Il giovane Andrea non si è suicidato per omofobia o bullismo

Fiaccolata per AndreaAppena si è diffusa nel novembre scorso la notizia del suicidio del giovane Andrea, studente 15enne di Roma, i leader della cosiddetta lobby omosessuale hanno tentato di strumentalizzare questo tragico gesto per tirare acqua al loro mulino. Gay Center, ad esempio, attraverso il portavoce  Fabrizio Marrazzo, ha subito divulgato un comunicato dicendo: «si è ucciso perché veniva vessato in quanto omosessuale».

Il portavoce di Gay Center si è anche inventato che Andrea non facesse mistero della sua omosessualità davanti ai compagni e che una pagina Facebook lo avrebbe preso in giro per questo. Ma gli stessi compagni hanno scritto una lettera «per smentire ciò che è stato pubblicato nell’edizione dei quotidiani nel giorno 22/11/2012 riguardo al suicidio di un nostro compagno di classe. Noi, gli amici, abbiamo sempre rispettato e stimato la personalità e l’originalità che erano il suo punto di forza. Non era omosessuale, tanto meno dichiarato, innamorato di una ragazza dall’inizio del liceo». La pagina Facebook, invece«era una pagina costruita con lui», come ha stranamente riconosciuto anche Paola Concia, citata nell’editoriale de Il FoglioAnche i genitori di Andrea hanno negato l’omosessualità del figlio, sottolineando il suo innamoramento verso una sua coetanea.

Dopo che tutti i media hanno riportato la notizia, compresa la falsa informazione (inducendo anche a marce in alcune città contro l’omofobia), alcuni hanno finalmente riconosciuto che l’omofobia non c’entrava nulla, sostenendo però che il ragazzo fosse effeminato e questo avrebbe comunque causato episodi di bullismo. Tuttavia la Procura di Roma ha abbandonato anche questa pista (oltre a quella dell’omofobia) perché nessun elemento a sostegno di tale teoria è stato rilevato. Il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e il pm Pantaleo Polifemo ritengono che si tratti di un fatto “intimo”.

Ma perché gli strateghi “pink” (così come alcuni organi di stampa) hanno interesse a presentare gli omosessuali come vittime del feroce popolo eterosessuale, anche quando le cose non stanno così? A che scopo architettare le numerose finte aggressioni omofobiche? Forse pensano che martellando sull’equazione “omosessuale=vittima” riescano più facilmente e velocemente a far cambiare idea alla società sulla moralità del comportamento omosessuale, le nozze e l’adozione per le coppie dello stesso sesso? Lo scopo di queste continue strumentalizzazioni è dunque meramente politico? La risposta è probabilmente affermativa.

Attenzione: l’omofobia purtroppo esiste e va condannata e prevenuta sempre, senza alcuna eccezione, così come vanno condannati tutti i tipi di discriminazione, ma la realtà è differente da quella raccontata dagli omosessuali militanti, e questo tragico episodio lo dimostra. In ogni caso, occorre ribadire che «la Chiesa insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all’approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali».

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36 commenti a Il giovane Andrea non si è suicidato per omofobia o bullismo

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  1. Matyt ha detto

    Ma come!
    Ero convinto che la parola “omofobia” fosse un malriuscito esercizio lessicale per dare un nome a qualcosa che in realtà non esiste.

    Aspettarsi coerenza è davvero così utopico?

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    • Azaria ha detto in risposta a Matyt

      Concordo, invito la redazione a sostituire l’ambiguo termine “omofobia” con la piu` corretta espressione “intolleranza verso gli omosessuali”.

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    • Gennaro ha detto in risposta a Matyt

      Il popolo è bue e a volte dev’essere nutrito secondo il suo lessico abituale, sopratutto quando si vuole mandare un messaggio chiaro.

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      • Matyt ha detto in risposta a Gennaro

        Quindi, il fine giustifica i mezzi: uso un lessico che normalmente aborro per far passare un messaggio.

        Non ha mai sentito dire, Gennaro, che anche la forma è contenuto, e che se “razzolo” male (in questo caso, lessicalmente) è difficile essere creduti?

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        • GiuliaM ha detto in risposta a Matyt

          Come la parola “aborto” che magicamente diventa “interruzione di gravidanza” 🙂

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        • Gennaro ha detto in risposta a Matyt

          Sono termini usati socialmente e, seppur sbagliati, riescono a trasmettere un messaggio chiaro. Credo che tu debba forse occuparti maggiormente di chiedere scusa per aver strumentalizzato la morte di Andrea, piuttosto di perdere tempo con queste sciocchezze.

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          • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Gennaro

            FALSISSIMO: i termine ideologici come “omofobia” sono coniati scientemente per trasmettere messaggi ambigui, perché la chiarezza della verità uccide l’errore. Se l’inquinamento semantico viene propagato anche da chi dovrebbe parlare chiaro, è finita.

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            • Antonio72 ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

              Allora quando un omosessuale fosse discriminato, insultato, picchiato, ucciso, per il solo fatto di essere omosessuale, definire l’aggressore un omofobo rappresenta un inquinamento semantico, che in una fragile testa (quella dell’omofobo) potrebbe causare danni serissimi. Eh sì, perchè il nostro (vostro!) caro aggressore dovrebbe ricredersi dalle sue (vostre) convinzioni, ovvero che picchiare, insultare un omosessuale sia cosa lecita per una persona cosiddetta normale, eterosessuale (nonostante sia, per esempio, impotente o semplicemente idiota).

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              • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Antonio72

                Ma che stai a dì? Prenditi un attimo per ragionare sull’esplosione verbale che ti deflagra dentro, prima di scrivere.

                1) Sei passibile di querela: chi ha mai detto su questo sito che è giustificabile un atto di violenza contro un omosessuale? Smettila di offendere, sei molto disonensto.

                2) La parola “omofobia” è una “cagata pazzesca” (scusate la scurrile citazione fantozziana). Pur essendo del tutto condannabile un qualsiasi atto di violenza contro un omosessuale (ma anche un qualsiasi atto di violenza di un omosessaule: ad esempio quando vuole adottare un povero bimbo o quando inganna se stesso e la società con la sua falsissima ideologia gay), chi mai può dire che il motivo sia la “paura dell’omo”? Paura de che? Eventualmente odio…

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              • Azaria ha detto in risposta a Antonio72

                Eh sì, perchè il nostro (vostro!) caro aggressore dovrebbe ricredersi dalle sue (vostre) convinzioni, ovvero che picchiare, insultare un omosessuale sia cosa lecita per una persona cosiddetta normale, eterosessuale (nonostante sia, per esempio, impotente o semplicemente idiota).

                Quindi secondo te le nostre convinzioni sarebbero che “insultare un omosessuale sia cosa lecita per una persona cosiddetta normale”, mi dici da cosa hai dedotto sta boiata?

                Grazie.

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          • Matyt ha detto in risposta a Gennaro

            Io non ho strumentalizzato proprio nulla, ma comprendo come tu sia portato a tentare di fare di tutta l’erba un fascio, in quanto ti riesce estremamente difficile differenziare tra vari tipi di “nemico”, e i vari e molteplici piani di discussione (perlatro, il tuo commento puzza di “benaltrismo” lontano un miglio).

            E, sopratutto nell’ottica del dualismo partecipato forma-contenuto, ritengo che usare una forma corretta sia parte fondamentale del riuscire a veicolare in maniera corretta un messaggio.

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  2. Eaglet ha detto

    Infatti non concordo con l’autore dell’articolo quando afferma che “l’omofobia purtroppo esiste”. Quella che viene chiamata omofobia è semplicemente bullismo. Da che mondo è mondo esistono i bulli, i quali se la prendono con i secchioni, con gli effeminati, con gli omosessuali, con gli handicappati, e in generale con quelli apparentemente più deboli.
    La parola stessa ha un senso diverso da quello che le viene attribuito, e significa paura del simile, non paura degli omosessuali.
    Perfino clinicamente l’omofobia non ha alcun significato, a differenza dell’aracnofobia, della agorafobia, della zoorastia e della pedofilia, per fare alcuni esempi, che sono delle devianze patologiche ben definite.
    Un tempo era considerata tale anche l’omosessualità, ma ben sappiamo come sono andate le cose…

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    • Eaglet ha detto in risposta a Eaglet

      vorrei precisare che non voglio giustificare i bulli, ma solo porre in evidenza che se dovessimo accettare il termine omofobia, allora dovremmo coniare dei termini come handicap-fobia o secchione-fobia, che ovviamente non avrebbe senso.

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      • Giulio Quaresima ha detto in risposta a Eaglet

        Che l’omofobia non c’entri nulla con questo caso può essere vero. Ma negare che non esista l’omofobia tout court (ovvero una forma di “razzismo” contro gli omosessuali) mi sembra davvero enorme!

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        • Eaglet ha detto in risposta a Giulio Quaresima

          Nego la parola omofobia, non il bullismo, intolleranza, discriminazione, chiamala come ti pare, nei confronti di persone con comportamenti omosessuali. Chiamarla omofobia darebbe a questi comportamenti una connotazione psicopatologica, cosa che non ha alcun fondamento per la psicologia ufficiale.

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    • Paolo ha detto in risposta a Eaglet

      Si che finalmente si evidenziò, in base a studi scientifici privi di qualsivoglia indottrinamento religioso, che l’omosessualità è un normale e naturale orientamento sessuale.
      Anche se c’è chi cerca o vorrebbe che non fosse così…ma questo solo per isterismi religiosi.

      P.s. pregherei di evitare “l’argomentazione” della votazione fatta all’epoca, ricordando che la stessa fu voluta da quella sparuta minoranza che voleva mantenere l’omosessualità come patologia…della serie si fregarono un pò con le loro stesse manine.

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      • lorenzo ha detto in risposta a Paolo

        L’omosessualità è il normale orientamento sessuale di una persona malata.
        Se poi chi è disposto ad aiutare le persone malate a guarire fosse un isterico religioso, tutti coloro che si occupano delle persone malate sarebbero degli isterici religiosi.

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      • Katy ha detto in risposta a Paolo

        Vorrei correggerti: la decisione che l’omosessualità è un normale orientamento sessuale venne presa dopo anni di pressione della lobby gay, con anche un’invasione di militanti durante il convegno dell’APA a San Francisco. Allora per alzata di mano si decise: su 3000 membri APA, 2000 (arrotondo appositamente) hanno alzato la mano.
        Questo è quanto accaduto, inutile raccontare un’altra realtà infarcendola con offensivi richiami religiosi.

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      • lorenzo ha detto in risposta a Paolo

        Mi preme inoltre precisare che, per me che sono cattolico, esistono due tipi di malattie:
        – quelle dell’anima
        – quelle del corpo.
        Quelle del corpo sono le meno gravi.

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    • Barbara ha detto in risposta a Eaglet

      Lei ha ragione. L’omofobia non è che una delle (purtroppo) tante forme di discriminazione esistenti. Nella natura umana permane sempre una componente xenofoba, di rifiuto del “diverso”, in qualsiasi forma appaia. Si può considerare qualsiasi contesto sociale, e sicuramente all’interno di esso si individuerà una minoranza che subisce una qualche forma di discriminazione. Il nostro compito di esseri umani e ancor più di cristiani dev’essere a mio parere quello di far proprie le parole del Vangelo che ci comandano di non giudicare mai il prossimo, poiché la discriminazione è sempre originata da un giudizio negativo nei confronti di una o più categorie di persone. Dobbiamo educare dapprima noi stessi, poi i nostri figli, all’accoglienza cristiana verso tutti, con particolare attenzione ai soggetti più deboli. Soggetti che, come lei giustamente sottolinea, sono le vittime preferite dei bulli. Parlare, come spesso accade nei media, solo di “omofobia” ha anche l’effetto deleterio di far dimenticare tutte le altre vittime, che pure riportano spesso profondi traumi psicologici, eppure sembrano “magicamente” meno importanti degli omosessuali.

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      • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Barbara

        1) I veri problemi con la diversità ce li hanno proprio gli omosessuali.

        2) il non giudicare evangelico non significa, ovviamente, non indicare cosa è vero e non condannare cosa è falso, così come ciò che è bene e male.

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  3. Enrico da Bergamo ha detto

    Io ho fatto le superiori circa 20 anni fà in un ITIS quindi ambiente diverso socialmente dal liceo e posso dire che al massimo si facevano battute sugli stilisti ma mai avuto dubbi su compagni.Adesso i giovani sono bombardati da messaggi sul omosessualità propagandati dai vari Grillino,Concia e Cecchi Paone fatalmente anche le battute in classe saranno di più sul tema.

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  4. Concordo perfettamente con Matyt e Azaria: ritengo molto grave che la redazione cada in certi scivoloni. Questo è, ne più ne meno, dovuto al plagio subito dall’ideologia del “politicamente corretto”, ma se non si impara a smarcarsi da questo grave pericolo, si corre il rischio di giocare semplicemente il ruolo del “tappabuchi” di retroguardia; che alla fine è una persona che non parla chiaro (“Il vostro parlare sia sì, sì, no, no, il resto viene dal maligno”, cito a memoria).

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    • Roberto Dara ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

      Probabilmente l’articolo è stato scritto da Odifreddi sotto mentite spoglie, ma è stato stanato con l’inizio dell’ultima frase…

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  5. Questi ideologi gay andrebbero querelati!

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  6. Luigi Pavone ha detto

    Non capisco la diatriba. “Omofobia”, quale che sia la sua origine, ideologica o altro, fa parte del nostro vocabolario, e significa qualcosa di esistente, e cioè un atteggiamento di paura ingiustificata nei confronti degli omosessuali e della omosessualità, la quale può sfociare, un po’ come tutte le paure ingiustificate (ma anche quelle giustificate), in aggressione nei confronti della fonte di paura. Paura de che? — dice A-theos. Non so, paura, preoccupazione innanzitutto per lo stato di salute della moralità pubblica fortemente minacciata dalla immoralità degli omosessuali, o roba del genere. L’immoralità stessa è fonte di paura, di avversione, anche fisica.

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    • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Luigi Pavone

      Non è così.
      1) In primo luogo se non approvo qualcosa e lo condanno come un grave male morale, solo in senso lato e secondario si può dire che ne abbia paura.

      2) Usare l’etimo “fobia” ha una chiara connotazione psico-patologica, che è proprio tesa ad annullare la condanna morale, facendola passare per condizione “anormale” (il che è amaramente ironico nel caso specifico). Inoltre una fobia non c’entra nemmeno nulla con il tipo di paura o timore che, come conseguenza secondaria, si può avere nei confronti di qualcosa che si ritenga moralmente condannabile. Dire, infatti, “ho paura che l’immoralità si diffonda”, non significa assolutamente sottintendere un tipo di paura fobico-patologica, ma un sanissimo timore-preoccupazione per le sorti del bene individuale e comune.

      3) Se ti picchio, non vuol dire, ovviamente, che io abbia necessariamente paura di te. Più probabilmente e semplicemente ti odio e non è nemmeno detto che tu non abbia alcuna responsabilità nel mio atto, comunque ingiustificato.

      Un logico come te dovrebbe stare più attento alle sfumature e alla polisemanticità dei termini, che, come tu mi insegni, per derivarne conclusioni logiche, deve essere chiarita e resa possibilmente univoca.

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      • Luigi Pavone ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

        Sono d’accordo sulla connotazione patologica in senso lato del termine “fobia”, ma proprio per questo il termine “omofobia” è azzeccato per indicare certi comportamenti. Se qualcuno liquidasse come falsa una certa teoria morale che affermi l’immoralità dell’atto omosessuale, in ragione del fatto che essa, dirà, è “omofoba”, è chiaro che ciò non conterebbe come ragione sufficiente per liquidarla. Si può fare la stessa cosa dicendo che una teoria è stupida; ma è questa una buona ragione per fare a meno del termine “stupido”? Che ci sia un abuso del termine “omofobia” è fuori discussione, ma c’è anche un uso proprio che occorre salvaguardare, perché se c’è un omofobo, devo poterlo indicare, e così anche se c’è uno stupido.

        La paura che si diffonda l’immoralità è senz’altro sanissima, ma la paura che si diffonda l’immoralità perché si diffonde Tomb Raider non lo è, quest’ultima sarebbe una tombraiderfobia, soprattutto se accompagnata da atti di vandalismo nei confronti del cd-rom contenenti il gioco; fermo restando che a chi sostiene che Tomb Raider è moralmente pericoloso andrebbe obiettato non che egli sia affetto da tombraiderfobia, ma che la sua sua teoria di Tomb Raider è infondata.

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        • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Luigi Pavone

          Appunto, dunque che si tratti di TombRaider o di omosessualità agita, ciò che va avanzato contro chi li consideri immorali, non è un’accusa di una fobia nevrotica (in pratica cioè che si tratti di persone minus habens o di trogloditi razzisti), ma la dimostrazione che si sbagliano. Per questo dire “omofobia” corrisponde in ogni caso ad un’operazione puramente ideologica (moralmente scorretta, ma non c’è da stupirsene, dato che lo si fa per difendere l’indifendibile).

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        • a-theòs=a-éthos ha detto in risposta a Luigi Pavone

          Inoltre dubito esistano “omofobi” in senso proprio, cioè individui che combattono l’ideologia gay per reale paura psicologica, specialmente oggigiorno. Semmai esistono dei buzzurri violenti. E, ripeto, non è nemmeno detto che questi buzzurri violenti abbiano tutti i torti, pur non essendo accettabili i loro atti di violenza. Infatti quando si arrivi a cose atroci come quelle che stanno accadendo in Francia, dove praticamente si vieta per legge l’uso delle parole “mamma” e “papà”, l’esasperazione è perfettamente comprensibile, perché si sta passando ogni limite di decenza.

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