Maggioranza scienziati non vede conflitti tra scienza e religione

In Ultimissima 2/6/11 informavamo dei risultati di uno studio americano: il 70% degli studenti universitari americani vede la relazione tra religione e scienza come indipendente o collaborativo. La stessa opinione, secondo i risultati di un recente sondaggio realizzato dalla Rice University, è condivisa anche dalla maggioranza degli scienziati e ricercatori d’elitè. Lo studio, condotto per cinque anni attraverso accurate interviste a circa 300 ricercatori universitari statunitensi di alto prestigio, provenienti da una ventina di centri di ricerca differenti, i cui campi vanno dalla biologia e dalla chimica alle scienze sociali come scienze politiche ed economia, dissipa completamente l’idea diffusa dell’incompatibilità tra religione e scienza.

La sociologa Elaine Ecklund, co-autrice della ricerca, ha riportato che la maggioranza degli scienziati intervistati ritiene che la religione e la scienza siano due «valide strade della conoscenza». Solo il 15% degli intervistati ha dichiarato che religione e scienza sono state sempre in conflitto, mentre un altro 15% sostiene che non lo siano mai state. La maggioranza, il 70%, afferma invece che essa siano entrate in conflitto solo qualche volta.

La relazione finale, Scientists Negotiate Boundaries Between Religion and Science è stata pubblicata nel numero di settembre del Journal for the Scientific Study of Religion. La sociologa ha anche precisato che gli scienziati che vedono i due campi come incompatibili sono quelli che hanno maggiori probabilità di avere una visione ristretta della religione, identificandola con ceppi più conservatori, come gli evangelici americani. Al contrario, coloro che sostengono che la scienza e la religione non siano mai entrate in conflitto tendono ad avere una visione più ampia della religione. «Per alcuni scienziati, è solo un particolare ceppo dell’evangelicalismo ad essere in conflitto con la scienza, ma la spiritualità e le altre religioni non lo sono», ha detto la Ecklund.

I nomi che sono usciti più frequentemente nelle 5000 pagine di trascrizioni di interviste sono stati quello del celebre genetista cristiano Francis Collins, direttore del National Institutes of Health, e quello di Richard Dawkins, zoologo ateo in pensione. Su di lui, la sociologa ha riferito: «A molti scienziati non piace l’impatto che Dawkins ha avuto sul grande pubblico e sul modo con cui la gente vede gli uomini di scienza. Essi sono molto preoccupati per come sono visti e temono per i tagli dei fondi alla ricerca».

Lo studio ha inoltre rilevato che gli scienziati più religiosi sono stati, nel complesso, descritti in termini più positivi dai loro colleghi non religiosi. Avevamo già esposto un ulteriore risultato particolare di questa ricerca in Ultimissima 15/6/11: su 1.700 scienziati intervistati, il 72% si è definito “spirituale”. Inoltre, tra coloro che si sono dichiarati “non credenti”, il 22% si è comunque dichiarato “ateo spirituale”.

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