Ufficializzata la prima restrizione all’aborto in Spagna

Pare proprio che il neo-governo spagnolo di Mariano Rajoy, come avevamo anticipato in Ultimissima 14/2/11 e Ultimissima 30/9/11, comincerà a mettere mano alla permissiva legge sull’aborto voluta da Zapatero, il cui unico risultato è stato quello di aumentare il numero di aborti. Lo ha annunciato in modo ufficiale il 23 dicembre 2011 la vicepremier Soraya de Santamaria, nella sua prima apparizione pubblica dopo la composizione del governo. L’ex governo socialista aveva deciso che  la donna potesse abortire fino alla 14° settimana di gestazione, solo le minorenni invece potevano farlo anche prima quella data senza nessun permesso da parte dei genitori.  Inoltre, si può abortire fino alla 22esima settimana, con la sola clausola che venga indicato uno di questi motivi: stupro, rischio per la salute, malformazione ma anche rischio psicologico, quest’ultima opzione (lasciata appositamente vaga) in un anno è stata indicata dal 95% delle donne che hanno abortito. Ora il Partito Popolare intende invece fare sì che tutte le minorenni che decidono di interrompere la gravidanza debbano prima ottenere l’autorizzazione del padre o del tutore. Non è molto, ma un piccolo passo verso una più ampia restrizione.

Il prof. Antonio Gambino, docente di Diritto all’Università Europea di Roma, spiega: «Questa modifica restringe le situazioni nelle quali si può abortire, e già questo è un fatto positivo perché la legge sull’interruzione volontaria della gravidanza ha un forte impatto culturale sugli ordinamenti in cui viene a operare. Nel caso specifico, chiedendo anche il consenso dei genitori della minorenne che intende abortire, indica che il nascituro ha dei diritti che vanno al di là della semplice volontà del soggetto che vuole interrompere la gravidanza. Per essere sacrificato il diritto del feto ha la necessità di essere messo a confronto con più posizioni soggettive, tra cui quella dei genitori della donna minorenne che vuole abortire. Questo ovviamente non esaurisce i problemi che fa emergere qualsiasi legislazione sull’aborto, ma tuttavia nel restringerne l’applicazione offre una valutazione apprezzabile […]. Il tema delle settimane entro le quali si può abortire non ha alcun senso, perché è evidente che per una vita che ormai ha attivato progressivamente la sua venuta all’esistenza e quindi la sua crescita, non c’è nessuna differenza né di ore né di settimane. E’ sempre lo stesso essere che una volta concepito ha iniziato a vivere nel mondo».

C’è anche una riflessione interessante sulla mancata valorizzazione dell’adozione: «I limiti che si oppongono a questa scelta sono di natura culturale, perché sono legati a una visione del nascituro come cosa propria, e non invece come soggetto autonomo e persona. Purtroppo quando lo si considera come una proprietà, non si vede invece che quel bene giuridico ha una sua autonomia in quanto a diritti».

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