Cosa c’entra il motore immobile di Aristotele con il DNA?

Aristotele 
 
di Giorgio Masiero*
*fisico

 

Da qualche tempo si alzano voci dubitative in campo darwinista sulla qualificazione di “programma” del DNA, nel significato tecnico che la parola ha in cibernetica di sequenza lineare d’istruzioni in linguaggio eseguibile. Ciò si deve forse al persistente fallimento a trovare un modello scientifico dell’abiogenesi, che resta tuttora “una questione irrisolta”, come ha dichiarato al convegno del 2011 organizzato dal CERN per fare il punto sul problema lo scienziato che più di tutti vi si è dedicato per 40 anni, Stuart Kauffman.

Mi rendo conto che cercare nel bussolotto dei dadi il motore del salto dalla materia inanimata alla vita “non è la strada migliore per costruirsi una carriera scientifica” (“Nature”, 21 maggio 2009), essendo l’informazione (in questo caso, quella contenuta nel DNA) opposta per definizione al caso. Ancora nel III secolo Plotino argomentava: “Come attribuire al caso il principio di ogni ragione, ordine e determinazione? Di molte cose certamente è padrone il caso, ma di generare l’intelligenza, il pensiero, l’ordine esso non è padrone; e poiché il caso è il contrario alla ragione, come potrebbe esserne il genitore?” (Enneadi, VI 8, 10). Ma, se non si crede che il pero nasca dal seme della pera per fortuna, e così il gattino dall’ovulo fecondato della gatta e il bambino dalla donna, essendo solo una felice serie di eventi ciechi a selezionare di seguito per settimane i 1024÷1025 atomi che compongono la struttura ordinata dell’unità biologica; se non si può credere ciò, si deve ritenere razionalmente necessario che (prima ancora di ricercare scientificamente come) nel seme o nell’ovulo fecondato d’una specie esistano il software (completo) e l’hardware (iniziale) per il montaggio di un’unità della stessa specie, attraverso l’estrazione dall’ambiente della materia e dell’energia necessarie. L’esistenza del programma genetico è dunque una necessità di ragione.

Tale necessità fu compresa fin dagli albori del pensiero occidentale. Tommaso d’Aquino usa il termine seminalis ratio: “È evidente che i principi attivi e passivi della generazione delle cose viventi sono i semi da cui si generano le cose viventi. Perciò Agostino opportunamente ha dato il nome di ‘cause seminali’ [seminales rationes] a tutti i principi attivi e passivi che presiedono alla generazione naturale e allo sviluppo [degli organismi viventi]” (Summa Theologiae, I, q. 115). Tommaso aveva attinto il tema da Agostino, che aveva elaborato l’idea stoica del lógos spermatikós. C’è chi scorge l’intuizione addirittura nel Salmo 139, dove il re Davide (1040-970 a.C.) canta: “Poiché Tu stesso producesti i miei reni, mi tenesti coperto nel ventre di mia madre. Ti loderò perché sono fatto in maniera tremendamente meravigliosa. […] Le mie ossa non Ti furono occultate quando fui fatto nel segreto, quando fui tessuto nelle parti più basse della terra. I Tuoi occhi videro perfino il mio embrione, e nel Tuo libro ne erano scritte tutte le parti, riguardo ai giorni quando furono formate e fra di esse non ce n’era ancora nessuna” [sottolineatura mia].

Aristotele tra gli antichi è il più esplicito e moderno. C’è da restare strabiliati davanti all’attualità scientifica di molti concetti biologici di Aristotele e alla forza della sua analisi, conseguente ad osservazioni di morfologia, anatomia, sistematica ed anche di embriologia, trattate in 5 libri. Prendiamo tra questi “Sulla generazione degli animali”. Aristotele comincia considerando un aspetto fondamentale della vita: il fatto che gli umani generano umani, i conigli conigli e le mele meli. Nella generazione degli uomini, prosegue lo Stagirita, il maschio fornisce col seme un principio formale, non un uomo in miniatura. Contro il padre della medicina Ippocrate, per il quale il seme è una secrezione in cui è materialmente presente ogni parte del corpo nascituro per mezzo di un contributo di quella stessa parte del genitore (una particella di fegato paterno per il fegato del futuro bambino, di vecchio cuore per il nuovo cuore, ecc.), egli osserva che gli uomini generano progenie anche prima di avere certe parti, per es. la barba o i capelli grigi, e lo stesso vale per le piante; che l’ereditarietà può saltare generazioni, “come nel caso di una donna di Elide che si accoppiò con un etiope. Sua figlia non fu nera, ma il figlio della figlia fu un nero” (I, 18); che il seme maschile può generare femminucce, e chiaramente non può farlo come secrezione in un uomo da genitali femminili. “Dalle considerazioni precedenti è chiaro che il seme non consiste di contributi provenienti da tutte le parti del corpo del maschio […], e che il contributo della femmina è alquanto diverso da quello del maschio. Il maschio offre il piano di sviluppo e la femmina il substrato. Per questa ragione la femmina non è fertile di per se stessa, poiché le manca il principio formale, cioè qualcosa che regoli lo sviluppo dell’embrione, qualcosa che determini la forma che esso assumerà” (I, 21). Secondo Aristotele dunque, il maschio fornisce il software, la femmina l’hardware: non è riconosciuto il contributo femminile nella meiosi (forse per un pregiudizio maschilista tipico dell’epoca), ma il concetto d’informazione genetica c’è.

Il principio informativo presente nel seme è paragonato al falegname, che costruisce i mobili di casa organizzando i materiali secondo un progetto, senza essere scalfito dal processo produttivo: “Il seme non contribuisce in nulla al corpo materiale dell’embrione, ma solo gli comunica il suo programma di sviluppo. Questa capacità è ciò che agisce e crea, mentre il materiale che riceve le sue istruzioni ed è forgiato da esso è il residuo non scaricato del fluido mestruale. […] La creatura prodotta dal principio formale nel seme e dalla materia proveniente dalla femmina è  come un letto, che è prodotto dal falegname e dal legno. […] Nessuna parte del falegname entra nel legno lavorato, […] ma solo la forma viene impartita dal falegname al materiale attraverso i cambiamenti che egli introduce. […] È la sua informazione che controlla il moto delle sue mani” (I, 22). In termini moderni, Aristotele ci dice che l’informazione contenuta nel DNA, dopo la fecondazione, viene letta in un modo pre-programmato che forgia la materia su cui agisce, ma non altera l’informazione salvata, la quale non è materialmente parte del prodotto finito. Il DNA è il motore della trasformazione, non trasformato dal processo. In greco kinoún àkíneton, un motore immobile in italiano.

È un errore scientista negare il ruolo della filosofia nelle scienze naturali, che invece ne è sempre alla base, come fase d’intuizione e metodo logico quanto meno. Ogni scienziato è nel suo lavoro, anche senza saperlo, un pedissequo discepolo di Aristotele. E il libro “Sulla generazione degli animali” prova che anche la scoperta di Francis Crick e James Watson del ruolo del DNA ha un lungo antefatto poco noto.

Così come è un’altra madornalità scientista irridere al concetto di motore immobile, dallo Stagirita dedotto proprio dai suoi studi embriologici e poi portato in fisica, in astronomia e finalmente in metafisica. Certo, se per moto s’intende (in bella ignoranza delle lingue classiche) solo il cambio di posizione spaziale, è facile obiettare alla filosofia aristotelica che in dinamica vale il galileiano principio d’inerzia; ma se, come intendevano Aristotele e la Scolastica medievale, la parola significa ogni tipo di cambiamento, allora l’assunzione di principi formali invarianti delle trasformazioni naturali è costituiva di tutte le scienze. Nella concezione meccanicistica della vecchia fisica newtoniana, per cui ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, il concetto di motore immobile appare un non senso; ma se, come nel DNA, esso è un principio che governa una trasformazione senza esserne alterato, allora il primo motore immobile (“próton kinoún àkíneton”) non è altro in fisica che il sistema di equazioni tensoriali dei campi di forza che regolano le trasformazioni basiche dei fenomeni naturali e sono il presupposto metafisico, immutabile della fisica moderna e della riduzione metodologica ad essa delle altre scienze naturali. (La forma tensoriale delle equazioni decreta matematicamente il confine tra l’invarianza assoluta dei principi e la covarianza relativa all’osservatore delle evidenze sperimentali misurate). In prospettiva, il primo motore immobile fisico è il santo Graal della cosiddetta TOE, l’unificazione matematica dei 4 campi.

Se conosciamo Aristotele, lo dobbiamo prima all’opera conservativa e traduttrice del cristianesimo medievale (dai cristiani d’Oriente ai monaci di Mont-Saint-Michel a Giacomo Veneto) e poi a quella divulgatrice e sviluppatrice della Scolastica, di San Tommaso d’Aquino in particolare; appartiene all’impulso iconoclastico di distruzione delle proprie radici se l’Occidente, in gran parte, oggi ignora questa storia.

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66 commenti a Cosa c’entra il motore immobile di Aristotele con il DNA?

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  1. Jacques de Molay ha detto

    Certo, anche volendo intendere il movimento nel senso di “moto locale”, da un punto A ad un punto B, ci si potrebbe sempre chiedere quale sia la causa del primo movimento…

    Professore, mi permetta un’osservazione banale, ma a quanti si chiedessero perchè non sia possibile allora fermarsi al primo motore immobile fisico a cui Lei fa riferimento, risponderei brevissimamente che tutto ciò che è fisico, è per sua natura composto di parti, sia fisiche sia metafisiche e che sarebbero pertanto ad esso precedenti e così via in una regressione infinita. Motivo per cui il Primo Motore Immobile deve essere necessariamente privo di parti, privo di composizione e quindi NON fisico. Qualcuno direbbe “Semplice”.

    Mi si perdoni la pochezza dell’intervento.

    PS. Renderei onore anche al mondo islamico relativamente all’opera conservativa delle opere di Aristotele!

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    • Jacques de Molay ha detto in risposta a Jacques de Molay

      Mi si perdoni anche la formattazione del testo…

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    • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Jacques de Molay

      Grazie, Jacques, della postilla metafisica!
      Quanto al “contributo islamico”, ho fatto esplicitamente riferimento ai cristiani siriaci: occorre infatti ricordare che i filosofi arabi che hanno scoperto Aristotele non conoscevano il greco e ne hanno studiato le opere nelle traduzioni dal greco all’arabo fatte dai cristiani d’Oriente al loro servizio o con cui erano in contatto.

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      • Jacques de Molay ha detto in risposta a Giorgio Masiero

        Grazie a Lei per l’ottimo articolo!

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      • Bichara ha detto in risposta a Giorgio Masiero

        Per di più , fino al decimo secolo nel frammentato impero musulmano , i cristiani , erano ancora la maggioranza.
        Conveniva lasciarci cristiani in quanto dimmiti pagavamo la “gizia” cioè la tassa-punizione per non essere convertiti alla “vera religione” ma in quanto gente del libro si è tollerati
        Complimenti prof. Masiero per questo articolo – anche se certi argomenti siano più per gli addetti ai lavori che ai semplici curiosi come me.

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      • Emanuele ha detto in risposta a Giorgio Masiero

        Peraltro, molti scordano che Costantinopoli cadde a metà del 1400 (pieno Rinascimento qui da noi!)… Ovviamente, i testi antichi erano conservati e letti…

        Quindi, sarebbe giusto dire che i classici greci sono giunti a noi nonostante l’Islam

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  2. alessandro giuliani ha detto

    Ogni scienziato è nel suo lavoro, anche senza saperlo, un pedissequo discepolo di Aristotele.

    E’ esattamente così, la scienza ‘fatta’ (non raccontata) è puro Aristotelismo…

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    • Giorgio Masiero ha detto in risposta a alessandro giuliani

      Nessun filosofo della scienza e nessun divulgatore scientifico puo’ dirlo a ragion veduta e per esperienza diretta meglio di te, Alessandro!

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    • Enzo Pennetta ha detto in risposta a alessandro giuliani

      Non essendo il vero pensiero aristotelico in opposizione alla scienza sperimentale, il contrasto all’aristotelismo operato da Francis Bacon va visto nella prospettiva di una demolizione del passato.
      Va interpretato come la realizzazione di una ‘tabula rasa’ non di ipotesi ormai superate, ma di un’intera filosofia, operazione questa necessaria a proporre la visione scientista che di fatto fu figlia di quel pensiero.

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      • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Enzo Pennetta

        Con Bacone la scienza perde l’innocenza e si fa tecnoscienza, cioe’ privilegia il controllo sulla natura alla conoscenza, e cosi’ si asservisce al potere. E’ il grande problema della biologia molecolare oggi (C. Woese).

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  3. Giuseppe ha detto

    La scienza della Natura nasce con Aristotele. Questo è un fatto ineludibile! Per quanto riguarda la TOE, boh, io la penso come Regge, e cioè che probabilmente ci avvicineremo asintoticamente a questa senza mai raggiungerla definitivamente, perché citando Everett:

    “Una volta ammesso che una teoria fisica è solo un modello per il mondo dell’esperienza, dobbiamo rinunciare a ogni speranza di trovare qualcosa come la teoria corretta… semplicemente perchè la totalità dell’esperienza non è mai a noi accessibile”.

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    • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Giuseppe

      Ho detto “in prospettiva”, Giuseppe, includendo la possibilità asintotica. Sulla Toe la penso come Lei, donde il riferimento ironico al Santo Graal; ma in ogni caso sempre di un sistema di equazioni tensoriali si tratterà, ad ogni step, e quindi del primo motore immobile (fisico) intuito da Aristotele.

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  4. alessandro pendesini ha detto

    Mi sia concesso un altro punto di vista :
    Che cosa succede se i processi materiali sono né inerti né caotici , ma hanno le capacità intriseche di auto-organizzazione ? Per capire come un modello morfogenetico può esistere senza “programma” , è utile iniziare con un esempio inorganico . I fiocchi di neve sono dotati di una notevole struttura . Ogni fiocco ha sei braccia , ognuna delle quali ha una struttura seghettata e dentellata tale che rende impossibile due fiocchi di neve identici. Eppure , all’interno di un determinato fiocco, ciascuna delle sei braccia è molto simile alle altre cinque ( senza che siano assolutamente identiche) . Come è possibile? Come ogni braccio può ” sapere ” di quale forma sono gli altri bracci per poi conformarsi ? La tentazione è quasi cosi grande -come nel caso della ontogenesi biologica- di supporre che ci deve essere un ” programma ” da qualche parte al di fuori dei bracci stessi, che ” informa” sulla morfologia che devono prendere . Ma nel caso del fiocco di neve, è ben noto che non esiste un ” programma ” : né nel centro del fiocco , né nell’ambiente circostante . La spiegazione sembra essere la seguente. Il processo di cristallizzazione del ghiaccio è estremamente sensibile alle condizioni specifiche e combinate delle temperatura, pressione e umidità. Se le sei braccia sono quasi identiche , è perché condividono la stessa storia del microclima fluttuante in cui il processo della loro crescita avviene.
    Chiaramente, la sorprendente somiglianza delle sei braccia non è altro che una rigorosa applicazione del principio scientifico per eccellenza , che le stesse cause producono gli stessi effetti .
    L’esempio dei fiocchi di neve illustra la capacità dei processi materiali di AUTO-ORGANIZZARSI dando luogo a varie forme “complesse” possibili . Tuttavia , riflettendoci, le basi fisiche della morfogenesi materiale sono necessariamente le stesse che avvengono sia in organismi viventi che nei processi inorganici . In entrambi i casi , le uniche forze che sono in grado di modulare la materia non sono altro che le forze fisiche, le forze meccaniche come la pressione idrostatica o la viscosità, le forze elettromagnetiche come l’attrazione o repulsione elettrostatica, le forze di Van Waals la polarità idrofilo-idrofoba, ecc …Che io sappia non c’è nulla in processi vitali che fanno intervenire altre forze diverse da quelle delle leggi fisico-chimiche ! Se “programma” esiste, non si trova da nessuna parte; viene “distribuito ” su tutti gli elementi che interagiscono nel corso del processo, senza privilegiarne alcuno . In secondo luogo, questo ” programma ” non preesiste al processo in questione; l ‘” informazione”, se vogliamo mantenere questo concetto, avviene progressivamente in tempo reale, con lo stesso processo che l’”esprime”.

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    • Giorgio Masiero ha detto in risposta a alessandro pendesini

      @ Pendesini
      Se in una spiaggia vedessimo, da un lato i ciotoli ordinati a distanza dal mare in modo inversamente proporzionale alla massa, e dall’altro un castello di sabbia con torri, finestre, porte ecc. disposte con grande fantasia, distingueremmo immediatamente l’ordine naturale (a piccolissima, quasi nulla informazione) dall’organizzazione artificiale (a grandissima informazione).
      Lei, non matematico, confonde l’ordine con l’organizzazione (come Dawkins). L’ordine contiene pochissima informazione, pochi bit, e piu’ un sistema e’ ordinato, meno informazione contiene. Prendiamo le 2 stringhe:
      111111111111111111111
      141592653589793238462
      La prima e’ ordinata, anzi ordinatissima, ma contiene pochissima informazione di Shannon, trasmittibile con 4 parole: “ripeti 1 21 volte”. E la sua semantica e’ nulla. Zero. Se la trovassimo in qualche esopianeta, sotto qualsiasi forma, non avremmo dubbi che e’ all’opera una legge fisica, del tipo dei campi fisici alla base delle strutture esagonali, ripetitive dei fiocchi di neve.
      La seconda stringa appare a prima vista disordinata, ma contiene moltissima informazione di Shannon. Non e’ comprimibile, direbbe un matematico, perche’ per trasmetterla dovrei ripetere uno per uno in ordine tutti i suoi 21 caratteri, cioe’ essa ha il massimo d’informazione, data la sua lunghezza.
      Ma questo e’ nulla, ancora. Se la trovassimo in un qualsiasi codice instanziata in un esopianeta, sarebbe la piu’ grande scoperta di sempre: la prova di ETI, intelligenza extraterrestre. Essa rappresenta infatti le prime 21 cifre decimali di pi greca! E cio’ significa che siamo in presenza di informazione “semantica”, cioe’ di simboli e di matematica astratta usata per una funzione. Questa e’ prova di organizzazione, e non esiste organizzazione che si conosca, che non contenga moltissima informazione, di Shannon e semantica, infinitamente superiore alle 4 lagrangiane della fisica moderna. Io non so, Pendesini, ed invidio la Sua sicurezza in proposito, se la vita si basi solo sulla fisica; ma sono certo che se dipende solo dalla fisica, anche per un batterio ci sono molte leggi fisiche che ci sono ancora ignote e che non possono contenere meno informazione di quella (di circa 1 GB) contenuta nel DNA del batterio!
      Comunque, Pendesini, il tema oggi e’ OT e lo affrontero’ in un futuro articolo, anche perche’ la confusione tra ordine e organizzazione e’ una delle piu’ grandi cantonate del darwinismo moderno.

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      • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Giorgio Masiero

        * 1 GB -> 1 MB

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      • alessandro pendesini ha detto in risposta a Giorgio Masiero

        @Giorgio Masiero
        Spiacente doverle dire che il suo commento non mi ha convinto più di tanto…Come lei dice… “anche per un batterio ci sono molte leggi fisiche che ci sono ancora ignote”…Al chè rispondo che non vedo altro alla base della vita biologica (e non solo) che le leggi della fisica/chimica, se usciamo di questo campo non facciamo “scienza” ma metafisica ! Lei, Masiero, dovrebbe dimostrare che esiste qualcosa al dilà della fisica/chimica che agisce sulla materia biologica ! Questa dimostrazione non mi risulta l’abbia effettuata con metodologia scientifica.
        N.B. :Cio’ che la genetica -e in partenza il quadro neodarwiniano nel suo complesso- non vede, è la costruzione di invarianti auto-organizzate; perchè precisamente, trattasi di processi invarianti basati, da una parte, sulle leggi della fisica e della chimica e, d’altra parte, sulle relazioni essenzialmente contingenti, ma nel contesto, regolari e affidabili. Ma queste leggi invarianti NON sono codificate da nessuna parte !
        L’”informazione” che “guida” i processi ontogenetici non sono localizzati in nessuna parte, ma distribuiti su tutti gli elementi materiali che interagiscono nel corso del processo e che, inoltre, questa “informazione” NON PREESISTE prima del processo in questione.

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        • Giorgio Masiero ha detto in risposta a alessandro pendesini

          Lei ha problemi con lingua italiana, Pendesini: io non ho negato che la biologia sia spiegabile con la fisica (anche se ci sono scienziati e premi Nobel che lo pensano, per es. Bohr o Schroedinger), ma ho spiegato che Lei confonde l’ordine con l’organizzazione, quando in termini di informazione sintattica e semantica ordine e organizzazione sono opposti!

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        • bluePhlavio ha detto in risposta a alessandro pendesini

          @pendesini

          Mi permetto di intromettermi in un campo che conosco poco, ma mi viene da fare un’osservazione. E’ vero che và dimostrata l’esistenza di qualcosa che non sia pura fisica nei processi biologici, ma non ci si accorge non possiamo neanche sapere, per motivi pratici, se la fisica fondamentale possa davvero generare i processi biologici. L’applicazione di un rigoroso riduzionismo in biologia è immaginabile ma ad oggi non realizzabile. Quindi ad oggi non è molto più che una fede, anche se costituisce un condiviso programma di ricerca dalle interessanti prospettive…

          Ho scritto qualche tempo fà un post sul mio blog che spiega il concetto che stò cercando di esprimere: http://ilpensieroassiomatico.wordpress.com/2013/09/27/e-plausibile-pensare-che/

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    • Emanuele ha detto in risposta a alessandro pendesini

      non sei il primo a fare questa giusta osservazione… Mi pare che anche in qualche racconto di fantascienza si ipotizzavano forme di vita regolate da complessi cristalli invece che da molecole organiche.

      Certamente sia il dna sia i fiocchi di neve sono regolate dalle stesse leggi… Ma ciò non implica che non esista un programma.

      Peraltro, la struttura dei cristalli di ghiaccio è frattale quindi solo all’apparenza complessa… Infatti, uno studente di informatica può semplicemente scrivere un software che crea immagini di cristalli di neve.

      Purtroppo, generare un Dna (anche digitale) dal nulla seguendo solo regole fisico-matematiche non credo sia ancora riuscito a nessuno.

      Resta poi il problema principe, come si è “accesa” la vita? Perchè, per quanto complessi, i fiocchi di neve non sono vivi.

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      • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Emanuele

        L’osservazione di Pendesini, Emanuele, non è “giusta”, ma completamente sbagliata. Pendesini confonde l’ordine di un cristallo con l’organizzazione di una cellula, che dal punto di vista dell’informazione (sintattica e semantica) sono esattamente uno il contrario dell’altra.
        Si guardi alle due stringhe che ho inserito nel commento sopra: la prima ordinata si impara subito a memoria, perché contiene pochissima informazione, al contrario della seconda che – disordinata – contiene molta informazione e ci richiede fatica per essere imparata a memoria. La seconda stringa, che è la rappresentazione decimale dell’inizio della sequenza di pi greca… e quindi per giunta presuppone l’intenzionalità, assente nella natura inanimata e caratteristica dell’intelligenza!
        L’ordine di un cristallo è ripetitivo (= simmetrico) a informazione sintattica quasi nulla (un fiocco di neve contiene la stessa informazione di un ghiacciaio intero), quella contenuta nella lagrangiana di Maxwell (= pochi bit). L’informazione semantica del cristallo poi è zero, perché non c’è nessuna intenzionalità nel fiocco di neve a stupire i bambini né a distruggere un villaggio quando cade una valanga… L’ordine della materia inanimata esprime le simmetrie (t. di Noether) delle leggi fisiche, che hanno tutte pochissima informazione (= la semplicità e la bellezza delle leggi della fisica)!
        L’organizzazione di un orologio meccanico invece (prova ad aprirlo!) ha l’evidenza del disordine! Non c’è simmetria né ripetitività nelle sue rotelline che hanno però uno scopo: la misura del tempo! L’organizzazione è “informazione finalizzata ad una funzione”, in quanto tale contiene molta informazione, tanto maggiore quanto più complessa è la funzione. Davanti all’informazione (sintattica per complessità e semantica in vista delle funzioni espletate) contenuta in una cellula (o di un organo, che è un’organizzazione di cellule di II livello; o di un organismo, che è un’organizzazione di organi di III livello…), quella di un orologio impallidisce.
        Prigogine e Kauffman, per fare solo 2 nomi, hanno dedicato una vita a cercare di coprire il salto dall’ordine della materia inanimata della fisica all’organizzazione della materia animata della biologia: alla fine hanno dichiarato forfait. Prigogine si è arreso e oggi Kauffman parla di “magia”.

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        • Emanuele ha detto in risposta a Giorgio Masiero

          …sì, hai ragione, il termine “giusta” è fuorviante. Diciamo “sensata”…

          Sul contenuto di informazione, sono completamente d’accordo con te come sulla differenza tra ordine ed informazione.

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          • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Emanuele

            Scientificamente, l’osservazione di Pendesini su ordine e organizzazione e’, semplicemente, FALSA.

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            • Emanuele ha detto in risposta a Giorgio Masiero

              sensato e falso non sono necessariamente in contraddizione… Es. il sistema tolemaico era sensato e falso…

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              • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Emanuele

                È vero in generale, ma l’osservazione di Pendesini era anche senza senso, perché identificava l’ordine con l’organizzazione, che invece sono concetti diversi e, con riguardo all’informazione, opposti. Quindi, Emanuele, non capisco sotto quale aspetto Lei la consideri “sensata”, se non quello forse che è una stupidaggine diffusa.

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      • alessandro pendesini ha detto in risposta a Emanuele

        @Emanuele
        Avra forse notato che non considero i fiocchi di neve vivi…
        Se lei è sicuro che esiste un “programma” ne faccia la dimostrazione razionale ! Non è perche attualmente non si conosce l’origine della vita biologica che dobbiamo evocare l’intervento di una qualsiasi deità. Nessuna prova razionale ha potuto confermare questa ipotesi.

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        • Giorgio Masiero ha detto in risposta a alessandro pendesini

          Lei, Pendesini, quando e’ a corto di argomenti scientifici, tira in ballo la teologia – che non conosce-. Nessuno qui ha mai parlato di Dio. Si dice solo che il programma genetico non ha ancora una spiegazione scientifica. Tutto qua. E che il Suo paragone dell’ordine di un cristallo con l’organizzazione di una cellula rivela ignoranza su che cosa e’ la scienza dell’informazione che si insegna nelle facolta’ di matematica e di ingegneria.

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          • alessandro pendesini ha detto in risposta a Giorgio Masiero

            …si dice solo che il programma genetico non ha ancora una spiegazione scientifica….
            @Giorgio Masiero
            Vero ! Ed è proprio per questo che certi credenti hanno inventato “l’Intelligent Design” cosi come il “Fine Tuning”….Che non hanno assolutamente niente di scientifico !

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            • Paolo Viti ha detto in risposta a alessandro pendesini

              Caro Pendesini, si calmi e non confonda le cose. Un conto è l’Intelligent Design e un altro il Fine Tuning, quest’ultimo non è nulla di inventato ma è una riflessione immediata e istintiva conseguente al principio antropico. Il suo furore verso “certi credenti” è lecito, ma cerchi di misurare i suoi interventi altrimenti metterà in cattiva luce tutto quello che scrive.

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              • alessandro pendesini ha detto in risposta a Paolo Viti

                @Paolo Viti
                Esprimere le mie opinioni non ha niente di agressivo o “furore” come lei dice ! Per quello che riguarda il Fine Tuning ho risposto ultimamente a Masiero facendogli notare i suoi sbagli sia sul principio antropico forte che sulla massa del neutrino da lui contestata ! Sperando di essere stato chiaro

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                • Paolo Viti ha detto in risposta a alessandro pendesini

                  Quando qualcuno attacca la categoria dei “credenti” mi fa sempre sorridere, è come se una persona nata con quattro dita attaccasse quelle “nate con cinque dita”.

                  A parte questa battuta, non è il primo commento che tira in ballo “i credenti”, accusandoli in qualche modo. Legittimo, ma come le ha spiegato il prof. Masiero lei sposta semplicemente l’attenzione. Se poi devo dirle la verità, le sue repliche a quanto sostiene il prof. Masiero non mi convincono per nulla e le trovo fuori tema.

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                • Giorgio Masiero ha detto in risposta a alessandro pendesini

                  Io non considero, Pendesini, il principio antropico forte un principio scientifico, a differenza della maggior parte dei darwinisti contemporanei (non una persona seria come Monod, pero’) che, credendo negli alieni, assumono il principio antropico forte. Mi riporti le mie parole esatte e l’articolo dove, secondo Lei, avrei sbagliato.
                  Idem per il neutrino: mi riporti che cosa e dove avrei detto di errato su questa particella.

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                  • alessandro pendesini ha detto in risposta a Giorgio Masiero

                    @Giorgio Masiero scrive il 15 Marzo 2013 :

                    1. la massa del neutrino non concorre nel fine tuning……. 2. Non si conosce la massa del neutrino, che se non è nulla è cmq al momento sperimentalmente irrilevabile. Nel modello standard essa è assunta uguale a zero, quindi la frase del sig. P. “se la massa del neutrino -ad esempio- fosse 10 volte superiore, ce ne sarebbero 10 volte meno nel cosmo, e il loro effetto sulla gravità rimarrebbe uguale” è priva di senso, perché 10 volte zero è uguale sempre a zero…..
                    Giorgio Masiero Dixit !

                    Al quale ho risposto :
                    1°)–Uno dei notevoli difetti della maggioranza degli studi sulle coincidenze antropiche è che i ricercatori fanno variare un singolo parametro supponendo che tutti gli altri rimangono costanti. Cosi facendo aggravano ulteriormente questo errore facendo calcoli di probabilità assurdi basati su false ipotesi poiche considerano che tutti i parametri sono indipendenti !
                    NB.: Il fisico Anthony Aguirre ha esaminato in uno studio indipendente i possibili Universi che si possono ottenere quando variamo per ordini di grandezza sei parametri cosmologici nel medesimo tempo, ed ha scoperto che poteva costruire modelli cosmologici dove “stelle, pianeti e la vita intelligente potrebbero esistere” variando certi parametri. In un altro studio, il fisico Craig Hogan (e non solo) arriva alle stesse conclusioni!

                    2°)–Attualmente la stragrande maggioranza dei fisici (non tuttologi ed immodesti !) concorda nell’affermare che la massa del neutrino non è zero !!! il suo valore non è stato ancora misurato, ma si ipotizza che dovrebbe essere compreso tra 0,1 e 0,5 eV. -Per cui se accettiamo che il neutrino ha una massa, possiamo dire che, qualunque sia il suo valore, se fosse 10 volte più alto, ce ne sarebbero 10 volte meno nell’Universo, e il loro effetto sulla gravità rimarrebbe invariato !

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                    • Giorgio Masiero ha detto in risposta a alessandro pendesini

                      Ribadisco che Lei ha problemi con l’italiano.
                      1. Sul principio antropico forte, che io non considero scientifico, Lei non ha detto dove avrei sbagliato.
                      2. Sul neutrino, ribadisco che non si conosce con certezza se la massa sia nulla o quasi nulla, e cmq essa non aveva nulla a che fare col problema di fine tuning trattato nell’articolo (non “in generale”, come Lei ha forse inteso). In scienza, non vale come in politica l’opinione della maggioranza…
                      3. Secondo Lei, Pendesini, perche’ la cosmologia scientifica parla di multiverso?

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            • Giorgio Masiero ha detto in risposta a alessandro pendesini

              Io, Pendesini, considero l’ID alla stessa stregua del darwinismo, pura filosofia, come ho ancora dimostrato in un vecchio articolo. Quindi non deve rivolgere a me questa. critica.
              Spero invece che Lei abbia imparato a distinguere tra ordine ed organizzazione, cosi’ da evitarsi in futuro le brutte figure tipiche di Dawkins & C.

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              • alessandro pendesini ha detto in risposta a Giorgio Masiero

                @Giorgio Masiero
                Ritengo che lei abbia letto troppo in fretta quello che ha scritto e che ripeto :
                « Non si conosce la massa del neutrino, che se non è nulla è cmq al momento sperimentalmente irrilevabile. Nel modello standard essa è assunta uguale a zero, quindi la frase del sig. P. “se la massa del neutrino -ad esempio- fosse 10 volte superiore, ce ne sarebbero 10 volte meno nel cosmo, e il loro effetto sulla gravità rimarrebbe uguale” è priva di senso, perché 10 volte zero è uguale sempre a zero »…..
                Ripeto quello che ha scritto :
                DIECI VOLTE ZERO E’ SEMPRE UGUALE A ZERO !!! QUANDO INVECE IL NEUTRINO, CARO MASIERO, NON E’ -COME LEI HA AFFERMATO- UGUALE A ZERO ! Coglie la differenza ?
                Per quello che riguarda il « Fine Tuning » la invito a rileggere i suoi articoli e/o commenti ! Forse capirà….
                Non ho capito la sua frase : « perché la cosmologia scientifica parla di multiverso » ! le suggerisco di inoltrare la domanda a Stephen Hawking e pubblicare la sua (eventuale) risposta su questo sito…..
                P.S. ….Buona notte

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                • Giorgio Masiero ha detto in risposta a alessandro pendesini

                  Mi perdoni, Pendesini, ma mi può spiegare perché la massa del neutrino ha per Lei questa importanza? Perché riveste per Lei una ragione di vita o di morte che il neutrino abbia massa positiva?

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                  • alessandro pendesini ha detto in risposta a Giorgio Masiero

                    @Giorgio Masiero
                    Per me la massa del neutrino ha servito solo per illustrare l’esempio che ho citato. Non faccio nessuna fissazione sul neutrino e « nessuna ragione di vita o di morte ».

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            • lorenzo ha detto in risposta a alessandro pendesini

              Spiegami un paio di cosette:
              – Perché nessuno oggi sostiene che il semplice sorgere del sole sia casuale mentre molti sostengono che la ben più complessa nascita dell’universo sia casuale?
              – Perché ci si dovrebbe affannare a cercare le leggi prime dell’universo se tanto tutto deriva dal caso?

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              • Giuseppe ha detto in risposta a lorenzo

                Se per questo il funzionamento di un insetto è più complicato di quello di una stella. Il punto è che il termine “caso” viene utilizzato a sproposito. Il caso, così come viene considerato nell’accezione comune, non esiste, ma riflette piuttosto l’ignoranza dell’osservatore in merito alle condizioni iniziali di un fenomeno, e all’impossibilità di computarne l’evoluzione.

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                • Paolo Viti ha detto in risposta a Giuseppe

                  Non è vero che il caso è utilizzato a sproposito ed è interessante che tu dica che “il caso non esiste”. Il contrario di caso è: volutamente, di proposito, volontariamente, calcolatamente, con intenzione, determinatamente, intenzionalmente, meditatamente, miratamente, premeditatamente, studiatamente. Tutte parole che presuppongono una mente intelligente.

                  Salvarsi con l’ignoranza dell’osservatore mi sembra un atto superstizioso e molto fantasy, una soluzione non adatta ad un libero pensatore. Si compie altrimenti lo stesso errore di chi sostiene il “dio tappabuchi” (creazionisti vari).

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        • Emanuele ha detto in risposta a alessandro pendesini

          caro Alessandro,

          io sto utilizzando un computer… non ho esattamente idea di come funzioni, sono però certo che su esso gira un programma.

          A differenza degli oggetti inanimati, come rocce e stelle, gli organismi viventi eseguono programmi. Infatti, gli oggetti inanimati si limitano a “subire” le leggi di natura, reagendo chimicamente e fisicamente in modo passivo alle leggi della natura.

          Gli essere viventi, invece, modificano l’ambiente e se stessi in base ad un programma… nascono, si nutrono, crescono, si riproducono, muoiono. Vi è una sequenza prestabilita di istruzioni, sempre uguali, che permettono di eseguire questi 5 compiti.

          Altrimenti, perché una pianta dovrebbe crescere, in contrasto alle leggi della fisica (gravità) che la vorrebbero schiacciare al suolo? Quale legge fondamentale della fisica impone ad una pianta di crescere?

          Infatti, il suo fiocco di neve sarà in balia della gravità e del vento. Sarà spostato senza opporsi, senza poter programmare una meta. La pianta, invece, nonostante vento e gravità, protenderà le sue foglie sempre verso la luce e le sue radici sempre verso l’acqua.

          Quindi, il fatto che esista un programma deriva dall’osservazione della realtà. Sono gli effetti a mostrarlo, indipendentemente dal fatto che siamo in grado o no di capire come funziona il programma…

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          • alessandro pendesini ha detto in risposta a Emanuele

            @Emanuele
            Le interazioni tra le cellule e l’ambiente circostante che conducono alla realizzazione effettiva della forma, se sono perfettamente prevedibili, sono prodotte dal processo embriologico stesso che non è preesistente. L’”informazione” necessaria per organizzare il processo non preesiste prima del processo, ma viene costruita progressivamente dallo stesso processo, che costituisce una spiegazione scientifica della grande regolarità e dell’affidabilità dell’ontogenesi . L’organizzazione biologica è un “fai da té” che si caratterizza dalla sua natura essenzialmente contingente e opportunistica.
            N.B. Avrà notato qualche difficoltà che incontro esprimendomi in italiano ! Se conosce il francese ecco cosa intendo dire :
            Les interactions des cellules entre elles et avec le milieu environnant qui conduisent à la réalisation effective de la forme, si elles sont parfaitement prévisibles, sont produites par le processus embryologique lui-même et ne sorait donc lui préexister. L’ « information » nécessaire pour organiser le processus ne lui préexiste pas, mais qu’elle est constituée au fur et à mesure par le processus lui-même, qui constitue une explication scientifique de la grande régularité et de la fiabilité de l’ontogenèse. L’organisation biologique est un bricolage qui se caractérise par sa nature essentiellement contingente et opportuniste.

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            • Wil ha detto in risposta a alessandro pendesini

              Puro nonsenso logico (sia in italiano che in francese), quindi zero scienza.

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              • alessandro pendesini ha detto in risposta a Wil

                @Wil
                Ritengo sarebbe interessante sapere in che cosa consiste il « non senso logico » dei miei commenti anche se… un tantino off topic ! Lasciare volontariamente nell’ignoranza un coltivatore di patate, e non solo, non è sinonimo di rispetto altrui.

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                • alessandro pendesini ha detto in risposta a alessandro pendesini

                  Dimenticavo
                  Mi chiamo alessandro pendesini :
                  Per pura curiosità posso chiederle se « signore » o « signora » Wil ?
                  Grazie per la risposta

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                  • Wil ha detto in risposta a alessandro pendesini

                    Un solo esempio di non senso logico, sig. Pendesini, tra i molti contenuti nel suo commento: “Le interazioni … sono prodotte dal processo embriologico stesso che non è preesistente”. Come fa una cosa A ad essere prodotta da una cosa B, se la causa B non è pre-esistente all’effetto A?
                    Lasci stare la biologia e rimanga, per piacere, in ambito logico (se ha studiato filosofia ed intende quel che dico) nel rispondere alla mia domanda.
                    Firmato sig. Wil.

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                    • alessandro pendesini ha detto in risposta a Wil

                      @Caro sig. Wil
                      Sarà forse perche mi esprimo in un pessimo italiano ? Lei non sembra aver capito o mal interpretato i miei commenti !
                      Posso comunque ripeterle in francese e se lo desidera anche in inglese :
                      « Les interactions des cellules entre elles et avec le milieu environnant qui conduisent à la réalisation effective de la forme, si elles sont parfaitement prévisibles, sont produites par le processus embryologique lui-même et ne sorait donc lui préexister. L’ « information » nécessaire pour organiser le processus ne lui préexiste pas, mais qu’elle est constituée au fur et à mesure par le processus lui-même, qui constitue une explication scientifique de la grande régularité et de la fiabilité de l’ontogenèse. L’organisation biologique est un bricolage qui se caractérise par sa nature essentiellement contingente et opportuniste ».

                      P.S. Sperando sia la volta buona…..

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                    • Wil ha detto in risposta a Wil

                      @ Pendesini
                      Anche in francese, come gia’ Le avevo detto, la frase e’ illogica, e quindi non scientifica, perche’ cio’ che non pre-esiste ad A non puo’ essere la causa di A. Si chiama, in relativita’ di Einstein, principio di relativita’. Posso chiederLe qual e’ il Suo titolo di studio?

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                    • Wil ha detto in risposta a Wil

                      Mi correggo, si chiama in relativita’ principio di causalita’.

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            • lorenzo ha detto in risposta a alessandro pendesini

              Come a dire che se prima tiro la freccia e poi disegno il bersaglio faccio sempre centro…

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  5. nicola ha detto

    Zenone di Elea, vissuto un secolo

    Zenone di Elea, vissuto un secolo prima di Aristotele, sosteneva che il moto non esiste. Non mi sembra che a tutt’oggi la sua affermazione sia stata confutata.
    Tutti sappiamo che il moto esiste. Il moto è la variazione della posizione spaziale nel tempo. A naso non sembra che la relatività ristretta abbia risolto questo antichissimo paradosso. Sembra che i modelli matematici attuali della realtà fisica siano inadeguati a dare risposta ad alcuni problemi.

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  6. andrea g ha detto

    Lo scientismo compie l’errore di ritenere vero quanto può analizzare ,tant’è che non può conoscere chi sia l’osservatore che analizza nè perchè lo faccia.

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  7. Enzo Pennetta ha detto

    Giorgio, leggendo il tuo articolo mi accorgo del fatto che l’ipotesi della pangenesi di Ippocrate è dello stesso tipo di quella formulata da Darwin, mentre quella di Aristotele è invece dello stesso tipo di quella di Mendel che verrà poi confermata e sviluppata con la scoperta del DNA, come da te chiaramente descritto.

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  8. Daniele ha detto

    In effetti il DNA può essere visto come un motore immobile: non si muove mai dal nucleo, eppure fa funzionare tutta tutta la cellula.

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    • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Daniele

      Motore immobile e’ la traduzione classica di kinoun akineton, il cui vero significato e’: agente invariante delle trasformazioni. Allora, non e’ che “in effetti, il DNA puo’ essere visto ecc., ecc.”, ma piuttosto e’ vero che il DNA e’ proprio il kinoun akineton come lo intendeva Aristotele dello sviluppo dell’embrione.

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  9. Fabrizio Ede ha detto

    non mi stancherò di ripeterlo: complimenti!
    Le capacità euristiche di alcuni tuoi articoli e, come si addice a chi esercita un magistero, le risposte alle obiezioni, sono notevolissime!
    Personalmente trovo che la confusione tra ordine e organizzazione sia inevitabile e cronica se si eliminano le risposte a cui ci conduce la rinuncia sistematica al concetto di finalità. Entrambi i concetti infatti fanno perno su quello di fine e presuppongono l’aver colto correttamente il fondamento della differenza (la causa finale), che si coglie distinguendo ad esempio tra un meccanismo e un organismo.
    Anche perché forse non conviene coglierla: come eludere a quel punto il concetto di natura determinata, l’ilemorfismo, ecc.. ?
    Parlare contemporaneamente di evoluzione e caso è un paradosso con storia e precedenti sufficientemente illustri, ma questi articoli fanno sentire il fascino di non dover ragionare solo secondo il principio di autorità.

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    • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Fabrizio Ede

      Grazie, Fabrizio. Viviamo un’epoca di barbarie ed ignoranza, dove qualsiasi persona sale su una cassetta di verdura, come gli imbonitori ad Hyde Park corner, concionando a sproposito e chiamando scientifiche le sue madornalita’.
      Mi consola un po’ il fatto, che riscontro viaggiando per il mondo, che questo scientismo ignorante non e’ globale, ma appartiene ad una ristretta area geografica, quella declinante dell’Occidente…

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  10. Maria Vittoria ha detto

    Concordo con l’interpretazione di Giorgio Masiero.

    Credo che l’essere & l’esistere formino le 2 facce della stessa medaglia individuale: la vita umana, caratterizzata dal libero arbitrio personale, che si esplica nelle azioni che si compiono durante l’esistenza mortale.

    Grazie e buon lavoro,
    cordialmente

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