio e nascondimento, soffrono (cioè ci stanno male… e non per modo di dire, ma seriamente) a causa del disturbo d’identità di genere, persone la cui unica speranza di terapia è lo psicologo/psichiatra: ecco, se passasse una legge tale per cui il disturbo d’identità di genere non fosse più un disturbo, gli psicologi/psichiatri si troverebbero con le mani legate e, cosa gravissima, non potrebbero più aiutare le persone con tale disturbo a stare meglio ed a guarire. Cioè tali operatori sanitari non potrebbero più applicare fino in fondo uno dei cardini del Giuramento d’Ippocrate, e cioè: “Giuro che farò tutto quanto mi è possibile per combattere la sofferenza dei miei pazienti”.
    È questo ciò che il Sig. Guadagno e le associazioni LGBT vogliono?

    • FREEZER75 ha detto in risposta a Àlvaro Arbeloa

      Straquoto Alvaro

    • Li ha detto in risposta a Àlvaro Arbeloa

      Hai ragione. E tutti quei suicidi di trans che non sono soddisfatti del passo che hanno compiuto? Come li classificherebbero? Di sicuro tenterebbero di chiamarli tutti omofobia per non fare la figuraccia. Tristeza!

      • TheOracle ha detto in risposta a Li

        Chiedo scusa, da cosa desume che gli eventi suicidari nei soggetti transessuali siano dovuti alla causa che lei propone? Mi sembra che cerchi di spacciare per realtà scientifica la sua impressione, e questo certamente non è un atteggiamento valido. Ci potrebbero essere tante altre ragioni.

        • FREEZER75 ha detto in risposta a TheOracle

          Lascia perdere la realtà scientifica

          E’ ovvio che le motivazione che portano al gesto estremo del suicidio non sono determinati esclusivamente dal cambio di sesso, per ogni persona sono differenti come differenti sono i casi umani che portano a tale disperazione

          Tuttavia il disturbo d’identità di genere è una malattia, punto

  5. gladio ha detto

    Quello si sente donna che non lo è, e la legge glielo riconosce.

    Molto bene,è un’ ottimo precedente : io mi “sento” dieci anni in più pertanto la legge dovrà riconescerlo e quindi erogarmi la pensione; ottima notizia!

  6. Leonetto ha detto

    Vorrei richiamare l’attenzione sul fatto che leggi sull’omofobia,quant’anche il cambio di sesso senza operazione(Le persone che hanno concluso, da un punto di vista legale, la transizione da un sesso all’altro possono sposarsi ed adottare..),tutte cose che derivano da quella che è la teoria del gender,teoria che però non ha alcun fondamento scientifico,ma risulta proprio invece,da un punto di vista multidisciplinare,che tale teoria è completamente rigettabile.
    es.
    http://www.youtube.com/watch?v=2qx6geFpCmA
    Vedere insinuarsi certe idee,leggi può diventare agghiacciante. Se si comincia a valtare tramite le percezione che ciascuno ha di sé(o di latro)indipendentemente da qualunque dato di fatto le cose non possono andare a finire molto bene..

    • Dario* ha detto in risposta a Leonetto

      Tra parentesi, se si riconosce il cambio di sesso è inevitabile che le adozioni ed il matrimonio per gli omosessuali siano cosa imminente, purtroppo sono una conseguenza logica

    • lorenzo ha detto in risposta a Leonetto

      Dal filmato che hai linkato:

      – Quali sono le basi scientifiche per dire che la biologia non ha alcun ruolo nelle scelte professionali dei due generi? (sta parlando dei maschi e delle femmine)

      – Le mie basi scientifiche?

      – Si.

      – Ho quello che si dice una base teoretica, ritengo non ci sia spazio in essa per la biologia. Altrimenti… E credo che le scienze sociali dovrebbero sfidare un pensiero che si basa sul dire che… le differenze tra esseri umani… sono biologiche.

      Siamo alla follia pura: si rifiutano le evidenze biologiche sulla base di una teoria…

  7. callistos ha detto

    cari cattolici non confondete i piani, quello scientifico e quello morale, finendo con il ridurre la morale alla teoria scientifica. Quanto alle corbellerie di questa psichiatria che confonde teoria e realtà dimostra che la pseudoscienza a volte torna comoda. Anche i cristiani potrebbero pensare che una valida ragione per restare cristiani è non avere speranza che conflitti o problemi psicosociali sarebbero così risolti… Si potrebbe credere a una tale insinuazione? No. Per il disagiato sull’identità sessuale invece si accetta questa spiegazione: non può aver ragioni per restare nel disagio che riconoscere l’erronea valutazione circa la possibilità di risolvere il conflitto? Al cristiano non si potrebbe allo stesso modo chiedere di cambiare identità morale considerando malattia semplicemente la ricerca di tolleranza e il tentativo di affermare socialmente il suo “solipsistico” credo?

    • lorenzo ha detto in risposta a callistos

      Sempre nello stesso filmato la prof.sa Anna Campbell, psicologa dell’evoluzione che guarda all’essere umano attraverso la teoria darwiniana dell’evoluzione, dal min. 32,09 afferma: “Mi sembra piuttosto straordinario che si possa immaginare che l’evoluzione abbia operato sul nostro sistema riproduttivo senza aver alcun effetto sul nostro cervello, l’organo in assoluto più importante di tutto il nostro corpo.”
      Come puoi allora ritenere che considerare un disturbo il disagio di sentirsi uomini in un corpo da donna e donna in un corpo da uomini sia una solipsistica riaffermazione di identità morale?

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