Legalizzare il suicidio assistito porta al contagio da suicidio

Sucidio assistitoNel 2012 uno studio realizzato dalla dott.ssa Jacqueline Harvey dell’University of North Texas ha analizzato la letteratura scientifica relativa al suicidio assistito negli ultimi 20 anni laddove è consentito dalla legge, come Olanda, Oregon e Washington, riscontrando che a seguito della legalizzazione del suicidio assistito, il tasso di suicidio all’interno della popolazione (suicidi violenti e non) è aumentato in modo significativo, soprattutto per gli adolescenti.

Seppur basata su dati statistici, appare confermata la banalizzazione della morte, come molti temevano prima che venisse legalizzato il suicidio assistito. A farne le spese sono le persone più fragili, come appunto gli adolescenti. I dati del 2013 hanno confermato tutto, mostrando che nello stato dell’Oregon, dove il suicidio assistito è legale dal 1998, il tasso di suicidi nella popolazione generale è del 49% più elevata rispetto alla media nazionale. Un altro studio ha rilevato gravi traumi nei parenti di chi è morto per suicidio assistito.

Il 21 maggio 2013 sul “Canadian Medical Association Journal” una ricerca si è soffermata a sua volta sul fenomeno del contagio da suicidio (“suicide contagion” effect). I ricercatori hanno valutato l’associazione tra esposizione al suicidio, idea di suicidarsi e tentativi di suicidio tra i giovani (12-17 anni). Si è concluso che conoscere qualcuno che è morto per suicidio aumenta il rischio di pensare al suicidio e di tentare il suicidio: «Abbiamo scoperto che l’esposizione al suicidio predice la suicidalità», hanno spiegato. «Ciò è vero per tutte le età, anche se l’esposizione al suicidio ha aumentato il rischio più drammaticamente nel gruppo di età più giovane, quando la suicidalità basale è stata relativamente bassa».

In Canada il suicidio assistito è vietato e i ricercatori, dunque, non hanno potuto mettere direttamente in correlazione l’esposizione al suicidio alla legalizzazione del suicidio assistito. Tuttavia, è dimostrato che la legalizzazione del suicidio assistito aumenta enormemente il numero di persone che ne fanno richiesta: a Washington è stato legalizzato nel 2009, ed il numero di decessi per suicidio assistito è aumentato del 17% nel 2012 e del 63% nel 2010.

E’ dunque possibile concludere che la legalizzazione del suicidio assistito aumenta il numero di persone che ne fanno richiesta, aumenta di conseguenza il numero di persone che sono sottoposte all’esposizione al suicidio (amici, parenti ecc.) e, come mostrano gli studi, aumenta anche il contagio da suicidio, in particolare nelle giovani generazioni.

Nel 2008 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stilato un compendio per prevenire il suicidio, dando molta attenzione al  fenomeno del “suicidio per emulazione” e al comportamento dei media. Liberalizzare il suicidio assistito sui media e ancora di più nelle aule parlamentari significa contrastare apertamente l’opera di prevenzione al suicidio auspicata dall’OMS.

La redazione

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35 commenti a Legalizzare il suicidio assistito porta al contagio da suicidio

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  1. MarcoF ha detto

    Beh, direi che è stata scoperta l’acqua calda…… ma vallo a far capire a certe “mentalità adulte e libertarie”……

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  2. Umberto P. ha detto

    post hoc ergo propter hoc.

    Tra l’altro, non si capisce se si parla di eutanasia chiamata “suicidio assistito”. In quel caso la vicenda dell’ottantenne con dolori lancinanti in ogni istante e scarsissima lucidità mentale non è assolutamente paragonabile al quindicenne con depressione adolescenziale.

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    • Fabio Moraldi ha detto in risposta a Umberto P.

      Non vedo alcun sofisma, caro Umberto. E’ una semplice considerazione logica basata su due assunti dimostrati come vero:

      a) L’eutanasia legale aumenta le richieste di morire per eutanasia (dimostrato)

      b) Chi è esposto al suicidio (amici, parenti, mogli/mariti) ha un rischio maggiore di suicidarsi (dimostrato)

      c) L’eutanasia legale porta al contagio da suicidio (deduzione logica a+b)

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      • Francesco ha detto in risposta a Fabio Moraldi

        chiedo, e quindi per motivi ‘profilattici’ sarebbe giusto non legalizzare il suicidio assistito?

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        • Fabio Moraldi ha detto in risposta a Francesco

          Forse intendi domandare se è solo questo il motivo per cui non legalizzare il suicidio assistito?

          Ovviamente no, i motivi sarebbero moltissimi (laici e religiosi) e se vuoi proviamo a rifletterci assieme. Credo che questo tipo di motivi però risponda ampiamente a quanti insistono nel dire che la società non verrebbe sfiorata da tali leggi ma la possibilità sarebbe aperta solo per chi la vuole. Si è visto invece che non è così, alcune di queste conseguenze sulla società sono descritte nell’articolo.

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          • Francesco ha detto in risposta a Fabio Moraldi

            quindi l’articolo è diretto più che altro a valutare le conseguenze sulla popolazione in caso di legalizzazione del suicidio-assistito più che difendere la non-eticità di questa normativa, giusto? e quindi, quali sarebbero le tue ragioni di fondo?

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            • Fabio Moraldi ha detto in risposta a Francesco

              L’articolo pone una delle tante questioni, comprensibili anche a chi non è cattolico e sopratutto mostra le conseguenze pesanti sulla società. Oggi si parla di questo, domani ci sarà probabilmente un altro spunto di riflessione. Seguo da un po’ questo sito e le tematiche necessariamente si ripetono e si affrontano sempre sotto punti di vista nuovi.

              La sacralità e l’indisponibilità della vita è il tema principale per opporsi all’eutanasia e al suicidio assistito, cioè l’opposto del prendersi cura e rappresentano invece l’abbandono delle persone morenti e sofferenti. La distruzione della vita umana non può mai essere una soluzione accettabile.

              Inoltre è un’operazione intrinsecamente sbagliata e contraria ad ogni sana etica medica e qualcosa di molto difficile da governare una volta liberalizzata, come dimostra quanto avviene nei Paesi Bassi.

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          • Umberto P. ha detto in risposta a Fabio Moraldi

            Sarebbe una discussione interessante ed assolutamente non scontata, dal mio punto di vista.

            Agli amministratori del sito: ma avete mai pensato a dotare il sito di un forum? Trovo che sia estremamente pratico, come strumento, che sia perfetto per il dialogo, ed anche che funzioni in modo eccellente nel separare i burloni da chi prende una discussione con serietà e voglia di discutere. Ad esempio, mi è capitato dai miei interventi di venir scambiato per un ateo fanatico iscritto all’uaar, quando la mia posizione è agnostica. O mi spiego ogni volta, oppure il dialogo è inutile: inutile per me leggere critiche su una posizione che non condivido (ateo forte, anticlericale all’estremo, comunista, etc.), inutile per chi me le rivolge perdere tempo a cercare errori in dottrine che non condivido.

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            • Redazione UCCR ha detto in risposta a Umberto P.

              Gentile Umberto,
              attualmente non siamo disponibili all’apertura di un forum interno, le motivazioni negative superano ancora quelle positive.

              Rispetto alla problematica in cui si trova, riteniamo sia sufficiente porsi sempre in modo rispetto ed educato -come lei fa e tanti altri no!-, contribuendo ad un dialogo costruttivo.

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      • Umberto P. ha detto in risposta a Fabio Moraldi

        Grazie per la risposta. Come Lei sa bene, come lei sa bene, le statistiche vanno prese con le molle. In ogni caso:

        a) Mi sembra credibile, non necessariamente negativo: si pensi agli episodi in cui la persona sofferente non ha materialmente la possibilità di mettere fine alla propria sofferenza.

        b) Mi sembra credibile, per un insieme di fattori anche non strettamente legati alla sola eutanasia, dunque non valutabili. Ritengo che in cima alla lista vengano però gli interessi della persona sofferente, di seguito quelli di tutti gli altri.

        Ovviamente, d’altronde, non posso non osservare come l’eutanasia debba invariabilmente essere l’ultima soluzione possibile, dopo ponderatissima analisi, e solo in casi gravissimi.
        Questo è il mio modo di vedere, non pretendo di avere ragione o torto in senso assoluto.

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        • Fabio Moraldi ha detto in risposta a Umberto P.

          Si certo, sono statistiche che al massimo possono essere indicative, cmq anche nell’articolo mi sembra che lo si ricordi. Non sono molto d’accordo però con le tue riflessioni…

          a) Essendo contrario all’eutanasia anche per le persone sofferenti la trovo una notizia estremamente negativa. E’ oggi possibile mettere fine alle sofferenze con adeguate cure palliative e, in caso di malati terminali, con la sedazione farmacologica (che non accelera la morte ma permette di attenderla dormendo, vedi card. Martini).

          b) Essendo contrario all’eutanasia con ottime ragioni, condivise dalla totalità delle associazioni mediche, sono ancora più contrario se tale fenomeno porta a dilagarsi nella popolazione sotto forma di contagio. L’interesse della persona sofferente è togliere il dolore, sceglie la morte per questo, ma il dolore lo si toglie attraverso la medicina.

          Esistono diverse alternative all’eutanasia, la quale non può essere contemplata in una società civile a mio parere.

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          • Umberto P. ha detto in risposta a Fabio Moraldi

            Beh, è evidente che non mi riferisco ai casi in cui è possibile una cura per eliminare il dolore.
            Prendiamo il caso più diperato, per curiosità, al di fuori delle ragioni religiose, c’è un qualche motivo pratico per cui secondo lei ha un senso continuare a vivere in preda a costanti e intollerabili dolori dati da un male incurabile?

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            • Fabio Moraldi ha detto in risposta a Umberto P.

              Se rileggi il mio commento non ho mai parlato di ragioni religiose, le tematiche dell’aborto, dell’eutanasia, del matrimonio omosessuale ecc. sono tranquillamente affrontabili con motivazioni “laiche”, non a caso tanti cattolici la pensano diversamente da me (e dal Papa, se la vedranno con la loro coscienza), mentre tanti non credenti sono d’accordo con me.

              Vorrei riprendere quanto dicevo: non esistono oggi casi di intollerabile dolore. Non lo dico io, ma ad esempio Lucien Israel luminare francese dell’oncologia (agnostico): “attualmente siamo in grado di placare tutte le manifestazioni dolorose, e di conseguenza gli esseri di cui ci occupiamo non soffrono insopportabilmente. Nella misura in cui ci occupiamo dei pazienti in questo modo, non ci chiedono l’eutanasia”
              http://www.uccronline.it/2011/10/05/loncologo-agnostico-lucien-israel-%C2%ABecco-perche-sono-contrario-alleutanasia%C2%BB/

              Lo stesso Umberto Veronesi (non credente) ha spiegato che mai nessuno gli ha chiesto l’eutanasia: “Nessuno mi ha mai chiesto di agevolare la sua morte. Ho posto da sempre un’attenzione estrema al controllo del dolore e, per mia fortuna, nessuno dei miei pazienti si è mai trovato in una condizione di sofferenza tale da chiedere di accelerare la sua fine”: http://scienza.panorama.it/salute/intervista-a-umberto-veronesi

              Credo che concentrarsi sul dolore fisico per legittimare l’eutanasia sia un argomento pretestuoso tanto quanto gli aborti clandestini per legittimare l’aborto legale (non è il tuo caso, lo dico in generale!).

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              • Umberto P. ha detto in risposta a Fabio Moraldi

                Fabio, a me risultano invece diversi casi in cui una cura che sopprima il dolore sia impraticabile. Argomentare su tale aspetto è comunque uno sviare dalla mia domanda, che allora pongo in chiave teorica:

                Se saltassero fuori dei casi completamente incurabili, al di fuori delle ragioni religiose, ci sarebbe un qualche motivo pratico per cui secondo te avrebbe un senso continuare a vivere in preda a costanti e intollerabili dolori dati da un male incurabile?

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  3. francesco ha detto

    Ciao a tutti!

    E’ possibile avere un link al documento e alle analisi statistiche originali?
    Cos’hanno fatto per mostrare l’aumento del tasso di suicidio, un diff-in-diff?

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    • Fabio Moraldi ha detto in risposta a francesco

      Ciao, se clicchi sulle parole in violetto andrai sui link originali o su fonti da cui è facile risalirvi.

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  4. Excelsior ha detto

    E’ abbastanza noto che l’imitazione è uno dei comportamenti umani più frequenti (su cosa pensate si basino le mode?) e se la legalizzazione del suicidio diviene realtà ben presto assisteremo a un elevatissimo tasso di suicidi. Prima di lasciare suicidare una persona sarebbe necessario comprendere le sue angosce, le sue paure, i suoi dubbi, la causa della sua depressione e tentare di risolverli. Se proprio non si può far nulla, la persona dovrebbe essere libera di porre fine alla sua esistenza.

    Non bisogna accanirsi a tenere in vita le persone, se per loro non c’è più nulla da fare.

    IMHO ovviamente.

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    • Fabio Moraldi ha detto in risposta a Excelsior

      Sono molto d’accordo con te sulla prima parte, non sull’ultima. Si è liberi di suicidarsi, tuttavia il discorso cambia e diventa più complesso se si chiede ad altri o allo Stato di aiutarsi ad uccidersi. Nessuno ha il diritto di avere complici per il proprio suicidio e nessuno ha il dovere di uccidere nessun altro.

      Nell’ultima frase hai invece confuso l’accompagnamento alla morte con l’accanimento terapeutico, credo sia il principale errore dei sostenitori dell’eutanasia. Nessuno chiede di accanirsi ma di lasciare che il paziente arrivi alla morte in modo naturale, accompagnandolo il più possibile dal punto di vista umano e farmacologico, evitandogli ogni dolore tramite terapie adeguate e in caso di gravità estrema attraverso la sedazione farmacologica, permettendogli di attendere la morte dormendo.

      Però non bisogna confondere il rifiuto all’eutanasia con il sostegno all’accanimento terapeutico.

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  5. edoardo ha detto

    Secondo me bisogna non entrare nel canale mentale in cui vogliono indirizzarci i sostenitori della liceità del suicidio:
    gli argomenti sono sempre gli stessi monotoni, il vecchietto straziato da dolori impossibili con i medici cristiani sadici che gli lesinano gli antidolorifici.
    Questa è una trappola mentale.
    Quando uno ad uno stadio avanzato di malattia letale ha una sintomatologia dolorosa intensa, viene tenuto sedato a narcotici praticamente, sempre, 24 ore al giorno.
    Mio suocero è morto di mesotelioma pleurico la scorsa primavera.
    Diagnosticato in agosto, a novembre è peggiorato, a dicembre si è allettato.
    La tendenza oggi è farli morire a casa, l’USL ti passa il letto col materasso a pompa per le piaghe da decubito, ed il medico di base, presumibilmente in concertazione con quelli ospedalieri che seguivano il paziente nella prima fase, prescrive le confezioni di sedativi sufficienti a tenere il dolore sotto controllo giorno e notte.
    Oggi ci sono i cerotti transdermici che liberano fentanyl a cessione protratta.
    La cessione del farmaco avviene nel corso di tre giorni, dunque al quatro giorno il cerotto va cambiato.
    Il fentanyl è un narcotico molto più potente della morfina e dell’eroina stessa, in una formulazione che ne rende difficilissima l’estrazione per essere utilizzato come stupefacente, dunque il farmaco può essere dato tranquillamente da tenere in casa senza rischi di abuso, potenzialmente sempre presenti con questo tipo di farmaci.
    Quello che rende la vita del paziente dolorosa, non è il dolore in sé, in quanto sotto totale controllo del farmaco, ma altre cause, come la costipazione in parte causata dal fentanyl, in parte dalla posizione supina nel letto.
    Mi ricordo che quando pulivo mio suocero, sentiva dolore perché il polmone canceroso gli pigiava sul fianco sinistro quando lo alzavo per lavarlo, ma una volta sdraiato il dolore ritornava sopportabile.
    Quello che teme la gente che vuole ricorrere al suicidio, è il senso di impotenza della malattia, il sentirsi paralizzato, bloccato su un letto in attesa dell’aldilà per non si sa quanto tempo, settimane, mesi o anni.
    Ma per tante persone è utile questo periodo di preparazione all’aldilà, perché hanno vissuto come se non dovessero morire mai.
    Quando erano sani e forti, hanno angariato i loro famigliari, magari, fregandosene altamente di essere causa di sofferenza morale per loro, e di fronte alla morte, preso o tardi, tutti ragionano come non hanno mai fatto nella vita.
    Magari la sera prima del trapasso, ma vedi che cambiano atteggiamento, improvvisamente uno è colto da una lucidità che in vita non ha mai mostrato, ubriaco della vita e di sé stesso come era.
    Io ho notato questo in più persone, all’avvicinarsi del trapasso.
    Loro sanno quando sta per avvenire.
    Credo che la morte sia un’ascesa, non una discesa.
    E’ un processo veramente strano: vivi ebbro di te stesso, improvvisamente acquisti la lucidità.
    Tante persone a poche ore dal trapasso acquistano coscienza di avere sprecato la vita in cazzate.
    Il dolore fisico si controlla abbastanza bene con i narcotici, per quello morale non c’è medicina, se uno è vissuto solo per ingrassare la materia, trascurando lo spirito.
    La nascita e la morte sono dei passaggi: io sono diventato ATROCEMENTE CONTRARIO ad aborto e eutanasia.
    Lotterò sempre contro questi abomini.
    La nascita e la morte sono dei momenti sacri, ed esigono una cosa: RISPETTO.

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    • beppina ha detto in risposta a edoardo

      Ma per tante persone è utile questo periodo di preparazione all’aldilà, perché hanno vissuto come se non dovessero morire mai.

      Bellissima frase, come interessante e lucido é il resto dell’intervento. Grazie signor Edoardo.

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    • Fabio Moraldi ha detto in risposta a edoardo

      Grazie molte edoardo per questa testimonianza di tuo suocero, mi ha fatto molto riflettere.

      Sono d’accordissimo con te sul fatto che il dolore fisico è ormai oggi controllabile, quello che resta è il dolore morale. Un dolore che diventa insopportabile solo se a fianco ci sono persone che vogliono farti fuori, che ti invitano a suicidarti facendoti capire che sei un peso per loro. Se invece a fianco hai persone che ti amano, che desiderano prendersi cura di te allora tutto cambia e il dolore psicologico più grande diventa sopportabile.

      La richiesta di eutanasia è direttamente proporzionale alla mancanza di affetto e amore da parte dei parenti e del personale sanitario, lo dicono anche i dati statistici.

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    • Daniele ha detto in risposta a edoardo

      Edoardo, anche se non ti conosco di persona, ti faccio le mie più sentite condoglianze per la dolorosa scomparsa di tuo suocero.

      Hai scritto che è morto di mesotelioma pleurico: per quel che ne so, è un tumore rarissimo nella popolazione generale, ma si riscontra nella quasi totalità delle persone che sono venute a contatto – s’intende un contatto continuativo e prolungato – con l’amianto (Eternit, ecc…).

      Quindi ti chiedo: tuo suocero è una di quelle vittime della “strage dell’Eternit”, strage per la quale sono recentemente stati condannati gli allora vertici dell’azienda?

      Quella delle morti per amianto è una delle più grandi vergogne italiane, visto i vertici della Eternit, sebbene sapessero che l’amianto è tossico e che quindi gli operai ne sarebbero morti, non hanno fatto nulla per evitare l’ecatombe, onde non compromettere il profitto!

      http://www.youtube.com/watch?v=ZyMNYVkc65w

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      • edoardo ha detto in risposta a Daniele

        Mio suocero ha costruito per anni capannoni industriali ricoperti in eternit.
        In quel che resta del cantiere edile dell’azienda, chiusa ormai da anni, ci sono ancora coperture ondulate e tubature in eternit.
        Mia moglie adesso ha chiesto un preventivo per lo smaltimento.
        E non solo. Pare che nel piazzale del magazzino sia stato interrato abusivamente amianto, e non poco, vent’anni fa, pochi anni prima che l’impresa chiudesse.
        Ma guarda che son davvero tante le aziende edili che hanno fatto così.
        E quello una volta era terreno agricolo di ottima qualità.
        Una volta facevo l’analista chimico di professione, idrologo; potrei scrivere un volume su procedure al limite della legalità e smaltimenti folli, ma all’epoca legali, di cui son venuto a conoscenza, l’amianto è solo una di queste. Di varie cose le conseguenze hanno appena iniziato a manifestarsi.
        Io non sono né “verde” né ecologista, ero solo un analista che operava nel settore idrologico.

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    • Daniele ha detto in risposta a edoardo

      “per il dolore morale non c’è medicina”.

      La medicina per questo dolore in realtà c’è: è Cristo in Persona, che bussa continuamente alla nostra porta, porta che però ha una sola maniglia, ed è dalla nostra parte: quindi Cristo non può entrare per sanare la nostra anima e il nostro spirito se noi non ci decidiamo ad aprirGli la porta.
      Tutto questo perché Cristo è amante della nostra libertà e agisce in noi solo se noi gli permettiamo di agire.

      Il compito dei cristiani, perciò, è quello di evangelizzare, come dice il Papa, le “periferie esistenziali”, cioè quei contesti nei quali si vive come se Dio non esistesse: evangelizzare vuol dire, in estrema sintesi, invitare ogni uomo ad aprire la porta a Cristo che bussa.

      “Permettete a Cristo di parlare al cuore dell’uomo. Aprite, anzi, spalancate le vostre porte a Cristo!” diceva il Beato – e tra qualche mese Santo – Giovanni Paolo II!

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  6. Daniele ha detto

    I difensori del “diritto all’eutanasia” dicono a chi è contrario alla legalizzazione di tali pratiche: “Noi non vogliamo imporre l’eutanasia, noi la chiediamo solo come diritto per noi: cioè chiediamo che chi vuole morire sia libero di farlo e chi vuole vivere sia altrettanto libero di farlo”.

    Ora, invece, i risultati delle ricerche scientifiche che ha pubblicato la redazione di UCCR dimostrano chiaramente quello che già si pensava da tempo, cioè che in quei contesti nei quali le pratiche “mortifere” (eutanasia, suicidio assistito) sono legali le persone hanno una maggior propensione a pensare che la morte volontaria (suicidio) sia la “soluzione ai problemi della vita”.

    Il Beato Giovanni Paolo II lo aveva già intuito e perciò aveva inquadrato tali pratiche con l’espressione “cultura della morte”. La realtà dei fatti gli ha dato ragione, poiché con la legalizzazione dell’eutanasia si afferma questa cultura per la quale la vita è meno degna di essere vissuta e il suicidio diventa “normale”.

    Quindi la “decisione di farla finita” non è, contrariamente a ciò che dicono quelli dell’Associazione “Luca Coscioni”, una scelta privata, ma è piuttosto una scelta che ha delle pesanti – e negative – ripercussioni sulla società tutta.

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  7. Li ha detto

    Se l’eutanasia fosse imposta anche solo come pensiero non avremmo avuto persone come queste:

    http://www.youtube.com/watch?v=ZEzbqYOE4c0

    http://www.forlitoday.it/cronaca/storia-luciano-mazzini-forli.html

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    • Daniele ha detto in risposta a Li

      Guardate Stefano Borgonovo, recentemente scomparso: da quando gli è stata diagnosticata la SLA (2008) a quando è morto non ha mai, nemmeno per idea, preso in considerazione il fatto di intraprendere un “viaggio della morte” in Svizzera o in Olanda, ma ha sempre dimostrato, invece, un attaccamento tenace alla vita.
      Il sottofondo di ogni pensiero di Borgonovo (che comunicava con un apposito programma per computer che riusciva a tradurre in parole i movimenti degli occhi, cioè le uniche parti non paralizzate del suo corpo) era “Io, anche se sono paralizzato in un letto, non mi voglio perdere nemmeno un istante della mia esistenza”. Borgonovo è un esempio estremamente positivo per tutti.

      Si dirà: quella di Borgonovo di voler vivere fino alla fine è una scelta personale, che va rispettata, ma anche quella di Welby, che ha scelto la strada opposta, cioè l’eutanasia, è una scelta da rispettare.

      Mi permetto di dissentire: io rispetto la persona di Welby così come rispetto qualsiasi persona, però non posso assolutamente condividere la scelta da lui fatta. Perché, come ho già detto, le scelte, anche quelle personali, non sono mai così personali e private come si vorrebbe far credere, ma creano degli esempi, positivi o negativi a seconda dei casi, che influenzano il comportamento di altre persone. Questo concetto, che si chiama “corresponsabilità” o, cristianamente parlando, “Nessuno vive per se stesso e nessuno muore per se stesso”, il nostro mondo individualista e centrato più sull’Io che sul Noi fa fatica a coglierlo.

      Perciò vedere un uomo paralizzato che dal proprio letto chiede l’eutanasia influenzerà in quel senso, cioè a chiedere l’eutanasia, altre persone nella sua stessa condizione, mentre se lo stesso uomo paralizzato dimostra di voler vivere ogni istante che gli resta da vivere, col suo esempio positivo saprà spronare gli altri malati come lui a non darsi mai per vinti.

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      • Daphnos ha detto in risposta a Daniele

        Giusto per precisazione, nel 2008 si svolse la partita tra Fiorentina e Milan per la raccolta fondi in favore della “Fondazione Borgonovo” (io c’ero ;-)), ma la SLA gli era già stata diagnosticata molti anni prima. Era già totalmente immobilizzato.

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