Se Antonio Socci usa il martirio dei cristiani per attaccare Papa Francesco…

Cristiani decapitatiNuova aggressione mediatica del giornalista Antonio Socci a Papa Francesco, l’occasione è arrivata dalla tragica morte dei 21 cristiani martirizzati in Libia dall’Isis.

Per Socci, infatti, il loro martirio sarebbe stata una lezione «alla chiesa di Bergoglio» che «definisce “una solenne sciocchezza” l’annuncio cristiano e il proselitismo». Chiariamo le cose: Francesco non ha mai definito “sciocchezza” l’annuncio cristiano, anzi la “Chiesa in uscita” ad annunciare il cristianesimo è proprio la priorità del suo pontificato. Il Papa ha invece giustamente definito una sciocchezza il proselitismo, ovvero l’ideologia (-ismo, è sempre ideologia) dell’ingrossare le file a tutti i costi. Come ha affermato il vaticanista di riferimento dei tradizionalisti, Sandro Magister, «ciò non significa per Francesco che la Chiesa debba chiudersi in se stessa e rinunciare a convertire. Tutt’altro. Fin da quando è stato eletto alla sede di Pietro, papa Bergoglio non ha fatto che incitare la Chiesa ad “aprirsi”, a raggiungere gli uomini fin nelle loro più remote “periferie esistenziali”». Il teologo Gianni Gennari ha criticato chi «spesso distorce apposta le parole e i gesti di Francesco», fingendo di non capire che «la differenza tra missione e proselitismo è grande, e decisiva».

L’articolo del giornalista è ancora una volta strutturato ad “elenco della spesa”, ovvero una serie di fatti sparati a raffica sconnessi gli uni dagli altri e decontestualizzati dalla loro complessità, per creare un fuoco di fila contro il Papa. Si parte con la vecchia accusa dell’«atto di adorazione alla Moschea» (Francesco non ha evidentemente adorato la Moschea, ma semmai ha pregato Dio in una Moschea), mentre evita di parlare dell’adorazione di Dio nella Moschea Blu da parte di Benedetto XVI nel 2006. Viene resuscitata anche l’accusa al Papa di evitare di pronunciare «la parola “Islam” se non in termini laudatori»: ma evitare di incolpare l’Islam in generale è una scelta corretta da parte di Francesco (tanto che lo fece anche Benedetto XVI, come abbiamo mostrato), è fondamentale non confondere la fede di tanti musulmani con il fondamentalismo di alcuni. Tuttavia, il Santo Padre ha più volte invitato «i leader religiosi, politici e intellettuali specialmente musulmani» a condannare «qualsiasi interpretazione fondamentalista ed estremista della religione, volta a giustificare tali atti di violenza».

Il giornalista di “Libero” ha anche ripescato -effettivamente non lo faceva da qualche puntata, tornerà a farlo tra due o tre articoli- il presunto attacco a Benedetto XVI da parte del portavoce di Bergoglio a Buenos Aires per il discorso di Ratisbona sull’Islam. Come è stato già ampiamente chiarito, il portavoce dell’arcidiocesi argentina specificò di esprimersi a titolo personale e venne in seguito rimosso dall’incarico proprio grazie all’intervento di Bergoglio che, evidentemente, non condivideva tale opinione.

Secondo il giornalista, Francesco avrebbe anche detto che «la grande emergenza attuale della Chiesa non è la fede, ma è l’ambiente e poi l’accoglienza alle nuove coppie e la comunione ai divorziati risposati. Tanto che presto avremo l’enciclica bergogliana sull’ecologia e i pregi della spazzatura differenziata invece di un grido di amore a Dio in questo mondo senza fede e senza speranza». Francesco non ha mai affermato nulla di simile: nell’enciclica Evangelii Gaudium, al contrario, ha più volte ricordato l’emergenza dell’evangelizzazione cristiana: «Il ritorno al sacro e la ricerca spirituale che caratterizzano la nostra epoca sono fenomeni ambigui. Ma più dell’ateismo, oggi abbiamo di fronte la sfida di rispondere adeguatamente alla sete di Dio di molta gente, perché non cerchino di spegnerla con proposte alienanti o con un Gesù Cristo senza carne e senza impegno con l’altro. Se non trovano nella Chiesa una spiritualità che li sani, li liberi, li ricolmi di vita e di pace e che nel medesimo tempo li chiami alla comunione solidale e alla fecondità missionaria, finiranno ingannati da proposte che non umanizzano né danno gloria a Dio». Ovviamente Francesco non vuol nemmeno accogliere le «nuove coppie», ovvero legittimare le forme di unione alternative al matrimonio (subdolamente Socci intende questo), più volte infatti ha criticato i tentativi di ridefinire il matrimonio. Tanto meno ha mai parlato di un’urgenza di dare la comunione ai divorziati risposati, semmai ha aperto un confronto tra cardinali per verificare la possibilità di accogliere maggiormente queste persone senza violare il sacramento del matrimonio. Lo sguardo di Francesco è rivolto alle persone e l’emergenza è quella di una Chiesa che non cacci via nessuno, ma sia il luogo dove ricominciare, dove chi si è perso può ritrovarsi, riconoscere il peccato e ripartire.

E’ puerile anche voler ridicolizzare la prossima enciclica di Francesco riducendola ai consigli per la spazzatura differenziata. Ciò di cui vuole occuparsi Francesco è la decentralizzazione dell’uomo dalla società, focalizzata invece su una disumana frenesia del profitto. E’ un’altra grave emergenza di oggi e sappiamo quante volte Benedetto XVI ha indicato nel consumismo il grande male dei nostri tempi! L’ecologia umana e l’uso migliore dell’ambiente per «utilizzarlo per il bene. Penso soprattutto al settore agricolo, chiamato a dare sostegno e nutrimento all’uomo. Non si può tollerare che milioni di persone nel mondo muoiano di fame, mentre tonnellate di derrate alimentari vengono scartate ogni giorno dalle nostre tavole. Inoltre, rispettare la natura, ci ricorda che l’uomo stesso è parte fondamentale di essa. Accanto ad un’ecologia ambientale, serve perciò quell’ecologia umana, fatta del rispetto della persona», ha affermato coraggiosamente davanti al Parlamento Europeo. «La persona umana è in pericolo», ha ricordato in un’altra occasione. «Ecco l’urgenza dell’ecologia umana! La Chiesa lo ha sottolineato più volte; e molti dicono: sì, è giusto, è vero, ma il sistema continua come prima, perché ciò che domina sono le dinamiche di un’economia e di una finanza carenti di etica. Quello che comanda oggi non è l’uomo, è il denaro […]. Uomini e donne vengono sacrificati agli idoli del profitto e del consumo: è la “cultura dello scarto”. Se si rompe un computer è una tragedia, ma la povertà, i bisogni, i drammi di tante persone finiscono per entrare nella normalità. Questa “cultura dello scarto” tende a diventare mentalità comune, che contagia tutti. La vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera o disabile, se non serve ancora – come il nascituro –, o non serve più – come l’anziano». Un’enciclica indispensabile per riflettere sul grande male della società occidentale.

Dall’elenco della spesa Socci ha tirato fuori un’altra accusa un po’ datata (mischiando il vecchio con il nuovo): «E’ il papa Bergoglio che riceve e arringa i centri sociali tipo Leoncavallo, non i cristiani che eroicamente e pacificamente si battono per testimoniare la salvezza, subendo il disprezzo e le accuse del mondo». Francesco ha partecipato ad un bell’incontro con i movimenti popolari (tra cui era stato invitato anche il Leoncavallo), mostrando che parte delle loro esigenze e interessi sociali sono gli stessi della Chiesa: «terra, casa e lavoro. È strano, ma se parlo di questo per alcuni il Papa è comunista. Non si comprende che l’amore per i poveri è al centro del Vangelo. Terra, casa e lavoro, quello per cui voi lottate, sono diritti sacri. Esigere ciò non è affatto strano, è la dottrina sociale della Chiesa», ha detto prima di invitare i movimenti popolari a far rientrare nella loro critica al sistema economico attuale, quando questo mette i benefici al di sopra dell’uomo, anche i temi dell’aborto, dell’eutanasia e delle altre forme di “scarto” della persona umana. Ovviamente è falso anche che Francesco si disinteressi dei cristiani perseguitati, ne parla continuamente e proprio due giorni fa ha ricordato i cristiani copti «sgozzati per il solo motivo di essere cristiani», e pochi giorni prima ha parlato dei «nostri martiri, dei martiri dei nostri giorni, quegli uomini, donne, bambini che sono perseguitati, odiati, cacciati via dalle case, torturati, massacrati. E questa non è una cosa del passato: oggi succede questo. I nostri martiri, che finiscono la loro vita sotto l’autorità corrotta di gente che odia Gesù Cristo. Ci farà bene pensare ai nostri martiri».

L’elenco dei “peccati” del successore di Pietro, elencati su “Libero”, è quasi concluso: Socci critica la scelta di «nuovi cardinali in base alla sua ideologia, invece di dare la porpora» ai vescovi del medioriente. A parte che non si capisce cosa sia “l’ideologia” di Francesco, non risulta che Giovanni Paolo II o Benedetto XVI abbiano nominato cardinali che non stimavano o che erano lontani dal loro pensiero. Anche loro, dunque, hanno scelto in base alla loro “ideologia”? Per quanto riguarda le scelte, come sappiamo ci sono sempre importanti valutazioni geopolitiche dietro ad ognuna di esse, ed evidentemente i criteri utilizzati in Vaticano sono un pochino più complessi di quanto si possa teorizzare sulla pagina Facebook di un giornalista.

L’articolo si conclude parlando di un «clima da caccia alle streghe e da epurazioni che da qualche giorno circola nell’establishment vaticano». E’ la classica bufala catastrofista, Socci lo aveva già scritto nell’ottobre scorso e non è accaduto nulla. Ha anche fatto una proposta al Papa: «Un’operazione lampo di salvataggio di questi cristiani rimasti lì, con il loro vescovo. Sono solo trecento e rischiano tutti la vita per la loro fede. Il Vaticano potrebbe ospitarli […] E’ questa la mia preghiera a papa Bergoglio per salvare dal massacro un’intera comunità cristiana e il suo pastore. Perché non farlo?». Gli ha risposto lo stesso vescovo di Tripoli, padre Martinelli, dimostrando di avere un senso della Chiesa e della missione cristiana diverso dal suo: «Questo è il culmine della mia testimonianza. Tutti mi chiedono di tornare. Ma io non devo tornare da nessuna parte, perché il mio posto è qui. Come faccio a mollare? Sarebbe un tradimento. Io da qui non mi muovo. E non ho paura». Una bellissima testimonianza, dalla quale si nota -esattamente come fa Papa Francesco- l’assenza di un attacco all’Islam (o all’islamismo, come vorrebbe Socci), anzi un’importante distinzione: «Io spero che qualcuno voglia spendersi per questa gente. Penso che sia l’unica strada mica solo per i cristiani, ma anche per quei libici che con gli estremismi e i jiadihisti non hanno nulla a che fare».

E’ sorprendente comunque che il giornalista abbia espresso questa proposta al Papa, guardando a lui evidentemente come il pastore della Chiesa. Eppure, aveva appena finito di scrivere che «siamo come pecore senza pastore». Pecore senza pastore? Una posizione che è in antitesi con il cristianesimo, come ha spiegato Benedetto XVI: «noi non andiamo a tastoni nel buio, non andiamo vagando invano alla ricerca di ciò che potrebbe essere retto, non siamo come pecore senza pastore, che non sanno dove sia la via giusta. Dio si è manifestato. Egli stesso ci indica la strada». Non vedere più la strada è un problema personale con la fede cristiana e non si può scaricare la colpa sugli altri per questo, dato che per tanti Papa Francesco è invece l’occasione per una conversione nuova, un ritrovamento della strada perduta. Magdi Cristiano Allam è uscito dalla Chiesa cattolica criticando Francesco, Benedetto XVI e Giovanni Paolo II. Per lo meno è stato coerente con se stesso.

La redazione

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