Nuovo studio scientifico: «la vita continua dopo la morte»

Near Death ExperiencesChe cosa dice la scienza sulla vita dopo la morte? La domanda sarebbe stata assurda fino ad un centinaio di anni fa, eppure oggi qualcosa da dire potrebbe esserci davvero. Forse è qualcosa di sbagliato, o forse no.

Gesù ha insegnato agli uomini: «Io sono la Resurrezione, chi crede in me, anche se muore, vivrà, e chiunque crede in me non morirà» (Gv 11, 25-26). E ancora: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perchè il mondo si salvi per mezzo di lui» (Gv 3, 16-17). La Chiesa cattolica, fin dalla sua origine afferma che dopo la morte avviene la separazione dell’anima e del corpo: il corpo dell’uomo cade nella corruzione, mentre la sua anima va incontro a Dio, pur restando in attesa dell'”ultimo giorno”, quando sarà riunita al suo corpo glorificato.

Questa è la verità morale di noi cristiani, confermata dalla resurrezione di Gesù. Il supporto dell’opinione scientifica non è necessario. Tuttavia occorre sottolineare che da parecchi anni si è sviluppano un filone di ricerca che indaga le “Near Death Experiences” (NDE, esperienze pre-morte), fenomeni descritti da soggetti che hanno subito un arresto cardiocircolatorio o il coma e hanno poi ripreso le funzioni vitali. Queste esperienze presentano numerosi elementi comuni in numerose testimonianze.

Si tratta di illusioni, allucinazioni, prodotti della mente o meccanismi di difesa psicologica? Forse si, anche se per molti studiosi sono effettivamente una presa di contatto anticipata con l’aldilà. E’ giusto rimanere scettici senza arrivare a conclusioni affrettate. Lo studio scientifico più noto è quello pubblicato nel 2001 sulla prestigiosa rivista “The Lancet” in cui il team guidato dal dott. Pim Van Lommel, dell’ospedale olandese Rijnstate di Arnhem ha concluso: «Dovremmo considerare la possibilità che la morte, come la nascita, potrebbe essere un mero passaggio da uno stato di coscienza ad un altro […]. La nostra ricerca mostra che fattori medici non possono spiegare l’insorgenza di una NDE: sebbene tutti i pazienti esaminati fossero stati dichiarati clinicamente morti, non tutti hanno sperimentato esperienze di premorte. Se a provocarle fossero semplici fattori fisiologici, dovrebbero verificarsi nella maggior parte dei pazienti». I ricercatori belgi hanno dovuto concludere: «si dovrebbe includere la trascendenza, come concetto e come prospettiva, all’interno di un tentativo complessivo di spiegazione di queste esperienze».

La conclusione, come si nota, è abbastanza insolita per una rivista scientifica di questo calibro e infatti da allora le polemiche sono divampate. Numerosi studi hanno confermato le conclusioni, come quello svolto dai ricercatori dell’Università di Liegi, i quali hanno dimostrato che i meccanismi fisiologici innescati durante le NDE somigliano a chi percepisce realmente gli eventi che descrive e le loro caratteristiche sono più vicine ai ricordi di eventi reali che non all’immaginazione di eventi. Altri studi sono andati in direzione opposta: un’importante ricerca, ad esempio, sostiene che questi viaggi sarebbero dovuti all’attività elettrica del cervello, che continua ad essere molto ben organizzata anche nei primissimi istanti dopo la morte clinica (studio che ha ricevuto a sua volta alcune critiche).

Tuttavia un recente studio, il più grande mai realizzato e pubblicato sulla rivista scientifica “Resuscitation”, ha rimesso tutto in discussione. Sembra infatti abbia fornito una prova che le NDE potrebbero essere reali, «ci sono prove scientifiche che suggeriscono che la vita può continuare dopo la morte», si legge su’“The Independent”, il quotidiano della sinistra laica inglese. Un team scientifico ha infatti studiato per quattro anni le esperienze di oltre 2.000 pazienti con arresto cardiaco, sui 330 sopravvissuti il 39% ha dichiarato di aver sperimentato qualche tipo di consapevolezza mentre era stato dichiarato clinicamente morto. Gli esperti ritengono che il cervello si spegne entro 20 a 30 secondi dopo l’arresto del battito cardiaco, ma gli scienziati hanno riferito di aver trovato una prova convincente che i pazienti hanno sperimentato eventi reali per un massimo di tre minuti dopo lo spegnimento del cervello, riuscendo a ricordare il tutto in modo esatto una volta rianimati.

A guidare l’indagine il dottor Sam Parnia, docente presso l’University of New York ed una delle massime autorità in materia, il quale ha riferito che un paziente in particolare ha fornito un resoconto “molto credibile” di quello che stava succedendo mentre medici e infermieri tentavano di rianimarlo, dicendo di aver osservato la scena della sua rianimazione da un angolo della stanza. Eppure, ha spiegato, «sappiamo che il cervello non può funzionare quando il cuore ha smesso di battere. Ma in questo caso la consapevolezza cosciente sembra essere continuata per un massimo di tre minuti. L’uomo ha descritto nei dettagli tutto quello che era accaduto nella stanza, ma ancora più importante, ha sentito due bip di una macchina che fa un rumore a intervalli di tre minuti. Così abbiamo potuto cronometrare quanto tempo è durata l’esperienza. Sembrava molto credibile e tutto ciò che egli ha descritto era realmente accaduto».

Molte persone, ha spiegato il dott. Parnia, hanno vissuto le stesse esperienze ma hanno poi perso i loro ricordi, sia a causa di lesioni cerebrali o di farmaci sedativi sul richiamo della memoria. Uno su cinque ha dichiarato di aver provato un insolito senso di tranquillità, mentre quasi un terzo ha detto che il tempo era rallentato o accelerato. Qualcuno ricorda di aver visto una luce brillante; un lampo d’oro o il sole splendente. Altri hanno raccontato sentimenti di paura, di annegamento o di essere trascinati verso l’acqua profonda. Il 13% ha riferito di sentirsi separato dal loro corpo. Sono tutte esperienze comuni dei pazienti intervistati in tutti gli studi sulle NDE, di qualunque cultura, razza e religione (anche non credenti).

Il dott. David Wilde, psicologo della Nottingham Trent University, ha spiegato l’attuale situazione delle ricerche: «Ci sono alcune buone prove che queste esperienze siano effettivamente accadute dopo che le persone sono morte medicalmente. Noi semplicemente non sappiamo cosa sta succedendo». In un precedente studio, dai risultati molto simili, il dott. Parnia aveva commentato: «Queste persone hanno avuto queste esperienze in una condizione in cui il cervello non avrebbe dovuto essere in grado di sostenere processi lucidi o consentire loro di avere ricordi duraturi. Questo potrebbe fornire una risposta alla domanda se la mente o la coscienza siano prodotte dal cervello, o se il cervello non sia invece una specie di intermediario della mente, la quale esiste indipendentemente».

Bastano queste ricerche per dimostrare l’immortalità dell’anima e la vita oltre la morte? Certamente no, la comunità scientifica ha posizioni opposte su questo e, sopratutto, noi credenti non ne abbiamo per nulla bisogno. Proprio per questo noi siamo gli unici liberi pensatori: se le NDE sono fenomeni di contatto con l’aldilà ben venga, se al contrario sono “allucinazioni” (come siamo tentati di credere) questo non inficerebbe in nulla la fede cristiana nella resurrezione dell’anima. Al contrario, per chi non vuole credere in Dio, le NDE devono per forza essere fenomeni allucinatori chiudendo pregiudizialmente la porta ad altre soluzioni più scomode, altrimenti verrebbero messe in crisi le loro convinzioni. Al di là di tutto, questi studi tuttavia possono segnare un importante passo in avanti nella comprensione dell’incomprensibile: o verso il mistero dell’esistenza oppure, se avessero ragioni i critici, verso il mistero della complessità umana.

La redazione

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73 commenti a Nuovo studio scientifico: «la vita continua dopo la morte»

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  1. tonno ha detto

    Come fa l’anima ad essere incorruttibile se esistono le malattie mentali? Anche l’anima si può quindi danneggiare (anche se si subiscono lesioni al cervello) e addirittura si può nascere con l’anima “danneggiata”?

    • Klaud ha detto in risposta a tonno

      Prima di fare ipotesi sulla integrità dell’anima, si dovrebbe dimostrarne l’esistenza.

      • Flavio ha detto in risposta a Klaud

        Prima di definirti essere umano dovresti dimostrare la tua esistenza. Io sostengo infatti che tu sia un semplice cervello attaccato ad una macchina che ti crea la realtà e i ricordi, se vuoi smentirmi devi dimostrare il contrario.

        Questo per dire che chi ha un minimo di preparazione culturale sa benissimo che l’applicabilità della scienza è limitata agli enunciati riguardanti la realtà naturale e materiale. Esperienze come l’amore, l’affetto, l’onestà, la verità, la razionalità, la scientificità della scienza ecc. sono ambiti al di fuori della possibilità della scienza, compresa l’esistenza di Dio e dell’anima.

        • Federico ha detto in risposta a Flavio

          Se tu sostieni che Klaud non è un essere umano ma “un semplice cervello attaccato ad una macchina” devi apportare le prove perchè non puoi pretendere che sia lui a dimostrare il contrario, di quella che oltretutto appare come un’idea alquanto strampalata. Così almeno funziona la scienza… e ti ricordo che la stessa logica viene applicata anche nei discorsi di carattere filosofico.

          • Flavio ha detto in risposta a Federico

            No, è lui stesso che dice di essere un essere umano e lo stesso fai anche tu, nonostante non hai mai sostenuto scientificamente la tua affermazione. Io non devo dimostrare nulla, l’onere della prova è tuo (e suo). In caso contrario sei un cervello attaccato ad una macchina.

            Secondo discorso: la scienza non può riconoscere se un’idea è strampalata o meno, al massimo rileva che vi sia un’idea. Se parli di “idea strampalata” allora sostieni anche tu (giustamente) che la scienza ha dei limiti di applicabilità e il tuo giudizio, infatti, si basa su affermazioni extrascientifiche.

            Tutto questo per riuscire a farvi capire di lasciare perdere la solita, noiosa, ridicola e anacronistica obiezione della dimostrazione scientifica. Altrimenti è fin troppo facile farvi notare l’ipocrisia della vostra posizione (ovviamente non avete mai nemmeno dimostrato scientificamente che la scienza è capace di accertare la verità in modo scientifico).

            Per quanto riguarda la filosofia, è dagli antichi greci che ci sono argomenti filosofici sull’anima e sulla coscienza. Ma ovviamente non so dimostrarvelo scientificamente in laboratorio e quindi è certamente falso. 😉

            • Klaud ha detto in risposta a Flavio

              Risposta più puerile non la potevi dare: se ti è sfuggito sono io che ho chiesto a te di dimostrare quello che davi per scontato. Nemmeno ti ho chiesto che la prova fosse scientifica. Se rigiri due volte la frittata, la bruci. Ammesso e non concesso che fossimo cervelli attaccati a una macchina, questo vale anche per te, ma la prova dell’esistenza dell’anima ancora non c’è. Le prove metafisiche, teologiche o di fede stanno a zero.

              • viaNegativa ha detto in risposta a Klaud

                Le prove metafisiche, teologiche o di fede stanno a zero.

                Per curiosità, ne conosci qualcuna di queste prove?

              • Flavio ha detto in risposta a Klaud

                Io ti ho risposto con un’altra domanda: quando mi dimostri (anche non scientificamente) che non sei un cervello attaccato ad una macchina ma sei la persona umana che dici di essere allora potremo parlare di “prove” dell’anima.

                Cosa vuol dire tutto ciò? Che esistono più cose in cielo e in terra nella tua filosofia. Cosa vuol dire questa frase? Che gli strumenti che abbiamo non sono sufficienti per provare (dunque rendere materiali, oggettivi) l’esistenza di fenomeni che vanno al di là del fisico, del visibile.

                Io non posso provarti l’esistenza dell’anima e tu non puoi provarmi che tra te e tua moglie c’è davvero l’amore. E non puoi provarlo a te stesso o a lei. Eppure…aprite gli occhi, vivete chiusi in una caverna!

                • Klaud ha detto in risposta a Flavio

                  —… gli strumenti che abbiamo non sono sufficienti per provare (dunque rendere materiali, oggettivi) l’esistenza di fenomeni che vanno al di là del fisico, del visibile…—
                  Questo è il punto: come si può affermare l’esistenza di qualcosa di cui non abbiamo conoscenza e percezione al di fuori di quello che ci viene detto da altri, che a loro volta non ne hanno percezione tranne quello che altri gli hanno raccontato?…
                  Curiose le tue affermazioni sull’esistenza dell’amore: dovresti sapere che l’innamoramento causa modifiche chimiche a livello cerebrale e si attivano precise zone del cervello. Mi dirai che anche una immagine di Dio attiva una parte del cervello da qualche parte; così come si attiverà nel cervello di un fan della saga di Star Trek alla visione di un film, ma questo non dimostra che i personaggi di Star Trek esistano.

                  • Claudio ha detto in risposta a Klaud

                    Non sono le aree del cervello che creano il sentimento, noi non siamo il nostro cervello!!! Siamo noi a “indirizzare” i nostri neuroni a intraprendere percorsi sinaptici che attivano le aree specifiche cerebrali, nelle quali i neurotrasmettitori rilasciano endorfine, se siamo innamorati e ci fanno provare benessere, o cortisolo se siamo impauriti, ansiosi e ci fanno stare male… Ma diamine uscite da questo diavolo di riduzionismo!!!
                    Perché dovrei essere concorde con quello che dici tu? Tanto si tratta di un mero epifenomeno della tua mente, dovuto a un casuale instradamento dei neuroni nella tua area cerebrale riduzionista, no? 😀

                  • Flavio ha detto in risposta a Klaud

                    Come facciamo? Il problema appunto è il tuo: non sai dimostrare l’esistenza dell’amore di tua moglie eppure ci stai insieme comunque. Sei tu che devi spiegare a me come fai…

                    Come dici tu, si possono teorizzare le “conseguenze” dell’amore nel nostro cervello (attivazioni di aree ecc.) ma non l’esistenza dell’amore. E questo per l’appunto non dimostra che l’amore esiste, come hai concluso tu.

                    Non credevo che esistesse davvero qualcuno che è convinto di credere solo a ciò che è dimostrabile scientificamente. Ovviamente ci crede senza nessuna prova scientifica che la scienza è l’unica fonte reale di conoscenza. Ma vabbè, non possiamo pretendere molto da soggetti del genere.

                    • Klaud ha detto in risposta a Flavio

                      Tu sei ancora fermo agli ‘stratagemmi di Schopenhauer’: rigirare la frittata non la farà diventare una faraona ripiena. Meno supponenza, caro.

                    • Flavio ha detto in risposta a Flavio

                      Prendo atto che non sei in grado di rispondere, questo dovrebbe illuminarti sul fatto che se vuoi essere ateo dovresti smettere di adorare il dio scienza. Il limitatissimo dio scienza.

      • Salvatore ha detto in risposta a Klaud

        Mi sembra alquanto difficile di mostrare l’esistenza dell’anima, se neppure sappiamo esattamente che cosa sia.

    • Enrico ha detto in risposta a tonno

      Il cervello, in una prospettiva di fede/scienza, conginunge corpo ed anima: permette al corpo di capire cosa deve fare l’anima e all’anima di rendersi conto di cosa fa il corpo. Nel momento in cui subiamo una lesione celebrale, o entriamo in uno stato di semicoscienza o altro, le funzioni del nostro corpo sono momentaneamente sospese: se prima dunque guardavamo con gli occhi del corpo, adesso gli unici occhi che possono guardare sono quelli dell’anima. Se il corpo è pienamente funzionante, la visione degli occhi di carne prevale su quella degli occhi di anima.

      E’ un pensiero un po’ contorto, ma sostanzialmente funziona così.
      D’altronde, ciò che danneggia l’anima, e può addirittura arrivare a distruggerla, non è la lesione corporea: è il peccato, di pensiero, parola, opera od omissione.
      Se lo Spirito Santo ci facesse comprendere questo…

      • tonno ha detto in risposta a Enrico

        Tu, Flavio e Max mi avete risposto solamente sulla questione che ho messo tra parentesi, ovvero nel caso in cui le disfunzioni dell’anima siano causate da danni al cervello, e, su questo, mi avete dato delle buone risposte. Ma, che io sappia, non sempre i disturbi e le malattie dell’anima sono causate da danni fisici. Come funziona in tutti gli altri casi?

    • Flavio ha detto in risposta a tonno

      A parte il fatto che l’articolo parla di altro, concordo comunque con Enrico. L’anima non esiste senza persona umana e viceversa, è evidente che se una delle due si “danneggia” anche l’altra viene limitata.

      La stessa questione è emersa recentemente e vi è stata data risposta in modo accurato: http://www.uccronline.it/2014/10/11/la-liberta-non-e-illusione-lo-dicono-scienza-e-filosofia/#comment-148320

    • Max ha detto in risposta a tonno

      Immagina una radio che riceve onde elettromagnetiche e le converte in onde sonore. Immagina di sbattere la radio per terra. Cosa ne uscira’ adesso?

      In ogni caso anche io sono po’ scettico sulle Near Death Experience.

    • Li ha detto in risposta a tonno

      Ma ste cose te le sogni la notte o le leggi sulle confezioni di cereali, scusa? 🙁

      Comunque ricordo un tale in un programma che affermava di aver avuto una di queste esperienze pre-morte e di aver visto l’inferno. Pensate un po’…ha cambiato stile di vita.

      In ogni caso non serviva uno studio per sapere che c’è vita dopo la morte.

  2. beppino ha detto

    La mente sta al corpo come le malattie mentali stanno alle malattie del corpo. La cosa che probabilmente é “in qualche modo contigua” all’anima potrebbe essere quella parte di coscienza che ci fa percepire/valutare il nostro essere indipendentemente da tutto quello che é fuori di noi; in caso di malattia (soprattutto della mente) la propria autocoscienza ognuno la percepirà qualitativamente e quantitativamente in ragione diretta col livello raggiunto dalla stessa malattia.
    In riferimento all’anima é comunque sbagliato procedere con approccio di natura speculativa-sperimentale perché rimanendo nell’ambito della sola scienza non ha senso parlare di anima. Dal punto di vista della fede l’anima non é corruttibile (in senso fisico) per “definizione”, e tanto basta.

  3. Federico ha detto

    Questo studio non dimostra in nessun modo che “la vita continua dopo la morte” in quanto i cosiddetti “viaggi astrali” sono sperimentabili anche da persone perfettamente in vita. Altri studi hanno anche dimostrato che la famosa”luce bianca” che molte persone in punto di morte vedono è dovuta alla mancanza di ossigenazione del cervello.

    • Flavio ha detto in risposta a Federico

      Spero che tu abbia letto l’articolo prima di commentare, sarebbe un peccato dialogare con chi crede di sapere già tutto basandosi sul titolo.

      La questione è che le persone in vita hanno il cervello attivo, mentre quelle in coma o in arresto circolatorio no. Questo studio, si legge, dimostra che la vita sembra essere continuata anche dopo lo spegnimento del cervello e infatti le persone erano dichiarate clinicamente morte. Eppure alcune hanno raccontato nei dettagli le operazioni che avvenivano nella sala in cui c’era il loro corpo.

      Bisogna partire da qui se ci si vuole confrontare, se invece si ha paura di qualunque cosa allora è meglio lasciare perdere.

      • Federico ha detto in risposta a Flavio

        Infatti le conlcusioni dello studio non dicono che “la vita continua dopo la morte” ma che “la coscienza può essere presente nonostante non sia rilevata clinicamente”, che è un concetto abbastanza diverso.
        Riguardo invece le esperienze extracorporee, se queste si possono indurre in stati di perfetta salute in fasi di paralisi del sonno o di stadi tra sonno e veglia è ancora più normale che si presentino in fasi di forte stress per il corpo umano come può essere appunto un arresto cardiaco.

        • Flavio ha detto in risposta a Federico

          A leggere bene non è proprio così. Il cervello è fermo da diversi minuti eppure la capacità di coscienza è presente: “sappiamo che il cervello non può funzionare quando il cuore ha smesso di battere. Ma in questo caso la consapevolezza cosciente sembra essere continuata per un massimo di tre minuti”.

          Io sono fortemente scettico sulle NDE ma questo studio più che altro dimostra che la coscienza è separata dal funzionamento del cervello e la sua attività non termina al momento della morte (“vita” dopo la morte si intende questo). Io sono aperto ad ogni soluzione comunque, tu invece devi per forza essere chiuso verso la soluzione dell’aldilà. Chi è il libero pensatore tra noi due?

          NB. Ti ricordo che durante il sonno il cervello non è spento, come nel caso studiato, non capisco perché insisti con questo paragone completamente non pertinente.

          • Federico ha detto in risposta a Flavio

            Ripeto che non si può arrivare con questa leggerezza alle tue conclusioni, infatti non si sono condotti esperimenti per rilevare la presenza dei vari tipi di onde cerebrali o l’effettiva cessazione dell’attività elettrica nel cervello. La scienza, caro amico, è una cosa seria e un titolo ad effetto non può sparigliare le carte in tavola.

        • marco ha detto in risposta a Federico

          Ma come faceva a vedere cosa accadeva nella stanza se il cervello e quindi gli occhi non funzionavano più?

          • Federico ha detto in risposta a marco

            Non ho letto il resoconto preciso di ogni esperienza NDE contenuta nello studio ma così a prima vista sembrano episodi uguali in tutto e per tutto ai “viaggi astrali” o esperienze extracorporee, già studiate e descritte dalla scienza.

            http://it.wikipedia.org/wiki/Esperienze_extracorporee

            • Flavio ha detto in risposta a Federico

              Con la differenza che le persone che vivono “viaggi astrali” o “esperienze extracorporee” stanno dormendo o sono sotto effetto di droga. Al contrario dei soggetti studiati negli studi citati nell’articolo che vengono definiti clinicamente morti e con cervello privo di attività elettrica. Anche la tua fonte (un po’ povera la pagina di Wikipedia..l’hai scritta tu?) conclude: “Tali studi non permettono però di concludere in modo definitivo circa la natura oggettiva o allucinatoria del fenomeno dell’esperienza extracorporea, o di altri fenomeni simili, come quelli di premorte”.

              Visto che ammetti di non aver letto lo studio e visto che poco prima mi ricordavi che la scienza è una cosa seria, ti spiacerebbe informarti prima di commentare? Così, tanto per dire.

              • Federico ha detto in risposta a Flavio

                Il tipo di ricordo è identico quindi è logico pensare a una correlazione tra le due esperienze.

                • Flavio ha detto in risposta a Federico

                  Ancora una volta pretendi commentare senza aver letto lo studio e poi fai la morale agli altri sul fatto che “la scienza è una cosa seria e bla bla bla”.
                  Sei mosso solamente dalla paura e dall’urgenza di difendere le tue idee religiose, altro che!

                  Leggiamo cosa dice lo studio: “Anche se esperienze simili sono stati classificate con il termine scientificamente definito e impreciso di “esperienze extracorporee”, e ulteriormente classificate come autoscopia e illusioni ottiche, il nostro studio suggerisce che le VA (dichiarazioni di consapevolezza visiva) e la percezione veridica durante l’arresto cardiaco sono differenti dalle “esperienze extracorporee” poiché i pazienti non hanno descritto di vedere il proprio doppio. Inoltre, le allucinazioni si riferiscono a esperienze che non corrispondono con la realtà oggettiva mentre i nostri risultati non suggeriscono che le VA siano allucinatorie o illusorie poiché i ricordi corrispondevano agli eventi verificati reali”
                  http://www.resuscitationjournal.com/article/S0300-9572%2814%2900739-4/fulltext

                  Vediamo ora la tua paura e il tuo conservatorismo ateo cosa ti spinge ad obiettare…

                  • Federico ha detto in risposta a Flavio

                    Suvvia, lo studio stesso ammette le limitazioni di un’inchiesta del genere, non riportare solo le frasi che convengono a te.

                    • Flavio ha detto in risposta a Federico

                      Qualunque studio riporta alla fine la parte sulle limitazioni, proprio perché -al contrario tuo- chiunque è consapevole della limitatezza dell’applicabilità scientifica.

                      Quali altre frasi dovrei riportare? La frase che ti ho citato smonta tutta la tua tesi, eppure non hai l’onore di riconoscerlo. Quando uno è mosso dall’ideologia ha sempre problemi ad accettare la realtà, sopratutto se quest’ultima lo contraddice.

    • alessandro pendesini ha detto in risposta a Federico

      @Federico
      Condivido la sua opinione !
      Ho avuto l’occasione di approfondire questa tematica. Se puo’ interessare suggerisco di dare un’occhiata al mio articolo :
      « Discussion : Expérience de mort imminante/Archives1-Wikipedia »
      e « EMI-NDE ELECTROENCEPHALOGRAMME “PLAT” » Wikipedia

      In questo articolo rispondo al Dr.Charbonier specialista in anestesia e rianimazione, il quale ha affermato nientedimeno che “esiste la prova di una vita dopo la morte”…malgrado non sia mai stato in grado di dimostrarlo razionalmente !
      Vorrei inoltre far notare che nessuna di queste persone che hanno potuto testimoniare è realmente clinicamente o cerebralmente morta ; se cosi fosse non avrebbe ovviamente avuto l’occasione di testimoniare dell’esperienza vissuta !

      • Flavio ha detto in risposta a alessandro pendesini

        Ma Federico non ha esposto la sua posizione 🙂

        Purtroppo non conosco il francese e non riesco a leggere il tuo articolo! Tuttavia credo che per “vita dopo la morte” si intenda “coscienza dopo la morte”, cosa che questo studio (e altri) invece dimostra.

        I soggetti testati in questo studio sono stati tutti dichiarati clinicamente morti, ovvero il loro cervello era spento da oltre 3 minuti. Come può esserci una forma di coscienza senza attività di cervello?

        • Federico ha detto in risposta a Flavio

          Ma qui semplicemente si sta spostando il momento della morte. Queste osservazioni per il momento stanno dicendo che a cuore fermo un certo tipo di attività cerebrale può continare per qualche istante, come effettivamente già osservato sugli animali… Seguendo il tuo ragionamento allora si potrebbe dire che anche gli animali dispongono di un’ “anima trascendente”, ma non credo che questa conclusione interessi a voialtri, dico bene?

          • Flavio ha detto in risposta a Federico

            Poco sopra hai detto di non aver letto lo studio. Altrimenti avresti letto che il cervello di questi pazienti era fermo da almeno 3 minuti. Tuttavia non hanno trovato “attività cerebrale”, altrimenti non avrebbero riferito che il cervello era spento, ma “attività di coscienza”. Furbo da parte tua…

            Capisco che voialtri avete interesse ideologico (metafisico, diciamo) a manipolare le conclusioni dello studio, ma ti invito ad essere libero di fronte a questi argomenti. Io rimango scettico verso questi studi ma ho l’onestà di affrontarli senza travisare o cercare di manipolare i risultati.

            Non si capisce cosa c’entrino gli animali, ma tant’è.

            • Federico ha detto in risposta a Flavio

              Ho letto quanto riportato nei link e lì c’è ben poca informazione riguardo i singoli resoconti. O tu ne sai qualcosa di più?

              • Flavio ha detto in risposta a Federico

                Nello studio vengono trattati i casi in linea generale ed alcuni in modo specifico, in particolare si parla del paziente che ha permesso di verificare che la sua NDE è durata oltre 3 minuti. Ripeto: hai letto lo studio oppure ti arrampichi sugli specchi pur di mantenere a tutti i costi lo status quo delle tue convinzioni metafisiche?

                • Federico ha detto in risposta a Flavio

                  Guarda che qui quello che ha dimostrato di non averlo letto sei tu, infatti non mi hai ancora risposto su come i medici abbiano potuto certificare che i cervelli erano “spenti”. Se affermi una cosa devi apportare le prove, cosa che tu non sei in grado di fare.

      • Claudio ha detto in risposta a alessandro pendesini

        Oh si, il grande neuroscienziato Pendesini, come non conoscerlo…

    • Sophie ha detto in risposta a Federico

      C’è anche chi dice di avere visto delle cose terribili, questo la scienza come lo spiega? C’è anche chi è riuscito a dire cosa succedeva mentre era morto dicendo anche quello che succedeva fuori dalla stanza. Qualche spiegazione scientifica anche per queste cose?

  4. Klaus ha detto

    Che esista una vita dopo la morte potrebbe attestarlo con certezza solo chi fosse realmente morto e poi risorto. Ovviamente non è questo il caso delle persone che hanno avuto una NDE.
    Tuttavia queste persone si sono trovate “alle soglie della morte”, in condizioni nelle quali, secondo le conoscenze scientifiche attuali, non avrebbero dovuto essere in grado di percepire alcunché. E invece hanno percepito, ricordato e raccontato cose che non possono essere il frutto di allucinazioni o illusioni prodotte dal cervello, perché in molti casi hanno descritto particolari o situazioni che non avrebbero potuto in alcun modo essere in grado di osservare e poi si sono rivelate esatte. Ci sono anche vari casi di persone cieche che hanno descritto con correttezza quello che avevano visto. E’ vero che questi racconti somigliano a quelli delle OBE, tuttavia la grande differenza sta nel fatto che queste ultime (oltre a essere indotte, mentre le NDE sono involontarie) avvengono quando il cervello è normalmente alimentato dalla circolazione sanguigna e dalla respirazione.
    Quindi le NDE di per sé sono un fenomeno di grande interesse e comunque portano a ritenere, su basi empiriche anziché di fede, che possa esistere una coscienza in qualche modo distinta dalla materialità fisica della persona, quindi che una vita dopo la morte possa esserci.
    Discutibili mi sembrano, invece, alcune interpretazioni che si tendono a dare in chiave New Age, con descrizioni dell’Aldilà dettagliate, anche perché, appunto, queste persone non sono realmente morte, anche se ci sono andate molto vicino.

    • Flavio ha detto in risposta a Klaus

      Concordo sul fatto che moltissimi scienziati guardano con interesse e sorpresa a questi studi e alle NDE. Mi chiedo come possano i “negazionisti a prescindere” a pensare di liquidare velocemente la questione scrivendo nei commenti sui blog della rete.

      E’ alquanto ridicolo anche perché sono commenti dettati dalla paura e dal terrore che le conclusioni di questi studi possano essere ciò che loro temono che sia. Io rimango scettico ma divertito dalle loro reazioni religiose (anche l’ateismo è tale).

      • Federico ha detto in risposta a Flavio

        Oppure è un caso che chi parla di “vita dopo la morte” è “casualmente” un blog religioso?

        • Flavio ha detto in risposta a Federico

          Un blog religioso che però conclude dicendo: “Si tratta di illusioni, allucinazioni, prodotti della mente o meccanismi di difesa psicologica? Forse si, anche se per molti studiosi sono effettivamente una presa di contatto anticipata con l’aldilà. E’ giusto rimanere scettici senza arrivare a conclusioni affrettate. […] Se le NDE sono fenomeni di contatto con l’aldilà ben venga, se al contrario sono “allucinazioni” (come siamo tentati di credere) questo non inficerebbe in nulla la fede cristiana nella resurrezione dell’anima”.

          Federico, oggi non ne hai presa una 😀

        • Klaus ha detto in risposta a Federico

          Basta fare una ricerca su Google per trovare siti non religiosi a bizzeffe che parlano di NDE. Ci sono state anche tesi di laurea, in diverse Università pubbliche e non religiose, sul tema. Non ho tempo di ricercarle, ma se non ci credi puoi farlo tu. Caso mai, sui siti religiosi, si tende a mettere in dubbio le NDE, secondo me perché si scambiano i fenomeni in sé con quella tendenza all’interpretazione New Age di cui parlavo sopra e che è prevalente, ma estrinseca al fenomeno.

  5. Federico ha detto

    Flavio afferma che i pazienti intervistati avevano il cervello “spento” però quando gli ho chiesto quale parte dello studio afferma che non esisteva nessun tipo di attività elettrica, che non vi fosse presenza di onde alfa, theta o delta e quale tipo di attrezzatura si sarebbe eventualmente utilizzato per verificare ciò… non sa rispondere. Se questa è scienza, direte voi…

  6. Salvatore ha detto

    Siamo seduti, o forse sarebbe più esatto dire, stiamo in piedi, barcollando, su un immenso iceberg. Ciò che vediamo e perciò conosciamo è soltanto una minima parte rispetto a quella che sta sotto la superficie delle acque.

  7. Dario* ha detto

    Bell’articolo, ho particolarmente apprezzato il passaggio sui liberi pensatori, alla faccia di chi sostiene che avere una fede sia una limitazione =)

  8. Ciò che dico non ha senso ha detto

    Cerchiamo di inquadrare il fenomeno proprio dal punto di vista della dottrina cattolica. Mi sembra piuttosto chiaro che l’anima è o non è unita al corpo. Se queste esperienze fossero davvero derivate da una coscienza privata del corpo, ne dovremmo concludere che le anime possono separarsi dal corpo e poi ritornarci? Che strano!

    • Klaus ha detto in risposta a Ciò che dico non ha senso

      Non credo sia questa l’unica interpretazione possibile, non è necessario secondo me ipotizzare una temporanea separazione dell’anima dal corpo (che sarebbe contro la dottrina, per quanto ne so).

    • Dario* ha detto in risposta a Ciò che dico non ha senso

      Non mi reputo così esperto di dottrina in fondo, vado solo per logica, quindi se sbaglio correggetemi. L’anima è unita al corpo ma ne resta comunque distinta altrimenti non ci sarebbe la necessità di utilizzare due nomi e due concetti se fosse un’unica entità in senso stretto.
      Con la morte la dottrina dice che l’anima si separa dal corpo per poi riunirvisi alla fine dei tempi quindi anima e corpo, in determinate circostanze, si separano.
      Ora, se questo avvenga o meno nei casi descritti dall’articolo potrbbe essere oggetto di discussione perché, in fin dei conti, credo che nessuno che sia vivo possa rispondere con certezza. Sicuramente la cosa andrebbe analizzata caso per caso e anche allora non si avrebbero risposte. Di certo esiste almeno un precedente, la resurrezione di Lazzaro. Forse è un caso limite comunque Lazzaro era morto da giorni quindi è lecito presumere che la sua anima avesse laciato il suo corpo, peccato che lui non sia qui per raccontarci. Ma, in fondo in fondo, chi se ne frega? =)

      • Ciò che dico non ha senso ha detto in risposta a Dario*

        E’ vero, c’è Lazzaro. Chi sa cosa è realmente successo! Chi sa dove è andata a finire la sua anima nel periodo tra la sua morte e la sua resurrezione! Forse c’è un terzo luogo, oltre al paradiso, all’inferno e al purgatorio. Il posto in cui le anime stanno in attesa di capire se è più metafisicamente sensato ritornare al proprio corpo, oppure percorrere la procedura standard. Il limbo? Ma quello non c’è più.

  9. Massimiliano ha detto

    Potrebbe trattarsi di casi simili a quello della paralisi del sonno (detta anche paralisi ipnagogica).

    • Klaus ha detto in risposta a Massimiliano

      Io ho sofferto di paralisi del sonno per molti anni (dall’infanzia fino a pochi anni fa) e non ho mai sperimentato nulla di simile. So (sempre da vari siti internet) che alcuni la considerano un passaggio verso l’OBE ma qui mi fermo perché il discorso svolta verso esperienze fortemente sconsigliate dalla dottrina cattolica, per quanto ne so, e comunque diventerebbe troppo lungo e OT. Le NDE, però, come dicevo sopra, sono del tutto involontarie.

      • Dario* ha detto in risposta a Klaus

        Come credo di capire dal tuo post, anche io ritengo che la dottrina cattolica condanni l’OBE non come esperienza in sé quanto come ricerca morbosa di soddisfazione della curiosità su cose che non è bene indagare in quanto facenti parte dell’occultismo. C’era un libro fantasy (non cristiano) di cui mi piaceva un passaggio sull’uso della magia e cioè che l’inoltrarsi in questi campi è come lasciare spalancata la porta di casa di notte: sei sicuro che ti piacerà chi ti troverai in casa?

  10. Federico ha detto

    Vedo che anche Klaus si unisce a Flavio nel sposare la tesi che il cervello dei pazienti era “spento”, quindi senza nessun tipo di attività, essi però non sanno specificare in quale punto dello studio si afferma ciò.
    La verità è che le conclusioni dello studio non sono quelle descritte nel titolo di quest’articolo e poi riportate in tanti commenti, cioè che sarebbe “dimostrato che la vita continua dopo la morte”. Questo non è vero perchè altri studi, condotti su animali, dimostrano che l’arresto cardiaco non provoca immediatamente l’arresto delle funzioni cerebrali, in quanto la riduzione di ossigeno e di glucosio durante l’arresto cardiaco è in grado di stimolare l’attività cerebrale caratteristica dell’elaborazione cosciente.
    Questo dice la scienza, ma Klaus, Fabio ed altri preferiscono un’interpretazione di parte che possa confermare in un qualche modo l’esistenza dell’anima e la sua capacità di sopravvivere alla morte fisica.
    Concludendo, questo è un tipico caso in cui la fede pretende sostituirsi alla scienza.

    • Klaud ha detto in risposta a Federico

      È anche il tipico caso di affermazioni autogeneranti dal nulla.
      Non essendoci casi conosciuti di vita (come la intendiamo nella realtà) dopo la morte, per chi crede nell’esistenza delle anime, può anche credere che queste non si esauriscano con il corpo, ma non parlerei di ‘vita’.

    • Klaus ha detto in risposta a Federico

      Federico, io non ho detto nulla di quello che tu sostieni che io abbia detto. Io mi pongo in una condizione di dubbio, cosa che tu invece rifiuti di fare. Quello che dice la Scienza non lo so, non ho mai sentito la Scienza esprimersi in prima persona, so invece che diversi ricercatori – quindi diversi uomini di scienza – hanno espresso posizioni diverse. So anche che in varie università, Enti preposti alla ricerca scientifica, sono state svolte tesi di laurea – dunque ricerche scientifiche – in Medicina e Psicologia su questo tema. Se la Scienza si fosse seduta in cattedra e avesse parlato come tu sostieni affermando che sono tutte balle, queste ricerche non sarebbero state svolte. Uno dei laureati sul tema aveva anche pubblicato in proprio la tesi e messa in vendita sul web, ma non saprei più darti il riferimento. Posto che ti interessasse davvero saperne di più e non solo affermare i tuoi pregiudizi ideologici, sono certo potresti ancora reperirlo perdendoci in po’ di tempo.

  11. Federico ha detto

    Questo il nio commento:

    Flavio afferma che i pazienti intervistati avevano il cervello “spento” però quando gli ho chiesto quale parte dello studio afferma che non esisteva nessun tipo di attività elettrica, che non vi fosse presenza di onde alfa, theta o delta e quale tipo di attrezzatura si sarebbe eventualmente utilizzato per verificare ciò… non sa rispondere. Se questa è scienza, direte voi…

    Flavio si è defilato non potendo dare ovviamente una risposta ma a questo punto ti sei inserito tu scrivendo:

    Come sopra: vai a cercare gli studi scientifici e le tesi di laurea. Ne troverai più d’uno.

    Ora dimmi qual era la tua intenzione, perchè tutto fa supporre che ti riferisci a studi che dimostrano che all’arresto cardiaco corrisponde il completo spegnimento del cervello. La scienza (si, la signora Scienza) per il momento afferma il contrario, come dimostrato qui:

    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3761619/

    La signora Scienza, che non tifa per nessuno, è importante che si sappia… cambierà idea quando Klaus, Flavio o chi per loro apporterà prove che dimostrino che a morte del cuore corrisponde immediata morte cerebrale.

    Questo è quanto.

  12. davide ha detto

    federico, innanzitutto lo studio riportato nella sua risposta riguarda ratti ( non mi sembra che i ratti abbiano qualche tipo di consapevolezza o coscienza) seconda cosa afferma che è stata rilevata una certa attività elettroencelografica 30 secondi dopo l’arresto cardiaco, lo studio di questo articolo parla di circa 3 minuti nel quale la persona aveva consapevolezza, mi sembra una bella differenza, o no?…premetto che non credo in nessuna religione, ma trovo fastidioso il voler, da parte di alcuni, negare in tutti i modi che ci “POSSA” essere qualcosa di inspiegabile che trascenda le attuali leggi fisiche, la signora scienza non tifa per nessuno, è chi la usa che lo fa…

    • Federico ha detto in risposta a davide

      Le sfugge forse che i ratti e gli umani hanno un metabolismo diverso? Lo sa ad esempio che il battito cardiaco dei ratti arriva fino a 400 battiti il minuto?

      Io non escludo che possa esserci qualcosa che sfugga alle leggi biologiche, però al giorno d’oggi non sono stati rilevati casi emblematici che portino a pensare in questa direzione, se lei ne conosce qualcuno la invito a condividere queste informazioni con noi. Le faccio notare poi che nemmeno io tifo per nessuno, sono arrivato qui perchè avevo letto, con un simile titolo tendenzioso, la notizia sul Corriere e la cosa mi aveva fatto sorridere, perchè si scopre che dietro questi casi c’è un giornalista in cerca di visibilità o un divulgatore che tira l’acqua al proprio mulino. La scienza lasciamola quindi fare imparzialmente il suo corso.

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