Usa-Cuba: da sempre la Chiesa cattolica è mediatrice per la pace

Obama e FrancescoI quotidiani di oggi e di ieri riportano a grandi titoli la notizia della ripresa delle relazioni tra gli Usa e Cuba, dopo 55 anni di tensioni tra l’isola “comunista” e la super-potenza americana. Molti analisti internazionali parlano di “svolta storica”, forse è un po’ presto ma ci auguriamo che lo sia davvero.

Tutti hanno anche riflettuto sul fondamentale ruolo mediatore che la Santa Sede ha svolto in questi anni per raggiungere questo obiettivo, da Giovanni XXIII a Giovanni Paolo II, da Benedetto XVI allo stesso Francesco. Lettere, messaggi, diplomazie, richieste di liberazione dei prigionieri. La “svolta” si è proprio sviluppata in Vaticano nell’ottobre scorso, mentre il mondo intero guardava all’Aula del Sinodo in un’altra stanza si incontravano in segreto le delegazioni degli Stati Uniti e di Cuba, con l’obiettivo di favorire la piena normalizzazione dei rapporti. Una mossa che ha funzionato e che porterà la fine dell’embargo e la cooperazione tra i due Paesi su varie questioni, compresa la lotta al crimine e l’eliminazione di Cuba dalla lista nera degli Stati terroristi. Sia John Kerry, segretario di Stato americano, che Raul Castro hanno ringraziato il Vaticano per il ruolo di mediatore.

Non c’è da stupirsi, la Chiesa cattolica ha sempre assunto questo ruolo “mediatore” tra le Nazioni. Ricordiamo, per fare degli esempi recenti, che fu Giovanni Paolo II ad evitare la guerra tra Argentina e Cile grazie al “Trattato di pace e amicizia”, tanto che nel 2009 i presidenti dei due Paesi, Kirchner e Bachelet, hanno celebrerato in Vaticano i 25 anni del Trattato assieme a Benedetto XVI, deponendo un mazzo di fiori sulla tomba di Giovanni Paolo II. Sempre per restare su Papa Wojtyla, ovvio sottolineare il suo enorme contributo per la caduta del Muro di Berlino. Il cofondatore del sindacato polacco Solidarność e in seguito Presidente della Polonia, Lech Wałęsa, lo ha ricordato molte volte, mentre l’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl ha definito Giovanni Paolo II la «sentinella del portone della libertà». E’ stato grazie a lui e alla Chiesa cattolica che il muro dei regimi comunisti si è sgretolato, culminando con la dissoluzione dell’Urss (1991).

Per tutto il tempo delle due guerre del Novecento la Chiesa cercò la pace, ha ricordato lo storico Andrea Riccardi, ordinario di Storia Contemporanea presso la Terza Università degli Studi di Roma: «la pace di Benedetto XV, quella da lui ricercata, non era la vittoria di una parte sull’altra, ma la fondazione di un ordine internazionale giusto e stabile, operata anche attraverso il riconoscimento dei diritti e dell’identità delle nazioni, che fino allora erano state conculcate. È una pace perseguita non attraverso le armi, ma con il negoziato e il dialogo». E quando non poté la diplomazia vaticano, poterono le congregazioni religiose che corsero in aiuto nei campi di battaglia e negli ospedali. E’ quanto accaduto, ad esempio, durante la guerra civile americana, tanto che Mary Livermore, paladina dei diritti delle donne in quegli anni, ha affermato: «Non sono cattolica e non difendo le istituzioni monastiche della Chiesa, ma non posso dimenticare la mia esperienza durante la guerra della ribellione. Non ho mai incontrato questi religiosi cattolici negli ospedali o sulle navi senza apprezzare la loro devozione, la loro fedeltà, la loro disponibilità». Come ha rilevato lo storico Pat McNamara, è stato proprio l’impegno in prima persona della Chiesa cattolica a cambiare completamente la percezione della società americana verso il cattolicesimo.

Questo è un ruolo che la Chiesa ha ereditato dal passato: lungo tutto l’alto Medioevo (476-1000) i religiosi -ha fatto ben notare Francesco Agnoli in “Indagine sul cristianesimo” (Piemme 2010)- si trovarono spesso a scongiurare conflitti inutili e terribili, cercando di promuovere una visione pacifica del rapporto tra i popoli. In particolare durante il periodo delle invasioni dei barbari, come ha scritto lo storico Jean Pierre Moisset, docente di Storia presso ò’Università Michel de Montaigne Bordeaux, «il vescovo è divenuto una figura di primo piano nella scena politica […], dirigendo la resistenza o intavolando negoziati con gli invasori». Tanto che veniva definito “defensor civitatis”, ovvero «l’ultimo baluardo a difesa delle popolazioni e del diritto» (J.P. Moisset, “Storia del cattolicesimo”, Lindau 2008, p.107). Alberto Torresani, docente di Storia della Chiesa presso l’Università Pontificia della Santa Croce di Roma, ha citato diversi esempi concreti, in particolare durante il saccheggio di Roma del 455 per opera dei Vandali giunti per mare dall’Africa: «Nessun funzionario civile o militare affrontò i Vandali: solo papa Leone andò loro incontro alle porte di Roma, ottenendo almeno che fosse salva la vita dei romani» (A. Torresani, “Storia della Chiesa”, Ares 2006, p. 151). Sempre la Chiesa (in particolare Benedetto I e Pelagio II) si impegnò a soccorrere la popolazione romana durante la carestia del ‘500 in seguito all’invasione longobarda.  Come ha ricordato lo storico Giacomo Balmes, in quel tempo non esisteva il potere pubblico, «così vediamo che la Chiesa adottava in quell’epoca certe misure concrete per opporsi al torrente devastatore della violenza che tutto tormentava e distruggeva» (G. Balmes, “Il protestantesimo comparato al cattolicesimo nelle sue relazioni colla civiltà europea”, Tipografia Ducale 1846, cap. XXXIII).

Qualche esempio: il Concilio di Arles (443-452) dispose nel canone 50 il divieto di accesso in chiesa a coloro che mantenevano pubbliche inimicizie, fin tanto che non si fossero riconciliati con i loro nemici; lo stesso sancì il Concilio di Lerida (546) nel canone 7 e il Concilio di Worms (868) nel canone 4; il Concilio d’Angers (453) nel canone 3 proibì le violenze e le mutilazioni verso i nemici; il Concilio di Adge (506) ordinò nel canone 31 la riconciliazione tra nemici, pena l’ammonizione da parte dei sacerdoti e, infine, della scomunica; il Concilio di Chalon-sur-Saône (650) nel canone 17 stabilì la scomunica per quanti provocavano tumulti o sfoderavano la spada per ferire qualcuno nelle chiese o nei loro dintorni; il Concilio d’Orléans (538) dispose che nessuno poteva assistere armato alla Messa o ai Vespri.

Nel basso Medioevo le autorità ecclesiastiche inaugurarono il primo “movimento per la pace” «allo scopo di porre un freno alle croniche violenze che caratterizzavano la società feudale e che il potere reale o comitale non riusciva a tenere sotto controllo» (R. Pernoud, “Luce del Medioevo”, Volpe 1978, p. 102). Venne avviato nel 987 su iniziativa del vescovo di Le Puy che radunò i cavalieri e impose loro un giuramento di pace. In breve tempo in tutta la Francia e in tutta l’Europa i vescovi lo imitarono, il celebre storico e medievalista francese Georg Duby ha riportato, ad esempio, il giuramento di Guarino, vescovo di Beauvais tra il 1023 e il 1025: «Non assalirò il contadino, né la contadina, i sergenti o i mercanti; non prenderò il loro denaro; non li costringerò al riscatto; non prenderò il bue o la vacca, la pecora, l’agnello, la capra, non incendierò né abbatterò le case; non taglierò, né vendemmierò le viti altrui col pretesto della guerra…» (G. Duby, “L’anno mille. Storia religiosa e psicologia collettiva”, Einaudi 2001, p. 139-141).

La Chiesa inventò anche le cosiddette “pace di Dio” e la “tregua di Dio”, la prima con lo scopo di sottrarre almeno alcune persone e alcuni luoghi alla violenza guerresca, e la seconda per proibire di combattere in determinati periodi dell’anno e della settimana. Come ha scritto lo storico Philippe Contamine, professore emerito di Storia medievale all’Université Paris-Sorbonne, «la “pace di Dio” contribuisce in modo eccezionale ad affermare l’idea di una immunità naturale di cui godono i non combattenti e i loro beni», essi in particolare sono «gli ecclesiastici, i pellegrini, gli eremiti, i lavoratori dei campi, i mercanti, i vecchi, i bambini e le donne» (P. Contamine, “La guerra nel medioevo”, Il Mulino 2005, p. 371,414). Il prof. Contamine ha anche ricordato che grazie alla mediazione della Chiesa cattolica, il Medioevo non conobbe né le guerre servili, né «le guerre egemoniche, aventi come fine la dominazione di un popolo o di una dinastia su un immenso territorio. Ebbero meno conseguenze sociali: non più riduzione in schiavitù, come nell’Antichità, rarità degli espropri totali, dei trasferimenti di intere popolazioni». Semplicemente vi fu «una minoranza di professionisti della guerra», mentre la popolazione raramente venne coinvolta nelle ostilità. Così, «i secoli centrali del Medioevo beneficiarono, se non proprio di una totale scomparsa, almeno di una durevole marginalizzazione della guerra: e quand’anche essa aveva luogo, i suoi effetti erano più “canalizzati”» (P. Contamine, “La guerra nel medioevo”, Il Mulino 2005, p. 13, 411-416).

La redazione

Condividi su:
  • Aggiungi su Facebook
  • Aggiungi su OKNOtizie
  • Aggiungi su Twitter
  • Aggiungi su Windows Live
  • Aggiungi su MySpace

27 commenti a Usa-Cuba: da sempre la Chiesa cattolica è mediatrice per la pace

« nascondi i commenti

  1. Hugo ha detto

    Bell’articolo! Preciso, contestualizzato, ben documentato, ottima bibliografia…in perfetto stile Uccr!

  2. Enrico ha detto

    Per questo la Chiesa è sempre stata odiata e perseguitat nella varietà dei modi: perché cerca la pace.
    L’uomo, per affermare se stesso e il proprio “io”, deve far guerra, facendo emergere quella dimensione animalesca che lo costituisce da capo a piede.
    Ma la Chiesa ricorda che l’uomo è figlio di Dio: è animale nel corpo, ma è umanamente divino nell’anima.

  3. Matteo ha detto

    Ma giusto per correttezza storica…. Tutte le crociate o i secoli di inquisizione, dove sono andati a finire?

    • Marco S. ha detto in risposta a Matteo

      Nei tuoi pregiudizi o nella tua fantasia.

      • Matteo ha detto in risposta a Marco S.

        Pregiudizi e fantasie? Credo che sia tutto ampiamente documentato in qualsiasi libro di storia.
        In questo articolo manca circa un millenio di storia. Millenio in cui ci sono state “catastrofi” per l’umanità con migliaia se non milioni di morti.
        Dichiarare che la chiesa è DA SEMPRE mediatrice per la pace è un’incorrettezza storica grossa come una casa.
        Per fortuna ci sono state grandi uomini (e donne) che hanno lottato contro guerre e crudeltà, Papa Giovanni Paolo II per esempio è stato uno di questi.

        Io mi chiedo come si possa accusarmi di pregiudizi o fantasie davanti a evidenze del genere.

        • Norberto ha detto in risposta a Matteo

          Milioni di morti? Ma di cosa parli? Le catastrofi sarebbero le Crociate? Le Crociate sono state un bene per l’umanità, il concetto di “guerra giusta” da sempre proclamato dalla Chiesa come legittima difesa dei cristiani di Gerusalemme, massacrati dai musulmani, nonché una difesa dei territori europei dall’invasione islamica.

          Poi? Hai altre sciocchezze e pregiudizi da obiettare?

          • Dario* ha detto in risposta a Norberto

            Calma con queste generalizzazioni positiviste. Le crociate hanno fatto del bene ed hanno fatto del male. Non dimentichiamo il saccheggio di Costantionopoli: un crimine atroce ed ingiustificabile perpetrato proprio dai crociati. L’intenzione delle crociate poteva anche essere giusta ma come poi sono andati i fatti è tutto un altro paio di maniche…

        • Marco S. ha detto in risposta a Matteo

          Sig. Matteo, nella mia risposta ho voluto sintetizzare.
          Nessuno esclude che anche nella Chiesa non vi siano stati molti farabutti e la cosa piu’ eclatante che essa sia sopravvissuta fino ad oggi malgrado loro.

          Volevo solo invitarLa ad esaminare certi fenomeni in una luce meno ideologica.

          La storiografia moderna ha ridimensionato totalmente la teoria delle crociate come impresa pre-coloniale di Runciman, un’idea che ormai sopravvive solo nella vulgata popolare, che vedo ancora persistente anche in Lei.

          Da un oggettivo esame statistico delle motivazioni di migliaia di persone di tutti i ranghi, prevale chiaramente che per esse la crociata non prospettava alcun miglioramento della loro condizione materiale e la loro partecipazione era originata da ragioni morali e spirituali, cioe’ la legittima difesa di una comunita’ aggredita.

          Lo so che l’interpretazione della crociata come risposta necessaria all’oggettiva svolta aggressiva, messa in atto dai turchi selgiuchidi in Terrasanta, contro i cristiani residenti ed i pellegrini, non va per la maggiore.
          Ma mi pare sia la tesi che ormai prevalga a livello accademico.
          Se invece vogliamo continuare a raccontarci cose diverse, facciamo pure, ma senza di me.

          Anche l’inquisizione e’ un fenomeno complesso e va distinto quando essa era iniziativa degli stati, che strumentalizzavano la religione per i loro fini, da quando essa era effettivamente dominata dalla chiesa.

          La chiesa cattolica non puo’ che essere rappresentata dal Papa, non da qualche religioso locale, magari corrotto o condizionato dal potere.
          Nella dinamica tra questo rapporto stato-chiesa, la chiesa spesso ne esce molto meglio di quanto coloro che sostengono le Sue tesi sarebbero disposti a tollerare.

          Comunque il modo piu’ corretto per parlare di “inquisizione” e’ prima di tutto non fare come fa Lei, declinandola al singolare.
          Bisognerebbe parlare di “inquisizioni”, perché ognuna ha la sua storia, le sue modalita’ e le sue ragioni.

          Comunque, nello spirito di “Hic Rhodus, hic salta”, mi tengo a disposizione a “sviscerare” con Lei un tema storico ben delimitato a Sua scelta, per provare le mie affermazioni.

          • Dario* ha detto in risposta a Marco S.

            Condivido in pieno questo post, qui c’è molto materiale su cui riflettere ed informarsi se Matteo avrà la buona volontà di farlo =)

        • lorenzo ha detto in risposta a Matteo

          Leggere le crociate, come ogni altro avvenimento, fuori dal loro contesto storico è un esercizio mentale tipico degli integralisti.

          Ecco, per tua informazione, il dialogo tra San Francesco ed il sultano al-Malik al-Kamil durante la quinta crociata, come riportato dalle più antiche fonti francescane(FF.2690-2691):

          IL SULTANO: II vostro Signore insegna nei Vangeli che voi non dovete rendere male per male, e non dovete rifiutare neppure il mantello a chi vuol togliervi la tonaca, dunque voi cristiani non dovreste imbracciare armi e combattere i vostri nemici.

          FRANCESCO: Mi sembra che voi non abbiate letto tutto il Vangelo. Il perdono di cui Cristo parla non è un perdono folle, cieco, incondizionato, ma un perdono meritato.

          Gesù infatti ha detto: “Non date ciò che è santo ai cani e non gettate le vostre perle ai porci, perché non le calpestino e, rivoltandosi, vi sbranino”. Infatti il Signore ha voluto dirci che la misericordia va dispensata a tutti, anche a chi non la merita, ma che almeno sia capace di comprenderla e farne frutto, e non a chi è disposto ad errare con la stessa tenacia e convinzione di prima.

          Altrove, oltretutto, è detto: “Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo lontano da te”. E, con questo, Gesù ha voluto insegnarci che, se anche un uomo ci fosse amico o parente, o perfino fosse a noi caro come la pupilla dell’occhio, dovremmo essere disposti ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tentasse di allontanarci dalla fede e dall’amore del nostro Dio. Proprio per questo, i cristiani agiscono secondo massima giustizia quando vi combattono, perché voi avete invaso delle terre cristiane e conquistato Gerusalemme, progettate di invadere l’Europa intera, oltraggiate il Santo Sepolcro, distruggete chiese, uccidete tutti i cristiani che vi capitano tra le mani, bestemmiate il nome di Cristo e vi adoperate ad allontanare dalla sua religione quanti uomini potete.

          Se invece voi voleste conoscere, confessare, adorare, o magari solo rispettare il Creatore e Redentore del mondo e lasciare in pace i cristiani, allora essi vi amerebbero come se stessi.

    • gladio ha detto in risposta a Matteo

      Toh, due delle tre ” argomentazioni del somaro ” ( la terza è il processo a Galilei ).Mi ero espresso sull’ argomento proprio ieri…

      • Matteo ha detto in risposta a gladio

        Abbi pazienza ma vorrei capire, non ho scritto di sicuro per fare polemiche o cose del genere. Ti chiedo, se hai voglia, di riargomentare le tue idee.
        A me piace capire le cose e capirle a fondo, quando non ci arrivo da solo ho l’abitudine di chiedere.
        A me questo articolo è sembrato piuttosto approsimativo per quello volevo chiarimenti.

        • gladio ha detto in risposta a Matteo

          Caro Matteo, temo che per trattare esaustivamente il tema delle Crociate non siano sufficienti le poche righe postate su un blog di Internet, ad ogni mondo ti rimando ad un’ indiscussa autorità in materia: il Prof. Franco Cardini, forse il più autorevole esperto in storia della Crociate in Italia

          http://www.emsf.rai.it/scripts/interviste.asp?d=515

          Voglio solo sottoporti un dato storico su cui riflettere:

          Anno 632: muore Maometto
          Anno 732 I mussulmani vengono fermati a Poitiers da Carlo Martello
          Nota che Poitiers è in Francia e dalla morte del sedicente “Profeta” sono passati appena 100 anni.
          Ancora: nel 1683 i turchi erano a Vienna dopo aver devastato gran parte dell’ Europa orientale ( Il prezzo degli schiavi sulla piazza di Damasco crollò per eccesso di offerta) e se non fosse stato per il Papa della tanto vituperata Chiesa Cattolica che si era dato un gran daffare per coalizzare i litigiosi monarchi europei tu ed io a quest’ ora saremmo dei caproni barbuti ed inturbantati al pari dei pachistani , degli afghani e dei sauditi.

          E ci scandalizziamo delle Crociate?

          • Marco S. ha detto in risposta a gladio

            Gladio, tra l’altro Lei sostiene con efficacia le Sue tesi, facendo riferimento uno studioso come il prof. Cardini che ritengo si possa considerare perlomeno “benevolo” verso l’islam, visto che, se non erro, lo considera addirittura tra le “radici” dell’Europa.
            (Questa tesi e’ discutibilissima, ma il farlo ora mi porterebbe fuori dal seminato).

            Pertanto citare il prof. Cardini comporta certamente portare a sostegno delle proprie affermazioni la fonte autorevole che adotta il punto di vista piu’ vicino a quello del sig. Matteo, tra quelli scientificamente proponibili oggi.
            Per farla breve, l’interpretazione di Cardini mi pare tra quelle meno lusinghiere per i cristiani e per la Chiesa Cattolica, nell’ambito di quelle oggi proponibili.

            • gladio ha detto in risposta a Marco S.

              Ad ogni modo Marco ( diamoci pure del tu diamine!),nell’intervista da me postata, il prof. Cardini rimarca chiaramente l’ inconsistenza, dal punto di vista della verità storica, dell’ idea che comunemente si ha delle Crociate; idea inoculata ai bambini fin dalle scuole e riporesa e ingigantita dall’ apparato mediatico : filmografia, giochi di ruolo, ecc.

              Ci informa inoltre che tale idea è stata del tutto abbandonata da ogni studioso serio , eliminando in tal modo ogni sostegno a tutti quei pregiudizi che hanno accompagnato e che ancora accompagnano quel periodo storico.
              Quel che volevo sottolineare è che , almeno per quel che riguarda questa intervista, non ho notato nel prof. Cardini alcunchè di ” poco lusinghiero” nei confronti dei cristiani e della Chiesa Cattolica.
              Va però anche detto che la mia preparazione culturale è quella che è…

              Comunque sia, Buon Natale Marco!

              • Marco S. ha detto in risposta a gladio

                Mah, a me pare che Cardini scacci la tesi neocoloniale “runcimaniana” dalla porta, per poi farla rientrare dalla finestra.

                Infatti, in che altro modo si puo’ definire una crociata, come mi pare egli la tratteggi, come un’impresa volta a levarsi dai piedi una classe guerriera, necessariamente contraria ad ogni pacificazione, perché usa a fare ricco bottino ?
                Una classe guerriera che sa quanto bottino puo’ fruttare la guerra contro i miussulmani e che quindi puo’ essere ingolosita “esodandola” verso di essi ?

                Magari mi sbaglio, ma a me pare che questa tesi faccia a pugni con le tesi di Madden che, come ho gia’ scritto, avrebbe costruito un database con tutte le testimonianze possibili sulle crociate, ricavando un immagine statistica molto diversa del “crociato medio”.

                Vale a dire di una persona che viveva di norma in una terra molto piu’ ricca della Palestina, come del resto lo sono la quasi totalita’ dei territori europei, e che non si faceva molte illusioni sulle ricchezze da trovarci la’ (la Palestina era ben nota, perche’ gia’ meta di numerosi pellegrinaggi da tutta l’Europa cristiana).

                Del resto anche l’esito delle crociate, con l’immediato ritorno a casa di quasi tutti i crociati e la conseguente necessita’ di istituire o ampliare appositi ordini monastici guerrieri per presidiare i territori conquistati, mi pare implichi, sempre con Madden, che per la maggior parte dei crociati la loro impresa fu un debito, piu’ che un arricchimento.

                Non e’ detto comunque che, per qualche via che ora mi sfugge, le due tesi non abbiano anche punti di contatto.

                Ciao

    • Mattia ha detto in risposta a Matteo

      Va beh Matteo, ma l’articolo non vuole mica affermare che la Chiesa è sempre stata perfetta, ma semplicemente che ha svolto un ruolo importante nello sviluppo della pace e del concetto di “guerra giusta” che pose un freno alla violenza. E come se qualcuno parlasse dell’importanza che ebbe il diritto romano nella giurisprudenza e uno ribatesse “Ah, si e la schiavitù dove la metti?”

  4. Matteo ha detto

    Vi ringrazio per le risposte argomentate!
    Ammetto la mia leggerezza sulla generalizzazione delle inquisizioni.
    Come compito per le vacanze prometto che mi documenterò ancora più approfonditamente su questi argomenti. Anzi Marco se hai qualche testo da consigliarmi lo accetto ben volentieri.

    Con calma mi rileggo l’intervista che mi ha lincato gladio del Prof. Cardini. Per ora le ho dato uno sguardo veloce e ci sono argomentazioni interessanti che purtroppo vengono spesso non approfondite come si deve.

    Mi lascia solo un po’ perplesso l’ultima affermazione di gladio che definirei un po’ troppo colorita ma la interpreto per quel che è; una frase scritta per essere incisava più che offensiva verso un popolo (almeno spero…).
    D’altro canto mi permetto di invitarti a mia volta nel cercare di non avere pregiudizi nei confronti di un altro popolo o religione.

    Ne approfitto per augurarvi buone feste.

    • Mattia ha detto in risposta a Matteo

      Chiedo scusa a gladio se rispondo per lui, ma credo che quello che intendeva dire è molto semplice: si attacano le Crociate perché considerate come sinonimo di barbarie o intolleranza, ma prima di esse gli arabi si erano espansi a danno dei cristiani riuscendo a conquistare nel giro di un secolo un impero che andava dalla Spagna all’India. La motivazione di queste conquiste era data dal dovere di espandere il territorio dell’islam, la “jihad” (i teologi musulmani del IX secolo avevano persino diviso il mondo due sfere: “casa dell’islam” e “casa della guerra”). Stessa cosa poi per l’impero ottomano e se nel 1683 non fosse stato fermato a Vienna l’Europa probabilmente ora non sarebbe più cristiana.

      Auguri di buone feste anche a te.

    • Dario* ha detto in risposta a Matteo

      Buone feste anche a te Matteo! =)

    • Marco S. ha detto in risposta a Matteo

      Prosperi, “I Tribunali della Coscienza”
      Benassar “Storia dell’Inquisizione spagnola”

      Questo per limitarci all’inquisizione nel periodo moderno.

    • Marco S. ha detto in risposta a Matteo

      Ritengo che nel campo dell’inquisizione moderna Adriano Prosperi sia uno degli studiosi italiani piu’ autorevoli.
      E non e’ sicuramente un cattolico, anzi parte da una prospettiva di partenza piuttosto critica verso il cattolicesimo (del resto e’ professore alla Normale di Pisa, non precisamente un’universita’ cattolica).

      Se ben ricordo, per esempio, nel suo “I Tribunali della coscienza”, in merito all’inquisizione del sec.XVII in Lombardia, confrontandosi con i metodi molto accurati e garantisti, con la stessa ragionevolezza degli inquisitori, si domanda se davvero costoro potevano alimentare dal nulla una “caccia alla streghe”, magari andando a colpire soltanto innocue credenze popolari di povere persone ignoranti.
      Il sospetto che viene insinuato (parlo sempre a memoria, intendiamoci) e’ che in quegli anni di crisi culturale dell’Europa cristiana, fossero sorti o si fossero rafforzati effettivamente anche movimenti “sotterranei”, con implicazioni non irrilevanti nemmeno sotto il profilo della vita e della sicurezza delle persone.

      Date le premesse, in Prosperi troverai anche “soddisfazione”, laddove e’ giusto e corretto criticare gli errori della Chiesa.
      Non parliamo quindi di agiografie, come pure sono state pubblicate anche su questa materia e che ho evitato ovviamente di proporti.

      Grazie e Buon Natale anche a te.

    • gladio ha detto in risposta a Matteo

      Se vuoi dare un’ occhiata anche all’ Inquisizione…

      http://www.storialibera.it/epoca_medioevale/inquisizione/articolo.php?id=1139

      Buone Feste anche a te!

      • Menelik ha detto in risposta a gladio

        Ho finito adesso di leggere il tuo link.
        Davvero interessante, sapevo che dietro la storia nera dell’Inquisizione c’erano esagerazioni di parte, se non autentiche boiate.
        Ma leggere un documento dettagliato illumina su tanti passaggi oscuri della storia medioevale e moderna.
        E’ descritto molto bene chi erano i Catari, e mi ha interessato la vicenda di questi ad Orvieto, città che conosco molto bene.
        Non sapevo dei Catari ad Orvieto.

      • Marco S. ha detto in risposta a gladio

        Beh con Camilleri noi cattolici giochiamo in casa 😉

        Camilleri parla del romanzo “Il nome della rosa” che, come e’ noto, s’incentra su una serie di omicidi in un convento, volti ad impedire la diffusione dei contenuti dell’ultimo manoscritto di un libro di Aristotele ivi segretamente conservato.

        In merito mi viene da fare un’osservazione, che forse e’ sfuggita allo stesso autore.
        Va bene, mettiamo pure che la Chiesa fosse kattiva, oscurantista, reazionaria, liberticida e chi piu’ ne ha, piu’ ne metta.

        Mi chiedo pero’ come mai tale manoscritto fosse gelosamente conservato, malgrado il contenuto cosi’ pericoloso.
        Non facevano prima ad usarlo per accendere il camino ?

        ….Pensierino per la notte.

        • Emanuele ha detto in risposta a Marco S.

          …volendo c’è un secondo pensierino: perché Eco trasfomra Bernardo Gui, che era sostanzialmente contrario alla tortura, in fanatico sanguinario?

« nascondi i commenti