Darwin Day 2015, intervista al prof. Galleni: «possiamo ancora chiamarlo Creatore»

Darwin Day 2015Ben pochi sanno che il 12 febbraio scorso si è festeggiato in tutto il mondo il Darwin Day, ovvero la commemorazione della nascita del celebre naturalista. Purtroppo è una festa attesa sopratutto dal mondo anti-teista in quanto ancora convinto che la teoria dell’evoluzione possa sostenere le loro istanze contro Dio e contro i credenti. Non è un caso che quasi tutte le iniziative italiane siano organizzate e svolte nei piccoli circoli regionali dell’Unione Atei Agnostici Razionalisti.

Due anni fa la questione era molto più sentita e UCCR aveva celebrato a suo modo il Darwin Day intervistando una decina di scienziati e studiosi ed evoluzionisti, mostrando attraverso le loro parole che non c’è alcuna dicotomia tra scienza e fede e tra Darwin e Dio. Gli intervistati sono stati: Luigi Borzacchini, matematico dell’Università di Bari; Fiorenzo Facchini, antropologo dell’Università di Bologna; Massimo Piattelli Palmarini, cognitivista dell’Università dell’Arizona; Laura Boella, filosofa dell’Università di Milano; Gerald L. Schroeder, fisico del College of Jewish Studies Aish HaTorah’s Discovery Seminar; Mariano Bizzarri, biochimico dell’Università “La Sapienza” di Roma; Paolo Tortora, biochimico dell’Università di Milano Bicocca; William Daniel Phillips, premio Nobel e fisico del “National Institute of Standards and Technology” e Ludovico Galleni, zoologo dell’Università di Pisa.

 

Quest’anno abbiamo voluto tornare ad interrogare proprio il prof. Ludovico Galleni, docente di Zoologia generale ed Etica Ambientale presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Pisa, autore assieme al teologo Francesco Brancato di un recente libro intitolato L’atomo sperduto. Il posto dell’uomo nell’universo (San Paolo Edizioni 2014). Ecco la nostra intervista al prof. Galleni, che ci ha regalato una profonda riflessione scientifica e teologica:

“Prof. Galleni, nel suo ultimo libro ha riflettuto assieme al teologo Brancato sulla posizione dell’uomo nella storia dell’evoluzione. Secondo lei la teoria di Darwin ha davvero ridotto la grandezza e misteriosità dell’essere umano, come sostiene qualche teorico laicista? Si può ancora parlare di irriducibilità (anche ontologica) dell’uomo rispetto agli altri animali?”
L’evento storico evoluzione è il dato scientifico che ci interessa. Darwin, non dimentichiamolo, propone solo dei meccanismi per spiegare l’evoluzione. E il dato storico della trasformazione nel tempo dei viventi, non sminuisce affatto l‘Uomo che è pur sempre il risultato ultimo di leggi naturali descrivibili e anzi ne innalza l’acume scientifico per aver compreso questi aspetti. E, d’altra parte, come scrive poco dopo l’uscita dell’Origine delle specie Filippo De Filippi, primo darwinista italiano e buon cattolico, non è molto meglio pensare che Dio ponga l’anima in un essere che è la ricapitolazione di tutta la creazione anziché in un pezzo di impuro fango? Non mi piacciono i termini definitivi tipo irriducibilità, ma vi è una diversità qualitativa tra l’Uomo e i viventi cioè la capacità di agire per fini ultimi e questo anche è sottolineato da De Filippi.

D’altra parte la scoperta più interessante di questi ultimi due anni è la figura di Julia Wedgwood, la nipote di Darwin figlia del fratello della moglie Emma. Julia è una delle più acute menti della chiesa d’Inghilterra e mostra come le donne di casa Darwin fossero persone di grande intelligenza che cercavano di evitare che il lato maschile della famiglia non dicesse troppe sciocchezze in campi che non conosceva quali proprio la teologia. Julia subito dopo l’uscita dell’“Origine delle specie” scrive due articoli in cui pone in chiaro i problemi. Dio può essere chiamato ancora con il nome di Creatore: l’origine delle specie e la selezione naturale interessano pur sempre le cause seconde, ma vista la drammaticità dei meccanismi, può essere ancora chiamato Padre? E qui la soluzione è estremamente importante ed è legata alla drammaticità della condizione umana ma anche alla cristologia: poteva Dio incarnarsi in un essere che non fosse anche la sintesi della faticosità della condizione umana e anche della drammaticità della sua azione aperta al bene ma anche proprio perché è la libertà la caratteristica della condizione umana, aperta anche al male?

Ma Julia fa un ulteriore passo avanti e divide i campi: il passato può essere descritto dalla scienza, ma non si può pensare al futuro dell’uomo senza una prospettiva di trascendenza, quindi l’aspetto religioso è fondamentale per guardare al futuro. E questa, aggiungiamo noi, è la peculiare novità dell’uomo: comprendere la presenza nell’Universo della proposta dell’alleanza per muovere verso una nuova terra dove abbia stabile dimora la giustizia. Grande mente quella di Julia Wedgwood, oggi finalmente riscoperta. Ma questa è la peculiarità dell’Uomo: il fatto che Abramo venga e riconosca che esiste un Dio personale esterno Un importante scienziato pisano dopo Galileo, scienziato di religione ebraica, Silvano Arieti, il più importante psicanalista della seconda metà del secolo ventesimo, ci ricorda come in fondo Abramo sia il primo uomo moderno colui che rompe gli idoli e riconosce l’esistenza di un Dio personale che chiama all’alleanza. Abramo è comunque il riferimento di un popolo che proclama che l’alleanza esiste e questo è un dato fenomelogicamente ineludibile e la presenza del popolo di Abramo non è assolutamente messa in discussione dalle ipotesi sull’evoluzione, ma, anzi, pone un ulteriore punto di arrivo: dopo la nascita della mente ecco che la mente scopre l’alleanza. È ancora il progetto verso il futuro che richiede l’interazione tra Dio e l’Uomo e l’alleanza. E su questo tutto il lavoro dell’evoluzione trova la sua conferma più brillante perché l’evoluzione riprendendo Teilhard de Chardin muove verso la complessità e la coscienza e muove verso Abramo e l’Alleanza per costruire la Terra del futuro.

 

“Qualche mese fa Papa Francesco ha affermato: “L’evoluzione nella natura non contrasta con la nozione di Creazione, perché l’evoluzione presuppone la creazione degli esseri che si evolvono. Per quanto riguarda l’uomo, invece, vi è un cambiamento e una novità”. Cosa ne pensa di questa affermazione?”
Papa Francesco ci ha riportato alla freschezza del Concilio e non ripete formule stanche, ma ci mostra una Chiesa che guarda in avanti con speranza: non più una Chiesa che guarda indietro a un progetto ormai superato ma una Chiesa che guarda al futuro, vero popolo di Dio in cammino verso l’alleanza. E la sua continua sottolineatura della giustizia chiarisce bene dove deve portare l’alleanza, a quei cieli nuovi e a quelle terre nuove dove, come diceva Julia Wedgwood, avrà stabile dimora la giustizia. Quindi l’evoluzione ci porta ad un universo la cui caratteristica è il nuovo non prevedibile e in cui si esplica la libera azione dell’Uomo ma in un processo e un progetto di trascendenza che deve costruire la Terra per la seconda venuta di Cristo. E, come ci ricorda l’apocalisse, questa costruzione deve avvenire grazie alle opere dei giusti. E bene fa Papa Francesco a sottolineare i due punti chiave: la giustizia e i diritti dell’Uomo che valgono ovunque come valori universali, attraverso la testimonianza e l’attuazione attiva di questi valori ecco che costruiremo la Terra, nella prospettiva teilhardiana perché l’umanità sia pronta a convergere verso il punto Omega, il momento della seconda venuta di Cristo. Ed ecco il punto finale del lungo cammino dell’evoluzione. Ma la Terra va costruita senza fughe dal mondo e senza ripiegamenti in un passato che non tornerà più ma nel progetto dell’alleanza che apre al futuro. Questa è la novità che compare con l’essere pensante nell’economia dell’Universo: la capacità di progettare il futuro nell’alleanza compresa e realizzata.

La redazione

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