Darwin Day 2012, lo zoologo Galleni: «nessun conflitto per i cattolici»

«Ultimo giorno della nostra celebrazione dell’anniversario di Charles Darwin (1809-1882), padre della teoria evolutiva delle specie animali e vegetali per selezione naturale. Abbiamo voluto rispondere all’attività di circoli di scettici e razionalisti che vorrebbero appropriarsi, attraverso annuali convegni e relazioni su Darwin, delle conseguenze scientifiche del suo pensiero per tentar di negare l’esistenza di un Creatore, generando così un proliferare di movimenti creazionisti. La serie di interviste realizzate da noi si possono trovare in questa pagina, che rimarrà fissa nella sezione “Attualità” del sito web.

Lasciamo l’ultima parola allo zoologo Ludovico Galleni, docente di Zoologia generale ed Etica Ambientale presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Pisa e docente di Scienze e Teologia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “N. Stenone” di Pisa. E’ membro del comitato direttivo della Società Europea per lo studio di Scienza e Teologia (ESSAT) e del comitato consultivo europeo del Centro di Teologia e Scienze Naturali (CTNS) di Berkeley, in California. E’ stato coordinatore di biologia presso l’International Research Area on Foundations of Sciences (IRAFS) della Pontifica Università Lateranense (1999-2002) e tra i membri del comitato scientifico del Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede».

 

di Ludovico Galleni*
*docente di Zoologia generale ed Etica Ambientale presso l’Università di Pisa

 

Ad Asti venerdì 17 febbraio il Darwin’s day è stato organizzato anche dal Forum culturale della Diocesi. Chi scrive è stato uno dei relatori assieme a Francesco Scalfari del Polo Universitario di Asti. Abbiamo parlato di stabilità ed equilibri della Biosfera e di Teilhard e della scuola latina dell’evoluzione una scuola importante e poco conosciuta, che si riuniva a Sabadell, presso Barcellona attorno alla figura del paleontologo catalano M. Crusafont y Pairò che nel 1966 sarà tra gli editori di un volume in spagnolo intitolato Evolucion  ed edito a Madrid dalla Biblioteca de Autores Cristianos…è il miglior testo di sintesi sull’evoluzione degli anni sessanta. Ma questo particolare Darwin’s day ci permette di fare una serie di riflessioni; il Darwin day non è proprietà privata di nessuna organizzazione ed è un tragico errore presentare Darwin come la bandiera dell’ateismo contemporaneo.

Anzi  può essere interessante vedere innanzitutto il rapporto tra evoluzione e teologia cattolica. Parlare dell’ evoluzione ci chiede innanzitutto di prendere in considerazione il magistero conciliare. In particolare la costituzione Gaudium et Spes” ci ricorda che: «L’esperienza dei secoli passati, il progresso della scienza, i tesori nascosti nelle varie forme di cultura umana, attraverso cui si svela più appieno la natura stessa dell’uomo e si aprono nuove vie verso la verità, tutto ciò è di vantaggio anche per la Chiesa»(n. 44). Quindi il progresso della scienza è uno degli strumenti che vengono messi a disposizione della Chiesa, che il Concilio intende come Popolo di Dio più che come struttura gerarchica, dal mondo contemporaneo per comprender sempre meglio la natura dell’ Uomo e aprire nuove vie verso la verità. Da questo punto di vista l’evoluzione è forse uno dei contributi più importanti che la scienza contemporanea dà alla visione dell’Uomo e quindi obbedendo al concilio, le nuove vie verso la verità non possono fare a meno dell’indagine sull’ evoluzione.

Ma cosa è esattamente l’evoluzione? A questo punto è bene ricordare come l’evoluzione sia il risultato di una ricerca di tipo storico ormai altrettanto provata quanto è provata l’esistenza dell’impero romano. Ovviamente un conto è il fatto o l’evento storico descritto con quasi assoluta certezza, un conto sono le teorie proposte per spiegarlo. Il darwinismo è quindi cosa diversa dall’evoluzione e indica, anche se con notevole approssimazione e anche superficialità storica, una delle teorie proposte per spiegarla, cioè la selezione naturale. E come tutte le teorie deve essere sottoposta a critica e verifica secondo i criteri della metodologia scientifica. Ed è interessante notare come anche per il Concilio (sempre la “Gaudium et Spes”) le scienze rispondono (oltre che alle norme etiche) solo alle loro proprie metodologie: «Perciò la ricerca metodica in ogni disciplina se procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali, non sarà mai in reale contrasto con la fede, perché le realtà profane e le realtà della fede hanno origine dal medesimo Iddio» (n. 36).  E nella metodologia scientifica vi è anche la necessità della ricerca di vie alternative anche se per ora, nel campo della discussione sulle teorie, la selezione naturale rimane quella  maggiormente accettata. Ma cercare via alternative usando delle metodologie della scienza è non solo legittimo ma anche necessario.

Vi è infatti un rischio, ed è quello di elevare il darwinismo a dogma scientifico e questo è un vero e proprio  errore metodologico che, ahimè, è spesso commesso nel furore della polemica. Ma raramente la polemica e i pregiudizi fanno avanzare la indagine scientifica. Ho da poco pubblicato un piccolo volume sulla pluralità delle teorie e non mi dispiacerebbe che fosse letto, diffuso e discusso: Darwin, Teilhard de Chardin e gli altri. Le tre teorie dell’Evoluzione (Felici, Pisa 2010). E’ chiaro che “Darwin’s day” è quindi un termine sbagliato. Occorrerebbe parlare di “Evolution day” oppure, tanto per non usare sempre i termini inglesi, di giornata dedicata all’evoluzione che è il tema principale rispetto alle teorie che la spiegano. “Darwin day” ha purtroppo assunto una connotazione antireligiosa perché si è diffuso un falso storico, cioè quello di una opposizione tra teologia cattolica e darwinismo, dimenticando che se ci fu un ambiente in Inghilterra aperto alle nuove idee della scienza fu quello dei grandi teologi cattolici inglesi come Newman e Wiseman, che divennero poi ambedue cardinali e che nel gruppo di allievi di Huxley ci fu St. G. Jackson Mivart di cui riparleremo. Inoltre, il primo darwinista italiano, Filippo De Filippi era uno zoologo torinese, anche egli cattolico e che propose già nel 1864  delle chiare linee di conciliazione. Se Darwin fu cappellano del diavolo lo fu…del diavolo anglicano.

Perché allora la crisi? Quando T. Huxley e E. Haeckel fecero del darwinismo uno strumento di a-teologia naturale, cioè dell’uso della scienza per negare la necessità di un creatore esterno alla natura o comunque per negare la legittimità razionale della discussione sull’esistenza di Dio creatore, si determinarono anche nel mondo culturale cattolico reazioni di vario genere, alcune purtroppo scomposte e teologicamente sbagliate, e anche reazioni gerarchiche che colpirono proprio chi invece mostrava con chiarezza di metodo la conciliabilità della scienza con la fede. Ma tutto questo fu una reazione, talvolta eccessiva e sbagliata, ma pur sempre una reazione ad un uso scorretto della scienza. E torniamo a Mivart che aveva chiarito molto bene i termini del problema: la selezione naturale interessa la cause seconde e quindi affermare che, se c’è la selezione naturale allora  non c’è Dio, è innanzitutto uno sbaglio logico. Semmai il problema era quello di un aspetto della drammaticità della natura che incrinava l’apologetica della teologia naturale una teologia naturale che però in questi termini era stata già tolta di mezzo da J. H. Newman. Con Teilhard de Chardin poi si dimostrerà non solo che l’evoluzione è perfettamente compatibile con la teologia, ma anzi che apre nuove piste di indagine che purificano sempre più la teologia da pesanti fardelli che le vengono dal passato. Inoltre la fanno aprire al futuro nella prospettiva di un muovere verso che interessa tutto l’Universo: della materia verso la complessità e là dove si creano le condizioni verso la vita e della vita verso ulteriore complessità e la coscienza. Quando si giunge all’essere pensante (l’essere a coscienza riflessa di Teilhard de Chardin) ecco che il muovere verso diviene muovere verso l’alleanza, la redenzione e la salvezza. Ma nella prospettiva teilhardiana vi è un ulteriore importante passo: il muovere verso procede verso la seconda venuta di Cristo grazie ad una nuova umanità che si evolve su una terra costruita dall’azione umana illuminata dall’Alleanza. Ecco da dove viene l’idea riproposta con forza dal Concilio Vaticano II della Chiesa come popolo di Dio in cammino, ed ecco come uno studio serio e una elaborazione di alcuni punti necessariamente difficili e già presenti nell’indagine teologica ancora prima del Concilio mostri ormai come la via aperta da Teilhard de Chardin sia la via della sintesi tra scienza filosofia e teologia, ma anche apra prospettive all’impegno del cristiano sulla Terra. Come si vede, una splendida prospettiva per una nuova sintesi che ci è indicata dal Concilio. E, ad essere sinceri, penso che le resistenze che ci sono in ambienti che si definiscono cattolici all’evoluzione siano fondamentalmente resistenze all’accettazione del Concilio Vaticano II. Ma il rifiuto di un concilio pone al di fuori della Chiesa: infatti se si discute un concilio, non si vede perché non si debbano mettere in discussione anche gli altri e quindi il rischio è quello di un relativismo dottrinale veramente preoccupante e pericoloso.

Vorrei ricordare un’ultima cosa. Il “Darwin’s day” non è comunque proprietà privata dell’Unione degli Atei e Agnostici Razionalisti, tanto è vero che, lo ricordiamo, è già il secondo anno che viene proposto ad Asti su iniziativa anche del servizio culturale della Diocesi. Ad Asti nel 1994 si svolse un convegno: ”La vita e la sua evoluzione: la teoria evolutiva alle soglie del duemila“, che vide riuniti nel confrontarsi sulle teorie evolutive i maggiori biologi evoluzionisti italiani. Da questa iniziativa nacque poi il Gruppo Italiano di Biologia Evoluzionista (GIBE) che per più di dieci anni si è riunito annualmente per discutere di evoluzione e di teorie evolutive. Io fui uno dei fondatori del gruppo ed eravamo di differenti linee di ricerca ma anche di differenti posizioni filosofiche, ma tutti interessati a discutere di evoluzione e a divulgarla e la passione per l’evoluzione superava le differenze che poi erano anche superate dal rispetto e dalla stima reciproca. E a questo punto mi permetto di riportare un esempio che mi dispiace molto e che mostra come il clima sia mutato. Io sono senz’altro il maggior esperto di evoluzione dell’università di Pisa: infatti sono uno dei pochi in Italia che ha pubblicato a livello internazionale in biologia sperimentale, in biologia teorica e in storia e filosofia della scienza, sempre avendo come riferimento l’ evoluzione. Non sono mai stato invitato ai “Darwin’s day” organizzati a Pisa dall’UAAR. Uno dei miei più cari amici tra gli zoologi italiani, Martino Rizzotti dell’università di Padova e fondatore con me del GIBE, fu anche uno dei fondatori dell’UAAR. Ma abbiamo sempre discusso in maniera appassionata, e aperta di evoluzione e di filosofia della biologia, e non si sarebbe mai permesso di fare iniziative a Pisa senza invitarmi. Era uno spirito di rispetto reciproco che oggi si rischia di perdere e che invece va ritrovato. Finita l’ esperienza del GIBE ecco che è emersa invece la connotazione ideologica profondamente sbagliata. Ma proprio per l’eredità del nostro gruppo che ha portato l’evoluzione in tutta Italia quando l’evoluzione non era di moda, penso che si possa benissimo andare avanti organizzando Darwin’s day in tutta Italia anche con riferimenti diversi da quello dell’UAAR. Io sono a disposizione e nessuno in tutta Italia può avere nulla da ridire. Oltretutto posizioni settarie e limitate dal punto di vista filosofico, rischiano di rendere sempre più facile il gioco a chi nega l’evoluzione per ragioni altrettanto settarie.

Infine vi sono anche persone da ricordare: penso a Piero Leonardi dell’Università di Ferrara che fu uno dei partecipanti dei convegni di Sabadell, ma anche Maria Gabriella Manfredi Romanini che ci ha lasciati nel 2010, docente a Pavia e che è stata la più importante evoluzionista italiana della fine del XX secolo. Era anche molto interessata a Teilhard de Chardin e come presidente della sezione di Pavia del Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale organizzò  numerosi incontri su Teilhard de Chardin e sui rapporti tra scienza e fede. Questi incontri si affiancarono a quelli che organizzava sull’evoluzione del genoma, che era il suo campo di ricerca sperimentale. Credo che il modo migliore per ricordarli sia quello di portare avanti il suo impegno per la sintesi. Quindi moltiplichiamo i “Darwin’s day” garantendo la serietà e la competenza dei partecipanti e la libertà e la serietà del dibattito. Ancora: nel 2014 sarà il cento cinquantesimo anniversario del discorso con cui Filippo de Filippi, a Torino mostrava le chiare somiglianze morfologiche tra uomo e scimmie e sottolineava la plausibilità della presenza di un antenato comune ma anche indicava chiare piste di conciliazione tra scienza e fede. Cominciamo a pensare a come ricordarlo

Condividi su:
  • Aggiungi su Facebook
  • Aggiungi su OKNOtizie
  • Aggiungi su Twitter
  • Aggiungi su Windows Live
  • Aggiungi su MySpace

141 commenti a Darwin Day 2012, lo zoologo Galleni: «nessun conflitto per i cattolici»