‘Il ritorno di Dio’ tra gli intellettuali: ondata di «atei rispettosi» rinuncia all’aggressività

Qualcuno lo chiama ‘Il ritorno di Dio’, ma non si tratta né di una profezia, né di una nuova setta religiosa ma bensì di un trend che sta prendendo sempre più piede tra gli intellettuali atei e agnostici. Ad evidenziarlo è un articolo di Nicholas Kristof, recentemente apparso sul ‘The New York Times’.

L’atteggiamento imperante, fino a poco tempo fa, poteva essere compendiato nel sottotitolo del famoso pamphlet dell’ateo militante Christopher Hitchens, «la religione avvelena ogni cosa». Tuttavia, qualcosa è evidentemente cambiato; una «riluttante ammirazione per la religione come forza etica e di coesione» si sta facendo posto nei salottini degli intellettuali atei e una frangia sempre più ampia di non credenti sotterra l’ascia di guerra e abbandona l’ateismo aggressivo del binomio Dawkins-Hitchens. Linea di pensiero che viene espressa in numerose pubblicazioni recenti; a partire da quella dell’ateo Alain de Botton, Religion for Atheists, dove con atteggiamento nei confronti della religione quasi «reverenziale» a detta di Kristof, sostiene che «gli atei hanno molto da imparare» da questa. De Botton, d’altra parte, si è già dimostrato lontano dall’ateismo ‘incattivito’ di Dawkins, facendosi portavoce di una quantomeno originale iniziativa che prevede l’erezione di un “tempio per gli atei” (cfr. Ultimissima 1/2/12).

Sulla stessa linea si muove “The Social Conquest of Earth, l’ultimissima fatica del celebre biologo di Harvard, Edward O. Wilson. Il quale, seppur criticando la religione come «invalidante e divisoria», ne riconosce il fondamentale ruolo sociale e come fonte «della gran parte delle migliori opere nelle arti creative». E della fede come collante sociale tratta anche The Righteous Mind di Jonathan Haidt, ateo sin dall’adolescenza e professore di Psicologia alla University of Virginia. Haidt, che nel suo blog dichiara che la religione è «una parte cruciale della nostra evoluzione biologica e culturale per la moralità», nel libro sostiene che «gli scienziati spesso fraintendono la religione» perché si focalizzano sugli individui, «piuttosto che su come la fede possa unire una società». Numerose sono inoltre, le ricerche e pubblicazioni che il professore cita nel suo libro a sostegno del fatto che una società con Dio può equivalere a una società più etica e armoniosa.

Con questa recente ondata di «atei rispettosi», auspica in conclusione Kristof, potrebbe prendere posto definitivo un atteggiamento che alla fine faccia «da fondamento per una tregua alle nostre ‘guerre’ religiose. […] Preghiamo…».

Condividi su:
  • Aggiungi su Facebook
  • Aggiungi su OKNOtizie
  • Aggiungi su Twitter
  • Aggiungi su Windows Live
  • Aggiungi su MySpace

68 commenti a ‘Il ritorno di Dio’ tra gli intellettuali: ondata di «atei rispettosi» rinuncia all’aggressività