Nuovo volume storico: «la lingua italiana imparata e diffusa grazie alla Chiesa»

«L’italiano è anche, grazie alla Chiesa, una lingua internazionale». Con queste parole inizia l’articolo su Il Tempo di Lucio D’Arcangelo, importante linguista italiano, responsabile tecnico-scientifico del disegno di legge n. 993 del 21/12/2001 per l’istituzione del Consiglio Superiore della Lingua Italiana, docente dell’Università di Torino e poi presso la Facoltà di Lingue dell’Università degli Studi “G. D’Annunzio”.

Continua lo studioso: «Il contributo ecclesiastico alla formazione ed alla diffusione della nostra lingua è stato rilevante in passato non meno di oggi». Tanto più che la conferma arriva in questi giorni dal volume «L’italiano nella Chiesa fra passato e presente» (Allemandi 2011), curato da Massimo Arcangeli, collaboratore con l’Istituto della Enciclopedia Italiana, docente di linguistica ed ex-preside della facoltà di lingue e letterature straniere presso l’Università degli Studi di Cagliari. Nel testo la storia dell’italiano viene ripercorsa attraverso la presenza religiosa, che, strada facendo, si scopre decisiva in non pochi momenti di oblio della coscienza nazionale. Il libro comprende un articolato excursus che va dalla lingua ecclesiastica di età medievale alle “molte lingue” dei catechismi fra ‘500 e ‘700 ed all”acculturazione femminile” delle congregazioni religiose nel XIX secolo fino ad arrivare ai temi odierni: la diffusione dell’italiano nel mondo attraverso la religione, la politica linguistica della Santa Sede e gli “stili” comunicativi degli ultimi due Pontefici, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Sin dal Medioevo si profila la funzione mediatrice svolta dalla Chiesa tra latino e volgare, tra liturgia e popolo dei fedeli.

«Soprattutto l’insegnamento catechistico -continua D’Arcengelo- permise ai fedeli un’esposizione costante all’italiano ed il dialetto, pur non rifiutato, non sostituì mai la lingua comune. La Chiesa, quindi, seguitò a svolgere un ruolo preminente anche se, ovviamente, strumentale, nella diffusione di quella che sarà la lingua nazionale, e ciò avverrà fino ad Ottocento inoltrato attraverso i Seminari e le congregazioni religiose». Ma anche dopo l’Unità d’Italia, «la Chiesa ha seguitato a sostenere in modi diversi ma non meno efficaci la nostra lingua. Inoltre la Santa Sede contribuisce alla diffusione della lingua italiana nel mondo attraverso il clero, l’attività missionaria e i discorsi ufficiali dei Pontefici, universalizzando la lingua di Dante anche attraverso i media». Sempre nel libro di Arcangeli, si conclude che «i temi affrontati da papa Wojtyla e papa Ratzinger sono universali e interessano gli uomini, indipendentemente dalla loro fede. Le parole-chiave dei loro discorsi alle folle sono termini di uso comunissimo: amore, bene (e male), comunione, dialogo, fede (e fiducia), gioia, giustizia, libertà, luce, misericordia, pace, peccato, riconciliazione, speranza, unità, verità, certo connotati in un senso fortemente religioso, ma trasparenti e pronunciati in una lingua viva che è la nostra».

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3 commenti a Nuovo volume storico: «la lingua italiana imparata e diffusa grazie alla Chiesa»

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  1. capitan fede ha detto

    quando si parte dall’amore per Cristo non si può che fare bene a tutti gli uomini

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  2. Conso99 ha detto

    c’è ormai un’unità di saperi che conferma quasi quotidianamente la decisività del ruolo della chiesa nella storia passata e attuale. Pensiamo soltanto alla liberazione dei prigionieri cubani…

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  3. simone ha detto

    Bravi questi studiosi, seri, professionali ed equilibrati.

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