Nuovo libro: i mistici di Darwin in difficoltà

Darwin Portrait of a GeniusIl naturalista Charles Darwin è stato certamente uno dei più importanti rivoluzionari del mondo scientifico, e merita gli onori della scienza.

Il suo pensiero è, ed è stato, tuttavia frequentemente strumentalizzato da derive scientiste e ateiste, con chiari obiettivi ideologici, ed è contro essi che vuole essere indirizzata la nostra critica. Rimanendo sul piano filosofico-teologico, occorre addirittura dire che oggi il principio direttivo intrinseco (o teleonomia) che guida l’evoluzione biologica può essere accreditato come uno dei tanti indizi a posteriori del Creatore, come diversi studiosi hanno fatto nel bellissimo volume Complessità, evoluzione, uomo (Jaca Book 2011).

Al di là di tutto questo, diverte osservare alcuni studiosi religiosamente estasiati dalla figura Darwin, i quali non riescono a concedergli alcun errore perché altrimenti sarebbero costretti a concedere qualcosa alla maggioranza dei biologi moderni, che hanno ormai abbandonato il vecchio paradigma evolutivo basato esclusivamente sulla selezione naturale, sull’onnipresente gradualismo e sulla macroevoluzione come deduzione dalla microevoluzone per estrapolazione lineare, sostenuti oggi soltanto dai numerosi neodarwinisti. Questi ultimi -non tutti!- sono promotori di una visione filosofica sull’evoluzione determinista e scientista e vorrebbero imporre alla biologia un approccio esclusivamente meccanicistico. Essi non accettano soltanto critiche “tecniche” al pensiero di Darwin, come quelle di Gould, Laurentin, Piattelli Palmarini, Eugene Koonin ecc., ma si scagliano contro chiunque osi sostenere che Darwin abbia ispirato -volontariamente o no- il pensiero eugenetico e razzista. Sentite, ad esempio, con quale sguaiatezza Telmo Pievani replica davanti a tali osservazioni: «Altri si spacciano per esperti e insistono nell’ignorare spudoratamente la storia della scienza sostenendo che Darwin fu il padre del razzismo e di chissà quali altre nefandezze. Chi conosce le tecniche di comunicazione sa che è difficile rispondere a un interlocutore in malafede che sostiene idiozie simili».

Ma perché tanto furore? Forse hanno paura che riconoscendo questo il pensiero di Darwin perda credibilità e dunque si butti via il bambino con l’acqua sporca? Paura assolutamente ingiustificata. Chissà come la prenderebbero sapendo che nel libro appena pubblicato Darwin: Portrait of a Genius (Viking Adult 2012), lo storico Paul Johnson, scrittore e a lungo giornalista per New Statesman ha, a sua volta, mostrato il collegamento diretto tra Darwin e il darwinismo sociale,  l’eugenetica, le sterilizzazioni forzate e l’igiene razziale della Germania nazista. Recentemente lo stesso ha fatto Richard Weikart, docente di storia presso la California State University, con il suo volume: “Da Darwin a Hitler: etica dell’evoluzione, eugenetica e razzismo in Germania“.

Lo storico, oltre a far notare la grande influenza del darwinismo sociale (direttamente o indirettamente) anche sul pensiero di Mao Tse-tung, Stalin e Pol Pot, si è lamentato verso «l’entusiasmo dei fondamentalisti darwiniani, che negli ultimi decenni hanno cercato di creare uno status divino a Darwin e abusare chi sottopone il suo lavoro al controllo critico, che è l’essenza della vera scienza». Ha quindi affermato che Darwin ha inaugurato un nuovo modo di pensare il “miglioramento dell’umanità”, e che Engels, Marx, Lenin, Trotsky, Stalin e Mao Tse-Tung hanno tutti abbracciato in qualche misura e in vario modo «la teoria di Darwin della selezione naturale come giustificazione per la lotta di classe». Ha anche sottolineato che Pol Pot, il dittatore cambogiano, è stato introdotto alla teoria evoluzionistica di Darwin da Jean-Paul Sartre: «I crimini orribili commessi in Cambogia a partire dall’aprile 1975 in poi, che hanno provocato la morte di un quinto della popolazione, sono stati organizzati dal gruppo dei borghesi intellettuali di Pol Pot, noto come Leu Angka. Otto di questi erano dirigenti, cinque erano insegnanti, uno professore universitario, un funzionario civile, e uno un economista. Tutti avevano studiato in Francia nel 1950, e non solo erano appartenuti al partito comunista, ma aveva assorbito le dottrine filosofiche di Sartre sull’attivismo e la “violenza necessaria”. Questi assassini di massa erano i suoi figli ideologici». Ciò è confermato nella biografia di Philip ShortPol Pot: Anatomy of a Nightmare (2004), in cui si sottolinea che «l’eredità intellettuale alla base della rivoluzione cambogiana era prima di tutto francese».

Anche il collegamento tra Darwin e lo stalinismo è stato tracciato da diversi autori, oltre che da Johnson. Ad esempio da Francis B. Randall in Stalin’s Russia: An Historical Reconsideration (1965), dove si afferma: «Stalin rimase per tutta la vita un ammiratore di Darwin, le cui teorie avevano così eccitato la sua gioventù». Non a caso egli impose lo studio del darwinismo durante le ore obbligatorie di ateismo scientifico all’università di Mosca. Johnson ha spiegato: «Stalin aveva la lotta per la sopravvivenza del più adatto di Darwin in mente quando agì contro i kulaki». Dunque, checché ne dicano gli avvocati neodarwinisti, Darwin fornì un fondamentale supporto scientifico al razzismo e all’eugenetica, come ha spiegato anche Enzo Pennetta, anche se per lui fu un supporto “inconsapevole”.

Ma si può andare anche oltre. Diversi studiosi hanno sostenuto che Darwin non agì soltanto come ispiratore inconsapevole, ma mostrò di essere apertamente favorevole all’eugenetica. Lui stesso infatti scrisse: «Vi è motivo per credere che la vaccinazione abbia salvato un gran numero di quelli che per la loro debole costituzione un tempo non avrebbero retto il vaiolo. Così i membri deboli delle società civilizzate propagano il loro genere. Nessuno di quelli che si sono dedicati all’allevamento degli animali domestici dubiterà che questo può essere altamente pericoloso per la razza umana […]. Dobbiamo quindi sopportare l’effetto indubbiamente cattivo, del fatto che i deboli sopravvivano e propaghino il loro genere, ma si dovrebbe almeno arrestarne l’azione costante, impedendo ai membri più deboli e inferiori di sposarsi liberamente come i sani» (C. Darwin, L’origine dell’uomo, Newton 1994, pag. 628).

Lo storico della scienza André Pichot ha mostrato l’affinità tra Darwin e suo cugino Francis Galton, padre dell’eugenetica, affermando che «Darwin sembra essere in buon accordo con suo cugino Galton, e se non ha parlato propriamente di eugenetica è stato verosimilmente perché l’eugenetica è stata teorizzata dopo la sua morte» (citato in C. Fuschetto, Fabbricare l’uomo, Armando 2004). Anche per il grande storico del razzismo, Léon Poliakov«la divisione del genere umano in razze inferiori e razze superiori era per Darwin un fatto incontestabile» (citato in F. Agnoli, Perché non possiamo essere atei”, Piemme 2009, pag. 206). Altri approfondimenti è possibile trovarli al nostro specifico dossier: “Darwinismo e razzismo”

Gli avvocati del neodarwinismo “filosofico” si mettano il cuore in pace: la visione mistica di Darwin è decisamente controversa e anacronistica. Occorre coraggiosamente saper scindere le luci dalle ombre, chiudersi in visioni ideologiche è un danno alla verità.

Condividi su:
  • Aggiungi su Facebook
  • Aggiungi su OKNOtizie
  • Aggiungi su Twitter
  • Aggiungi su Windows Live
  • Aggiungi su MySpace

29 commenti a Nuovo libro: i mistici di Darwin in difficoltà