I “problemi” dell’Italia e la cultura cattolica: ci sono legami?

Bandiera italianaQualunque italiano si è trovato almeno una volta -a torto o a ragione- a fare o ad ascoltare una lamentela sui grandi “mali” italiani, dallo scarso senso civico alla dilagante corruzione (non solo politica), dalla mafia all’omertà verso i mafiosi, dall’evasione fiscale a tutto l’elenco di brutture che hanno rovinato il nostro Belpaese.

Secondo alcuni pensatori, come il giornalista Mario Missiroli, in Italia sarebbe mancata la Rivoluzione protestante che avrebbe rivoluzionato le coscienze, come sarebbe accaduto altrove. Il che equivale ad un’accusa al retroterra religioso italiano, cioè la cultura cattolica, che avrebbe indebolito la coscienza degli italiani.

In ogni caso, la sua tesi è stata ridimensionata da Giovanni Belardelli, ordinario di Storia delle dottrine politiche dell’Università di Perugia: «si tratta di una spiegazione tanto apparentemente suggestiva quanto sostanzialmente indimostrabile. Per farlo bisognerebbe poter sostenere che gli stessi limiti che caratterizzano la cultura e i comportamenti degli italiani si riscontrano in tutti i Paesi di tradizione cattolica. Una simile spiegazione oltretutto scoraggia dal cercare in altre direzioni le ragioni di certi tratti profondi della nostra cultura». Secondo Belardelli «nella storia della Penisola avrebbe pesato, più che l’assenza della Riforma protestante, un forte potere statale capace di affermare la propria supremazia e di disciplinare la società, introducendovi determinati comportamenti, obblighi e regole di vita».

Mentre condividiamo completamente la risposta del prof. Belardelli, lo stesso non possiamo dire del suo secondo affondo, anch’esso è una tesi tutta da dimostrare: l’invocazione di uno Stato forte (un Stato eitco?) con il compito di educare e disciplinare la società è stato a lungo sperimentato con esiti disastrosi, pensiamo alle dittature novecentesche. Una forte disciplina statale è ancora oggi presente in Cina, ad esempio, non proprio un esempio di culla della libertà.

Inoltre, la storia dimostra che Lutero ha semplicemente riconsegnato la Chiesa in mano ai principi tedeschi, rendendo la religione uno strumento del regno. I riformatori religiosi, infatti, diventarono anche i capi della vita politica e molti pensatori (Jacques Maritain, ad esempio) hanno accusato la Riforma di essere stata la causa della predisposizione dello Stato assoluto, la grande miccia delle ideologie totalitarie. Esattamente l’opposto della laicità e dell’indipendenza dello Stato: non a caso ancora oggi nel Regno Unito, paese a tradizione protestante, il capo dello Stato è contemporaneamente capo della Chiesa anglicana (seppur ridotto ad un potere formale). Il re di Norvegia è anche il capo costituzionale della Chiesa protestante norvegese (ed è obbligato a professare la fede luterana), fino al 2000 in Svezia il luteranesimo era la religione di Stato, ancora oggi in Danimarca la Chiesa luterana è la religione statale con finanziamenti annuali da parte dello Stato, il Sovrano danese, il Ministro per gli affari del culto e il parlamento hanno ruoli all’interno della Chiesa luterana. Come ha spiegato mons. Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, «il protestantesimo è responsabile di aver eliminato la grande distinzione della salvaguardia sia di libertà di coscienza che dell’uso corretto della vita socio politica dello stato» (L. Negri, False accuse alla chiesa, Piemme 1997, p. 230). Il protestantesimo inteso come struttura religiosa, non c’è alcuna accusa ai nostri fratelli protestanti.

Il prof. Marco Moschini, docente di Filosofia presso l’Università di Perugia, ha aggiunto anche che «furono proprio i cattolici, invece, a dare all’Italia il suo periodo di miglior benessere, attraverso la solidarietà nella ricerca del bene comune e di una economia che non fosse né un capitalismo arrivista né socialista. Quando in Italia c’era uno Stato massonico, quello unitario appena formato, furono proprio i cattolici a dimostrare vivacità e novità, non solo con l’attività magisteriale della Chiesa, ma anche con quella politica e sociale. Chi ideò le cooperative sociali intese come costruzione di bene comune, propugnando il sostegno collaborativo, e la creazione di una economia non capitalistica né socialista?». E ancora: «La Chiesa ha sempre proposto riferimenti sociali di sostegno, Gregorio XVI aiutò a preparare una serie di personalità amministrative cattoliche, poi finite nello stato sabaudo, che diedero un contributo fondamentale». Ha quindi concluso: «Insomma, l’arretratezza dell’Italia per colpa dei cattolici è una grande menzogna».

La redazione

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30 commenti a I “problemi” dell’Italia e la cultura cattolica: ci sono legami?

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  1. Dom ha detto

    Andate in Trentino Alto Adige e vedete con i vostri occhi quanto la fede cattolica è dannosa questi sono scemuniti

    • Alèudin - preghierecorte ha detto in risposta a Dom

      @Dom

      con paura ti chiedo cosa c’è di così tremendo in Alto Adige…

      • Dom ha detto in risposta a Alèudin - preghierecorte

        Sto dicendo, al contrario, quanto quei territori a nord dell’Italia fortemente cattolici siano di buon esempio per tutti noi e per tutta l’Itsalia.

        • Albertus ha detto in risposta a Dom

          Che poi alla fine questa narrazione che vorrebbe legare la crisi economica italiana con la civiltà cattolica si potrebbe smentire con alcune considerazioni di carattere monetario. L’unificazione delle valute italiane nella Lira ha portato aree di diverso sviluppo industriale a competere tra di loro in maniera impari. Per questo storicamente è sempre stato più conveniente aprire aziende e industrie al nord piuttosto che al sud (c’è anche la questione dell’autentico grado di sviluppo economico degli stati borbonici, di cui è sempre più importante che gli storici indaghino). Questa situazione dunque doveva essere compensata dai trasferimenti fiscali verso il sud Italia; una gran quantità di denaro “pompato” direttamente dallo stato centrale, che ha attirato gli appetiti di chi poteva gestire (e minacciare chi gestiva) questi imponenti flussi di denaro. Finché eravamo nella Lira questo equilibrio particolare ha sostenuto (e fatto prosperare) l’Italia, ma con l’entrata nell’euro le stesse regioni manifatturiere del nord Italia hanno subito la concorrenza della Germania e degli stati del nord Europa (tradizionalmente il Marco era una valuta molto più forte dell Lira; a cavallo fra gli anni ottanta e novanta la Germania era considerata “la malata d’Europa”). Quindi i discorsi sulla cultura protestante e sull’integerrima moralità dei nordeuropei potrebbero essere fumo negli occhi venduto a caro prezzo.

    • Klaus B ha detto in risposta a Dom

      Bravo, questa è l’osservazione che ho sempre fatto anch’io!

  2. lorenzo ha detto

    La mafia, affermano molti studiosi, è figlia dell’unità d’Italia portata avanti da massoni e protestanti.

    • Dario* ha detto in risposta a lorenzo

      Poveri protestanti, questa tua accusa nei loro confronti mi sembra parecchio pesante ed ingiustificata. Sul resto invece mi vedo d’accordo

  3. Max ha detto

    Credo che quando si dicano cose tipo “i paesi cattolici sono quelli che stanno peggio” o “sono quelli dove c’e’ meno scolarizzazione” (mi e’ capitato di leggerle purtroppo) ci si rifaccia ad un luogo comune protestante. Piu’ che altro, si parla di Inghilterra vs Spagna, con le rispettive colonie, e si estende a tutti i paesi di tradizione protestante vs quelli di estrazione cattolica.

    Altrimenti ci sono tutta una serie di eccezioni: la Polonia, l’Austria, la Germania meridionale, ecc. sono paesi di antica tradizione cattolica ma sono sempre stati governati bene. L’Italia e’ una delle culle della cultura.

  4. francesco r. ha detto

    Solita solfa di Max Weber…

  5. Matteo A. ha detto

    Una cosa è certa: l’Italia approva sempre con venti anni di ritardo rispetto al resto dei paesi quelle leggi dove la Chiesa si mette di traverso e questo ritardo e questo vivere in maniera retrograda purtroppo si ripercuote in tanti altri aspetti della vita civile.

    • mattia ha detto in risposta a Matteo A.

      Giusto. Difatti nella prima metà del XX secolo gli stati “evoluti” si lamentavano con la Chiesa retrograda che si opponeva a pratiche progressiste come eugenetica invece di stare zitta ed approvarle come fecero molte nazioni europee e americane all’avanguardia

    • lorenzo ha detto in risposta a Matteo A.

      Come a dire che anche l’Italia “con venti anni di ritardo” si allinea con i paesi di me.da

    • Max ha detto in risposta a Matteo A.

      Se qualcuno riuscisse a dimostrare che “andare aventi” sia equivalente a “progresso”…

    • Mattia ha detto in risposta a Matteo A.

      Ma guarda agli inizi del XX secolo la Chiesa veniva giudicata retrograda per la sua opposizione all’eugentica da quei paesi che poi hanno introdotto leggi sulla sterilizzazione forzata (e non si tratta solo della Germania nazista, ma anche di paesi democratici come gli Stati Uniti, la Danimarca o la Svezia). Se poi, come fanno non pochi, considerano diritti anche atti come l’aborto o l’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali; forse meglio essere retrogradi in questo caso…

    • Marco S. ha detto in risposta a Matteo A.

      Del tipo ?

    • Vincent Vega ha detto in risposta a Matteo A.

      A cosa ti riferisci, Matfeo? A “delizie” come l’utero in affitto, il gender, le adozioni omosessuali eccetera? È l’opporsi a queste barbarie che ci fa “vivere in maniera retrograda”? http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2009/5/16/SVEZIA-Libero-aborto-per-chi-vuole-un-figlio-di-sesso-diverso/20741/

  6. Klaus B ha detto

    IL fatto che l’Italia sia un paese nel quale la coscienza civica è carente (o anche, a volte, nulla) è innegabile. Il fatto che sia un paese di tradizione cattolica lo è altrettanto. Ma, appunto, l’Alto Adige, l’Austria, la Baviera (e non solo) dimostrano che tra le due cose non c’è un nesso diretto (cioè “falsificano” la teoria). Con buona pace di Max Weber e dei suoi divulgatori superficiali.

  7. vincenzo da torino ha detto

    Il senso dello stato e della comunità è sempre stato una caratteristica dei popolo del Nord Europa. E’ un discorso puramente di carattere e quindi una loro caratteristica: sarà il clima credo che li porta da sempre a prediligere la comunità al singolo. Sappiamo che i mediterranei sono per carattere diverse e propensi all’individualismo come gli arabi vivono divisi in tribù e faticano ad accettare una democrazia occidentale. Il discorso religioso mi pare fuorviante e senza senso. L’impero austro-ungarico era cattolico e ha saputo reggere bene anche la parte italiana tanto che la Lombardia un poco lo rimpianse dopo l’unità. Un mio amico di Portogruaro ogni tanto lo dice che era meglio stare con l’Austria. Eppure al Nord vi era metà Germania, la Polonia,il Belgio, l’Olanda e l’Austria cattolici. eppure il senso dello Stato era presente sempre diversamente dall’Italia. Si parla di Italia bigotta a causa del cattolicesimo e si dimentica il puritanesimo inglese e luterano. Forse occorre studiare bene ed onestamente la storia e la…geografia.

  8. broncobilly ha detto

    Per giocare a carte scoperte esprimo subito il mio pensiero: sebbene la Chiesa Cattolica abbia contribuito da protagonista ad edificare la civiltà occidentale, oggi (da qualche secolo) sembrerebbe porsi come fattore frenante.

    Evidenzio giusto un paio di indizi a mero scopo esemplificativo. Mi concentro qui sulla contemporaneità, anche perché la rivoluzione industriale mi sembra il vero spartiacque.

    Nelle nazioni trainanti della contemporaneità (essenzialmente quelle anglosassoni) sono lentamente emerse politiche di destra in campo economico e di sinistra in campo sociale; la CC, al contrario, sembrerebbe sponsorizzare da sempre politiche di sinistra in campo economico e di destra in campo sociale.

    Ancora, guardiamo al nostro paese nella fase post bellica, pur essendoci agganciati al treno giusto ne siamo da sempre il fanalino di coda, non c’è da stupirsi pensando alla zavorra di una prolissa e contraddittoria Costituzione, sempre esposta all’arbitrio dell’ermeneuta ma chiaramente improntata ad uno sconsolante compromesso cattocomunista che da sempre ci frena.

    Ma perché la CC da propulsore si è fatta freno? Il prof. Belardelli afferma che nella storia della Penisola avrebbe pesato, più che l’assenza della Riforma protestante, un forte potere statale. La spiegazione non mi convince: Spagna e Francia, da protagoniste nel periodo assolutista, vantano una tradizione statuale di prim’ordine, eppure la loro decadenza relativa rispetto alle potenze anglosassoni (GB nell’800 e USA nel 900) non è da meno, inclusa quella Germania, leader incontrastata in Europa, il cui stato nazionale è tra i più recenti. Tuttavia il concetto di “stato forte” puo’ essere utile per tirare di nuovo in ballo l’influsso cattolico.

    Partiamo da una distinzione etica tra cattolici e protestanti che mi sento tutto sommato di accettare, la propongo in modo grezzo: 1) il cattolico si pone standard morali molto elevati ma è anche più misericordioso nel giudizio; 2) il protestante forse è più essenziale nelle pretese ma anche più severo nel giudizio.

    Parallelamente propongo una distinzione tra tipi di stato: 1) stato forte che implementa poche regole 2) stato debole che implementa molte regole 3) stato forte che implementa molte regole.

    Il terzo tipo di stato è di stampo totalitario ed eliminiamolo dal nostro orizzonte. Il secondo tipo di stato produce incertezza del diritto (esiste in teoria una regolina per tutto ma non sempre la si applica, oppure si sorvola in alcuni casi per mille motivi non sempre chiari). L’esito è che tra mille regole vaghe e interpretabili dai legulei di turno le persone non sanno bene come muoversi e vivono costantemente sotto schiaffo, è anche chiaro come la vita in una dimensione “sommersa” e tollerata diventi a volte la norma. Ebbene, questi sono inconvenienti che il primo stato non ha, e notare che la “forza” dello stato non nasce solo perché c’è una tradizione di “stato forte” o perché si sceglie di averlo ma anche perché, giocoforza, con poche regole da far rispettare 1) saranno più rispettate spontaneamente visto che coincideranno con i principi di base condivisi e 2) lo stato puo’ concentrare lì le sue energie realizzando una “forza” non disponibile qualora dovesse disperderle in mille rivoli.

    Ebbene, chi non vede un legame tra struttura dell’ etica cattolica e stati del secondo tipo? Chi non vede un legame tra struttura dell’etica protestante e stati del primo tipo? Ecco spiegata una ragione, per me la principale, del “freno”.

    • lorenzo ha detto in risposta a broncobilly

      Quello che scrivi dimostra solo che non conosci nemmeno la storia recente: il declino dell’Italia postbellica è iniziato alla fine degli anno 60 che, tanto per la cronaca, coincide con l’introduzione del divorzio…

      • broncobilly ha detto in risposta a lorenzo

        Lorenzo, cerca di evitare i giudizi arroganti (ignorante di qui e di là) che finiscono inevitabilmente per qualificare innanzitutto te stesso. Comunque, provo ugualmente a spendere due parole sull’argomento… quando c’è da ricostruire quello che è stato distrutto (come dopo la guerra) tutti in qualche modo “crescono”, basta copiare, e noi abbiamo copiato diligentemente. Ma quando si arriva alla cosiddetta “frontiera dello sviluppo” bisogna innovare, inventarsi qualcosa, e lì c’è chi detta il passo al mondo intero e chi va al traino. Ripeto: dopo la guerra abbiamo preso il treno giusto ma di quel treno siamo il fanalino di coda o poco più. L’argomento del divorzio non mi convince del tutto: non esiste forse anche nelle nazioni che consideriamo trainanti? Con questo lungi da me dire che la coesione familiare non aiuti la prosperità economica, ed è un guaio se manca, specie tra i meno abbienti, lo sanno bene negli USA dove certe diseguaglianze si spiegano anche con una perdita di valori delle classi subalterne, basta constatare il gap nei divorzi tra coppie ricche (relativamente pochi) e coppie povere (molti e in crescita. Sul punto il lavoro di Charles Murray è il più esaustivo.

        • lorenzo ha detto in risposta a broncobilly

          Peccato che fino alla fine degli anni 60 di quel treno eravamo vagoni trainanti per poi diventare vagoni trainati.
          Che l’argomento divorzio non ti convinca nonostante tu stesso affermi che la coesione familiare aiuta la prosperità economica, è sintomo di asservimento culturale.

    • Dan ha detto in risposta a broncobilly

      3495 caratteri per giustificare maggiormente un non sequitur.

  9. Orion ha detto

    Proprio l’altro giorno ho letto sul (laicissimo) Sole240re un interessante articolo sull’imminente brexit (il referendum circa l’uscita dell’UK dall’UE)
    http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-01-14/londra-pezzi-se-vince-brexit-083237.shtml?uuid=AC7e3o9B&p=2
    in tale articolo si afferma che il traumantico sdradicamento del cattolicesimo dalla Gran Bretagna non è stato poi un evento così positivo…

    Quando Enrico VIII adottò lo Statuto per la limitazione degli appelli a Roma, con la sua dichiarazione che «questo regno di Inghilterra è un impero» (la prima esplicita affermazione del concetto di sovranità nazionale), seguì una brutale campagna per sradicare la vecchia religione. Ma lo sforzo per costruire una nuova identità composita ha lasciato chiaramente a desiderare, esponendo il Regno Unito al rischio di frantumazione: un esito che la Brexit renderebbe ancora più probabile.

  10. Giovanni Colombo ha detto

    Io sono ignorante di storia, di politica, e di molte altre cose. Ma qui si confonde, secondo il mio parere da uomo della strada, la cultura sociologica con la politica e con la religione. Secondo me, la Chiesa Cattolica nel nostro paese ha avuto (ed ha) meriti enormi ed incontrovertibili, almeno per chi è in buona fede. L’educare alla condivisione, al perdono, alla misericordia, alla visione ultraterrena non sono bruscolini. Nel contempo, anche per la potente forza delle varie forme materialiste e massoniche, per non citare che le maggiori, non è riuscita, quasi mai, ad esprimere leaders politici degni della tradizione cattolica. Negli ultimi 50 anni non vedo nessuno. Negli ultimi 100 anni ne vedo tre o quattro. Da questo punto di vista è possibile affermare che esiste un collegamento (negativo) tra la cultura (politica) cattolica ed i problemi dell’Italia. Siamo, spesso, superficiali, individualisti ed eccessivamente tolleranti: proprio come alcuni nostri Pastori, piccoli o grandi, cui assomigliamo, ahimè! Papa Francesco, se ci sei batti un colpo! La gerarchia della Chiesa Cattolica Italiana sembra fare una politica di basso profilo e tollerare uomini mediocri. Questa è la mia piccola vox clamantis, probabilmente, anzi certamente inadeguata. Ma i più bravi di me (tantissimi) non sembra offrano contributi migliori. Invochiamo davvero la misericordia di chi si pente.

  11. Franchino ha detto

    menzogna o no,fate cagare. qui come ovunque in cui siete sopravvissuti non avete fatto altro che rompere i cogli0ni,pesare come parassiti,corrompere e rubare.

    • Giovanni Colombo ha detto in risposta a Franchino

      Carissimo fratello, scusa se ti abbiamo dato occasione, in qualsiasi modo, di pensare quello che scrivi. Una sola, piccola osservazione: non siamo sopravvissuti, ma vivi, vivi, vivi. Dopodomani parto per il Congo, per sostenere i contadini (molti cristiani/cattolici) nel loro lavoro. Farò leggere il tuo commento ed ascolterò con attenzione il loro. Un abbraccio.

    • lorenzo ha detto in risposta a Franchino

      Quello che hai scritto lascia trasparire l’inferno che ti brucia dentro: perché ti ostini a farti de male da solo?

    • Vincent Vega ha detto in risposta a Franchino

      Aspetta pure la nostra scomparsa, caro Franchino.
      Siamo sopravvissuti alle catacombe, alla rivoluzione francese, a Marx, a Freud, a Darwin. E ci saremo ancora quando il Nostro Signore tornerà per giudicare i vivi e i morti.
      Scomparirai prima tu, con il tuo livore che ti brucia dentro. XD

    • Dan ha detto in risposta a Franchino

      E tranquillo:sappiamo adattarci sopravviveremmo ancora alla tua stupidità.Nota che per rispetto ho detto TUA che non implica tutti gli atei e gli agnostici,lo stupido infondo non ha denominazioni.

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