Avere fede migliora la salute

Obama in preghieraSe in tempi meno sospetti era ancora ammesso dubitarne o addirittura non pensarci, ebbene oggi non abbiamo più alibi. Se palese era già il fatto che la spiritualità influenza il comportamento, ebbene ora ci si spinge oltre. Esiste una forte correlazione tra fede e salute. O almeno questo è ciò che cercano di rilevare e dimostrare i numerosi studi scientifici svolti in questo campo. Qui si parla di una fede vissuta, cioè di un percorso profondo che permette al nostro organo centrale, il cervello, di innescare meccanismi che influenzano il nostro stato di salute, come ha spiegato in una recente intervista il noto Enzo Soresi (oncologo, tisiologo, anatomopatologo, tra i maggiori esperti di medicina integrata).

Il medico spiega che il cervello, essendo fortemente interattivo, riesce a rielaborare tutti gli stimoli che riceve; ma le reazioni che innesca dipendono dal tipo di stimoli ricevuti: uno stimolo positivo darà luogo ad una reazione positiva del cervello. Quindi la sua funzione non si limita al pensiero, bensì comprende la produzione di sostanze fondamentali al benessere fisico quali i neurotrasmettitori e le proteine emozionali. Ma come si valuta la positività di uno stimolo? Le azioni che noi compiamo per convinzione influenzano sempre positivamente il cervello?

Secondo Soresi, non siamo noi a determinare la positività di un’azione o una cosa. Seppur noi siamo convinti di agire sempre secondo idee valide e buone, il cervello rielabora gli stimoli che gli inviamo secondo uno schema indipendente dalla nostra volontà. Infatti lo scienziato sostiene che: “l’ideologia su un piano biologico può essere anche inibitoria, quando non consente aperture che invece si traducono in una risposta biologica”, invece per quanto riguarda la fede dice: “può essere un percorso importante, perché mi ci aggancio e mi fa da traino in un momento di difficoltà […] chiaramente quando è un percorso vero”. Inoltre il dottore riporta un breve esempio tratto da un suo libro in cui spiega come il cervello, a causa del suo processo di formazione e degli stimoli ricevuti, può reagire diversamente di fronte a malattie mortali o comunque gravissime. Per fare ciò descrive due casi di pazienti affetti da tumori, i quali reagiscono diversamente ad un evento tragico come il tumore.

Allora è lecito chiedersi: anche la fede può fornire al cervello un sostegno per fronteggiare simili eventi? Certamente, e lo dimostra il caso di una donna spagnola, Immacolata Cobos. Una storia esemplare di una ragazza a cui vengono diagnosticati forti reumatismi a solo due anni di età, la quale crescerà con tante altre e più gravi malattie, ma che grazie alla fede, come lei stessa racconta ad alcuni giornali online spagnoli, ha sempre avuto la forza di andare avanti, superando questi momenti. Questa donna ha avuto una fede così forte da consentirle di arrivare a coronare il suo sogno di un matrimonio, dal quale sono nati ben cinque figli! La donna ha definito i figli: “cinque doni di dio”. Di fronte a questa fenomenale testimonianza di vita crollano tutte le obiezioni laiciste che oggi nel mondo si battono per legalizzare l’eutanasia infantile, e vengono confermate le ricerche che dimostrano una relazione tra fede e salute.

Oggi sono molto numerosi gli studi scientifici che mirano a dimostrare l’influenza della fede sulla salute fisica, tant’è che anche in una ricerca promossa dalla Stanford University si parla di “recenti evidenti prove empiriche”. Per una panoramica degli studi più importanti si può consultare questo nostro dossier che li riporta in ordine cronologico con annessa breve spiegazione e link.

Davide Cappelli

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