Viganò chiede la grazia al Papa, lui cita il “mio amato predecessore”
- Ultimissime
- 18 Giu 2026

L’ex nunzio Carlo Maria Viganò scrive a Leone XIV per farsi togliere la scomunica, il Papa non risponde e torna a citare Francesco come “amato predecessore”. Curiose coincidenze.
Il 25 gennaio scorso, Leone XIV ha detto qualcosa di insolito.
O, meglio, qualcosa che non diceva da oltre un mese: riferirsi a Papa Francesco come «il mio amato predecessore».
Ha pronunciato queste parole nel tardo pomeriggio, in un’omelia presso la Basilica di San Paolo fuori le mura.
Lo avevamo notato senza darci peso, è una frase usata spesso nei primi mesi di pontificato e che è stata anche oggetto di una nostra indagine dopo i primi 100 giorni da Papa.
Non potevamo sapere però che proprio quel giorno in Vaticano era arrivata la lettera di Carlo Maria Viganò, indirizzata al Pontefice.
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Viganò e il dossier contro Francesco
L’ex arcivescovo Viganò, come molti sanno, è stato il grande accusatore di Papa Francesco.
Nel 2018 pubblicò un dossier in cui ne chiese le dimissioni per aver disatteso un presunto ordine di restrizione a vita privata imposto da Papa Ratzinger al cardinale pedofilo Theodore McCarrick.
Come UCCR ha scoperto, era tutto falso.
McCarrick faceva vita pubblica già prima di Francesco, il presunto ordine non è mai esistito (né Viganò lo ha mai provato) e lo stesso Viganò -pur dicendo di sapere degli abusi dal novembre 2011- è stato immortalato da foto e video mentre frequentava, elogiava pubblicamente e celebrava messa assieme al card. McCarrick nel 2012 e 2013.
Così, l’operazione confezionata da “LifeSiteNews”, Timothy Busch, “InfoVaticana”, Marco Tosatti e Aldo Maria Valli, si è rivelata un boomerang per lo stesso Viganò.
Il 5 luglio 2024 è stato scomunicato per il delitto di scisma.

Viganò mente su McCarrick: fu lui a elogiare l’abusatore
(30/08/2018)
Le teorie cospirazioniste
In questi anni Viganò non ha più citato il dossier ma si è abbandonato a varie teorie cospirazioniste.
Durante la pandemia, ad esempio, ha abbracciato la tesi del “Great Reset” propagandata da QAnon, ovvero la «psicopandemia» e le vaccinazioni come piano satanico di George Soros e Bill Gates per eliminare l’umanità.
Dal 2022, con l’inizio dell’invasione dell’Ucraina, l’ex nunzio si è schierato con Putin dichiarando che Mosca è la “Terza Roma”, legittima erede politica e religiosa di Roma e Costantinopoli e colei che «ricostruirà la civiltà cristiana» salvandoci «dal mostro transumano globalista della tecno-salute».
Dopo la scomunica, Carlo Maria Viganò si è vantato di essa facendosi “riconsacrare” dal vescovo lefebvriano (negazionista dell’Olocausto) Richard Williamson, a sua volta scomunicato da Giovanni Paolo II e da Papa Francesco per essere stato consacrato, e aver a sua volta consacrato vescovi, senza mandato pontificio.
L’isolamento di Viganò
Un po’ troppo anche per coloro che lo avevano inizialmente sostenuto e che, lentamente, lo hanno abbandonato (almeno quasi tutti).
Ha smesso di sostenerlo La Nuova Bussola Quotidiana, che fino al 2018 pubblicava articoli di Marco Tosatti a suo favore, George Weigel, i blog OnePeterFive e InfoVaticana, e perfino il direttore de La Verità, Maurizio Belpietro, suo entusiasta difensore.
Viganò è stato delegittimato perfino da Roberto De Mattei, direttore di “Corrispondenza Romana” e attivo promotore del dossier contro Francesco «in nome della verità». Oggi è il suo più acerrimo nemico.
De Mattei ha infatti dimostrato che dietro Viganò si cela un ghostwriter particolare, individuandolo in Pietro Siffi, tradizionalista cattolico e -udite bene- organizzatore di matrimoni gay.

Viganò scrive a Leone XIV
Arriviamo al 25 gennaio 2026.
Carlo Maria Viganò invia una lettera a Leone XIV, lo ha reso pubblico di recente lui stesso lamentando il fatto di non avere mai ricevuto risposta.
Nel testo, il prelato rivendica la propria ortodossia cattolica, respinge l’etichetta di “scismatico” e chiede al Papa un intervento diretto per rivalutare la sua situazione disciplinare.
Ma non c’è alcuna ammissione di colpa, né una riconsiderazione delle sue tesi. Anzi!
Sul Concilio Vaticano II, l’ex nunzio scrive al Papa che sarebbe stato concepito «per imporre errori dottrinali, morali e liturgici», definendolo un «esperimento sovversivo» contro la fede cattolica.
Viganò denigra anche Papa Francesco, parlando del suo «odio implacabile», identificandolo solo con il nome di battesimo e confessando di avere «fondati dubbi sulla legittimità del suo “pontificato”».
Afferma inoltre di non capacitarsi di come il destinatario del suo scritto, lo stesso Leone, «non solo si rifiuti di condannare i suoi errori e scandali, ma colga anche ogni occasione per riaffermare la Sua completa continuità con essi».
Prima della conclusione, l’ex nunzio rivela di aver «vissuto per diversi anni in luoghi segreti su consiglio del cardinale Raymond Leo Burke». Finora non era mai emerso un collegamento diretto tra Viganò e Burke in questa vicenda.
La lettera è firmata con il nome di Viganò, seguito dal titolo di “arcivescovo titolare di Ulpiana” (nonostante sia stato rimosso dall’incarico il 4 luglio 2024).

La “risposta” del Papa
Possiamo solo immaginare cos’abbia pensato Papa Leone XIV leggendo questo testo ma evitiamo di attribuirgli arbitrariamente dei pensieri.
Facciamo solo notare che, lo stesso giorno in cui è datata la lettera, Leone XIV è tornato a definire Francesco “il mio amato predecessore” all’interno di un’omelia sull’unità dei cristiani.
Una formula, come già detto, che negli ultimi mesi era stata meno ricorrente del solito.
Inoltre, il Santo Padre ha elogiato proprio il Concilio Vaticano II, ricordandone l’intento di «illuminare tutti gli uomini con la luce del Cristo che risplende sul volto della Chiesa».
Non abbiamo prove che sia stata una risposta indiretta allo stesso Viganò, anche perché l’omelia potrebbe essere stata scritta prima di ricevere la lettera o la stessa missiva potrebbe essere stata letta in seguito.
Rimane però una curiosa coincidenza che spiega, più di tante teorie, perché la richiesta di revisione della scomunica di Viganò sia stata finora ignorata.


















4 commenti a Viganò chiede la grazia al Papa, lui cita il “mio amato predecessore”
Concordo su tutto ciò che scrivete su Viganò. Ha raccolto ciò che ha seminato, in sintesi.
Tuttavia, nel vostro articolo ci sono due passaggi che oggettivamente stonano.
Relativamente alla pandemia, oggettivamente ci sono tutte le prove per definirla un tentativo di piano satanico versus l’ umanità intera (come l’ ha definita un ministro del governo olandese, una operazione militare).
Relativamente alla guerra in Ucraina, oggettivamente ci sono tutte le prove (non da ultimo i biolaboratori ivi impiantati dal Pentagono che facevano letali esperimenti con antrace e peste) per affermare che fu una guerra preparata anni prima, da almeno il 2014, dagli anglo americani (in proposito vedere cosa dice il colonnello ex NATO Jacques Baud e il nostro generale Fabio Mini). E come disse Papa Francesco nulla sarebbe successo se la NATO non fosse andata ad abbaiare sotto le finestre russe.
Questo a prescindere dalle posizioni in merito su esse di Viganò.
“L’ex nunzio rivela di aver vissuto per diversi anni in luoghi segreti su consiglio del cardinale Raymond Leo Burke.”
Burke gli avrà detto di andarsi a nascondere…
Spero sia vero, anche se purtroppo non sarà così. Considerando che Viganò è un mentitore seriale sarebbe bello chiedere a Burke conferma di questo…sarebbe molto grave!
È che purtroppo a leggere alcuni commenti in alcuni (sempre ottimi) articoli che pubblicate sembra che qualche simpatizzante di Viganò e rispettive idee eretiche su concili e papi ne girino anche qui. Preghiamo per loro…