Rodney Stark, l’ultimo libro: «parliamo di Cristianità più che di Europa»

rodney stark, occidente, europa, cristianitàLa vittoria dell’Occidente (Lindau 2014). Così si intitola l’ultimo libro del principale sociologo delle religioni, Rodney Stark. Un lavoro importante, di livello accademico, approvato da una esauriente recensione sul Corriere della Sera a firma di Paolo Mieli.

 

«Per gli europei la vera base dell’unità era il cristianesimo, trasformatosi in una ben organizzata burocrazia internazionale». A tal punto che «sarebbe più corretto parlare di Cristianità più che di Europa, dal momento che, all’epoca, quest’ultima aveva ben poco significato sociale o culturale». Questa la tesi dell’ultimo saggio storico del prolifico e celebre studioso Rodney Stark, tra i maggiori sociologi circolazione, docente di Scienze Sociali presso la Baylor University.

Il suo ultimo libro si intitola La vittoria dell’Occidente. La negletta storia del trionfo della modernità (Lindau 2014), e la sua recensione ha trovato spazio sul Corriere della Sera, grazie alla penna dell’ex direttore Paolo Mieli. Avendo studiato i precedenti volumi di Stark conosciamo bene la sua tesi di fondo: qual è stato il motivo per cui l’Occidente ha sempre fatto rima con “modernità”? Perché solo nell’Occidente sono nate la scienza, la democrazia, l’arte figurativa, le università, gli ospedali…via via fino ai camini, al sapone, agli occhiali, alle canne dell’organo, agli orologi meccanici, al sistema di notazione musicale, telescopi, microscopi e periscopi ecc..? Il merito, per stare sul generale, è della “circolazione delle idee”.

Si capisce meglio tramite un classico esempio: «Sono le idee che spiegano perché la scienza sia nata soltanto in Occidente, solo gli occidentali hanno pensato che la scienza fosse possibile, che l’universo funzionasse secondo regole razionali che potevano essere scoperte», scrive Stark. Gli occidentali pensavano questo perché credevano ad un Creatore esterno al mondo fisico che li lasciava liberi di studiare la sua creazione. Lo ha ben spiegato l’eminente storico della scienza, Sir Alfred North Whitehead, osservando che «la scienza moderna deve provenire dall’insistenza medievale sulla razionalità di Dio […]. La mia spiegazione è che la fede nella possibilità della scienza, generata anteriormente allo sviluppo della moderna teoria scientifica, sia un derivato inconscio della teologia medievale […]. Le ricerche sulla natura non potevano sfociare che nella giustificazione della fede nella razionalità»(A.N. Whitehead, “Science and the Modern World”, Macmillan 1925, pag. 19,31). In un nostro apposito dossier abbiamo approfondito il legame tra cristianesimo e nascita del metodo scientifico.

Proprio il Medioevo, alla faccia dei “secoli bui”, è stato il motore della cultura e del successo dell’Occidente, dopo quello che Stark chiama l’«intermezzo romano». Perché, scrive, «nella migliore delle ipotesi considero l’impero romano una pausa nell’ascesa dell’Occidente, e più probabilmente una battuta d’arresto», dopo il grande impulso dato dalla cultura greca. Oltre alla mancanza di innovazioni tecnologiche, «i romani sfruttarono poco o nulla alcune tecnologie già esistenti; per esempio, conoscevano perfettamente la ruota ad acqua, ma preferivano usare il lavoro degli schiavi per macinare la farina». Per Stark «ai fini dello sviluppo della civiltà occidentale, la caduta dell’impero romano non è stata un’immane tragedia, bensì il fatto in assoluto più benefico». I «molti soporiferi secoli di dominazione romana» hanno visto due soli significativi fattori di progresso: «L’invenzione del cemento e l’ascesa del cristianesimo, quest’ultima avvenuta nonostante i tentativi dei romani di impedirla». E dopo la caduta romana «riprese il glorioso cammino verso la modernità». Infatti, «secoli bui» non furono mai tali, come ha cercato di spiegare per anni il celebre storico (e agnostico) francese Jacques Le Goff. Al contrario, il Medioevo è stato un’epoca di notevole progresso e innovazione, tra cui «l’invenzione del capitalismo». Gli europei si arricchivano dopo aver imparato a sfruttare le fonti di energia, tanto che alla fine del XII secolo «l’Europa era così affollata di mulini a vento che i proprietari cominciarono a denunciarsi a vicenda con l’accusa di portarsi via il vento».

Stark smonta punto per punto la famosa tesi di Max Weber, secondo cui l’etica protestante sarebbe all’origine del capitalismo, anche se a questa demolizione aveva già pensato Fernand Braudel definendola «debole tesi» per di più «chiaramente falsa». Infatti, nell’anno Mille nacque una sorta di protocapitalismo «molti secoli prima che esistessero i protestanti». Nel Trecento, dopo l’epidemia provocata dalla Peste Nera, «la scarsità di manodopera stimolò le invenzioni e lo sviluppo di tecnologie che consentissero di risparmiare forza lavoro». Quindi l’Europa medievale «vide l’ascesa del sistema bancario, di un’elaborata rete manifatturiera, di rapide innovazioni in campo tecnologico e finanziario, nonché una dinamica rete di città commerciali». E’ qui che nacque quella che avremmo definito la “Rivoluzione industriale”. Già da molto tempo l’Europa era più avanti del resto del mondo in fatto di tecnologia, «ma alla fine del XVI secolo quel divario era ormai diventato un abisso». Nel XVII secolo, infine, non c’è stata nessuna «rivoluzione scientifica»: i brillanti successi di quell’epoca «sono stati semplicemente il culmine di un normale progresso scientifico, iniziato nel XII secolo con la fondazione delle università».

Ed ecco la tesi di fondo di Stark, ripresa (finalmente) anche da Mieli: «uno dei fattori più importanti nel favorire l’ascesa dell’Occidente è stata la fede nel libero arbitrio; mentre la maggior parte delle antiche società (se non tutte) credevano nel fato, gli occidentali giunsero alla convinzione che gli esseri umani sono relativamente liberi di seguire quello che detta la propria coscienza e che, essenzialmente, sono artefici del proprio destino». Così, il concetto che, in epoca medievale, la cultura islamica fosse molto più avanzata di quella europea «è un’illusione».

Interessante il profilo biografico del prof. Stark che, come ha spiegato, da ateo/agnostico si è avvicinato al cristianesimo proprio studiando la sua storia e il ruolo della Chiesa nella fondazione dell’Occidente: «Ero un ricercatore abbastanza razionale e a quel tempo non mi trovavo benissimo con i cristiani. Però ero molto interessato alla storia del cristianesimo: intellettualmente avevo rispetto per la Chiesa e la religione cristiana. Comunque, avendo scritto per anni su tale eredità, tutto ciò mi ha condotto a capire che ero diventato credente». E’ stato «influenzato in modo molto forte dagli esempi morali che hanno intessuto la storia cristiana. In seguito è accaduto qualcosa e sono diventato sensibile alla fede».

Segnaliamo i precedenti volumi di Rodney Stark, un bellissimo regalo di Natale per chi vuole capire meglio la correttezza storica nell’aver diviso la storia umana tra prima e dopo Cristo:

La vittoria della ragione. Come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezza (Lindau 2006)
Ascesa e affermazione del cristianesimo. Come un movimento oscuro e marginale è diventato in pochi secoli la religione dominante dell’Occidente (Lindau 2007)
La scoperta di Dio. L’origine delle grandi religioni e l’evoluzione della fede (Lindau 2008)
Un unico vero Dio. Le conseguenze storiche del monoteismo (Lindau 2009)
Gli eserciti di Dio. Le vere ragioni delle crociate (Lindau 2010)
Le città di Dio. Come il cristianesimo ha conquistato l’Impero romano (Lindau 2011)
A gloria di Dio. Come il cristianesimo ha prodotto le eresie, la scienza, la caccia alle streghe e la fine della schiavitù (Lindau 2011)
Il trionfo del cristianesimo. Come la religione di Gesù ha cambiato la storia dell’uomo ed è diventata la più diffusa al mondo (Lindau 2012).

La redazione

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6 commenti a Rodney Stark, l’ultimo libro: «parliamo di Cristianità più che di Europa»

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  1. Luciano ha detto

    Non ho letto nulla di Stark e mi piacerebbe approfondire direttamente sui suoi libri.
    Dato il costo non da poco e la lunghezza significativa di ogni volume, vi chiedo se fra questi ci sono delle ripetizioni e/o dei libri che spiccano di piú fra gli altri 🙂
    Grazie in anticipo per i consigli

    • Marco S. ha detto in risposta a Luciano

      “La vittoria della Ragione” e’ probabilmente il piu’ importante, impostato sul contributo scientifico ed economico al progresso umano dei “molto” cosiddetti “secoli bui”.
      “A gloria di Dio” verte piu’ sul contributo culturale e a smontare alcune “leggende nere” come quella della “caccia alle streghe”.

      Questi mi paiono i piu’ significativi ed originali del pensiero di Stark ma, a questo punto, mi pare che quest’ultimo libro li sintetizzi e li imntegri, quindi forse ti conviene prendere l’ultimo lavoro, che ovviamente rappresenta anche la piu’ aggiornata evoluzione del pensiero e degli studi dell’autore.

      Bello anche “Gli eserciti di Dio” sulle crociate ma, in questo caso, non mi pare che Stark abbia fatto da battistrada, perché altri autori prima di lui hanno rivalutato le crociate e in parte ridimensionato la vulgata neocoloniale di Runciman, in primis ovviamente T.F.Madden.

  2. LG ha detto

    La vittoria della ragione
    La scoperta di Dio

    Sono quelli che possiedo e che ho letto.
    Molto interessanti, fuori dagli schemi storiografici consueti senza essere però “agiografie”

  3. Emanuele ha detto

    Credo che Stark superi il punto morto di Lucio Russo che parla dei rinascimenti e del recupero della scienza ellenica ma senza giustiicare il perché.

    Pare che non voglia ammettere l’influenza del cristianesimo, parlando solo di condizioni sociali favorevoli.

    • Franceschiello ha detto in risposta a Emanuele

      Gli antichi greci e romani indubbiamente possedevano conoscenze scientifiche superiori a quelle degli uomini del Medioevo, in questo concordo con Russo. Ma non concordo con Russo quando afferma che la Rivoluzione Scientifica e la Rivoluzione Industriale sono figlie dell’Antichità; piuttosto, sono figlie del Medioevo. Perchè per fare una rivoluzione scientifica e quindi una rivoluzione industriale bisogna puntare non tanto sulla scienza, ma sulla tecnologia. I greci ed i romani erano ottimi scienziati, ma dal punto di vista della tecnica erano degli scarsoni (mi si passi il termine). Gli uomini del Medioevo magari non eccellevano nella scienza teorica, ma in compenso erano molto interessati alla tecnica. E fu proprio questo a stimolare la rivoluzione scientifica e quindi la rivoluzione industriale.

      E questo interessamento alla tecnologia è un prodotto della mentalità medievale, che a sua volta è un prodotto della mentalità cristiana. Non a caso Carlo M. Cipolla, il più importante storico economico italiano, arriva ad affermare che una delle cause dello sviluppo tecnologico europeo debba essere ricercata nel culto del santi!

      Un elemento caratteristico della mentalità medievale fu l’abbandono dell'”animismo”, che aveva caratterizzato il concetto di natura nutrito dai classici come dalla maggior parte delle altre culture nei quattro angoli del mondo. Il tema dominante nella concezione del mondo sia greco-romano sia orientale è quello di un’armonia tra uomo e natura, un rapporto che presupponeva però nella natura forze inviolabili cui l’uomo doveva fatalmente sottomettersi. I miti di Dedalo, Prometeo e della torre di Babele erano lì a indicare il destino di chi tentasse di rovesciare il rapporto uomo-natura pretendendo di asserire il predominio dell’uomo ed è significativo che quando gli abitanti di Cnido chiesero all’oracolo di Delfi il suo giudizio sull’opportunità di scavare un canale che tagliasse l’istmo della loro penisola, l’oracolo rispose: “Giove avrebbe fatto un’isola invece di una penisola se questo fosse stato il suo desiderio”.

      Il mondo medievale misteriosamente ruppe questa tradizione. Tecnicamente ancor troppo arretrati per dominare di fatto la natura in un grado apprezzabile, gli Europei del Medioevo si rifugiarono nel mondo dei sogni. All'”animismo” degli antichi e degli orientali si sostituì il culto dei santi. I santi non erano nè demoni nè spiriti strani: erano uomini – uomini in grazia di Dio, ma pur sempre uomini – le cui fattezze tutti vedevano sui portali o all’interno delle chiese: volti di ogni giorno, volti che la gente incontrava di continuo tra i propri simili. Questi “santi” non si adagiavano nell’immobilismo ieratico dei santoni orientali nè si divertivano, come gli dei greci, a punire gli uomini per la loro audacia. Al contrario, si davano di continuo da fare per dominare le forze avverse della natura e sconfiggevano le malattie, calmavano i mari in burrasca, salvavano i raccolti dalle tempeste e dalle cavallette, ammorbidivano la caduta di chi precipitava in un burrone, bloccavano gli incendi, facevano galleggiare i naufraghi, dirigevano battelli pericolanti tra gli scogli. Questi i sogni dell’uomo medievale. Dominare la natura non era peccato. Era miracolo. E credere nei miracoli è il primo passo per renderli possibili. Inesorabilmente, inavvertitamente, l’uomo medievale si mosse nella direzione di rendere quei miracoli meno funzione dell’azione dei santi e più funzione dell’azione propria.

      E ci tengo a precisare che Cipolla non era cattolico. Nei suoi libri infatti non mancano le frecciatine alla Chiesa, ma non mancano neppure i giusti e doverosi riconoscimenti al ruolo di primo piano che la Chiesa ha avuto nella formazione dell’Occidente.

  4. Franceschiello ha detto

    da ateo/agnostico si è avvicinato al cristianesimo proprio studiando la sua storia e il ruolo della Chiesa nella fondazione dell’Occidente

    Non mi meraviglia che si sia avvicinato alla fede cristiana cattolica studiando la storia (quella seria, quella vera). Qualunque branca della storia vi capiti di studiare, dalla storia dell’economia alla storia del diritto, dalla storia dell’arte alla storia della scienza, presto o tardi vi imbatterete sempre in quella protagonista indiscussa della scena storica che è la Chiesa Cattolica.

    Non a caso Benedetto Croce, nonostante fosse agnostico, affermava che non possiamo non dirci cristiani.

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