«Abusato da un prete, ma la mia fede è rimasta intatta»

pedofilia chiesa«Nel prete che mi ha abusato ho visto un malato, e lui non c’ entra con la mia fede che è restata intatta». Sono queste le parole che più ci hanno colpito della dolorosa storia emersa in questi giorni, raccontata da Daniel Pittet, 57 anni di Friburgo.

La pedofilia nella Chiesa -al di là dei numeri che vanno temporalmente contestualizzati e ridimensionati rispetto a quelli immaginati dall’opinione pubblica-, è una piaga e un crimine insopportabile, causa di sofferenze incredibili. Un dolore atroce anche per i fedeli cattolici e per la comunità cristiana, «che ci fa vergognare», ha scritto il Papa. Ci ha colpito che Daniel, sposato e padre di sei figli, abbia comunque mantenuto salda la sua fede in Dio e rivendicato la sua appartenenza alla Chiesa. Il Male non è riuscito a vincere fino in fondo.

Papa Francesco ha scritto la prefazione del suo libro, nel quale Pittet racconta di essere stato violentato nel 1968 da un frate cappuccino svizzero, Joel Allaz. Dopo la sua denuncia, il malato è stato semplicemente mandato in Francia, dove ha abusato ancora. L’anno scorso, racconta in un’intervista, ha incontrato «l’orco della mia infanzia. Mi ha guardato, ho visto la sua paura. Ma non mi ha chiesto scusa». Eppure lo ha perdonato, «e ho costruito la mia vita su quel perdono». Ha poi incontrato Francesco: «Mi ha chiesto: dove trovi la forza, il tuo spirito missionario? Non era mai soddisfatto della risposta. Alla fine gli ho detto: Padre sono stato violentato da un sacerdote. Mi ha guardato in silenzio con le lacrime agli occhi e mi ha abbracciato».libro pedofilia chiesa

Oggi «in Svizzera le cose sono cambiate», afferma Daniel, «ma in Francia e in Italia a quanto so ben poco». In Francia, in realtà, le cose fortunatamente sono cambiateci sono norme severe a favore della cooperazione con l’autorità giudiziaria e sulla riconsiderazione degli atti passati non denunciati o ritenuti prescritti. Lo stesso accade in Germania,  «l’esempio di come si può organizzare seriamente il contrasto alla pedofilia» secondo Marco Politi de Il Fatto Quotidiano. Nel 2011 la Congregazione per la dottrina della fede ha ricordato alle conferenze episcopali che l’abuso sessuale di minori è un «delitto canonico» ma anche un «crimine perseguito dall’autorità civile», invitando a cooperare con essa e rimarcando il «dovere di dare una risposta adeguata» tramite il diritto canonico.

Nella prefazione al libro, Francesco parla di una «mostruosità assoluta, di un orrendo peccato, radicalmente contrario a tutto ciò che Cristo ci insegna», che mostra fino «a che punto il male può entrare nel cuore di un servitore della Chiesa. Come può un prete, al servizio di Cristo e della sua Chiesa, arrivare a causare tanto male? Come può aver consacrato la sua vita per condurre i bambini a Dio, e finire invece per divorarli in quello che ho chiamato “un sacrificio diabolico”, che distrugge sia la vittima sia la vita della Chiesa?».

Benedetto XVI aveva la buona abitudine di definirli sempre «atti peccaminosi e criminali». Proprio il Papa emerito, ha spiegato Bergoglio, «è stato molto coraggioso e ha aperto una strada. La Chiesa su questa strada ha fatto tanto. Forse più di tutti. Le statistiche sul fenomeno della violenza dei bambini sono impressionanti, ma mostrano anche con chiarezza che la grande maggioranza degli abusi avviene in ambiente familiare e di vicinato. La Chiesa cattolica è forse l’unica istituzione pubblica ad essersi mossa con trasparenza e responsabilità. Nessun altro ha fatto di più. Eppure la Chiesa è la sola ad essere attaccata». Queste riflessioni del Papa sono condivise anche dalla cronista giudiziaria de La Stampa, Grazia Longo, per la quale siamo «di fronte a una Chiesa che si mette in discussione su una materia tanto delicata come la pedofilia (che registra molte vittime anche in ambienti ecclesiastici), la società e gli organi istituzionali predisposti non possono certo rimanere a guardare».

La pedofilia è un crimine diffuso sopratutto fuori dal mondo ecclesiale, nell’ambiente familiare, in quello scolastico, nelle altre religioni e in ogni luogo in cui adulti -sposati o no, celibi o no-, sono a contatto con minori. Proprio in questi giorni, ad esempio, è emerso nel Regno Unito un enorme caso di abusi sessuali nel mondo calcistico: 184 potenziali pedofili, 1.016 denunce e 526 vittime. I club sportivi sono stati omertosi, in molti casi raggiungendo accorti privati con le vittime per chiudere la vicenda senza scandalo. «La maggior parte degli allenatori che hanno commesso abusi sono stati ritenuti idonei, seguivano i ragazzini per grandi club come City e Chelsea», ha spiegato l’avvocato Nocivelli. Anche il calcio italiano viene coinvolto, le società calcistiche «anche in Italia vogliono tutelare il loro “buon nome” e spesso non denunciano. Lo stesso accade nel Karate».

La redazione

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12 commenti a «Abusato da un prete, ma la mia fede è rimasta intatta»

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  1. Steve ha detto

    Ma sinceramente non vedo infatti il nesso tra le nefandezze oscene e criminali di una persona, purtroppo subite sulla propria pelle, e il credere in Dio.

    Potrai certo magari sentirti “abbandonato” e chiederti come lo ha permesso, ma questa cosa andrebbe applicata praticamente su tutto lo schifo che può capitarti in vita. In quel momento il violentatore non è un prete, è appunto solo un delinquente.

    • Sophie ha detto in risposta a Steve

      Sono molto d’accordo.

    • sara ha detto in risposta a Steve

      Insomma…..
      La questione per un prete e’ assai piu’ grave..

      • Steve ha detto in risposta a sara

        Non volevo sminuire la gravità, il fatto è che per me la persona smette automaticamente di essere un prete quando veste i panni di un violentatore, è un violentatore, punto.

        I preti sono esseri umani e in quanto tali soggetti a turbe psichiche, demoni interiori, repressione sessuale, e tutte quelle terribili cose che la mente umana nasconde.

        Il discorso era che non vedo nesso con la perdita di fede: se si ha una fede salda, anche un episodio TRAGICO come questo non dovrebbe porti dubbi sul divino, semmai ulteriori sull’umano.

        • Livio ha detto in risposta a Steve

          Molto difficile credo sia scindere la figura del prete ministro di Dio da quella dell’ uomo disturbato e violentatore, nell’ immaginario di chi ha subito la violenza.
          Per forza di cose data anche la giovane età della vittima il prete e tutto ciò che rappresenta molto probabilmente continuerà a incarnare il simbolo del dolore provato.
          Non mi sorprende dunque l’odio che tanti ex abusati provano nei confronti della Chiesa. Soltanto con una riflessione da adulti e con fede profonda credo sia stato possibile per Daniel sradicare questa contraddizione.

        • graziano ha detto in risposta a Steve

          D’accordissimo! Anzi, mi vien quasi da dire che, in questi casi, si comprende ancor di più la frase contenuta nel Vecchio Testamento “Maledetto l’uomo che confida nell’altro uomo”, che non sta a significare pessimismo sconfinato da riporsi nell’umanità, ma vuol comunicare di stare profondamente all’erta perché l’uomo non merita la fiducia che, invece, è da riporsi integralmente in Dio….

        • sara ha detto in risposta a Steve

          Un padre che violenta suo figlio puo’ forse smettere di essere padre per suo figlio, e rivestire solo in quei momenti i panni di un qualsiasi violentatore?

          I ruoli e le funzioni che si hanno nn sono maschere.

          Se io come madre maltratteto’ mio figlio so per certo che intacchero’ la sua sfera affettiva. Mi odiera’ a vita per il male che gli ho fatto, condizionero’ le sue relazioni future e gli creero’ qualche turba psichica.

          Non mi aspetteto’ che pensi mia madre in quel momento aveva un po’ di rabbia e non eta mia mamma…

          Un prete e’ un ministro di Dio, se violenta un bambino rovina quella persona sia umanamente che spiritualmente…

  2. Germano ha detto

    Con rispetto parlando e da cattolico, io invece non sono d’accordo. Non cerchiamo in qualche modo di … indorare la pillola. Un prete è tale per sempre, non ci sono break. Piuttosto recitiamo, come membri della Chiesa, un convinto, profondo, incondizionato mea culpa. Guardiamoci allo specchio e non abbiamo paura di vergognarci, per usare il verbo usato dal Papa. Altrimenti non siamo credibili e diamo l’impressione di non capire fino in fondo la gravità di questo schifoso, rivoltante peccato.

  3. Licurgo ha detto

    @Steve
    L’Uomo non è fatto di pura teoretica, e la teodicea è sempre un grosso problema per la fede, per cui a livello emotivo è comprensibile chi perde la fede nel Dio-Amore cristiano quando subisce violenza da un suo ministro: certo, dal punto di vista logico-formale i due problemi sono disgiunti, ma l’Uomo, per fortuna, non è un computer e situazioni di forte dolore mettono in crisi il concetto di amorevolezza divina a livello più emotivo che filosofico.

    Ecco perchè per me una persona che riesce ad avere un equilibrio del genere esprime un certo eroismo morale.

  4. Fabio ha detto

    Credo che la cosa più psichicamente difficile da superare, per una donna che in giovane età ha subito un brutale stupro, sia quella di non nutrire misandria in età matura; allo stesso modo, per un uomo che nell’età dell’infanzia è stato vittima di un abuso sessuale da parte di un prete, sia quella di non provare fobia o risentimento verso qualunque “colletto bianco”, magari pure meditando qualche vendetta personale.
    Chi supera questa causa-effetto, deve essere dotato di un lato razionale superiore a quello istintivo/primordiale, tale che gli consenta di scindire la colpa soggettiva di un singolo individuo, da quella dell’intera comunità a cui fa riferimento.

    Infatti non poche volte accade che qualcuno paghi innocentemente le colpe di chi l’aveva preceduto.

  5. Engy ha detto

    al di là di tutto, il punto è che il testo della CEI, se non erro, dice che “il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità statuale”.
    Allora direi che le chiacchiere stanno a zero … o no?
    L’imperativo è che i vescovi denuncino, e che gli orchi, tutti gli orchi, preti o non preti ma anche preti, finiscano in galera.
    Poi possiamo leggere tutte le testimonianze del mondo.

  6. Max ha detto

    Diciamo che questo crimine e’ appunto un crimine chiunque lo commetta, ma diventa persino piu’ odioso se a commetterlo e’ una figura cui la societa’ o gli individui hanno posto un ruolo di fiducia e di controllo della legge: come per esempio un magistrato, un sacerdote, un poliziotto, e persino un padre.

    Non conosco la vicenda di Daniel Pittet nei dettagli; da quel poco che vedo adesso mi sembra un eroe ad aver perdonato chi gli ha fatto un male cosi’ grande. Altresi’ il perdono cristiano non esclude una punizione da parte della societa’, che ovviamente mi pare doverosa.

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