La città di Venezia si sviluppò grazie al cristianesimo

Il nuovo libro di Maria Pia Pedani, docente di Storia dell’Impero ottomano e Storia del Vicino Oriente dall’avvento dell’Islam all’età contemporanea all’Università Ca’ Foscari di Venezia, s’intitola “Venezia porta d’Oriente” (Il Mulino 2010). Il celebre storico Franco Cardini ne fornisce una recensione su Avvenire: la docente descrive la storia di Venezia, dal 31 gennaio 828, allorché i due mercanti Bono e Rustico rientrarono nella loro città recando, da Alessandria, le reliquie di san Marco (evento riportato anche su Wikipedia). Questo fu il vero avvenimento significativo per i devotissimi veneziani. Avere il corpo dell’evangelista Marco significava poter fondare un patriarcato concorrente rispetto a quello di Aquileia, che pretendeva un’egemonia su di loro. Così, in pochi decenni, da quelle poche isolette collegate da passerelle e da pontoni, su una bassa e malsana laguna, in un lontano angolo d’un lunghissimo golfo del Mediterraneo, si sviluppò una grande città marinara, autentica cerniera tra Oriente e Occidente, la potenza marinara che avrebbe per almeno mezzo millennio dominato il Mediterraneo. I veneziani furono anche un modello di civiltà, intraprendendo ottimi rapporti con Instanbul, accogliendo con generosità i viaggiatori ottomani e musulmani. Numerosi altri storici, citati anche nel libro, hanno evidenziato il ruolo fondamentale avuto dal cristianesimo nello sviluppo di Venezia, ma anche della maggior parte delle città italiane. Non a caso san Marco è il patrono di Venezia e, rappresentato da leone, appare sullo stemma e sulla bandiera cittadina.

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