L’enigma della Sfinge e il continuum dell’esistenza umana

 
di Stefano Bruni*
*pediatra

 

«Qual é quell’animale che al mattino ha quattro zampe, a mezzogiorno ne ha solo due e la sera tre?» É imponente; incute molto più che semplicemente timore. Con il suo corpo di leone alato e la sua testa di donna, la Sfinge sorveglia dal Citerone l’accesso a Tebe. Quando si precipita verso di loro per bloccarne il passaggio, alla sua vista tremano per la paura le gambe dei viandanti. Ad ogni persona che intende entrare nella città la Sfinge propone il suo quesito: “Qual é quell’animale…”. Bisogna risolvere l’enigma. Non é un gioco, un ragionamento che si possa rimandare. É questione di vita o di morte. Chi non sa non passa, non entra nella città. Anzi, peggio: chi non sa viene divorato, finisce agli inferi. E sono tanti quelli che finiscono tra le fauci di quella chimera che non é nè uomo né animale eppure é uomo e animale insieme.

Solo Edipo, l’uomo dal piede gonfio, un uomo in viaggio alla continua ricerca di se stesso (già, perché basta essere alla ricerca semplicemente di se stessi per capire, non occorre essere alla ricerca della Verità per dare la risposta giusta, in questo caso), indovina: «È l’uomo, quell’animale: agli inizi della vita, la mattina, gattona, cioè si muove utilizzando braccia e gambe insieme; a mezzogiorno, nella fase centrale della sua esistenza cammina con le sole gambe in posizione eretta; e nei suoi ultimi anni, quando la vita ormai volge al tramonto, per sostenere il proprio passo ha bisogno del bastone». Cosa succederebbe oggi se una moderna Sfinge, evoluta, ponesse la stessa domanda di allora, dopo averla aggiornata alla luce delle attuali conoscenze scientifiche: «Qual é quell’animale che all’alba nuota e sguazza come un pesce, al mattino cammina su quattro zampe, il pomeriggio su due e la sera su tre?».

Oggi le nostre conoscenze sull’essere umano sono enormemente piú vaste rispetto a quelle che l’uomo aveva nel VII secolo a.C. quando Pisandro descriveva il mito della Sfinge poi ripreso da Apollodoro L’embriologia ci ha mostrato scenari fantastici. Con le moderne tecniche di imaging oggi possiamo contare le vertebre dell’embrione giá 36 giorni dopo l’ovulazione e l’avvenuta fecondazione ed individuare distintamente i suoi arti in forma di abbozzo già a 32-35 giorni di vita e le sue dita ben definite a 8-9 settimane di gestazione. A 11 settimane le dita del feto (che pesa 8-14 gr ed è lungo 3-4 cm) sono ricoperte da unghie e a 15 settimane, sui polpastrelli, le impronte digitali sottolineano l’unicità del singolo individuo. Anche uno che non sia specialista del settore, cercando semplicemente in Google la voce “3d ultrasound images” può divertirsi a guardare le meravigliose immagini di feti piccolissimi che fanno “boccacce” e smorfie varie, compresi sbadigli, o succhiano il pollice.

Possiamo registrarne con un elettrocardiografo esterno il battito cardiaco quando l’embrione non é ancora più lungo di 2 cm (7 settimane dopo l’ovulazione) ma già a 22 giorni di vita (embrione lungo 2 mm) un gruppo di cellule cardiache inizia a pulsare in modo sincrono. A 11 settimane è possibile registrare con un elettroencefalogramma l’attività delle cellule cerebrali fetali ma già dalla 7a settimana l’embrione di 18 mm è capace di movimenti attivi. Gli studiosi ci dicono che (e ci spiegano come: la cute diviene sensibile grazie al funzionamento dei recettori sensitivi) un feto é in grado di provare dolore già a partire dalla 10a settimana di vita e forse anche prima, ancora nello stato embrionale, a partire dall’8° (http://www.uccronline.it/2010/04/22/aborto-e-dolore-fetale/), e piacere (succhiandosi il pollice, ad esempio, intorno alla 26° settimana). D’altra parte già alla 10° settimana la struttura del cervello è completa ed il feto inizia a presentare riflessi nervosi.

A 10 settimane, con l’entrata nel periodo fetale, il nuovo essere umano ne presenta già chiaramente la forma, a partire dalla facies, dove si possono notare gli abbozzi di orecchie, naso (il bulbo olfattivo responsabile della sensazione olfattiva è già reperibile nel cervello a partire dalla 7° settimana di vita) ed occhi (retina già pigmentata). Nello stesso periodo si formano le corde vocali ed il feto è in grado di emettere suoni. Oggi sappiamo che un feto si calma o si agita ascoltando diversi generi di musica e che impara a riconoscere ben prima della nascita la voce della mamma e il ritmo del cuore di lei che infatti lo calmano, una volta nato, quando é agitato, se vi entra in contatto. Sappiamo che gli stimoli esterni (suoni, che inizia a sentire alla 23° settimana; sapori, che grazie alla formazione delle papille gustative intorno ai 60 giorni di vita è già in grado di iniziare a percepire; stimoli luminosi, cui il feto è già sensibile a 24 settimane di vita quando è lungo un paio di dm; temperatura e movimenti) mediati dall’ambiente intrauterino costituiscono per il feto un’importante esperienza che gli permetterà di adattarsi all’ambiente extrauterino. A 11 settimane di vita sono riconoscibili i caratteri sessuali secondari e dunque è possibile sapere se il bambino sarà maschio o femmina. A 18 settimane di vita, quando è lungo 14 cm e pesa intorno ai 150 gr il feto inizia a presentare un ritmo sonno-veglia e mostra di preferire specifiche posizioni materne o situazioni ambientali esterne (suoni, luminosità, movimenti) rispetto ad altre.

Sarebbe impossibile riportare tutta l’enorme bibliografia riferita alle varie scoperte nel campo dell’embriologia e della vita dell’essere umano prima della nascita. Un sito scientifico molto bello (ma è solo uno dei tanti) riporta, settimana per settimana di gestazione, un riassunto delle dimensioni dell’embrione e del feto e delle principali caratteristiche anatomo-funzionali degli stessi. Ma davvero le pubblicazioni scientifiche e i testi divulgativi sull’argomento sono numerosissimi e accessibili a chiunque anche in rete. Con tutte queste conoscenze sarebbe logico aspettarsi che tutti oggi siano in grado di rispondere alla domanda della nuova, moderna Sfinge. Eppure, ancora, l’uomo sembra non aver conosciuto a sufficienza se stesso, la propria essenza, la propria origine.

Giá, perché la risposta é sempre la stessa: “È l’uomo, quell’animale, che all’alba della sua vita, quando si forma e si sviluppa nel corpo di sua madre é immerso nel liquido amniotico (per qualche tempo é dotato anche di manine e piccoli piedi che paiono palmati) e in questo liquido sguazza proprio come un pesciolino”Ma quanti saprebbero rispondere oggi? Non certo i tanti che si ostinano a considerare ancora embrione e feto un “grumo di cellule” o un “tumore che parassita la madre”, qualcosa d’inutile e talvolta fastidioso, un … “coso” la cui incapacità di vita autonoma lo rende inferiore, “altro” rispetto alle “persone”. Non certo i tanti che, contro ogni evidenza scientifica, rifiutano di considerare un continuum lo sviluppo di quell’essere. Un continuum che ha la sua origine in un miracolo: due cellule che sono umane ma che non sono l’essere umano, due cellule che portano tante informazioni ma non tutte le informazioni necessarie alla definizione del nuovo individuo, due cellule vive ma che non sono la VITA, ebbene queste due cellule si fondono e si trasformano reciprocamente per dar luogo ad una nuova VITA, ad un nuovo essere umano, vivente, unico e irripetibile. Un essere umano che non sarà mai uguale a nessun altro ma non sarà mai nemmeno uguale a se stesso lungo tutto il corso della propria vita.

La vita non é solo chimica. E per quanto bene un chimico conosca la tavola periodica degli elementi e sappia maneggiare e combinare tra loro atomi di diverso peso molecolare non potrà mai creare la vita. L’uomo non é un pesce, anche se nell’utero della propria mamma nuota sospeso nel liquido amniotico; cosí come non é un gatto o un cavallo o un qualsiasi altro animale quadrupede quando, intorno agli 8-9 mesi, inizia a muoversi sfruttando l’appoggio su tutti e quattro gli arti. L’uomo che nuota nel ventre materno e che gattona, per qualche tempo, una volta venuto al mondo, è lo stesso uomo che ad un certo punto, col suo carico si esperienze fatte in utero e nei primi mesi e anni di vita, con i suoi ricordi e le sue emozioni, stratificate una sull’altra nel corso delle stagioni, a partire da quel tempo 1 che é lo zigote (scusate ma non mi piace chiamarlo tempo 0), inizia a muoversi su due gambe in posizione eretta. Né l’uomo anziano, che ha bisogno del sostegno del bastone, e talvolta anche della stessa cura che si ha di un bambino, é meno uomo rispetto all’uomo delle età precedenti. L’uomo é sempre uomo, fin dal primo momento della sua esistenza. E il primo attimo in cui é stato ció che non ha più smesso di essere é il meraviglioso istante, nascosto e “magico”, della fecondazione. L’ultimo sarà il momento in cui restituirà la propria vita.

Bene. Ora fate finta che la Sfinge vi sottoponga l’enigma: “Qual è quell’animale…”. Prendetevi un po’ di tempo prima di rispondere; sedetevi comodi e verificate coi vostri occhi quiqui e ancora qui quello che vi ho raccontato fino ad ora. Poi rispondete a voi stessi e alla Sfinge: “Quell’animale è …”.

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62 commenti a L’enigma della Sfinge e il continuum dell’esistenza umana

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  1. Michele Silvi ha detto

    Il primo dei tre “qui” non funziona.

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    • Webmaster ha detto:

      L’ho aggiustato io, grazie

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  2. Paolo Viti ha detto

    Anche in questo caso vale la citazione di Chesterton riportata dal prof. Giuliani poco tempo fa:

    «La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. È una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. È una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l’erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto».

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  3. Pino ha detto

    “cui il feto è già sensibile a 24 settimane di vita quando è lungo un paio di cm, A 18 settimane di vita, quando è lungo 14 cm” ci deve essere un errore, a 24 settimane il feto è 2 cm, a 18 settimane 14 cm……

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    • StefanoPediatra ha detto in risposta a Pino

      Sì, hai ragione, c’è un errore: il “paio è di dm, non di cm” 🙂

      18 settimane: 14 cm
      24 settimane: 21 cm.

      Rileggere mille volte lo stesso testo evidentemente non aiuta a trovare sempre tutti gli errori. Chiedo scusa e chiedo anche alla redazione di correggere l’errore. 🙂

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      • Pino ha detto in risposta a StefanoPediatra

        grazie, l’articolo è molto bello ma mi è saltata all’occhio questa incongruenza.

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        • StefanoPediatra ha detto in risposta a Pino

          Ti ringrazio per averla fatta notare. Rileggo sempre più volte i miei articoli per evitare sviste (sono un po’ maniacale, in questo senso!) ma forse proprio la “familiarità” con ciò che ho scritto mi porta a non riuscire a trovare sempre eventuali sviste/errori di battitura.

          E poi fa piacere quando uno si accorge di un errore perchè significa che ha letto davvero con attenzione l’articolo e non si è limitato ad una lettura superficiale. 🙂

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  4. Leon ha detto

    «Qual é quell’animale che al mattino ha quattro zampe, a mezzogiorno ne ha solo due e la sera tre?»

    Mi viene da rispondere che sia una domanda allegorica.

    L’uomo e la donna.

    L’umanità nella givinezza.
    L’umanità nel mezzo della vita.
    L’umanità nella vecchiaia.

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    • Leon ha detto in risposta a Leon

      L’uomo gattona (4 zampe) da giovane (La mattina è il primo tempo di una giornata,l’inizio della vita)
      L’uomo impara a caminare (2 zampe) da maturo (dunque nel mezzo della giornata, tra giovinezza e vecchiaia)
      L’uomo impara a caminare con il bastone (il bastone sarebbe la terza zampa), alla sera,(la fine del percorso della vita, fine della giornata)

      Giusto o sbagliato?

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  5. StefanoPediatra ha detto

    Non so cosa sia successo ai video (gli ultimi due) che avevo linkato in fondo all’articolo: è come se fossero stati eliminati/oscurati da YouTube. Mi dispiace perchè erano molto belli. Proverò a ricercarli da qualche altra parte.

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  6. Antonio72 ha detto

    Come qualcuno saprà l’ontogenesi riprende la filogenesi.
    Si comincia con semplici cellule, come nei tempi più remoti quando si ebbero le prime tracce di vita sulla terra, poi il feto comincia a sguazzare nel liquido amniotico, e non è solo dotato di arti palmati, ma se non mi sbaglio anche di un principio di branchie. Poi quando nasce, il bambino che gattona ricorda i primati che sono in grado di assumere la posizione eretta solo per pochissimo tempo, ed infine quando il bambino si erge e cammina sulle proprie gambe, presenta tutte le caratteristiche dell’uomo adulto.
    Resta da capire in base a quale criterio (fenotipico) dai primi stadi ontogenetici, per es. quando il feto sguazza nel liquido materno, possiamo dedurre che assomigli più ad un uomo e non piuttosto ad un organismo anfibio. E questa differenza tra l’essere umano ed i suoi cugini biologici più o meno lontani si fa sempre più indistinta man mano che regrediamo fino allo stadio di zigote. Ciò che voglio dire è che se prendiamo come riferimento il criterio genetico, allora restano indifferenti le epressioni fenotipiche per la determinazione di un uomo (lo è appunto anche uno zigote). Se viceversa vogliamo indagare il processo di ontogenesi fin nei minimi dettagli, allora lo facciamo inevitabimente per stabilire un criterio valido che possa definire lo status di uomo, altrimenti l’indagine diviene del tutto inutile.

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    • Pino ha detto in risposta a Antonio72

      quindi secondo te il feto è un anfibio

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    • GiuliaM ha detto in risposta a Antonio72

      La mia preparatrice atletica una volta mi ha detto: “nessuno è da libro di anatomia”. Secondo te, se un uomo è meno alto e/o meno muscoloso del normale, non è uomo? Se perde le gambe e quindi non è fenotipicamente completo, non è un uomo con una sua dignità? Con quale stampino pretendi di decidere se una persona è degna di essere definita umana da te?

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      • Piero ha detto in risposta a GiuliaM

        Per lui, costui andava aspirato e gettato nella spazzatura come “rifiuto organico”.

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      • Antonio72 ha detto in risposta a GiuliaM

        @GiuliaM

        Allora, come già detto, se vale esclusivamente il criterio genetico è inutile soffermarsi sull’ontogenesi dell’embrione/feto, e dettagliare quando comincia a battere il cuoricino o quando comincia ad ascoltare, aprire gli occhi, ecc.., visto che lo zigote, essendo geneticamente identico ad un uomo, presenta la medesima dignità.
        L’uomo è dunque definito solo dal proprio patrimonio genetico. Punto.

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        • GiuliaM ha detto in risposta a Antonio72

          Hai volontariamente lasciato nebulosa la questione (anche se era chiarissima la provocazione) per poter replicare con un “ma no, avete capito male!” alle legittime proteste; a te Carneade fa veramente un baffo… 🙂

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      • Alcor vega ha detto in risposta a GiuliaM

        Allora io da Fisioterapista posso testimoniare con mano con un semplice esempio provate a toccare l’inserzione del bicipite brachiale sull avambraccio o qualsiasi altro muscolo e provate a vedere le differenze con le altre persone ognuno ha inserzioni che si discostano altri hanno addirittura muscoli ed ossa in più il libro di anatomia è solo una mappa di esempio ma l’uomo sempre uomo rimane

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    • StefanoPediatra ha detto in risposta a Antonio72

      Caro Antonio, tutti (tranne lei, evidentemente) sanno che embrione umano e pesce sono due esseri assolutamente diversi. Così come sono diversi l’embrione umano da quello del vitello o da quello del maiale.

      La faccenda delle branchie nell’embrione umano (così come la faccenda dell’ontogenesi che riprenderebbe la filogenesi) è una cantonata proposta dal biologo evoluzionista Ernst Haeckel alla fine del XIX secolo (micca ieri!!!).

      Nella legge biogenetica universale si postula che gli embrioni viventi, durante il loro sviluppo, ripercorrano il processo evolutivo dei loro progenitori.

      Ernst Haeckel teorizzò che nel corso del suo sviluppo nell’utero materno, l’embrione umano dapprima mostra le caratteristiche di un pesce, poi di un rettile e solo alla fine quelle umane.

      Questa teoria è stata ampiamente “sfatata” dalla ricerca scientifica (che lei sembra non conoscere o di cui sembra non voler tener conto, immagino perchè in possesso di nuovi inconfutabili dati scientifici).

      Oggi i biologi sanno bene come gli embrioni delle varie specie all’inizio non si somigliano affatto tra loro. Alla teoria della ontogenesi che ricapitola la filogenesi ormai non crede praticamente più nessuno, essendo stata apertamente sconfessata da importanti ricercatori di tutto il mondo.

      L’esempio più famoso della supposta similarità tra animali nelle prime fasi dello sviluppo è quello che lei cita delle fenditure branchiali nell’embrione umano durante il cosiddetto “stadio del pesce”. In realtà credo che oggi nessun embriologo serio si azzarderebbe ancora a sostenere questa ipotesi perchè tutti gli embriologi seri sanno (per averlo osservato direttamente) che l’embrione umano non sviluppa MAI fenditure e/o branchie o altre strutture tipiche dei pesci.

      E’ noto (e basterebbe leggere qualche moderno libro di embriologia per saperlo) che le “branchie” ipotizzate da Ernst Haeckel altro non sono in realtà che le fasi iniziali di sviluppo del condotto uditivo medio, della paratiroide e del timo (strutture che, come lei sa, hanno indubitabilmente funzioni che non possono essere confuse con quelle deputate alla respirazione in ambiente liquido).

      Per completezza, prima che lei citi altre presunte similitudini anch’esse abbondantemente sconfessate da evidenze scientifiche contrarie (mi perdoni per lo … schemino):

      – la struttura embrionale a suo tempo paragonata al “sacco vitellino” da Haeckel oggi sappiamo bene che in realtà è una sacca che produce sangue per l’infante;

      – la struttura identificata come una “coda” da Haeckel e dai suoi successori è in realtà la spina dorsale che viene a costituirsi prima delle gambe e dunque sporge dal polo inferiore dell’embrione;

      – la forma iniziale del cuore dell’embrione che Haeckel descriveva come un singolo “tubo” come nei pesci, in realtà si sviluppa come un “doppio tubo” nellessere umano.

      Oggi, Antonio, anche gli stessi evoluzionisti accettano l’insussistenza della teoria di Haeckel.

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      • Pino ha detto in risposta a StefanoPediatra

        scusa Stefano, magari l’embrione di Antonio72 aveva delle fenditure, forse è per quello che è ridotto in questo stato mentale.

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      • Antonio72 ha detto in risposta a StefanoPediatra

        Sì va bene, sarà anche così (anche se ha dimenticato le dita palmari ed il fatto che evidentemente un uomo non respira sott’acqua e le diverse strutture encefaliche che dimostrano come l’uomo abbia tre cervelli in uno: da rettile, da mammifero ed infine la più recente corteccia – e poi una curiosità vuole forse negare l’evoluzione?).
        Tuttavia non ha risposto alla mia obiezione del perchè ci dovremmo preoccupare di tutto questo, visto che l’uomo dovrebbe essere determinato esclusivamente dal suo DNA ed il DNA è sempre quello a qualsiasi stadio dello sviluppo ontogenetico, ed anche dopo nello stato cadaverico.

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        • GiuliaM ha detto in risposta a Antonio72

          Ma sei solo te che te ne preoccupi! 😀

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        • Raffaele ha detto in risposta a Antonio72

          Infatti, sei solo tu che ti preoccupi di questo Antonio. E poi, ma chi l’ha detto che l’uomo dovrebbe essere determinato esclusivamente dal suo DNA? Mai sentito parlare di meccanismi epigenetici? Attenzione a queste visioni di riduzionismo biologico, l’uomo non è solo i suoi geni, è molto altro ancora!!

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          • Antonio72 ha detto in risposta a Raffaele

            Allora vediamo se mi spiego meglio anche se mi pare di essermi spiegato abbastanza.
            Questa volta decido di esprimermi con gli schemini in modo di poter seguire il ragionamento passo dopo passo.

            1) Crediamo che l’uomo e qualsiasi altro organismo biologico si siano evoluti (biologicamente) da organismi più semplici e che abbiano dunque delle parentele filogenetiche? Detto in parole povere crediamo nel creazionismo o nell’evoluzionismo?
            2) Crediamo che il differenziamento embrionale sia il medesimo meccanismo valido per tutti gli organismi e che allo stesso tempo il DNA sia comune tra tutti i viventi, e simile per quelli filogenicamente più vicini?
            3) Se crediamo nei due punti precedenti: è possibile per es. che l’informazione genetica che conduce alla formazione delle branchie resti solamente inespressa negli organismi con respirazione aerea, ma che cmq rimanga a livello genetico, in questi come in altri casi (per es. la coda), per la comunanza genetica dei viventi e dell’evoluzione lineare degli stessi organismi?
            4) Se crediamo anche al punto precedente, allora perchè meravigliarsi che il progressivo differenziamento embrionale si sviluppi da un polo a livello minimo di differenziamento(zigote) ad un altro massimo quando l’organismo è completamente sviluppato? Detto in parole povere, crediamo che gli zigoti per es. di un uomo ed un cavallo siano molto meno differenziati rispetto agli organismi completi del cavallo e dell’uomo? O possiamo dirla in altra maniera: se si dovesse scegliere di salvare dalle fiamme uno zigote umano da uno equino, non sarebbe molto più complicato che decidere di salvare un uomo che urla o un cavallo che nitrisce?

            Le uniche vie di fuga possibili possono essere o di aderire al creazionismo, oppure attaccarsi al fatto che cmq uno zigote contiene DNA e che il DNA umano è di certo diverso da quello di un cavallo ed allora che l’unica discriminante possibile nel caso dei due zigoti sia proprio di analizzarne il contenuto genetico. In altre parole equiparare l’uomo al proprio DNA, come ho già detto.

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            • Raffaele ha detto in risposta a Antonio72

              Confondi la tecnica con l’essere. Il fatto che tecnicamente l’unico modo per differenziare i 2 zigoti nel 2012 sia l’esame del DNA non significa affatto che l’unica cosa che differenzia quei 2 zigoti sia il DNA. Tra 10 anni magari si potrà usare un altro elemento di differenziazione, non appena la tecnica ci permetterà di misurare altro. C’è una marea di cose che li differenzia, dalle dimensioni, alle proteine espresse, alla composizione elettrolitica del citosol, al suo metabolismo, al modo di svilupparsi che già dal primo secondo di vita è diverso fra i 2, tutte cose che, attenzione, non dipendono dal solo codice genetico, ma dipendono anche da fattori ambientali, quindi dall’interazione con l’esterno, dai meccanismi epigenetici, e da chissà quali altri fattori che al momento sono sconosciuti ancora, ecc. Lo zigote di cavallo già nel suo primo secondo di vita ha meccanismi diversi dallo zigote umano che prescindono completamente dalla sequenza nucleotidica del DNA….dipende per es. dallo stato di metilazione ereditato dalla madre, e tante altre cose a livello molecolare che manco ricordo più per quanto sono complesse. Una cosa è dire che col solo DNA li differenzio, una cosa è dire che l’unica cosa che differenzia quei 2 zigoti è il DNA. Se per equiparare un uomo al suo DNA intendi dire che l’unico modo che disponiamo oggi per differenziare i 2 zigoti è l’analisi del DNA posso pure crederti, ad oggi è così, ma se mi dici che l’unica differenza è nel DNA, eh no, non ci siamo proprio, questo è riduzionismo già abbondantemente sbufalato.

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              • Piero ha detto in risposta a Raffaele

                Basta vedere il caso dei gemelli omozigoti.
                Non e’ che hanno una coscienza condivisa, ognuno ce l’ha per se, o quando muore uno tutta la coscienza del morto si fonde con quell’altro rimasto in vita.

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            • GiuliaM ha detto in risposta a Antonio72

              Ripeto: sei solo te che hai sollevato questa questione capziosa supportata da argomentazioni fallaci già confutate da Stefano. Perchè continui?

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      • Piero ha detto in risposta a StefanoPediatra

        Si vede che a “Focus” non lo sapevano! 😉

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      • Raffaele ha detto in risposta a StefanoPediatra

        Stefano è stato fin troppo esaustivo per tentare di aggiungere qualcosa alla corbelleria delle branchie. Visto che magari è di difficile comprensione per chi non ha studiato embriologia, per farvi capire ancora meglio cosa vuole dire Stefano quando parla di fasi iniziali di sviluppo del condotto uditivo medio, della paratiroide e del timo volevo mostrarvi l’immagine che a me fece capire il discorso delle fessure branchiali quando studiai embriologia: http://i49.tinypic.com/2qn36s0.png

        Proprio come ha detto Stefano la faringe primitiva è costituita da 4 fessure o fenditure o tasche branchiali: dalla prima (indicata in rosso) derivano timpano e tuba di Eustachio, cioè l’orecchio medio), dalla seconda (in blu) origina la tonsilla, dalla terza (in verde) derivano paratiroide inferiore e timo, dalla quarta (violaceo) la paratiroide superiore. La branchie dei pesci con queste tasche dette branchiali non c’entrano proprio nulla.

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        • Antonio72 ha detto in risposta a Raffaele

          Non c’entrano nulla perchè nel caso dei pesci queste tasche branchiali si sviluppano in branchie, secondo quanto codificato nel proprio DNA.

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          • Raffaele ha detto in risposta a Antonio72

            Ahah, ma no! Non c’entrano nulla semplicemente perché le tasche branchiali nei pesci non esistono. Le tasche branchiali non sono l’analogo di ciò che si sviluppa in branchie nei pesci, oramai è risaputo, sono strutture presenti nell’embrione umano punto e basta e da cui derivano i suddetti organi. Le hanno chiamate così solo perché per la loro forma ricordano le branchie dei pesci adulti, non perché sono una parte comune tra le 2 specie che si differenzia però in modo diverso a seconda della specie. Tant’è che poi nel loro sviluppo danno origine a cose completamente diverse che non riguardano neanche gli stessi apparati, quindi la similitudine è solo morfologica. Questa è una bufala già superata nel secolo scorso oramai Antonio, ma attento, non sono io a dirlo, ma fior fior di scienziati! È come se tra l’embrione umano e l’embrione bovino definiamo come punto in comune una struttura embrionale umana che per la sua forma particolare definiamo “a occhio di bue” e da cui origina il pancreas e poi andiamo dicendo che da quella struttura nel bue nasce l’occhio, solo perché abbiamo convenzionalmente chiamato in quel modo quella struttura e magari l’occhio del bue nasce da tutt’altra parte! Ma dai, antiscienza allo stato puro!! Cmq vabbè, penso che Stefano sia stato decisamente molto più convincente, alla fine sei libero di credere quello che vuoi.

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            • Antonio72 ha detto in risposta a Raffaele

              Raffaele, ma come te le devo dire? Le tasche branchiali a livello embrionale sono presenti in tutti i vertebrati, così come ciò che sarà la spina dorsale, sempre a livello embrionale, è presente in tutti i cordati, ecc..
              Pensaci bene, se non credi a questo (e puoi facilmente verificarlo su wiki), allora in fondo non credi nemmeno all’evoluzionismo.

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              • Raffaele ha detto in risposta a Antonio72

                Non so chi siano le tue strampalate fonti, io so sole che nell’embrione umano, dalla faringe primitiva originano le tasche o fenditure o fessure faringee, dette branchiali solo perché morfologicamente ricordano le branchie di un pesce. Da esse originano organi dell’apparato endocrino, del sistema immunitario e dell’apparato uditivo. Nel 900 gli embriologi hanno già abbondantemente sbufalato l’ipotesi ottocentesc di Haeckel secondo cui quelle strutture potessero essere l’analogo degli abozzi delle branchie dei pesci, ipotesi basata solo su un criterio morfologico. Siccome la scienza poi è andata avanti, soprattutto grazie all’immunoistochimica si è capito che nulla c’entrano…così come nulla c’entra con questo discorso parlare dell’abbozzo di colonna vertebrale nei cordati, perché in questo caso si parla di analoghi al contrario confermati (non a caso i cordati hanno tutti qualcosa di simile o analogo alla colonna vertebrale/notocorda), in quello delle tasche si parla invece di analoghi sbufalati, ascientifici (non a caso timo, paratiroidi e quant’altro non sono affatto analoghi delle branchie). Se poi vuoi continuare a credere ad idee ottocentesche abbondantemente sconfessate da tecninche decisamente più precisa della semplice osservazione al microscopio sei liberissimo, d’altronde c’è gente che crede ancora che l’oscillococcinum sia un batterio e non delle bolle d’aria di vetrini imperfettamente preparati. Se questa idea del 1925 ancora oggi regge a tal punto da spingere un commercio di milioni di euro da parte di ignoranti che comprano oscillococcinum pensando faccia effetto, bhè credo che tutto sia possibile. Pensa quel che vuoi, mi sa che Pino ha ragione

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                • Antonio72 ha detto in risposta a Raffaele

                  Ed io ripeto che quelle tasche sono presenti a livello embrionale in tutti i vertebrati. Ed è scienza del XXI secolo.

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  7. Simone Emili ha detto

    Bellissimo articolo e splendida immagine. Riflette quello che dico da una vita a che mi contesta che l’embrione non è un essere umano: se mi faccio una foto adesso, a 35 anni, e la confronto con una foto di quando ne avevo 10 o di quando mi hanno battezzato, le differenze saranno enormi ma sono sempre io. E andando a ritroso fino allo zigote il ragionamento non cambia, perchè non è avvenuta alcuna trasformazione. Il Dna è sempre quello, quindi sono sempre io. Dallo zigote al cadavere c’è solo sviluppo, ma siamo in presenza dello stesso essere vivente. L’unica trasformazione si ha al momento del concepimento, quando due cellule aploidi di 23 cromosomi si trasformano in una cellula diploide con 46 cromosomi: lì si che abbiamo “qualcosa” (spermatozoo e ovulo) che si trasforma in “qualcos’altro” (lo zigote). Ma da quel momento in poi abbiamo solo un organismo che si sviluppa e cresce, ma non si trasforma. Altrimenti dovremmo dire che quando avevamo, ad esempio, un anno eravamo qualcun altro rispetto ad oggi: un’assurdità! Verso aprile cominciai una discussione durata quasi due mesi, sul blog Bioetiche, con uno che sosteneva che in realtà una trasformazione avviene, e si ha quando l’embrione comincia a formare quelle strutture corticali che permettono la coscienza; fino a qual momento, niente coscienza niente essere umano. Ma è un ragionamento assolutamente non condivisibile, perchè confonde causa ed effetto: la coscienza è un prodotto del corpo umano, quindi dell’essere umano, non il contrario. Oppure, che è lo stesso, ho una coscienza umana perchè sono un essere umano, non viceversa.

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    • Antonio72 ha detto in risposta a Simone Emili

      @Simone Emili

      Attenzione! Affermare che la coscienza sia un prodotto del corpo umano significa condividere il punto di vista del materialista riduzionista. Certamente le particolari ed uniche strutture corticali umane sono indispensabili perchè la coscienza si manifesti, ma per il credente ciò non dovrebbe bastare, almeno credo. Inoltre come afferma il genetista R. Lewontin il DNA è la molecola più inerte che ci sia in campo biologico, e lo dimostra il fatto che può essere recuperata anche da un cadavere, anche migliaia d’anni dopo il suo decesso, almeno parzialmente. Quindi il DNA da solo non può giustificare la vita nemmeno a livello biologico.

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      • Simone Emili ha detto in risposta a Antonio72

        Si, in effetti c’è anche chi sostiene che la coscienza non dipende affatto dal cervello, e a supporto di questa ipotesi riporta le numerose testimonianze di N.D.E (esperienze di “pre-morte”) in cui persone cerebralmente morte per diversi minuti avrebbero avuto coscienza delle persone attorno a loro e di ciò che dicevano. Può darsi che sia come dici tu, ma questo comunque non toglie che l’obiezione fattami su Bioetiche sia insostenibile. Infatti, o accettiamo che la coscienza non dipende dal cervello e quindi entriamo in un altro ambito di discussione, oppure stabiliamo che essa dipende dal cervello, come diceva il mio interlocutore su quel blog. Ma in tal caso è vero ciò che avevo affermato all’inizio: la coscienza è un prodotto del corpo umano, quindi dell’essere umano, e quindi il suo sorgere non può qualificarsi come lo spartiacque per stabilire quando l’embrione può essere considerato umano oppure no. La coscienza umana sorge perchè a monte c’è un essere umano, non il contrario.

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        • Antonio72 ha detto in risposta a Simone Emili

          Scusami Simone, ma come eviti il materialismo nel tuo ragionamento?
          Quando sostieni che la coscienza sorge perchè a monte c’è un essere umano ed allo stesso che la coscienza è un prodotto del corpo umano, inferisci automaticamente che l’essere umano è il corpo umano.

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        • Antonio72 ha detto in risposta a Simone Emili

          Simone, non so se sei credente, ma se la pensi come hai scritto e vuoi restare coerente con la fede non hai che tre possibilità, e solo tre.
          1) Aderire al creazionismo di modo che il corpo umano sia stato creato per intero direttamente da Dio a sua immagine e somiglianza
          2) Se invece credi nell’evoluzionismo allora puoi credere che Dio abbia progettato l’uomo in progessione secondo vari step precedenti fino a raggungere la meta finale fatta ad immagine e somiglianza di Dio. Potrei azzardare la metafora di Dio scultore che si guarda allo specchio procedendo nella sua opera autobiografica per gradi fino alla fase conclusiva rappresentata dall’uomo. Ma allora qualsiasi essere vivente assomiglia secondo i diversi gradi a Dio.
          3) O in alternativa al punto precedente, restando ancoro fedele all’evoluzionismo, non puoi affermare che l’uomo sia stato creato ad immagine e somiglianza di Dio, almeno non più del ramarro o di qualsiasi altro organismo vivente.
          Se viceversa affermi che la biologia non è la prospettiva migliore per giustificare il rapporto Dio-uomo, allora la pensi come me.

          PS
          Attenzione che nessuno mette in dubbio che il cervello sia indispensabile alla coscienza. Ma una correlazione è diversa da un rapporto causale.

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          • Piero ha detto in risposta a Antonio72

            Ipotizzare che ci sia un “qualcosa” che si “fonda” insieme al corpo umano nel momento del concepimento e’ troppo poco filosofico?

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            • Antonio72 ha detto in risposta a Piero

              Bravo! Ma questo è un altro discorso. Se infatti c’è qualcos’altro nel corpo umano allora non lo si può giustificare di certo con la biologia.

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          • Simone Emili ha detto in risposta a Antonio72

            Per me la coscienza è irrilevante: l’essere umano nasce quando dai gameti si forma lo zigote. Da quel momento in poi, dato che il DNA resta invariato e non abbiamo cambiamenti di alcun genere tranne il naturale sviluppo dell’embrione, siamo già in presenza di un essere umano a tutti gli effetti. Se non abbiamo motivo di credere che Mario Rossi a 20 anni sia un altro essere umano rispetto a quando ne aveva 10 o 1, o a quando era feto di 6 o 3 mesi, non abbiamo neppure motivo di ritenere che non fosse già Mario Rossi quando era zigote. La coscienza l’aveva tirata in ballo il mio interlocutore su Bioetiche, e io ho cercato di dimostrare che il suo ragionamento era incoerente. Ma per me la presenza o meno di una coscienza non conta nulla.

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  8. Paolo ha detto

    Parafrasando Flannery O’Connor, la differenza tra una persona di spessore e una di mediocre caratura, sta tutta in “quanto ‘uomo’ sta nei – davanti ai- tuoi occhi”.

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  9. StefanoPediatra ha detto

    Caro Pino, sono d’accordo con te: spesso, nelle discussioni di cui anche io mi sono reso responsabile con alcuni utenti di questo sito ho avuto l’impressione che costoro intervenissero semplicemente per provocare o per il gusto di leggere quanto scrivevano (un po’ come fanno i bambini quando buttano le cose per terra e poi ti guardano per vedere l’effetto che hanno provocato o i lattantini quando emettono suoni e vocalizzi solo per il gusto che provano nell’ascoltare la propria voce).

    Il fatto è che se queste persone scrivessero e nessuno leggesse quanto scrivono basterebbe effettivamente non rispondere loro per indurli, magari col tempo, a limitare i propri interventi provocatori; ma poichè le persone poi leggono quanto viene scritto e non tutti sono in grado di riconoscere certe corbellerie o mezze o false verità dalle quali potrebbero venire negativamente influenzati, credo sia doveroso chiarire certi punti per evitare che passino idee strane.

    Hai presente l’aria cantata da don Basilio nel primo atto del BArbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini? “La calunnia è un venticello, un’auretta assai gentile che insensibile, sottile, leggermente, dolcemente, incomincia a sussurrar. Piano piano, terra terra, sotto voce, sibillando,
    va scorrendo, va ronzando; nelle orecchie della gente s’introduce destramente, e le teste ed i cervelli fa stordire e fa gonfiar.”

    Ecco, io credo che sia la stessa cosa anche per le false idee ideologizzate: queste idee sono buttate lì come per caso, rivestite da un’apparente atorevolezza (peraltro autoreferenziata), pronunciate con parole auliche. E nella mente di qualcuno che non abbia gli strumenti culturali per opporvisi possono entrare e piano piano scendere in profondità e lì radicarsi. Ecco perchè, credo, occorre sempre chiarire certe falsità e precisare certe imprecisioni. 🙂

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    • GiuliaM ha detto in risposta a StefanoPediatra

      Sono d’accordo; sempre sullo stesso tema, Voltaire: “Calunnia, calunnia, qualcosa resterà”. Sempre meglio sconfessare i tentativi di creare scandalo.

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    • Raffaele ha detto in risposta a StefanoPediatra

      Purtroppo in questo gioco ci casco anche io. Penso che Pino abbia ragione quando dice che a volte rispondere alimenta l’ego di chi fa apposta a non voler capire e questo crea discussioni infinite, però è anche vero che qua c’è molta gente che legge e che magari viene ingannata da queste discussioni. Se ci si protrae in discussioni lunghe è proprio per evitare che queste persone vengano credute, dall’altro però gli si dà credito anche quando le cose che dicono rappresentano di per sé un pessimo biglietto da visita. Il problema è che non tutti lo sanno, non è facile trovare un equilibrio tra questi 2 opposti. Probabilmente l’errore, almeno da parte mia, sta nel protrarre all’infinito le discussioni ripetendo poi sempre le stesse cose, ad un certo punto, spiegate le cose da spiegare, ci si ferma e si lascia che l’intelligenza del lettore faccia la sua parte nel capire chi è che fa il troll. D’ora in avanti ci farò più attenzione, perché si perde un sacco di tempo appresso ai troll

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      • Pino ha detto in risposta a Raffaele

        vi siete accorti che il mio post che ha iniziato questa conversazione è stato cancellato? A meno che io abbia perso la vista, non lo vedo più. Nello stesso sostenevo che Antonio scrive solo per solleticare il suo ego.

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    • Pino ha detto in risposta a StefanoPediatra

      caro Stefano, io non dico di non rispondere mai ma, se dopo una spiegazione medico-scientifica come quella che hai dato tu, il personaggio insiste, beh allora c’è dell’altro e possiamo immaginare cosa. Poi, se hai notato, nelle risposte sposta l’attenzione su altri argomenti attorno ai quali si generano poi ulteriori discussioni che nulla hanno a che vedere con il tema originario. Non siamo in presenza del classico troll che arriva per disturbare le discussioni ma certamente il risultato finale, come si dice a Roma, è quello di far finire tutto in caciara.

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    • Leon ha detto in risposta a StefanoPediatra

      Stefano il tuo mestiere è dare una mano a far nascere vite,c’era un filosofo in grecia che usava la stessa arte nel far nascere altro.

      L’uomo gattona (4 zampe) da giovane (La mattina è il primo tempo di una giornata,l’inizio della vita)
      L’uomo impara a caminare (2 zampe) da maturo (dunque nel mezzo della giornata, tra giovinezza e vecchiaia)
      L’uomo impara a caminare con il bastone (il bastone sarebbe la terza zampa), alla sera,(la fine del percorso della vita, fine della giornata)

      Giusto o sbagliato?

      Qui siamo a 3/4,dunque è ancora sbagliato.

      Cosa fa l’uomo da mazzenote alle sei del mattino?Tra “Notte e giorno”.Lo chiedo a te perchè so di non sparlo vista il tuo mestiere,e il mio sò di non sapere,non è un dubbio.

      E piu giusto così?

      Qual’è quall’animale che al mattino cammina a quattro zampe,a mezzogiorno con 2,alla sera con tre.?

      o così

      Qual’è quell’animale che tra la notte e il giotno non ha nessuna zampa,al mattino nè ha 4,a mezzogiorno nè ha 2,alla sera 3?

      Ecco che per ogni sera passata un’altro giorno arriva.

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      • Leon ha detto in risposta a Leon

        Ecco, adesso è completa anche con quel 1/4 che manca ancora,e che solo per inutili cavilli sofistici sulla parola “uomo” e “donna” che disigna ancora di più dell’anatomia.

        @Antonio

        Come potresti tu deffinirti un’uomo senza mai essere nato?

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        • Antonio72 ha detto in risposta a Leon

          @Leon

          Esattamente come avrei potuto definirmi nel 1971 e come potrei definirmi dopo il duemila e qualcosa.

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  10. Marco Comandè ha detto

    “A 11 settimane di vita sono riconoscibili i caratteri sessuali secondari e dunque è possibile sapere se il bambino sarà maschio o femmina.”
    Mi domando se questo sia un errore voluto o meno. Si devono definire caratteri sessuali primari e non secondari, infatti:
    “Quando parliamo di riproduzione sessuale negli umani, sappiamo che un nuovo organismo si forma per l’unione di due cellule, chiamate per questo cellule sessuali o gameti. Le due cellule sessuali hanno una forma e un comportamento diverso: una (spermatozoo) è piccola e motile, mentre l’altra (uovo) è più grande e statica. Gli organi che le producono sono le gonadi che, per gli umani, sono le ovaie e i testicoli. Le gonadi sono generalmente considerate tratti sessuali primari.”
    E questa è la definizione darwiniana di tratti sessuali secondari, che si sviluppano nella pubertà:
    “Abbiamo visto nell’ultimo capitolo che gli ornamenti, gli abiti e l’aspetto esteriore sono elementi molto apprezzati presso tutte le popolazioni barbare e che gli uomini giudicano la bellezza femminile secondo gusti diversi, dobbiamo ora vedere se la preferenza che essi esplicano e la conseguente selezione delle donne che sono considerate più attraenti da parte degli uomini di ciascuna razza, abbiano alterato solo i caratteri delle femmine o quelli di ambio i sessi. Sembra che per i mammiferi sia regola generale che caratteri di ogni genere vengano ereditati alla stessa maniera sia dai maschi che dalle femmine; possiamo quindi arguire da ciò che nel genere umano tutti i caratteri acquisiti dalle femmine o dai maschi attraverso la selezione sessuale, vengano generalmente trasferiti alla prole di ambo i sessi. È da considerarsi quasi certo che se si è verificato qualche cambiamento, le varie razze si sono diversamente modificate, secondo la propria concezione della bellezza.”

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    • Marco Comandè ha detto in risposta a Marco Comandè

      Dimenticavo: il titolo del libro di Darwin è “L’origine dell’uomo e la selezione sessuale”.

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    • Marco Comandè ha detto in risposta a Marco Comandè

      I tratti sessuali secondari non sono necessariamente quelli ereditabili solo da un sesso o da un altro. Infatti vi possono essere caratteristiche attraenti per l’uno come per l’altro, ad esempio essere in carne o molto alti o sportivi.

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      • Antonio72 ha detto in risposta a Marco Comandè

        Ciao Marco

        a questo proposito un neuropsicologo, credo polacco, ha confrontato molti dati di diverse coppie eterogenee per stabilire i fattori psicologici e biologici che rendono più stabili le coppie nel tempo.
        Ebbene il risultato ha del clamoroso se tutti (o quasi) siamo convinti che siano fondamentali la compatibilità del carattere, la complementarietà emozionale, le affinità intellettuali, e via dicendo, ed invece è venuto fuori qualcosa quasi di scandaloso, anche se credo farebbe piacere ai matematici: un bel numero a due decimali, 1.09. Pare infatti che il fattore che rende le coppie più stabili sia il rapporto tra l’altezza fisica dei due partner che non deve superare appunto 1.09 (è ovvio che è l’uomo a dover essere più alto).

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  11. leon ha detto

    Dunque?in che senso senso questi due gameti non generano un “homo” forse dall’unione di questi nascono zebre piuttosto che uomini e donne?
    Giusto rimaniamo fermi a Darwin,infatti da darwin in poi,non c’e’ stato nessun progresso scientifico

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  12. leon ha detto

    aderisco all’evoluzionismo,dunque?dovrei essere ateo per questo?che idiozia…

    perche esistono le particelle attualmente conosciute e che conosceranno in futuro?

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  13. leon ha detto

    il bello e che andate allo sbaraglio con teorie dell’800 con persone laureate e che gia svolgono l’attivita professionale quando si dice:umilta’ sotto i tacchi

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  14. Antonio72 ha detto

    @Leon

    La vera conoscenza non è rappresentata dalla vastità di quanto conosciuto – la superficie del mare è piuttosto monotona – ma dalla profondità con cui si osservano le cose e gli eventi, spesso collegati gli uni con gli altri al di sotto delle apparenze superficiali.
    Non ho detto che se credi nell’evoluzionismo non dovresti credere in Dio, piuttosto non dovresti credere in Dio facendo derivare, anche in parte, la tua fede dalla teoria evoluzionista.

    Il discrimine non è la particella che non conosce il futuro o meno, ma tra l’essere (la mia condizione odierna) e il non essere (ciò che non ero nel 1971 e che non sarò dopo la mia dipartita). In caso di aborto, siccome resta solo l’ultimo, non avrei mai potuto dire un bel nulla non essendo mai esistito, come non dicevo proprio niente nel 1971 e lo stesso post-mortem.

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    • Leon ha detto in risposta a Antonio72

      Non ho detto che se credi nell’evoluzionismo non dovresti credere in Dio, piuttosto non dovresti credere in Dio facendo derivare, anche in parte, la tua fede dalla teoria evoluzionista.

      Perchè?Veramente visto che non potrai mai dimostrare il perchè esistono gli enti vuoi dimostrare forse,che gli enti si sono autocreati?E dunque che si sono dati l’essere da se stessi.E che dunque la materia è eterna e infinita.Ma se è infinita perchè c’è il mutare in essa?Infatti sarebbe stato necessario un tempo infinito affinche cambiasse,allora non ci sarebbe il passaggio da bambino a adulti,in quanto infinito sarebbe il tempo per questo passaggio.Ma ciò non sussiste dunque la materia non è infinita.

      “Il discrimine non è la particella che non conosce il futuro o meno, ma tra l’essere (la mia condizione odierna) e il non essere (ciò che non ero nel 1971 e che non sarò dopo la mia dipartita). In caso di aborto, siccome resta solo l’ultimo, non avrei mai potuto dire un bel nulla non essendo mai esistito, come non dicevo proprio niente nel 1971 e lo stesso post-mortem.”

      E dunque:

      E’ necessario nascere per parlare?Dunque per essere?

      In che senso dunque secondo te non è necessario essere concepiti per essere uomini?dunque per dire “Sono” o “eccomi”?
      Forse davanti all’imaggine di una ecografia diresti “Non sono Io”?E chi sarebbe indubbiamente se tu guardassi la mia diresti “Non sono Io” ma guardando la tua ”
      diresti “sono io”,e se dirai che tu non sei mi domando allora chi sia quell’immagine nell’ecogrofia posso forse essere io,se non abbiamo la stessa madre?in che senso dunque a un sono stato,non segue un sono?Puo qualcosa essere senza mai essere stata?
      Infatti la particella non conosce il futuro,dunque l’io non puo essere una particella,infatti con certezza assoluta affermo:o che domani vivo o che domani muoio.In che senso dunque l’io è materia se le particelle non sanno nè che sono,nè che non sono,nè non sono state,nè che domani saranno?
      Più precisamente,il sofismo di Epicuro,vale poco,potrei essere o non essere dopo la morte proprio perchè della morte non posso farne esperienza.E dunque come fai a esserne certo che non sarai se non nè hai mai fatto esperienza?E se come affermi una particella non può conoscere il futuro nè il passato?

      Se mantieni quanto affermi l’Io non può essere una particella.Infatti:

      “Ieri ero,oggi sono,domani sarò”.Infatti dici che una particella non può essere te, non puo affermare queste tre fasi,dunque il sarò è valido proprio perchè non sono solo una particella.Ma se non sono una particella cosa sono?Il pensiero, afferma un noto sofista.Be,ti diro quando rappresento una zebra,non è affato vero che sono una zebra,sono uno che giudica una rappresentazione.Più precisamente il pensare è rappresentare e la rappresentazione viene dal mondo,l’essere mio non è la rappresentazione.

      E dimmi è più giusto questo:

      Penso dunque sono o questo Sono dunque penso?

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      • Antonio72 ha detto in risposta a Leon

        Perchè dall’evoluzionismo non si può certo dedurre l’esistenza di Dio, non più che dal creazionismo.
        Sì, è necessario nascere per essere, almeno dal punto di vista umano, in quanto anche un seme è.
        E dopo la mia morte sono certo della mia non esistenza terrena.
        Ed evidentemente una cosa può essere senza mai essere stata e lo dimostra il fatto che io fino al 1972 non ero mai stato nulla, come non sarà nulla nel 3000 d.C.
        A meno che, ed è proprio qui il punto che contesto, non si voglia affermare che le mie cellule che derivano da altre cellule di altri esseri viventi, vegetali ed animali, si siano combinate per assumere la forma del mio corpo, e dopo quando cesserà quell’essere che sono io dato da questa forma, queste cellule si scombineranno per confondersi con il tutto caotico dell’universo.
        E questo è proprio il punto del materialista che si attiene alle sole leggi chimico-biologiche. Non si può derivare lo spirito dalla materia, non più di quanto si possa pescare un coniglio bianco dal fondo di un cappello a cilindro.

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