Le contraddizioni dell’aborto: in Occidente un diritto, in Oriente un dovere

Con questo articolo diamo avvio alla collaborazione con Aldo Vitale, laureato in giurisprudenza su tematiche bioetiche e vincitore del dottorato di ricerca in “Teoria e Storia del diritto” presso l’Università Tor Vergata con il Prof. Francesco D’Agostino.

 

di Aldo Vitale*
*ricercatore in filosofia e storia del diritto

 

Se già si hanno molte difficoltà ad immaginarlo come diritto, figurarsi ad immaginare l’aborto come un dovere, eppure è così, soprattutto in certe culture, in alcuni Paesi, in determinate parti del mondo.

La rinomata e prestigiosa rivista scientifica The Lancet, lo scorso 24 maggio, ha pubblicato un articolato studio secondo il quale la sproporzione tra maschi e femmine nella popolazione in India è drasticamente aumentata, causando preoccupazione tra gli studiosi. La questione non è soltanto un problema afferente ai demografi ed ai sociologi, ma rappresenta per un verso un serio problema etico di massa, e per altro verso un paradosso su cui sono chiamati a misurarsi tutti gli abortisti mondiali.

Lo stesso studio, infatti, ripetuto ad anni di distanza dal primo del 2006 (in cui si stimava già all’epoca che le femmine abortite fossero più di dieci milioni ogni anno), rivela che la causa principale di questo squilibrio è l’aborto selettivo praticato a causa della cultura indiana che privilegia il sesso maschile rispetto a quello femminile. In un Paese che molti considerano economicamente in crescita e scientificamente avanzato, la cui forma spirituale, l’induismo, è da tanti stimata come apportatrice di benessere e pace, che per alcuni è il simbolo della vera democrazia, essendo una forma politeistica, a differenza dei tirannici monoteismi, in special modo del cristianesimo, si consuma, invece, un vero e proprio genocidio eugenetico fondato sulla discriminazione sessuale.

La tragica vicenda, a cui si spera si possa porre termine nel più breve tempo possibile, potrebbe rappresentare uno stimolo di riflessione per il femminismo occidentale: in Occidente la donna è considerata non libera se non può abortire, in Oriente la donna non è libera proprio a causa dell’aborto. Con palese violazione non solo e non tanto di ogni norma etica e medica, ma perfino logica, venendo questa dicotomia abortista globale a collidere direttamente con il principio di non contraddizione.

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