Darwin Day 2012, l’antropologo Facchini: «l’evoluzione è stimolo per la fede»

Proseguiamo nella celebrazione dell’anniversario di nascita del grande naturalista Charles Darwin (1809-1882), padre della teoria evolutiva delle specie animali e vegetali per selezione naturale. Ogni anno circoli di scettici, laicisti, neopositivisti e razionalisti sfruttano questa occasione per organizzare incontri e convegni in cui, oltre a ricordare il fondamentale contributo di Darwin al progresso scientifico, strumentalizzano la sua scoperta per trarre conclusioni filosofico-teologiche, in particolare tentando di negare l’esistenza di un Creatore. Questo ha generato per reazione un intenso proliferare di movimenti creazionisti, i quali si distaccano dalle evidenze scientifiche per affermare un’interpretazione letterale dell’Antico Testamento. Volendo distaccarci completamente da questi due tipi di approcci fondamentalisti, abbiamo chiesto un commento a numerosi ricercatori e docenti universitari, attivi in diverse aree del campo scientifico. L’iniziativa è iniziata ieri con le parole del matematico Luigi Borzacchini.

 
 

Il prof. Fiorenzo Facchini è antropologo, paleontologo e sacerdote cattolico, già docente presso l’Università di Bologna, che nel 2007 l’ha nominato professore emerito di Antropologia. È socio di numerose Società Scientifiche nazionali e internazionali e nel 2002 ha ottenuto il Premio internazionale “Fabio Frassetto” per l’Antropologia fisica, assegnato dall’Accademia dei Lincei. Ha all’attivo circa 400 pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali, ed è autore di libri divulgativi come “Le sfide dell’evoluzione: in armonia tra scienza e fede” (Jaca Book 2008). Egli ha cortesemente risposto così a due nostre domande:

 

“Prof. Facchini, la teoria di Darwin ha secondo lei la capacità di negare l’esistenza di un Creatore, così come insegnato dalla teologia cristiana? Può, eventualmente, contribuire in qualche modo alla riflessione teologica-filosofica?”
«La teoria scientifica di Darwin non solleva obiezioni e neppure può offrire delle prove sulla creazione. Che le specie viventi non siano da attribuire ad atti creativi di Dio, ma si siano formate per evoluzione a partire da forme di vita elementare volute dal Creatore, non fa problema. Lo ammette Darwin stesso nelle ultime pagine dela sua opera sulla origine delle specie. E’ però vero che alcuni, non pochi, seguaci di Darwin (scienziati e filosofi), utilizzano la teoria darwiniana per negare o mettere in ombra la creazione, ma in questo modo fanno una estensione indebita, un uso ideologico della scienza. Gould, grande scienziato darwinista e non credente, lo riconosce: si tratta di due magisteri indipendenti, quello della scienza e quello della religione. La teoria della evoluzione, (più che il darwinismo in senso stretto) costituisce uno stimolo ad approfondire il rapporto della realtà creata con il Creatore. Storicamente questo è avvenuto».

“Cosa ne pensa di queste giornate celebrative di Darwin? Perché, secondo lei, anche laddove non c’è particolare contrasto alla sua teoria, non accade lo stesso per altri celebri uomini di scienza?”
«Non ho l’impressione di una grande eco sulla stampa per la data ricordata (ma siamo ancora a tempo), a differenza delle celebrazioni del 2009. Mi chiedo se il particolare interesse per Darwin non possa essere favorito dalla ideologia con cui alcuni vogliono presentare l’evoluzione in contrapposzione alla creazione o, quanto meno, come spiegazione che rende superfluo qualunque riferimento alla creazione. E’ questa la posizione del naturalismo filosofico».

 

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146 commenti a Darwin Day 2012, l’antropologo Facchini: «l’evoluzione è stimolo per la fede»

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  1. Leonardo Paolo Minniti ha detto

    Ottima scelta! Ho letto quasi tutti i libri del prof. Facchini ed è veramente una persona dotata di grandissima conoscenza scientifica unita ad una profonda sapienza teologica. Una estrema rarità nel panorama culturale!

  2. Fabrizio ha detto

    Questa iniziativa è davvero lodevole! Bene UCCR!

  3. sto'co'frati e zappo l'orto ha detto

    Certo Professore,ma viene anche da chiedersi se il dibattito secolare su i cosiddetti anelli mancanti rimane aperto o chiuso ? Vorrei anche confermare la più grande stima per il lavoro del Dr.Darwin.

  4. Andrea ha detto

    “Che le specie viventi non siano da attribuire ad atti creativi di Dio, ma si siano formate per evoluzione a partire da forme di vita elementare volute dal Creatore, non fa problema.”

    D’accordissimo.

    chiedo a tutti i credenti:ammesso che sia vera la seconda ipotesi, fate tuttavia maggior fatica a giustificarvi da un punto di vista puramente logico la necessità di un evoluzione se il fine fosse il pervenire comunque alla creatura uomo? Oppure è un problema solo mio?
    Quali sarebbero i razionali della presenza di “step intermedi” attraverso i quali l’intenzione di pervenire all’uomo dovrebbe essere logicamente codificata, rispetto ad una produzione “immediata” dell’uomo stesso?

    IL fatto che “l’uomo sia un essere naturalmente religioso”, come affermato in un post precedente non mi sembra ci aiuti molto nel districare questo nodo, anzi lo vedo molto a favore della formulazione dell’ipotesi 1 o della giustificazione dell’ipotesi due adattandola alla necessità di Dio di “farsi vedere ma non troppo”, che percepisco sempre come una trappola adattabile a qualunque modello basato sulla fede, e che mi “terrorizza” un po’, da un punto di vista del ragionamente, ad essere sincero, perchè si tratta di un pattern genericamente applicabile a qualunque cosa si voglia ritenere aprioristicamente indimostrabile

    In questo senso capisco che l’evoluzione sia uno stimolo della fede perchè ai miei occhi ci vuole molta più fede a concepire il Dio cristiano in contesto evolutivo che in contesto creazionista. Ma con una lettura simile, avere più fede mi parrebbe quasi sminuente del concetto stesso di fede.

    Grazie a tutti.

    • Andrea ha detto in risposta a Andrea

      PS: cercherò di contenere le mie controrisposte entro il terzo livello su ogni argomento, perchè ho percepito che alcuni di voi si annoiano quando vado oltre e questo mi dispiace molto, perchè non ne ho intenzione.

    • Renato Valsecchi ha detto in risposta a Andrea

      Affronterò più tardi gli interrogativi che poni perché ora non ho tempo.

      Rispondo soltanto all’ultima questione: “perchè ai miei occhi ci vuole molta più fede a concepire il Dio cristiano in contesto evolutivo che in contesto creazionista”. Se concepisci la “fede” uno sforzo di immaginazione tremendo è fortemente sbagliato il concetto di fede/fiducia che hai in mente. Ogni atto di fede, pensa alla tua vita quotidiana, nasce in seguito a precisi elementi verificati oggettivamente. Inoltre per “fede” a livello soggettivo si intende la conoscenza di Dio per una grazia accaduta, il dono dell’atto di fede appunto, che ognuno di noi ha avuto nel momento della conversione. Non c’è nessuno sforzo di fantasia!

      Chi sostiene il creazionismo applica malissimo la teologia e il suo concetto di fede, sopratutto annullando l’elemento fondamentale della libertà umana. Lo stesso chi aderisce al Disegno Intelligente. L’evoluzione stimola la fede perché aiuta a spiegare allo stesso credente i pensieri di Dio, la sua volontà. Ovviamente non risolve la questione, ma è un grandissimo contributo e sopratutto è perfettamente in linea con la giusta interpretazione teologica della Chiesa. Ti consiglio pertanto di andarti a leggere tutti gli interventi dell’attuale Pontefice in merito.

      • Andrea ha detto in risposta a Renato Valsecchi

        Grazie del chiarimento Renato,
        in effetti il mio concetto di fede è quello cui fai riferimento tu, da cui i limiti interpretativi che ne conseguono, ma non avevo compreso che la grazia accaduta fosse condizione necessaria allo sviluppo della fede stessa (a meno che per grazia ricevuta non s’intenda l’acquisizione del concetto corretto di fede stessa, il che però mi parrebbe una circonvoluzione).

        “Ti consiglio pertanto di andarti a leggere tutti gli interventi dell’attuale Pontefice in merito.”

        Scacco matto 😉 , magari non tutti ma qualcuno vado a leggermelo di sicuro.

        Grazie.

    • Alèudin ha detto in risposta a Andrea

      per come la vedo io l’uomo è il livello della creazione in grado di rispondere si o no consciamente al Creatore, non sappiamo come mai questa coscienza sia nata in noi (genere homo) piuttosto che nei crostacei, tanto per dire.

      Personalmente mi piace molto e concordo con questo paragrafo:

      «la Creazione divina non è una sorta di proprietà divina in cui Dio abbia posto ogni cosa, in cui faccia accadere tutto. Il dono di Dio è il dono dell’amore, e il dono dell’amore è anche il dono di qualche dovuta forma di indipendenza alle creature che sono amate. Poco dopo che Charles Darwin aveva pubblicato “L’origine delle specie”, il sacerdote inglese Charles Kingsley (1819-1875) disse che Darwin aveva mostrato che Dio ha creato il mondo non già bell’e pronto, con tutto già fissato, ma ha fatto una cosa incredibile: Dio ha creato il mondo dotandolo di un futuro, perché alle creature sia permesso di essere se stesse e di fare se stesse. Questa è la maniera teologica di pensare al mondo che si evolve».

      preso da qua:

      http://www.uccronline.it/2011/08/26/il-fisico-polkinghorne-%C2%ABla-casualita-e-un-dono-di-dio-alla-liberta-delluomo%C2%BB/

      • Alessandro M. ha detto in risposta a Alèudin

        MITICO!!!!!!!!
        Erano settimane che volevo trovare questo articolo fantastico!! Credo anch’io che Polkinghorne abbia le risposte migliori!

        Stasera vai in pizzeria comprati una pizza e fai finta che te l’ho offerta io. Ok? 😀

    • Michele Silvi ha detto in risposta a Andrea

      “Dio comandò ancora:<<La terra faccia germogliare la verdura, le graminacee produttrici di semenza e gli alberi da frutto"
      Perchè non creare piante già "germogliate"?

      • Andrea ha detto in risposta a Michele Silvi

        e aggiungerei, qualora esistesse una risposta sensata alla tua domanda, perchè creare in parallelo anche tutto questo e su questa scala dimensionale, uno stage che non solo è enorme per una rappresentazione così microscopica quale è la vita sulla terra, ma anche assolutamente non necessario rispetto al suo svolgersi.

        http://htwins.net/scale2/

        • Andrea ha detto in risposta a Andrea

          93 miliardi di anni luce di estensione del solo universo osservabile

        • Marco ha detto in risposta a Andrea

          Ovviamente perché soltanto questa vastità enorme dell’universo poteva portare al verificarsi delle situazioni adatte affinché noi emergessimo. La vastità può essere vista anche come riflessione su quanto siamo importanti per Dio: “Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi, il figlio dell’uomo perché te ne curi?” (Sal 8,5). Questo salmo esprime tutta la sua profondità oggi, guardando la vastità dell’universo, molto più che quando venne messo per iscritto.

          Su questo ti invito a questa riflessione del grande don Luigi Giussani: http://www.clonline.org/storiatext/ita/docum/gius1.htm

          • Andrea ha detto in risposta a Marco

            Ecco Marco, grazie, è molto interessante come questa tua stessa frase:

            “Ovviamente perché soltanto questa vastità enorme dell’universo poteva portare al verificarsi delle situazioni adatte affinché noi emergessimo”

            suoni per me come perfettamente sintomatica di un evento “anti-intenzionale”, e puramente probabilistico.

            Ora mi leggo Giussani. Grazie.

            • Marco ha detto in risposta a Andrea

              Certo, ma questo risponde al tuo “perché” di sopra. Poi ovviamente tu non credendo in Dio hai il divieto a credere a tutto quello che dall’esistenza di Dio possa conseguire. Però il mio spunto è per farti notare che non c’è nulla di contraddittorio…nemmeno la vastità dell’Universo. Anzi, per il credente come lo sono io, essa diviene occasione per una domanda più struggente e densa di amore: “Chi sono io, nella mia infinita piccolezza, perché Tu ne curi? Perché tu abbia voluto essere come me, patire i miei stessi dolori e infine salvarmi dall’oscurità?”. La domanda “Chi sono io” diventa 10.000 volte più profonda oggi che nemmeno secoli fa.

        • Michele Silvi ha detto in risposta a Andrea

          Non ho la presunzione di entrare nella mente di Dio, so solo che ha voluto così, il perchè, almeno per ora, non posso saperlo.
          Nel primo versetto della Genesi, Dio crea il cielo e la terra, poi da parte viene messo il cielo, perfetto, e non la terra.
          Perché creare la terra, quando il cielo é già di per sé perfetto? Perché creare l’uomo?

          • J.B. ha detto in risposta a Michele Silvi

            Perchè altrimenti come avrebbe fatto a mostrare il suo amore?

            • Michele Silvi ha detto in risposta a J.B.

              E perché mostrarlo? 😛
              Suvvia, non sapremo mai perché Dio vuole ciò che vuole, noi stessi non conosciamo la causa della nostra volontà!

              • Luis ha detto in risposta a Michele Silvi

                E perché non dovrebbe mostrarlo? Secondo te quando si ama si resta inerti ho si ha la voglia di agire?

                • Michele Silvi ha detto in risposta a Luis

                  É così difficile accettare l’impossibilità di comprendere le motivazioni della creazione?

                  • StefanoPediatra ha detto in risposta a Michele Silvi

                    Perchè un uomo ed una donna che si amano decidono ad un certo punto di mettere al mondo un bambino? Per amore.

                    Perchè Dio ha creato il mondo e l’uomo? Per amore.

                    “Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona.” Genesi 1, 31.

  5. umberto fasol ha detto

    Il prof. Facchini, indubbiamente scienziato di fama internazionale e biologo di riferimento per l’Osservatore Romano, porta avanti, da anni, una posizione, in questo campo, che è assolutamente personale. Infatti la teoria dell’evoluzione propone che la vita sia nata in modo spontaneo dalla non vita e che si sia evoluta senza causa (trascendente) e senza finalità (se non quella della sopravvivenza). In altre parole parla di una materia capace di autoorganizzarsi e di creare tutte le forme che vediamo, ma senza alcun progetto.
    sarebbe stato comunque interessante chiedere al professore di fornire prove concrete della reale bontà (scientifica) di questa teoria, visto che non si sono trovate le prove paleontologiche sperate e visto che la genetica non sembra ammettere infiniti piani di sviluppo possibili.

  6. umberto fasol ha detto

    Certamente, caro Alessandro, l’abiogenesi non c’entra nella formulazione originale.
    Tuttavia la teoria dell’evoluzione così come viene oggi presentata su tutti i libri di testo dei nostri figli, a partire dalla terza primaria, è onnicomprensiva: dà una spiegazione a tutto. Questa è la teoria di cui ci interessa parlare.
    Quando si afferma che l’uomo nasce per “effetto della siccità, che fa scendere le scimmie dagli alberi”(Yves Coppens, Paris) o che l’uso di un occhio “più completo favorisce mutazioni favorevoli alla vista” (Francisco Ayala)non si può non sottolinearne la assoluta mancanza di criterio.
    Le spiegazioni spicciole, concrete, della nascita delle diverse forme di vita lungo la storia, ricorrono sempre o a cause finali (inesistenti per l’evoluzione) o a cause ridicole (COME la siccità, che avrebbe dovuto raddrizzare da sola 200 ossa, con annessi muscoli e nervi…).
    Non avrei dubbi ad accettare la teoria. Se avesse le prove a portata.

  7. Giorgio Masiero ha detto

    @ Andrea
    Di fronte alla tua domanda, Andrea, io posso parlare per me credente, non per “tutti” gli altri.
    La tua domanda, se capisco bene, è: se la creazione di Dio era nelle Sue intenzioni finalizzata all’uomo, perché Egli non ha creato il mondo tutto insieme in un istante, ogni specie distintamente dalle altre, invece di mettere in moto un meccanismo evolutivo della durata di miliardi di anni?
    Ebbene, la mia risposta è che questa domanda non ha senso perché intende investigare le intenzioni di un Agente trascendente e onnipotente con categorie inappropriate. Come se volessi spiegare la relatività generale senza l’uso della geometria differenziale. Mi spiego.
    “Trascendente” vuol dire che Dio vive fuori dello spazio-tempo: lo spazio-tempo è una “cosa” da Lui creata insieme all’Universo. Il tempo ha avuto un inizio?! Lo capisci tu? Possiamo capire noi umani il senso dei teoremi della fisica (di cui ho parlato nel mio ultimo articolo) che parlano di inizio del tempo, anche per un multiverso? No. Eppure sono deduzioni logiche di assunzioni fisiche ragionevoli (che nel caso del modello standard del Big Bang sono confermate da una miriade di evidenze sperimentali avvenute negli ultimi 80 anni). “Davanti al Signore un solo giorno è come mille anni e mille anni come un solo giorno” (Seconda lettera di San Pietro). Quindi che senso ha chiedere a Dio perché non ha impiegato un istante invece di 10 miliardi di anni?
    “Onnipotente” è Dio, anche, perché ha creato dal nulla. Capisci tu questo? Hai mai visto un’industria costruire qualcosa senza utilizzare né materie prime, né semilavorati, né energia? A partire da niente di niente? Eppure è questo che ci chiede di credere la fisica, per le proprietà del vuoto quantistico (di cui, ancora, ho parlato nel mio ultimo articolo [scusa se mi cito per la seconda volta], dove ho aggiunto però che comunque la spiegazione fisica richiede la pre-esistenza del Logos delle leggi della relatività generale e della meccanica quantistica!). E tu pensi che io infima creatura possa interrogare il Logos onnipotente, per chiederGli perché ha usato la meccanica quantistica per la creazione della materia-energia e, anziché creare tutte le creature distintamente, ha usato una legge evolutiva? Forse, per mostrare la Sua infinita potenza, risponderebbe San Basilio (IV sec. a.C.), che 1.500 anni prima di Darwin ha intuito l’evoluzione: ““ – Che la terra germogli! – Questo piccolo comando [della Genesi] fu all’istante legge potente di natura e logos colmo di capacità produttiva, che più veloce del nostro pensiero portava a compimento le infinite caratteristiche delle piante… Come le trottole in forza del primo impulso ricevuto compiono le successive rotazioni, quando, fissato il loro asse, girano su sé stesse; così anche l’ordine della natura, ricevuto l’impulso iniziale, in virtù di quel primo comando, attraversa il tempo successivo, finché non giunga all’universale compimento del tutto”.

    • Andrea ha detto in risposta a Giorgio Masiero

      Grazie Giorgio ottima risposta,
      e direi anche quasi poetica, ti ringrazio molto.

      la mia unica difficoltà è che si ammette che non sia opportuno “investigare le intenzioni di un Agente trascendente e onnipotente con categorie inappropriate” non riesco a capire come rispetto a quelle stesse categorie si possa postulare che tali stesse intenzioni esistano, effettuando una sorta di reverse-engineering della nostra esistenza di cui l’intenzione sarebbe un fine, indipendentemente dal tempo d’implementazione (che non ha senso definire “immediato o eterno secondo Dio” proprio perchè è irrilevante per lui come agente esterno). Ma si presuppone che potendo Dio scegliere entrambi i cammini (immediato per noi vs lento per noi) abbia effettuato una specifica scelta indipendentemente dalla sua percezione.

      Il dire che un entità ha una causa, o ancor meglio che ce l’ha come frutto d’intenzione, risulta si essere in effetti un affermazione perfettamente logica, ma non è forse ugualmente soggetta ad una “potenziale distorsione di categorizzazione” proprio applicando quelle stesse categorie limitate cui noi per nostra condizione siamo costretti? (tutto ha una causa, tutto ha uno scopo per noi)

      Quello che non mi è chiaro è infatti come si possa pronunciarsi ignoranti da un lato, ma sufficientemente intelligenti da saper stimare correttamente i confini o anche solo “l’inclinazione dell’asintoto” della propria ignoranza.

      Ma qui sconfino ampiamente nel filosofico, terreno in cui come ti ho già dimostrato ampiamente mi muovo leggiadro come un ippopotamo.

      • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Andrea

        Io ho solo inteso, Andrea, rispondere alla tua domanda con riguardo alla compatibilità della teoria evolutiva con il credo cristiano. Per questo, tenuto conto della tua alta considerazione per le scienze naturali, sono ricorso due volte alla fisica. Quanto alle “intenzioni” del Creatore, a me pare ovvio tanto che esse esistono quanto che noi non possiamo conoscerle per via razionale. Perché?
        Perché appartiene alla definizione di ogni essere dotato di libera volontà (che sia umano, angelico o divino) che egli abbia un’intenzionalità in ogni suo atto. Così come, altrettanto, appartiene alla definizione di ogni essere dotato di libera volontà (uomo, angelo o Dio) che NON SI POSSA CONOSCERE l’intenzione di nessuno suo atto, a meno che non sia lui a dircela! Conosci tu l’intenzione con cui tua moglie fa una qualsiasi cosa? Puoi al più specularci, cercare d’intuirla, ma per saperla devi chiederlo a lei e… fidarti!
        Le intenzioni del Creatore (compreso il posto che occupa l’uomo nel creato), il credente le deriva dalla Rivelazione (a partire dalla Genesi), che per lui, fidandosi, è la parola di Dio.

        • Andrea ha detto in risposta a Giorgio Masiero

          Questo non presume che quello di “definire l’attore noto l’atto”, sia un problema omologo a quello di dover “attribuire una motivazione all’atto noto l’attore”?

          • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Andrea

            Se si sa che l’attore e’ libero, si’.

          • Picchus ha detto in risposta a Andrea

            Omne agens agit sibi simile, ovvero la creazione è già rivelazione. L’agire di un ente razionale è sempre telos, finalità, dunque tale finalità è razionale e pertanto comprensibile da altri esseri razionali. Tuttavia la differenza ontologica tra creatore e creatura consente a quest’ultima solo una conoscenza parziale ed esprimibile solo analogicamente.

    • sto'co'frati e zappo l'orto ha detto in risposta a Giorgio Masiero

      Bella questa riscoperta di San Basilio!Chissà quanti nel mondo cattolico(e non)lo conoscono.Può “sostituire”Darwin ?

      • Giorgio Masiero ha detto in risposta a sto'co'frati e zappo l'orto

        No, evidentemente, San Basilio sostituisce Darwin! Però il suo sermone c’insegna una cosa: che un’evoluzione delle specie (avviata con la creazione e guidata da Dio fine al suo culmine, l’uomo) è perfettamente compatibile con la fede cristiana.

        • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Giorgio Masiero

          E’ saltato evidentemente un “non”: San Basilio non sostituisce Darwin!

        • sto'co'frati e zappo l'orto ha detto in risposta a Giorgio Masiero

          Il problema Professore è come si è realmente “sviluppata”l’evoluzione,questo rimane il Problema dei Problemi.Per tutti gli scienziati ed appassionati.
          Le critiche al neodarwinismo non sono solo “invenzioni” dei creazionisti ecc.

          • Giorgio Masiero ha detto in risposta a sto'co'frati e zappo l'orto

            Certo come teoria scientifica ha tanta strada da fare, però i biologi non hanno di meglio, mi pare.

            • sto'co'frati e zappo l'orto ha detto in risposta a Giorgio Masiero

              Professore lei è troppo intelligente per avere a che fare con un critico qualsiasi,dunque per non annoiare nessuno e per non farmi troppi nemici le vorrei ricordare che alla base del neodarwinismo si sono i benedetti anelli mancanti.
              Non voglio annoiarla citando una vasta letteratura scientifica,fingendomi un
              competente della materia.
              Per quanto mi riguarda sono solo un grandissimo appassionato.
              Mi piacerebbe accettare da lei lezioni di Paleontologia.ps.le sue note di Fisica appassionano anche un’ignorante come me.

      • Antonio72 ha detto in risposta a sto'co'frati e zappo l'orto

        Ahah Andrea…un ippopotamo, certo, ma astuto come una volpe!
        Lasciamo perdere per un attimo Dio; quindi tu ritieni che il cammino evolutivo non si sia evoluto da una minore complessità ad una maggiore, fino ad arrivare al suo livello massimo rappresentato dalla materia grigia che abbiamo nel cranio, ovvero un universo nell’universo?
        Che il cammino evolutivo abbia una freccia (come la freccia temporale) lo dice la sua stessa definizione, e lo studio dell’evoluzione, appunto, degli organismi biologici: dai batteri che cozzavano tra loro nel brodo primordiale, passando attraverso ai primi cordati che sguazzavano nelle pozze del Cambriano, fino ad arrivare al mammifero Homo Sapiens Sapiens. Un bel salto, non credi? Tanto che Lamarck sosteneva che gli stessi organismi “anelavano” a diventare sempre più complessi e per questo sua teoria del “desiderio” di miglioramento innato negli organismi fu deriso a lungo dalla comunità scientifica. Invece, e credo che sia un errore comune, la famosa teoria della trasmissione dei caratteri acquisiti, è spesso definita a torto lamarckismo visto che fu costretto ad accettarla anche lo stesso Darwin, in quanto non poteva conoscere i geni e la genetica. Poi è venuta anche la genetica che apparentemente ha risolto i problemi con la mutazione casuale, a parte il fatto che la casualità non è così frequente, e addirittura nell’arco della vita di una specie, nemmeno determinante per qualsiasi mutazione fenotipica (parole del genetista Lewontin). Quindi dopo l’illusione del lamarckismo, l’ignoranza di Darwin sui geni, è caduto anche il Santo Graal del DNA che avrebbe dovuto spiegare tutto. Anzi con l’epigenetica, in un certo senso, il lamarckismo ottiene la sua rivincita: non contano solo i geni, ma anche la loro espressione che può variare durante l’arco di vita dell’individuo ed anche essere trasmessa alla prole (che non eredita solo il DNA). Quindi non esiste un nastro registatore preregistrato il cui svolgimento spiega l’organismo e canta quindi la stessa musica a prescindere, piuttosto un nastro, che cambia musica nell’arco esistenziale dell’organismo in base a parametri esterni non rintracciabili né prevedibili dal nastro stesso; insomma si potrebbe dire in base alle caratteristiche del lettore. (A proposito la tua teoria degli algoritmi e dei reward scelti dall’organismo mi ricorda un po’ il lamarckismo…). Cmq se vogliamo, la teoria evolutiva comprende tutto l’universo in quanto tutti gli elementi pesanti, i quali sono alla base della vita, si sono sviluppati da quelli leggeri, in particolare dall’idrogeno, che se non mi sbaglio è l’elemento di gran lunga più comune nell’universo assieme all’elio, fino ad arrivare all’estrema complessità delle molecole a base di carbonio.
        Negare che ci sia stata una certa direzione nel senso di crescita di complessità sarebbe quindi come negare la freccia temporale.
        Rimane aperta solo la questione dell’intenzionalità che ovviamente fa a pugni con la casualità. Ma sappiamo che, anche se l’universo è immenso come dici, la probabilità di un universo accogliente per la vita è talmente bassa che non è sufficiente alcuna sua estensione! La prova è che si sono dovuti inventare la teoria del multiverso in opposizione al Disegno Intelligente. Resta sempre cmq l’opzione del principio antropico debole, il quale nemmeno si pone il problema: è così perchè altrimenti non potremmo neanche discuterne! Quindi se rifiuti il Disegno Intelligente e quindi l’intenzionalità e vuoi sostenere la tesi della casualità, allora non ti rimane che accettare miliardi e miliardi di universi paralleli, non è detto tutti anisotropici (in qualcuno forse ci sarà qualche “essere” a farsi le stesse domande?!), cmq tutti inconoscibili, esattamente come Dio (anche se in realtà non è del tutto inconoscibile).
        Per quanto riguarda il tuo dubbio del perchè l’evoluzione invece di “tutto è subito”, potrei avere una risposta, penso adeguata: dipende dai punti di vista. Per Dio l’evoluzione è “tutto e subito”, mentre per l’uomo l’evoluzione è un cammino di miliardi di anni. Se fossi credente invece ti chiederesti perchè non subito il Regno dei Cieli, senza passare dall’accidentato e faticoso cammino esistenziale. La risposta può essere che il Regno dei Cieli è già qui, tutto e subito, come lo è Dio (cosa promette Gesù in croce al ladro?).
        Allora che senso ha la vita? Perchè l’uomo possa essere libero di scegliere tra Dio e Mammona, tra l’ordine intenzionale e l’ordine casuale, tra il Bene ed il male, tra il Regno dei Cieli ed il nulla cosmico, ecc.., ma qui su questa terra non da altre parti o in altre vite, ed anche un secondo prima di spirare, se è una decisione mossa dalla fede e non dalla scommessa di Pascal.
        Quindi se non credi alla libertà dell’uomo non potrai mai credere a tutto il resto e per essere veramente libero di scegliere devi mantenere in piedi il dubbio su Dio e quindi su tutto il resto. Ora, io non credo che la fede provenga solo dalla grazia, ma può essere conquistata passo dopo passo, da qualsiasi uomo. Come esiste il cammino evolutivo materiale esiste anche il cammino evolutivo spirituale. Il fatto è che quest’ultimo oggigiorno interessa a pochi. Inoltre, mentre il primo è oggetto delle scienze naturali l’ultimo non può esserlo affatto. Ma la precondizione necessaria a qualsiasi cammino spirituale dell’uomo è la sua stessa libertà, che secondo me viene minacciata proprio dalla scienze naturali, in particolare dalle neuroscienze. Questa invasione di campo è inaccettabile e richiede una pronta e decisa risposta che non vedo, anche quella di contrapporre alla scienza naturale, o almeno ad alcune sue branche, una nuova scienza dello spirito (in quanto lo spirito esiste e agisce proprio qui su questa terra). Ed invece si fa finta tutti di nulla….e senza libertà tutto perde di senso, è inutile anche discutere di qualsiasi argomento.

        • Andrea ha detto in risposta a Antonio72

          Ciao Antonio,

          “Negare che ci sia stata una certa direzione nel senso di crescita di complessità sarebbe quindi come negare la freccia temporale”

          sono d’accordo al 100% su questa affermazione ed è per questo che un’equazione che genera universi mi sembra logicamente più semplice e quindi più probabile (procedendo a ritroso dal complesso al semplice) rispetto ad un creatore che ha intenzioni esplicite. Posto che in entrambi i casi non sapremmo andare oltre rispondendo all’istintiva domanda del : qual è l’origine dell’equazione vs qual è l’origine del Creatore.
          Rispetto a questa domanda l’affermazione che il Creatore per definizione non può avere origine, mi sembra un escamotage che si potrebbe attribuire con uguale validità all’equazione stessa, che tuttavia rispetta meglio del concetto di Creatore Intenzionale il trend semplice –> complesso che hai correttamente evidenziato.

          – (A proposito la tua teoria degli algoritmi e dei reward scelti dall’organismo mi ricorda un po’ il lamarckismo…) –

          ha !! che offesa mortale!!! 😉

          in realtà il reward non sarebbe scelto volontariamente ma intrinseco al meccanismo d’apprendimento.

          Sul senso della vita ci siamo “scontrati” molte volte, Il problema del senso lo ritengo un effetto collaterale del fatto che il nostro cervello rifletta sul proprio ruolo, e ritengo che questa capacità non necessiti, per il solo fatto di essersi sviluppata, di una giustificazione che si traduca nella lettura di un’intenzione.

          • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Andrea

            “…si potrebbe attribuire con uguale validità all’equazione stessa, che tuttavia rispetta meglio del concetto di Creatore Intenzionale il trend semplice –> complesso che hai correttamente evidenziato”: e no, non sono d’accordo. Qui, Andrea, si vedono le tue lacune matematiche e metafisiche! Sei sicuro che le equazioni della relatività generali siano “semplici”? Sei sicuro che la sostanza di Dio sia “complessa”?
            Cmq, senza farti lezioni di matematica o di metafisica (per cui mi ci occorrerebbero due semestri), credo che tu sia arrivato nel tuo commento sopra molto vicino a quel mistero dell’essere, che tutti chiamano Dio, che in teologia razionale si chiama Agenzia trascendente intelligente, e che tu chiami Equazioni. Poi credi che qualcuno, anche tra i credenti, ne sappia di più su Dio e la Sua natura, al netto della rivelazione cristiana?

            • Andrea ha detto in risposta a Giorgio Masiero

              ciao Giorgio,
              nel mio ragionamento ho ipotizzato che le equazioni della relatività fossero una semplice conseguenza di un’equazione che generasse ad libitum le costanti cosmologiche, tale equazione non dovrebbe essere molto complessa ma se mai “molto fortunata” nel generare il nostro universo, sempre che abbia senso misurare la nostra fortuna senza tener conto delle infinite sfortune degli universi che non possono esistere.

            • Andrea ha detto in risposta a Giorgio Masiero

              Son contento comunque di essere arrivato più vicino al nocciolo della questione anche grazie a te.

          • Antonio72 ha detto in risposta a Andrea

            Eh no caro Andrea, non mi puoi mettere sullo stesso piano l’equazione ed il Creatore, perchè che qualsiasi equazione abbia necessità di un suo “creatore matematico” è cosa oggettiva, mentre è cosa meno scontata il creatore del Creatore. Semmai allora, dovresti intendere l’universo e quindi la natura increata sostenuta dai riduzionisti.
            E poi c’è un’altra questione più sottile: se esiste un’equazione alla base di tutto ecco che l’uomo potrebbe un giorno scovarla e quindi potenzialmente farsi lui stesso creatore, anche di un universo intero. Ovvero, secondo la tua tesi, buttando il Creatore fuori dalla porta te lo potresti ritrovare un giorno che penetri furtivamente da una finestra.

            Lamarck era una provocazione…
            😉

            • Andrea ha detto in risposta a Antonio72

              Giusto, ma parti dal concetto che la definizione di Creatore debba calzara su un’idea che ti eri già fatto.
              Se si deve postulare che una cosa o un ente esiste già non si può dire che se esiste già deve essere un creatore e non un’equazione solo perchè il secondo concetto è freddo e antipatico.

              Preciso meglio, uso il termine equazione solo per definire qualcosa di estremamente semplice che settasse dei parametri e accendesse il fenomeno “esistenza dell’universo”.

              E’ chiaro che nell’accezione che formulo chiamarla equazione o chiamarla creatore non fa molta differenza, solo che la seconda definizione carica tale soggetto di tutta una serie di aspetti emotivi, che per quanto gradevoli e consolatori (perchè lo personificano, e lo pongono “la nostro livello”), non riesco a dedurre in modo razionale.

              (si avevo compreso, ho troppa stima di te per pensare che me lo attribuissi davvero 😉

              • Antonio72 ha detto in risposta a Andrea

                Allora sei uno spinoziano, pressapoco come Einstein?

                PS
                Lo so che è antipatico volerti inquadrare per forza, tuttavia mi pare equo, visto che io stesso, sono inquadrato per definizione.

                • Andrea ha detto in risposta a Antonio72

                  nel senso che passo molto tempo su spinoza.it ?

                  no a parte gli scherzi, direi che rispetto all’indagine umana sul Creatore, per quanto essa possa avere senso (non lo sappiamo nemmeno noi), mi sento abbastanza spinoziano e quindi abbastanza vicino a questa frase di Einstein che in effetti non è intrisa di particolari intenzioni verso l’uomo, a parziale conferma delle mie sensazioni.

                  “I believe in Spinoza’s God who reveals himself in the orderly harmony of what exists, not in a God who concerns himself with the fates and actions of human beings”

                  Però se devo chiamare “Dio” l’ordine delle cose, questo non equivale a dire che le cose sono ordinate per loro stessa natura? Oppure non faccio prima a sostituire la parola ordine con la parola Dio nel vocabolario e dire : ” c’è molto Dio in questa pianta, quest’animale, quest’uomo, queste stelle”

                  A me questa risposta può bastare anche se un filo di prurito me lo causa.

                  Il prurito nasce probabilmente dal fatto che l’uomo parte dall’assunto che tutte le domande che si pone abbiano senso, proprio perchè la maggior parte ne ha, e quando se ne pone una che potrebbe essere senza senso, se riguarda aspetti non direttamente indagabili, non può procedere oltre, o “accetta l’implicita fregatura” (impossibilità di rispondere) oppure si costringe a non accettarla nei modi più coloriti (equazioni, programmatori, creatori etc etc), come vedi mi sono posto onestamente nel secondo insieme.

                  • Antonio72 ha detto in risposta a Andrea

                    Il fatto è che se l’uomo credesse che quelle particolari domande che si pone non abbiano senso, si ritroverebbe come risultato il non-senso della sua stessa vita.
                    Cmq se l’uomo avesse sempre ragionato così, ovvero se si fosse arrestato davanti all’inesplicabile, sarebbe ancora tirare sassi dietro ai conigli. Anzi secondo me non ci sarebbe stato nemmeno alcun uomo, la cui definizione (intendo di uomo) non è certo meno complessa di quella di Dio.

                    • Andrea ha detto in risposta a Antonio72

                      “Il fatto è che se l’uomo credesse che quelle particolari domande che si pone non abbiano senso, si ritroverebbe come risultato il non-senso della sua stessa vita.”

                      Esatto, infatti potrebbe benissimo costringersi a dar loro senso per il terrore di ritrovarsi con una vita senza senso, è difficile scartare questa ipotesi solo perchè a noi fa piacere che la nostra vita ce l’abbia.

              • Andrea ha detto in risposta a Andrea

                Estremizzo: Se la vita fosse una conseguenza delle leggi, essa potrebbe essere non nota all’equazione (o Creatore o Supremo Programmatore) stessa, la quale non saprebbe nemmeno perchè mai la si dovrebbe ringraziare.

                • Antonio72 ha detto in risposta a Andrea

                  E allora a chi sarebbe nota? Noi uomini potremmo mai comprendere le leggi che regolano la vita? In tal caso l’uomo stesso forse un giorno potrebbe divenire un creatore di vita. E poi perchè solo la vita dovrebbe essere non nota all’equazione e non per esempio anche la forza di gravità? O forse sei un dualista, e la tua teoria prevede un’equazione per la materia ed una diversa per lo spirito? O per vita intendi proprio la storia particolare dell’individuo umano?
                  Cmq non mi sentirei mai di ringraziare l’equazione, come nemmeno il dio di Einstein.

                  • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Antonio72

                    Einstein pensava che il mondo fosse ab aeterno e per questo egli aveva una concezione spinoziana, con leggi immanenti al mondo.
                    Ma se conoscesse la fisica di oggi con l’inizio del tempo, egli secondo me cambierebbe idea e diventerebbe teista. Come si può infatti parlare di leggi esistenti ab aeterno e di inizio del mondo, senza un’intenzionalità?

                  • Andrea ha detto in risposta a Antonio72

                    e’ nota a noi, perchè è un pattern,una regolarità che riconosciamo e a cui diamo proprio questo nome: “vita”.

                    il fatto che l’uomo possa divenire un creatore di vita, non mi sento di escluderlo in linea teorica anche se non ho i mezzi per non escluderlo in linea pratica (perdona l’utilizzo poco armonioso delle negazioni), da buon riduzionista infatti ritengo che la vita sia semplicemente un’ organizzazione della materia che è stata voluta o è emersa nella forma di un meccanismo che si autosostenta interagendo con l’ambiente.

                    Al momento non pare esserci possibile assemblare e avviare nemmeno il più semplice dei batteri, eppure il batterio non ha anima, nè coscienza, il problema potrebbe essere di controllo della materia a quella scala dimensionale e di coordinamento dello stato iniziale, prima o poi lo scopriremo (forse)

                    La forza di gravità sarebbe nota all’equazione che l’ha settata, non più di quanto siano note le regole del gioco “life” al programmatore che le ha codificate, ma che non poteva prevedere che su tali regole potessero vivere una serie di pattern autoriproducentisi e proliferanti tipo questi (sul cui innesco ovviamente pesa la necessità dell’intervento di un creatore umano nel gioco, ma che nel contesto di un “big bang”, potrebbe essere stata innescata dalla compresenza di agglomerati fortuitamente disposti in un dato modo, sul quale le regole stesse del gioco avrebbero poi fatto il resto):

                    http://en.wikipedia.org/wiki/Conway's_Game_of_Life

                    PS: anch’io non ringrazierei mai un’equazione.

                    • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Andrea

                      Perché perdere tempo, Andrea, a fantasticare sui meccanismi del “dopo” l’Equazione (che io preferisco chiamare Logos)? Lasciamo alla scienza studiare come è accaduto.
                      Restiamo in ambito metafisico: non ti emoziona pensare all’esistenza trascendente di un’Equazione che ha avuto la potenza di creare l’Universo? E che l’ha fatto non automaticamente con la sua esistenza, ma intenzionalmente 15 miliardi di anni fa? E che tutte le evidenze di cui disponiamo mostrano che in tutto l’universo noi umani siamo gli unici ad arrivare a pensarlo?

                    • Andrea ha detto in risposta a Andrea

                      Sicuramente mi emoziona Giorgio.

                    • Andrea ha detto in risposta a Andrea

                      nel senso che l’ipotizzarla rappresenta la miglior compressione algoritmica che riesco a effettuare dell’intero insieme di esperienze che i miei sensi (e il mio intelletto) hanno registrato nel corso della loro esistenza (scusa se rovino anche il concetto di emozione ; -)

                    • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Andrea

                      Sei troppo cerebrale. Anche ammesso che dietro le tue emozioni ci sia un numero, una cosa è il numero, una cosa diversa (per questo io dico irriducibile) è la “tua” emozione.

                    • Andrea ha detto in risposta a Andrea

                      Hai ragione, era più che altro una provocazione, i numeri sono solo una rappresentazione di basso livello di qualcosa che mi spiego in questo modo, ma al livello d’astrazione a cui vivo credo che le mie emozioni siano, nella forma in cui le percepisco e le vivo, molto simili alle tue,

        • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Antonio72

          Le scienze naturali non minacciano nessuno.
          Le cosiddette neuroscienze non sono scienze naturali della mente (perche’, per definizione di mente, essa non e’ oggetto d’investigazione, misura, predizione e falsificazione), ma speculazioni di riduzionisti su misure elettriche encefalografiche.
          Chi, come te, ha il privilegio di non doversi sporcare le mani nel sistema tecno-scientifico tanto aborrito, per potersi dedicare a tempo pieno ad una “nuova scienza dello spirito” farebbe un’azione buona e coerente con i suoi principi se evitasse di spacciare per scientifico cio’ che appartiene soltanto alla concezione filosofica scientista, che tutti i cristiani (sia quelli dell’ora et labora, sia quelli del solo ora) sono imoegnati a combattere.

          • Antonio72 ha detto in risposta a Giorgio Masiero

            E tuttavia le neuroscienze non studiano solo la mente, ma tutta l’attività cerebrale; ed il cervello, essendo parte della natura, è oggetto delle scienze naturali.

            • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Antonio72

              Il cervello è giustamente oggetto delle scienze naturali, ma non della sedicente neuroscienza. L’unica attività cerebrale di cui si occupa quest’ultima, ed insisto su “unica”, sono le correnti elettriche. Ed è quello che avevo detto: misura di correnti elettroencefalografiche.

              • Antonio72 ha detto in risposta a Giorgio Masiero

                No scusi, professore..nega addirittura che le neuroscienze (tra cui anche la neurologia e la neurochirurgia) siano scienza! Ma com’è che pubblicano studi su riviste scientifiche e mediche?
                Non le pare di esagerare…

                • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Antonio72

                  La neurologia e la neurochirurgia sono branche della medicina e quindi appartengono, come ho detto sopra, alle scienze naturali che si occupano di cervello. Le cosiddette neuroscienze pretendono di studiare la coscienza, la mente, il libero arbitrio, la morale, ecc. attraverso misure elettriche sulle aree cerebrali.

                  • Antonio72 ha detto in risposta a Giorgio Masiero

                    Hai sentito GiuliaM?

                    Vittorio A. Sironi: neurochirurgo storico e antropologo, insegna Storia della medicina e della sanità nell’Università di Milano-Bicocca, dove è direttore del Centro studi sulla storia del pensiero biomedico.
                    Mauro Porta: neurologo e neurochirurgo, direttore del Centro malattie extra piramidali e sindrome di Tourette presso l’Istituo Galeazzi di Milano e consulente presso il Policlinico San Marco di Zingonia (Bg).

                    Cmq professore purtroppo, i due insigni medico-chirurghi di cui sopra, ci raccontano tutt’altro, ovvero che esistono malattie gravemente invalidanti (Parkinson, Tourette) la cui terapia spesso influisce anche sugli stati cognitivi e persino sulla morale, in particolare sui meccanismi inibitori.
                    E pare che non ci sia modo di separare questi livelli, in quanto i circuiti motori e quelli cognitivi ed emotivi, spesso si intersecano o addirittura sono i medesimi.

                    • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Antonio72

                      Non so se ci sei o ci fai, Antonio.
                      Se prendo una botta in testa ed il mio cervello ne riceve una lesione, nessuno dai tempi di Cartesio (me compreso) nega che ne risulteranno conseguenze sulle capacita cognitive, ecc., fino alla stessa morte. La cura del cervello appartiene a quella scienza naturale che è la medicina e alle sue branche.
                      Diversa cosa è ridurre la mente (e le sue funzioni) al cervello e pretendere con misure elettriche effettuate su aree specifiche cerebrali di spiegare quelle funzioni superiori.

                    • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Antonio72

                      Io sono un dualista: l’uomo è anima e corpo, nello spazio-tempo. Senza corpo (cervello), la coscienza muore nello spazio-tempo. Ma senza l’anima il corpo è morto. Tu no?

                    • Antonio72 ha detto in risposta a Antonio72

                      Sì certo, e allora cosa cambia?
                      Non vedo la pertinenza con l’argomento.

                    • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Antonio72

                      Cambia che nella nostra concezione dualista la medicina può curare il cervello e così preservare l’integrità umana (con le funzioni cognitive); ma non ci sarà mai nessuna scienza naturale che studiando il cervello possa spiegare le funzioni cognitive, i sentimenti, ecc. della coscienza, perché le sfuggirà l’anima.

                    • Antonio72 ha detto in risposta a Antonio72

                      Spiegare no, ma influenzare o come dicono modulare, questo già lo fanno con gli psicofarmaci e con tecniche più invasive.
                      Per esempio con la stimolazione cerebrale profonda non possono eludere le questioni etiche e quindi anche gli eventuali effetti collaterali sugli stati mentali del paziente cognitivo-comportamentali ed emotivi.
                      Per questa ragione in queste sperimentazioni devono essere coinvolte più figure professionali, in particolare: Neurochirurgo, neurologo, psichiatra, neurofisiologo, neuropsicologo, neuroradiologo, ingegnere biomedico, fisiatra, infermiere e bioeticista.
                      Non credo che l’anima possa venire intaccata anche qualora sarà possibile aumentare le proprie capacità cognitive o modulare i propri stati emotivi attraverso farmaci o quant’altro (già si può fare abusando di certe sostanze, ma la medicina di certo offre ed offrirà dei prodotti più performanti e mirati, forse un giorno anche a soggetti sani).
                      Per me l’anima, come già detto, è un ponte che collega l’immanente al trascendente, ma la stabilità dei due estremi è affatto diversa: precaria ed instabile la prima, salda ed immortale l’ultima. E’ quindi necessario il giusto equilibrio perchè il “ponte” non traballi, che talvolta non può essere stabilito solo dalla buona volontà del soggetto.
                      Se per es. inventassero dei farmaci per contenere i livelli di aggressività o gli stati ansiosi di certi soggetti, non sarebbe male per questi soggetti, ovviamente, perchè la libertà individuale deve in ogni caso essere salvaguardata.
                      Per quanto mi riguarda sarebbe meglio ristabilire una certa armonia nello stile di vita moderno, frenetico e talvolta nevrotico; ma siccome so che la mia speranza è vana ed utopica, allora ben vengano altre modalità per alleviare il dolore e la sofferenza umane.

              • Antonio72 ha detto in risposta a Giorgio Masiero

                Cmq io no ce l’ho con le neuroscienze che si occupano dei meccanismi dei circuiti neurali, anche perchè esistono delle applicazioni mediche di cui possono trarre beneficio pazienti psichiatrici, affetti da patologie motorie, e di recente forse anche i soggetti con minimo stato di coscienza, ecc..
                Piuttosto quando le neuroscienze sconfinano in terreni più “spirituali” come la libertà dell’uomo, la mente, la morale, ecc.. credendo che il medesimo metodo scientifico che studia la parte meccanica, sia idoneo a spiegare anche tutto il resto.
                Secondo me ci vorrebbe un approccio diverso, più olistico che riduzionistico.

              • marco ha detto in risposta a Giorgio Masiero

                Nel giornale di oggi ho letto questo:
                un gruppo di ricercatori di Berkley, California, ha annunciato di aver decifrato il ‘suono’ delle parole rimuginate nella mente!http://qn.quotidiano.net/salute/2012/02/13/667546-salute-coma-incidenti.shtml

                • Antonio72 ha detto in risposta a marco

                  Ma non erano le immagini? Ho letto in un libro di neuroscienza (forse se non mi ricordo male, proprio degli autori di cui sopra), che stanno cercando un modo per comunicare con le persone in stato di minima coscienza attraverso il riconoscimento delle immagini mediante le solite tecniche di Brainimaging. In definitiva, pressapoco è così, ma è un mio esempio: associano la risposta “sì” all’immagine di un cavallo e la risposta “no” a quella di un topo, così interrogando il soggetto, riescono a capire la sua volontà, a seconda se compare sul monitor un cavallo oppure un topo.

                  • marco ha detto in risposta a Antonio72

                    Se erano immagini non lo so , so solo che sul giornale di oggi c’era scritto questo!Vorrei chiedere a qualcuno di competente se sono studi seri, o se si tratta delle solite ca…te tipo:trovato il gene della felicita’.

                    • Antonio72 ha detto in risposta a marco

                      Be’, non ne ho la più pallida idea.
                      A proposito di giornale, ho letto ancora una sparata del Cern: pare che siano vicini a scovare il Bosone di Higgs, sono certi di aver intuito il range di energia in cui sarebbe intrappolata la cosiddetta particella di Dio e che molto presto l’accalappieranno.

                    • Giorgio Masiero ha detto in risposta a marco

                      È una particella come un’altra, Antonio: lascia perdere il nome che è stato scelto molti anni fa da un editore per vendere meglio un libro.
                      A questo punto, dov’è la sparata del Cnr?

                    • Antonio72 ha detto in risposta a marco

                      Ma no, l’ho letta così su una striscietta del mio giornale locale…c’erano anche i precisi valori in GeV (mi pare).
                      E’ una sparata nel senso che non è la prima volta che si sente una notizia del genere…se poi sia un’invenzione giornalistica oppure una sorta di campagna pubblicitaria del Cern stesso, questo non lo so.

                    • credino ha detto in risposta a marco

                      ma non è mica una sparata. ormai sono anni che stanno accumulando (o accalappiando) segnali di higgs, e sono mesi che hanno intuito il range di energia. quello che chiami “scovare” è solo il raggiungimento convenzionale del livello necessario di significanza statistica (livello che si sono arbitrariamente auto-assegnati), cioè il traguardo per poter dire ufficialmente “siamo certi che l’higgs esiste”.

                    • Antonio72 ha detto in risposta a marco

                      Quindi pressapoco è come dico, visto che statisticamente sono ancora incerti come si è incerti di vincere quando si gioca l’Enalotto.
                      Tuttavia talvolta i fisici prendono letteralmente lucciole per lanterne, come per es. nell’ultimo esperimento del Cern/Gran Sasso, in cui mentre cercavano tutt’altro, si sono ritrovati con il neutrino superluminale.
                      Ora, non dico che mentre cercano il bosone di Higgs si ritrovano invece con un muone in mano…

                    • GiuliaM ha detto in risposta a marco

                      La ricerca scientifica è fatta anche di fortuna 🙂

                    • Antonio72 ha detto in risposta a marco

                      …o di abbagli.
                      🙂

                    • GiuliaM ha detto in risposta a marco

                      Divertente come mi sei venuto a cercare nel corso di tutto questo post per ribattermi o avere l’ultima parola…

                    • Antonio72 ha detto in risposta a marco

                      ..la cosa ti lusinga o ti irrita?

                      Ultima parola.

    • Fabrizio ha detto in risposta a Giorgio Masiero

      Be se vogliamo dirla tutta anche Sant’Agostino nelle Confessioni da l’impressione di interpretare la creazione in senso evolutivo con la seguente frase: “In principio furono creati solamente i germi ovvero le cause, delle forme di vita, che in seguito si sarebbero sviluppate gradualmente”. Dove l’intervento del Creatore è lasciato solo nel porre in essere le cose lasciandole siviluppare graduatamente fino al loro compimento.

      Non necessariamente queste devono seguire una direzione diciamo così forzata, quasi come se Dio dirigesse le azioni quasi allo stesso modo con cui si dirige un burattino. La casualità non mette e non getta ombra sulla Causa iniziale. Ritengo per esempio che il caso non è altro che quella libertà che ciascun elemento nell’universo, in quanto essere, di poter vivere secondo la sua natura. Caso e Causa non sono affatto in contraddizione. Dio è creatore ontologico, creatore di essere. E sono ben felice di notare che anche un grandioso come S.Tommaso d’Aquino condivida questo mio parere affermando chiaramente: “Sarebbe contro il concetto di divina provvidenza affermare che nella realtà non ci sia niente di fortuito o di casuale”. Perché la chiave di tutto sta nel libero arbitrio, che credo vada esteso non solo all’essere umano ma anche tutto quanto sia esistente.

      • Antonio72 ha detto in risposta a Fabrizio

        Con l’ultima frase hai cantato il De Profundis delle scienze naturali, forse involontariamente.

        • Fabrizio ha detto in risposta a Antonio72

          Dici? O magari è rivolto a chi concepisce la scienza come un oracolo e la risposta a tutte le domande?

          Il De Profundis è dedicato allo scientismo e riduzionismo.

          • Antonio72 ha detto in risposta a Fabrizio

            Mi spieghi come le scienze naturali potrebbero ricavare qualsiasi teoria attendibile in un universo dotato di libero arbitrio?

            • Fabrizio ha detto in risposta a Antonio72

              Io non ho parlato di teoria scientifica, né di provare sperimentalmente. Io ho parlato da un punto di vista filosofico. Casualità non significa “senza causa e senza finalità” come alcuni scienziati, che sconfinano dal loro campo facendo confusione tra scienza e filosofia, sostengono. Tutti questi aspetti non possono dedursi dall’applicazione delle scienze naturali. Se mi sono espresso male me ne scuso.

      • Fabrizio ha detto in risposta a Fabrizio

        A quasi dimenticavo, c’è anche Nicola Oresme che fu un vescovo, teologo, astronomo, matematico, fisico e filosofo che visse nel 1300 che è considerato come uno dei precursori dell’evoluzione darwiniana.

        “Based on the musico-mathematical principles of incommensurability, irrationality and complexity, Oresme finally created a dynamic structure-model for the constitution of substantial species and individuals of nature, the so-called “theory of perfectio specierum” (De configurationibus qualitatum et motuum, Quaestiones super de generatione et corruptione, Tractatus de perfectionibus specierum).
        By means of using an analogy of the musical qualities with the “first and second qualities” of Empedocles, an Oresmian individual turns into a self-organizing system which takes the trouble to get to his optimal system state defending against disturbing environmental influences. This “automatic control loop” influences the substantial form (forma substantialis), already present in the modern sense, in the principles of biological evolution, “adaption” and “mutation” of genetic material.
        It is quite evident, that Oresme’s revolutionary theory overcame the Aristotelian-scholastic dogma of the unchanging substantial species and anticipated principles of the “system theory”, self-organisation and biological evolution of Charles Darwin”

        Il tutto in questo sito internet: http://www.nicole-oresme.com/seiten/oresme-biography.html

  8. dome ha detto

    Andrea se creo una mia geometria, all’inizio devo degli assiomi dal nulla, è nessuno può dire che sono sbagliati, da li postulo.
    È inutile chiedere all’Architetto :perché io farei così o colà.
    Lui è l’artefici, solo a lui sono comprese le opere e non deve spiegarti nulla, i segni della postulazione li ha lasciati, sta a te compiere un passo,

  9. a-ateo ha detto

    « Oggi tra gli scienziati cattolici è chiarissimo che si può benissimo credere nell’evoluzionismo e nella Creazione (non nel creazionismo). Dire il contrario è come sostenere che la Terra è piatta o il Sole si muove perché così diceva la Bibbia. »
    (Nicola Cabibbo in Romeo Bassoli, op. cit.)
    Nicola Cabibbo era il Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze al momento della citazione e, secondo me, non può essere ignorato in un thread come questo.
    Un altro scienziato cattolico ha poi sottolineato il fatto che, anche spingendosi ad ammettere l’ipotesi di una creazione automatica della vita a partire dalla materia, resterebbe sempre da individuare Chi ha creato il gruppo di leggi (the set of rules) che regolano il fenomeno relativo.

    • Ste ha detto in risposta a a-ateo

      Ma anche le leggi che regolano la materia: Chi le ha poste?

    • Andrea ha detto in risposta a a-ateo

      sulle leggi mi trovi d’accordissimo, infatti io non ho mai negato la possibilità di un intenzionalità, ma solo la nostra pretesa di collocarla al livello d’astrazione che ci è più comodo. Insomma fatico a ritener valida l’equivalenza: creazione leggi = amore per l’uomo.

      • Antonio72 ha detto in risposta a Andrea

        Fai meno fatica se riesci a credere che e leggi abbiano portato all’uomo, l’unico che è capace di conoscerle o se vuoi di interpretarle.
        Diciamo che le leggi naturali prendono coscienza solo nell’uomo; prima del bipede implume non esistono né leggi né coscienza.

      • Ste ha detto in risposta a Andrea

        Ho questo dubbio: le leggi che regolano l’universo vengono “prima” o “dopo” la sua nascita? Esistono perchè esiste l’universo, o l’universo esiste grazie a queste leggi?

    • Fabrizio ha detto in risposta a a-ateo

      Il creazionismo inteso come il dio demiurgo che mette i mattoncini lego, molto in voga tra creazionisti ed intelligent design americani, è rigettato chiaramente dal Cattolicesimo.

      • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Fabrizio

        Vediamo, Fabrizio, se siamo d’accordo.
        Io come fisico non metto Dio tra i mattoncini lego, perché questo non corrisponderebbe al metodo scientifico.
        Io, però, come filosofo, non penso che le scienze naturali siano le titolari esclusive della conoscenza, e trovo allora che Dio è il fondamento razionale dell’essere e della verità.
        Infine, come cristiano, Egli è il “lego” i cui mattoncini riempiono di senso tutta la mia vita.

        • Fabrizio ha detto in risposta a Giorgio Masiero

          Io sono d’accordissimo professore con il suo pensiero che anche mio come cristiano. Dio per me è fonte di tutta l’esistenza e della verità.

          Io mi riferivo al concetto di creazionismo argomentato dalle chiese evangeliche americane basate su una interpretazione letterale della Genesi. Tutto qui.

          • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Fabrizio

            C’è spesso una tale esagerazione da parte darwiniana sulla potenza esplicativa della teoria dell’evoluzione che mi sento di perdonare qualche volta l’ingenuità ed il fervore dei nostri fratelli separati nordamericani.

            • Fabrizio ha detto in risposta a Giorgio Masiero

              Lo sviluppo di movimenti pro-creazionismo e pro-Id sono nati purtroppo in seguito al tentativo di usare la teoria evolutiva come ariete contro la religione e la moralità, con il risultato di gettare ombra sul lavoro di tanti ricercatori.

              Su questo capisco e comprendo, e da un punto di vista di fede credo che dimostrano la loro assoluta devozione a Dio.

  10. a-ateo ha detto

    @andrea,
    e se l’umanità, dopo aver visto Dio come il Dio degli eserciti, e poi come un Dio-Padre della più grande famiglia del mondo, e poi come il supremo Architetto,e poi come il supremo Matematico, prendesse consapevolezza che potrebbe essere visto anche come il supremo Programmatore….
    Insomma, se si prendesse consapevolezza che anche la percezione di Dio, pur restando nel recinto della Fede più ortodossa,anzi forse a causa di ciò, possa essere soggetta anche a una sorta di evoluzione?
    E forse la Scienza avrebbe anche lo scopo di illuminare questo accrescersi di consapevolezza?
    E anche del fatto che la Bibbia e gli altri testi sacri possano essere la registrazione di questa evoluzione della nostra percezione di Dio, piuttosto che la descrizione scientifica di come che Dio ha proceduto nella Creazione?
    Sulla tua domanda finale…io invece avrei soltanto seri dubbi sull’amore degli atei nei confronti di se stessi…

    • dome ha detto in risposta a a-ateo

      L’ultima frase guasta, non capisco perché si fa un lettura statica della Rivelazione

    • GiuliaM ha detto in risposta a a-ateo

      Una mia piccola fantasticheria: la teoria di Dio visto, tra le altre cose, come Supremo Programmatore è secondo me affascinante, perchè indica da parte Sua una grande pianificazione iniziale lasciata poi evolversi liberamente, salvo rari interventi, proprio come un programmatore codifica un programma e lo fa partire. Dio sa perfettamente come andrà avanti il “sistema” (cosa che rappresenterebbe la sua onniscenza e onnipotenza, dato che l’universo con le sue leggi l’ha fatto lui), ma preferisce “lasciarlo fare”, quindi lasciare libertà alle creature che vivono all’interno di esso. Anche l’inventore del primissimo calcolatore, Charles Babbage, la pensava così: http://www.charlesbabbage.net/

      • Andrea ha detto in risposta a GiuliaM

        Giulia,
        esiste anche la possibilità che un programmatore scriva un programma e lo avvii senza avere la capacità di prevedere lo stato di ogni sua variabile in ogni istante, questo programma potrebbe girare per anni in assenza stessa del programmatore (posto che il computer su cui gira rimanga alimentato) , e il programmatore potrebbe disinteressarsene completamente.

        se su un computer di scala immensa programmassi le regole del gioco life, e popolassi la superficie di gioco in modo rumoroso (senza una disposizione apparentemente regolare) , lo svolgersi del gioco potrebbe creare strutture ordinate e perfino stabili o annichilirsi del tutto) ed al programmatore non sarebbe necessario (anzi sarebbe molto difficile) conoscere lo stato di ogni quadrante. In breve lo stato iniziale (regole + disposizione iniziale) sarebbe rappresentabile in modo molto più compatto rispetto ad ogni potenziale stato finale ed intermedio e richiederebbe un livello di coscienza degli stati intermedi molto inferiore al programmatore stesso (essi sarebbero addirittura irrilevanti).

        • GiuliaM ha detto in risposta a Andrea

          Io credo che Dio abbia molta più capacità di prevedere lo stato interno del nostro universo di qualsiasi programmatore umano, me compresa 🙂 Può darsi che conosca perfettamente sia il proprio programma, sia il supporto su cui gira; in quel caso non dovrebbe essere difficile per lui ricostruire una qualunque sequenza di stati, conoscendo perfettamente le cause che hanno portato a tale sequenza.
          Ma sono discorsi un po’ campati in aria: infatti non ho voluto certo ridurre Dio a questo, tant’è che nel mio intervento ho scritto che può essere considerato Supremo Programmatore tra le altre cose. Tu secondo me hai fatto un’associazione di idee troppo radicale, e sei partito con considerazioni troppo specifiche per adattarsi al caso particolare.

        • GiuliaM ha detto in risposta a Andrea

          E comunque, se Dio fosse un programmatore senza cuore che lascia girare il suo programma, perchè mai si sarebbe incarnato e fatto crocifiggere?

          • Antonio72 ha detto in risposta a GiuliaM

            Mi sa che tu ed Andrea parlate di due “Dio” diversi.
            Su una cosa sono d’accordo con Andrea: qualunque Superprogrammatore non potrebbe programmare la vita di un singolo ed insignificante uomo.
            Anche se per Andrea l’uomo si riprogramma da sé dal suo basso livello sensuale-algoritmico, mi pare un bel passo avanti, visto che a dirla tutta, in parte ha ragione.

            • GiuliaM ha detto in risposta a Antonio72

              Sì, credo che Andrea parli più di una macchina fredda piuttosto di un Dio che si fa Uomo in mezzo a noi e si rivela come Verità… comunque ho già detto che non era mia intenzione ridurre Dio a puro calcolo 🙂

              • Antonio72 ha detto in risposta a GiuliaM

                Detto da una programmatrice di freddi computer è consolante…
                🙂

              • Antonio72 ha detto in risposta a GiuliaM

                Cmq volevo dire che Andrea in parte ha ragione, dato che chiunque di noi è “anche” il frutto (più o meno maturo) delle proprie esperienze emotive (soprattutto) e cognitive (un po’ meno), o se vuoi emotivo-cognitive, così tagliamo la testa al toro.
                La differenza tra di noi ed Andrea risiede solo in quella parolina “anche”, la cosiddetta virgola che fa un’enorme differenza come quella autografata su un assegno bancario.

                • GiuliaM ha detto in risposta a Antonio72

                  Dipende dalla persona, c’è chi è più emotivo e chi più cognitivo.

                  • Antonio72 ha detto in risposta a GiuliaM

                    Tu per esempio sei molto emotiva e per questo hai scelto una disciplina molto cognitiva, per compensare.
                    Io stesso sono emotivo, ed ho fatto il tuo stesso errore.
                    Cmq è interessante il diverso approccio al trascendente tra il prof. Masiero ed Andrea che si evince dal loro divertente scambio. Mi sono sempre domandato da dove provenga la fede: è un frutto qualsiasi della nostra esperienza emotivo-razionale, è una libera scelta come un’altra, è la meta di un faticoso ed estenuante cammino spirituale, è solo un dono di Dio e basta, insomma com’è per es. che GiuliaM ha fede ed Andrea no?
                    Forse si dovrebbe fare uno studio per stabilire una correlazione tra emotività e fede oltre che tra razionalità e fede.
                    La mia fede per esempio in parte è dovuta alla mia emotività (il dio-programmatore non mi ha mai interessato) ed in parte ad una tradizione familiare del tipo: figlio di cattolici, a loro volta figli di cattolici, ecc… E questo è innegabile.
                    Per questo mi piacciono molto gli atei che si convertono come se avessero avuto una sorta di folgorazione sulla via di Damasco, proprio perchè la mia lampadina è accesa in pratica da sempre, diciamo in termini materialistici che le mie connessioni neurali si sono conformate fin da piccolo per produrre un uomo con fede.
                    Eppure il trascendente credo di aver capito bene cosa sia, forse un paio di volte anche di averne avuto percezione, a meno che non era uno dei soliti algoritmi di Andrea.

                    • Andrea ha detto in risposta a Antonio72

                      “le mie connessioni neurali si sono conformate fin da piccolo per produrre un uomo con fede.” eheh,

                      non so se ti possa aiutare nell’indagine di confronto, ma ti faccio un quadro del mio contesto.

                      Io sono figlio di:
                      – madre credente (ma del tipo molto pratico, poco bigotto e poco introsepttivo, che passa le giornate in Caritas ad aiutare i poveri e meno a riflettere sui temi di cui trattiamo qui)
                      – padre sostanzialmente agnostico ma con una sorta di propensione al credo, diciamo parzialmente mitigata dalla mia stessa noia di fronte a tutto ciò che è in qualche modo “rito”.

                      Ho avuto un’educazione cattolica con tutti crismi, ricevuti tutti i sacramenti, anche se mia madre mi racconta che già da piccolo presentavo pericolosi quanto vaghi segni di ribellione. Pare che durante una Messa durante la comunione io mi sia lamentato ad alta voce del fatto che il prete mi discriminasse dando a tutti qualcosa da mangiare e a me nemmeno un biscotto…

                      Il mio allontanamento dalla religione è stato progressivo, o meglio si è configurato come tale, ma si è realizzato con una presa di coscienza rispetto al fatto che facevo tutto quello che facevano gli altri (Chiesa, Oratorio etc etc) più per spirito d’emulazione e per voglia di stare in compagnia che per reale convincimento rispetto a quello che mi veniva insegnato.
                      Quando poi ho approfondito per curiosità le altre religioni per capire se semplicemente non avessi avuto la fortuna di essere nato nel posto in cui predominava “quella giusta”, ho individuato una serie di pattern di pensiero comuni (più o meno raffinati) che mi hanno progressivamente convinto dell’ipotesi che potesse trattarsi sostanzialmente di un’invenzione umana.

                      Da questa posizione non sono più tornato indietro, nonostante non abbia mai perso l’interesse per la materia, testimoniato dalla mia presenza qui.

                      Dal punto di vista teorico, rispetto alla media delle persone che conosco sono probabilmente afflitto da una discreta necessità di spiegarmi tutto in modo semplice e attraverso il minor numero possibile di teorie supposizioni.

                      Ovviamente sono assolutamente privo di quel “senso del fine” di cui tanto abbiamo discusso, cosa che non riesco a percepire come uno svantaggio, perchè considerando la vita, un fenomeno limitato all’esperienza terrena, non concepisco cosa potrei fare in più rispetto a quello che già faccio per vivere in armonia con la natura e i miei simili, il che mi sembra di per sè un ottimo obiettivo che percepisco come spontaneo e confermato dal ragionamento.

                      Il concetto stesso di trascendente, nonostante gli sforzi (sovrumani) che conduco nel tentare di comprendere le vostre posizioni in merito, mi è ad oggi del tutto estraneo, se non come puro concetto che nasce e muore interamente all’interno del mio cervello

                      ma forse nel mio caso, Antonio, “”le mie connessioni neurali si sono conformate fin da piccolo per produrre un materialista riduzionista”, ed ogni tentativo di uscirne è vano ; – )

                    • GiuliaM ha detto in risposta a Antonio72

                      E chi dice che sia stato un errore scegliere ciò che ho scelto? Tu?

      • a-ateo ha detto in risposta a GiuliaM

        @GiuliaM,
        bello quello che dici.
        Anch’io lo penso.
        Penso anche che l’evolversi degli eventi e della nostra consapevolezza ci porterà dentro la felicità.
        penso = I believe, not only I think…

        • Fabrizio ha detto in risposta a a-ateo

          Tutta la nostra vita si basa su atti di fede, anche nei minimi particolari.
          Penso, credo, amo = dunque sono. Questo è l’essere umano.

    • Andrea ha detto in risposta a a-ateo

      a-ateo,
      non so se mi amo più o meno di quanto tu ami te stesso, nè saprei istituire un sistema di misurazione condiviso per il confronto di tali nostre caratteristiche, ma il resto del tuo commento mi pare sensato.

      • a-ateo ha detto in risposta a Andrea

        @Andrea,
        sono comandato ad amarti come me stesso, ma ti assicuro che è un dovere/piacere.
        Anche se sei ateo.
        Ma tu lo sei?

        • Andrea ha detto in risposta a a-ateo

          non nel senso belligerante del termine, o nel senso di chi è assolutamente certo dell’inesistenza di Dio

          • a-ateo ha detto in risposta a Andrea

            @andrea,
            mi piacerebbe sapere dove fondi l’assoluta certezza dell’inesistenza di Dio.
            Ti ascolterei con interesse e profondo rispetto.

            • Andrea ha detto in risposta a a-ateo

              Scusa forse la mia frase precedente era mal strutturata.

              Non sono ateo nè nel senso belligerante del termine, nè nel senso di chi si ritiene assolutamente certo dell’inesistenza di Dio.

              Nello specifico la ritengo solo poco probabile, tantopiù nella declinazione precisa che ne fanno le religioni.
              La mia “avversione” per la religione non si istanzia in un oppormi al pure concetto di Creatore (anche se sposterei la probabilità della sensatezza di questo concetto alla sola origine del set di regole che normano l’universo) , ma nell’oppormi ad una interpretazione personalizzata del Creatore stesso, interpretazioni che per loro necessità (oppure perchè è conveniente) le religioni sono costrette a fare.

              Quindi forse la risposta più corretta alla tua domanda è che non sono ateo ma agnostico.

  11. dome ha detto

    È chiaro che Dio è un essere, così complesso e semplice che è difficile Andrea, credimi, attribuire una qualità reale.
    L’unica qualità che ci conforma un’Idea divina è l’Amore. Così semplice e così complesso. Il Dono di Dio ai suoi figli. Guarda caso ancora una volta il Catechismo ci ispira armonia

  12. Carlo ha detto

    Anche ammettendo l’esistenza del “programmatore Dio” non vi sembra che il software sia pieno di bug?

    • a-ateo ha detto in risposta a Carlo

      @carlo,
      E se il programma fosse così complesso che tu (o io, o noi tutti) non sei/siamo in grado di capirlo a fondo?

      • a-ateo ha detto in risposta a a-ateo

        @tuttigliespertiinformaticipresenti:
        quando arriveranno i computer quantistici?
        Apporteranno un nuovo modo di programmare?

        • Kosmo ha detto in risposta a a-ateo

          quando avrai sulla tua scrivania abbastanza spazio per un acceleratore di particelle, per un serbatoio di azoto liquido e qualche tonnellata di lastre di piombo 😉

        • GiuliaM ha detto in risposta a a-ateo

          Non mi intendo gran che di MQ, ma a quanto ho capito un computer quantistico, sebbene precisissimo nel calcolo, avrebbe seri problemi in funzioni di input/output, dato il principio di no-cloning (non si può duplicare esattamente un’informazione quantistica sconosciuta a priori) e il fatto che ogni misurazione distrugge parte dell’informazione. L’informazione si può trasferire, ma a patto che l’originale sia distrutto nel processo; ciò comporterebbe seri problemi per quanto riguarda supporti di memoria, che potrebbero essere letti solo essendo distrutti…
          Potrebbe essere utile per calcoli molto precisi, dato che, a differenza di un computer normale, un computer quantistico sarebbe in grado di generare numeri realmente casuali e non pseudorandom, e non ha problemi di overflow/underflow.

          • a-ateo ha detto in risposta a GiuliaM

            un grazie di cuore a Kosmo e a GiuliaM, sono risposte che a me suonano bellissime.
            Io appartengo alla categoria, sul tema, dell’ignorante entusiasta.
            Intuisco, però, che la MQ rivoluzioni già oggi e rivoluzionerà sempre più tutte branche scientifiche del sapere umano.
            Non mi ritengo OT perchè la MQ accelererà fortemente, a mio parere, l’evoluzione della scienza e della nostra consapevolezza di Dio

  13. Alcor vega ha detto

    non per fare il creazionista ma questo articolo preso da un sito di creazionisti molto serio a mio avviso specifica come non sia solo di Darwin l’idea di selezione naturale http://www.origini.info/Articolo.asp?id=470
    e le differenze che loro pongono sulla speciazione in effetti il creazionismo così mi sembra più ragionevole
    http://www.origini.info/Articolo.asp?id=475

    • a-ateo ha detto in risposta a Alcor vega

      caro Alcor,
      ho sempre sospettato che la parentela delle specie -ho un amico ateo che è orgoglioso, grazie a Darwin, di potersi definire cugino degli scimpanzè…non è “scoperta” di Darwin…
      ma parecchi secoli prima non c’era un Santo cattolico che si vantava di essere fratello del lupo?

      • Alcor vega ha detto in risposta a a-ateo

        ALBERT SABIN…Vaccino della polio …””” Lo brevettiamo? Guardi, può brevettarlo”, poteva diventare miliardario legalmente, tutti i suoi diritti aveva. ha detto “Quanto ci vuole a brevettarlo?”, “Quindici giorni”, “Potrebbe morire qualche bambino, per l’amor di Dio, diamolo all’umanità”””
        “Il fatto è che Darwin si prende meriti che non gli appartengono e sopratutto troppo sovradimensionati ad esempio come mai non fanno un Albert Sabin day?che rinuncio ai guadagni e alla notorietà(morto senza che nessuno lo sapesse) brevetto del vaccino della polio ?
        E tanti altri è questo il problema quando la scienza lascia i merito e diventa ideologica muore la sapienza la luce che senza amore non può riscaldare

  14. Controinformato ha detto

    immagine bellissima, da condividere

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