Reza Aslan ha le competenze storiche di Corrado Augias

Reza AslanAnche in Italia è arrivato “Gesù il ribelle” (Rizzoli), il libro di Reza Aslan che negli Usa ha dominato per mesi le classifiche dei bestseller a causa di un’intervista divenuta virale realizzata da “Fox news”. Il conduttore, Lauren Green, ha incalzato per dieci minuti l’autore chiedendogli perché un musulmano (Aslan è musulmano) abbia scritto un libro su Gesù, non accontentandosi delle risposte ricevute.

Il libro ovviamente non è un saggio sulla storicità del cristianesimo, anche perché lo stesso Aslan è un semplice giornalista e professore associato di Creative Writing (“Scrittura creativa”) all’University of California. Anzi, il Washington Post ha spiegato che nonostante sia «ansioso – forse impaziente – di presentarsi come un accademico formidabile con buona fede nella religione e storia», tuttavia «il ragazzo non ha i titoli accademici di cui si vanta di avere», o che vorrebbe avere. Aslan, si legge, ha più volte affermato di avere un dottorato in “storia delle religioni” in “sociologia delle religioni”, ma non esistono gradi all’università che ha frequentato. Il suo dottorato è in sociologia (140 pagine sull’attivismo politico musulmano contemporaneo), secondo l’ufficio di stato civile presso l’Università della California a Santa Barbara e ha una laurea in studi religiosi e un master in studi teologici, ma non è professore di religione o di storia (e non possiede né un dottorato né una cattedra per lo studio accademico della religione). Aslan ha anche affermato di essere “un membro attivo” del Riverside’s Department of Religious Studies ma è stato smentito da Vivian-Lee Nyitray, ex presidente del dipartimento la quale ha ammesso di aver riconosciuto la possibilità di ammettere Aslan tra i membri lo scorso anno, ma senza arrivare ad una decisione positiva.

In ogni caso quello di Aslan si tratta di un romanzo dove, prevedibilmente, la figura di Cristo viene separata dal presunto mito elaborato successivamente, come hanno provato a fare tanti altri nei secoli scorsi. Nel libro è comunque assente la provocazione e il sarcasmo, ma -così appare- un’autentica voglia di capire. Lo ha spiegato lui stesso a “Repubblica”, dopo aver rivelato che madre, moglie e fratello sono cristiani:«Non avrei mai potuto scrivere un libro contro i miei valori, contro le persone che amo e in cui credo. Volevo solo capire. Solo capire». Appare originale, in ogni caso, decidere di pubblicare un saggio (nei suoi obiettivi) per la voglia di capire e non di spiegare.

Ha anche affermato di ritenere Gesù Cristo «la persona più importante degli ultimi duemila anni, è alla base della civiltà occidentale». Nel suo libro racconta che Gesù era un contadino palestinese, che non sono mai esistiti né i dodici discepoli né il processo sotto Ponzio Pilato e che la sepoltura di Gesù sarebbe stata improbabile e il corpo sarebbe stato gettato in una fossa comune. Tesi sconosciute e mai sostenute dagli storici del cristianesimo e dagli studiosi del Nuovo Testamento.

Durissima la critica di Elizabeth Castelli, specialista in studi biblici e cristianesimo antico. Anche lei, a dire la verità, è un’autrice decisamente controversa (estrapola concetti femministi dalla Bibbia, ad esempio) e con poco seguito, ma tuttavia ha le credenziali per entrare nel dibattito: «Aslan è un lettore piuttosto che un ricercatore», ha scritto. «Se non fosse stato spinto alla ribalta da un aggressivo piano di marketing da parte di Fox News, il libro sarebbe probabilmente stato semplicemente accantonato accanto ad una miriade di altri esempi del suo genere, e tutti potevano tornare alle loro vite. E com’è con tanti spettacoli, forse il miglior consiglio che si può dare è questo: niente da vedere qui, gente. Andate oltre». Il ben più attendibile Barth Ehrman, studioso statunitense del Nuovo Testamento, ha spiegato di non avere «intenzione di leggerlo. Questo perché, come la maggior parte degli studiosi di ricerca, semplicemente non ho il tempo o la voglia di leggere libri scritti per i non esperti, soprattutto quando sono scritti da non esperti».

Anche Denny Burk, docente di Biblical Studies al Boyce College, non ha alcuna intenzione di leggere il libro. Dopo aver letto alcune interviste a Aslan, «è diventato molto chiaro che il suo libro era una ricostruzione del materiale apparso in numerose opere nel corso dell’ultimo secolo». «Se non fosse stato per un’intervista imbarazzante, credo che nessuno starebbe nemmeno parlando del libro. E’ irrilevante».

Per molti Reza Aslan è già diventato il nuovo Dan Brown musulmano, per noi invece rappresenta più il Corrado Augias islamico.

La redazione 

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