Le bugie di R. Carcano: «l’UAAR fa beneficenza e non è una confessione religiosa»

Una settimana fa il pontefice dell’UAAR, tal Raffaele Carcano è intervenuto sul sito web dell’associazione in seguito a commenti (per lui) imbarazzanti e compromettenti. Dopo il suo intervento, ha immediatamente interrotto la possibilità di commentare o di rispondergli. Il tutto nasce da un utente (detto “a-ateo”), il quale faceva presente come nell’invidiabile budget dell’UAAR non ci sia, nonostante i continui insulti che vengono rivolti a Caritas International, nemmeno un centesimo destinato ad opere di beneficenza. Dato che nessun altro utente è riuscito a dare risposte soddisfacenti oltre agli insulti e al permanente sfottò che si utilizza verso chiunque intervenga sul sito della setta razionalista (così chiamata dagli “ex adepti”), l’arrivo del responsabile è stato inevitabile.

INTERVENTO DI CARCANO: Dopo essersi lamentato di non ricevere alcun 8×1000, risponde all’utente che: «l’UAAR non riceve alcun 8xmille (né sinora ha mai chiesto di riceverlo), a differenza della CCAR. Che destina “ai soggetti deboli” e alla carità (talvolta “pelosa”) solo un importo residuale delle sue finanze, come è agevole constatare leggendo il suo (peraltro scarnissimo) rendiconto. Ciononostante l’UAAR, che non è una Chiesa e nasce e ha scopi diversi da una confessione religiosa, e quindi non è tenuta a svolgere direttamente assistenza “ai soggetti deboli”, fa con i suoi scarsissimi fondi a disposizione anche quello. Come hai visto anche tu dal suo sito. Non potendo smentirlo, arrivi a negarne la realtà. Che squallore». Oltre alla licenza razionalista di iniziare le frasi con il pronome relativo “che”, appaiono poche frasi e molte contraddizioni, così come ci si aspetterebbe, d’altra parte, dal responsabile del razionalismo ateo italiano.

 

Dato che ha precluso la possibilità di rispondergli, lo facciamo qui in 3 punti:

1)  LA CHIESA NON E’ TENUTA A FARE BENEFICENZA. Innanzitutto sottolineiamo che Carcano ammette che una Chiesa e una confessione religiosa siano “tenute a svolgere assistenza ai soggetti deboli”. Ma è un dovere? E’ un obbligo? Qualcuno impone forse alla Chiesa cattolica di gestire migliaia e migliaia di opere missionarie in ogni angolo del mondo? Evidentemente per lui la carità della Chiesa, al contrario di quella che può fare l’ateo (forse più per imitazione che per desiderio reale) è una questione così scontata, giustamente, che non si pone neanche più il problema e ritiene che sia un obbligo, una sorta di “dovere”.

 

2) L’UAAR SI REPUTA UNA “CONFESSIONE” RELIGIOSA E CHIEDE L’8X1000. Carcano sostiene anche l’UAAR non sia una chiesa e non abbia gli obiettivi di una confessione religiosa. Eppure nei suoi documenti ufficiali si lamenta per non essere riconosciuta da parte dello Stato come una “confessione religiosa” e non poter ricevere così benefici materiali, come l’8×1000. Lo vediamo, ad esempio, nel Ricorso straordinario al Capo dello Stato del 30/5/1996, dove, oltre a sostenere che «l’o­biet­ti­vo primario del movimento umanista non è di attaccare le religioni, ma di crea­re una positiva alternativa al teismo», cosa che dovrebbe escludere la volgare associazione UAAR dai “movimenti umanisti”, si legge che «l’UAAR ha presentato più volte l’i­stan­za di iniziare le trattative con lo Stato per addivenire ad intesa ai sensi del­l’art. 8 Cost», ottenendo sempre un diniego. L’articolo 8 della costituzione prevede che “le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti”. Al contrario di quanto vuol far credere Carcano quindi, l’UAAR non vuole, ma pretende di essere riconosciuta come “confessione religiosa”. Più sotto la lamentela continua perché «è stato disconosciuta la qualificazione non solo di confessione religiosa, ma anche quel­­la di associazione religiosa: ma un’u­­nione di atei non è né una società sportiva né un partito politico né può essere qualcosa di diverso da una associazione con fine di religione. La qualità oggettiva di associazione religiosa di ogni gruppo di ateismo militante è rafforzata dal­l’auto­in­ter­pre­ta­zio­ne effettuata dai soci all’interno della loro libertà di associazione: e l’UAAR, come si è detto, si interpreta come religione». Impariamo dunque che l’UAAR ha fini esclusivamente religiosi e si reputa una religione. E ancora: «come sarebbe arbitrario separare la disciplina di una confessione religiosa da quella di un’altra, cosi è arbitrario scindere l’ateismo dalla religione proprio nel momento normativo. Ateismo e religione sono fazioni opposte che si contendono la medesima porzione di coscienza. Oltre a questo, l’ateismo non potrebbe nemmeno essere distinto dalla religione per un altro motivo: infatti la soglia di distinzione tra religione e non religione è mobile e dipende dalla definizione adottata», e si continua paragonando l’ateismo alle varie religioni di teologia negativa e al buddhismo. L’UAAR vorrebbe che anche si riconoscesse, da tale intesa con lo Stato, il «soddisfacimento del bi­­sogno religioso dell’ateo», il quale -occhi ben attenti!!- «si manifesta nella critica alle religioni», anche se ha pure «delle manifestazioni positive». L’insulto continuo verso la chiesa e i suoi esponenti è quindi per l’ateo uaarino un “necessario bisogno religioso” che lo Stato dovrebbe riconoscere, uno sfogo incontrollabile quindi.

L’UAAR, autoconcependosi come “religione”, come “confessione e associazione religiosa”, ritiene anche di avere il diritto a «determinati fini o per conseguire vantaggi legislativamen­te previ­sti, come confessione», come si continua a leggere nel suo ricorso al Capo dello Stato. E di quali vantaggi si sta parlando? L’intesa con le altre confessioni porta «vantaggi non sol­tanto morali, ma anche concreti», ad esempio «vantaggi di tipo patrimoniale (attribuzione dell’otto per mille del gettito IRPEF, deducibilità del­le erogazione liberali dei fedeli) e non patrimoniali (ac­cesso al servizio radiotelevisivo pubblico e riserva di frequenze; insegnamento dottrinale su richiesta nelle scuo­le pubbliche)» i quali sarebbero «discriminatori nei confronti degli atei, qualora non fossero messi a disposizioni anche delle associazioni di atei». Si ritiene anche un’«illegittimità costituzionale l’attribuzione di contributi per la costruzione di edifici di culto a favore di alcune soltanto delle confessioni religiose e non ad altre». Ecco quindi che l’associazione atea razionalista scopre le carte e chiede di ricevere anch’essa il tanto “aspirato” 8×1000, insegnare l’ateismo nelle scuole (magari quello “scientifico” come nell’URSS), avere programmi di proselitismo ateo in televisione e costruire luoghi di culto nelle città. La richiesta dunque si fa esplicita e formale: «L’UAAR, in quanto confessione religiosa ai sensi dell’art. 8 c. III Cost., risulta titolare di tale interesse, e l’atto che lo lede non può in conseguenza con­siderarsi atto politico. In considerazione di tutti i suesposti motivi, la ricorrente Unione degli atei e degli agnostici razionalisti chiede che il Sig. Presidente della Repubblica voglia procedere all’annullamento del­l’at­to del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, n. DAGL 1/2.5/4430/23, del 20 febbraio 1996, che respinge l’istanza di intesa ai sensi del­l’art. 8 c. III Cost., presentata dalla ricor­rente». L’intervento spocchioso e vittimista di Carcano è quindi colmo di falsità in quanto gli stessi documenti ufficiali della sua chiesa lo smentiscono: l’UAAR definisce l’ateismo una “religione” e si autodefinisce “confessione religiosa” e “associazione religiosa”, chiedendo l’8×1000 e altri benefici economici e materiali.

 

3) NON UN CENTESIMO DELL’UAAR E’ DESTINATO AI POVERI. Nel suo intervento Carcano sostiene infine che l’UAAR «destini i suoi scarsissimi fondi» ai poveri bisognosi, rimandando al progetto di “Assistenza non confessionale” avviato nel 2009 all’ospedale torinese delle Molinette. E in cosa consiste? In questo link vediamo che si tratta di una sola volontaria laica che offre il suo conforto e la sua assistenza morale ai pazienti che ne fanno richiesta. Si legge anche che «il progetto è frutto di una convenzione tra l’ospedale e l’UAAR» e «l’assistenza morale agli atei e agli agnostici, pertanto, dev’essere considerata come parte integrante dell’assistenza sanitaria generale». Essendo una convenzione l’UAAR non deve destinare proprio un bel niente per i “soggetti deboli”, ed essendo l’unica “attività di beneficenza” che fanno (sai che roba!), tra l’altro esclusivamente rivolta a soggetti atei (mentre sappiamo che le missioni cristiane italiane nel mondo siano per lo più rivolte agli abitanti locali, indipendentemente dalla loro religione) e quindi “pelosa”, si può pertanto concludere che il polemico utente “a-ateo” avesse pienamente ragione: “Non una lira-euro dei bilanci Uaar risulta destinato a soggetti deboli”. E’ comunque confermato dal Bilancio 2010 dell’UAAR, dove al posto delle donazioni agli indigenti, si è preferito finanziare la “presentazione della seconda sindone” (1.105 €), il “fondo progetto Odifreddi a scuola” (2.074 €) e le “vignette” anticlericali (750 €).

 

CONCLUSIONE: Non possono dunque non tornare alla mente le osservazioni di Valentina Bilancioni, ex responsabile dell’UAAR di Rimini: «Carcano ha dimostrato di essere l’anello mancante tra l’homo sapiens e le anguille. Di lui, prima che lo conoscessi, mi venne spesso decantato l’acume politico; poi l’ho conosciuto, e ho iniziato a chiedermi dove lo tenesse. Si conceda a Pontifex Carcano l’attenuante del trepidare per la propria poltrona, sempre consigliato come sopra, e si potrà comprenderne almeno in parte l’umano dramma» (cfr. Ultimissima 31/3/11) .

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