I vincoli interni che guidano l’evoluzione

UccellinoDurante l’Udienza generale del 6 febbraio scorso, papa Benedetto XVI ha spiegato: «nell’epoca della scienza e della tecnica, ha ancora senso parlare di creazione? Come dobbiamo comprendere le narrazioni della Genesi? La Bibbia non vuole essere un manuale di scienze naturali; vuole invece far comprendere la verità autentica e profonda delle cose. La verità fondamentale che i racconti della Genesi ci svelano è che il mondo non è un insieme di forze tra loro contrastanti, ma ha la sua origine e la sua stabilità nel Logos, nella Ragione eterna di Dio, che continua a sorreggere l’universo».

Ancora una volta la Chiesa si è mostrata contraria al Creazionismo protestante, ma anche lontana da un concetto di evoluzione determinato esclusivamente da caso e necessità, come vorrebbero coloro che hanno fatto della biologia evolutiva la bandiera del nuovo ateismo scientifico. I vari Pievani, Dawkins e compagnia bella sono arenati da anni su un modello evolutivo neo-darwinista, ormai superato, basato sul gradualismo, sulla selezione naturale come unico fattore esplicativo dell’evoluzione e sulla macro-evoluzione come una micro-evoluzione semplicemente protratta nel tempo e in condizioni di isolamento geografico. Il neodarwinismo, nonostante sia l’approccio maggioritario negli evoluzionisti, si trova oggi in rotta di collisione con le nuove acquisizioni della biologia molecolare.

Lo ha spiegato, ad esempio, Stuart A. Newman, professore di Biologia presso il New York Medical College, dicendo: «gli scienziati hanno ancora solo idee abbozzate su come le complesse forme viventi sono sorte nel corso dell’evoluzione […]. Anche le cellule “semplici” sono abbastanza complesse e le origini della vita cellulare sono ben lungi dall’essere risolte». Inoltre, il processo microevolutivo immaginato da Darwin e sostenuto dai neodarwinisti, «non tiene conto in alcun modo plausibile i modelli marcoevolutivi, come le differenze tra ostriche e cavallette, pesci e uccelli. Infatti, il gradualismo adattazionista, anche se ancora popolare in alcuni ambienti scientifici, è sempre più messo in discussione e trovato difettoso dai biologi evoluzionisti che lavorano in un set esteso di discipline». In un precedente articolo aveva invece mostrato come la selezione naturale non possa più essere considerata come il meccanismo esclusivo del cambiamento macroevolutivo. Lo scienziato ha quindi evidenziato come «a differenza della presunzione del modello standard, tuttavia, lo scenario fisico-genetico per l’origine delle forme multicellulari complesse non è affatto aperto e senza limiti», ma risponde a vincoli interni pre-esistenti.

Tutto questo è stato confermato in un “recente” articolo del biologo italiano Alessandro Giuliani, ricercatore presso l’Istituto Superiore di Sanità dove si occupa della modellizzazione matematica e statistica dei sistemi biologici, nonché collaboratore di UCCR. Citando uno studio su Nature ha mostrato come l’approccio neodarwinista stia venendo pian piano demolito. Non solo, ma, come già fatto dal prof. Newman, ha spiegato anche come non sia possibile oggi evitare di sostenere una visione dell’evoluzione iscritta in una “canalizzazione” generata da leggi fisiche (o vincoli) pre-esistenti.

A sostenere questo nuovo approccio all’evoluzione biologica c’è anche il nuovo libro di Terrence William Deacon, antropologo americano, docente presso l’Helen Wills Neuroscience Institute e membro della Cognitive Science faculty presso l’University of California. In “Incomplete Nature” ha parlato dei processi di auto-organizzazione della materia mostrando l’inadeguatezza delle spiegazioni riduzionistiche. Nel volume ha insistito molto sul fatto che la teleologia, in un modo o nell’altro, ha un posto nelle scienze naturali. Lo scienziato americano si è spinto anche oltre (forse troppo), spiegando che secondo lui anche il pensiero cosciente «in linea di principio potrebbe essere spiegato in termini naturali, da una sorta di architettura di vincoli interni».

Ludovico Galleni, docente di Zoologia presso l’Università di Pisa, lo ha spiegato in modo sintetico parlando del «chiaro segno della presenza di vincoli interni, morfologici e/o genetici che, una volta raggiunta una soluzione morfologica, condizionano i passi successivi, ben al di là del gioco sconnesso mutazione-selezione» (L. Galleni in “Complessità, evoluzione, uomo”, Jaca Book 2011, pag. 162).

Il paleontologo francese Yves Coppens, professore onorario presso il Collegio di Francia e scopritore dell’ominide Lucy, lo ha spiegato a sua volta in modo definitivo: «La materia è partita da una situazione estremamente semplice per andare verso una situazione nel tempo più complicata e questa situazione più complicata era nello stesso tempo più organizzata […]. Questa vita è condizionata, c’è una costrizione genetica […]. E’ impressionante vedere che anzitutto c’è un senso e poi c’è del senso: un senso è la direzione, “del senso” è significato. Tutto è così» (Y. Coppens in “Complessità, evoluzione, uomo”, Jaca Book 2011, pag. 102).

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