Può un vero cattolico seguire un sacerdote scomunicato?

sacerdoti scomunicati

La risposta del teologo a chi si trova davanti alle omelie e alle catechesi di un sacerdote scomunicato o sospeso a divinis.


 

Cosa fare di fronte alle catechesi di un sacerdote scomunicato o sospeso a divinis?

Religiosi che si sono posti in contrasto con la comunione ecclesiale e con l’autorità del Papa sono sempre esistiti nella storia della Chiesa, probabilmente più di quanto accada oggi.

Un tempo erano “schegge impazzite” e isolate. Oggi la differenza è rappresentata dai social network che facilitano il contagio dei pensieri.

Il web permette infatti a questi sacerdoti di restare in attività nonostante le sanzioni canoniche, raggiungendo un pubblico potenzialmente molto vasto e raccogliendolo in vere e proprie bolle virtuali.

Come deve comportarsi un fedele davanti ai loro discorsi e pronunciamenti?

Di questo parliamo nella rubrica domenicale “Risposte cattoliche”, riprendendo la risposta del domenicano padre Angelo Bellon.

 


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angelo bellondi padre Angelo Bellon*
*docente di Teologia presso la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale

da “Amici Domenicani”

 

Per prima cosa bisogna attenersi a quanto dice lo Spirito Santo attraverso l’apostolo San Giovanni: “Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo, perché chi lo saluta partecipa alle sue opere malvagie” (2 Gv 1,10-11).

Questa ingiunzione, particolarmente dura, ha uno scopo terapeutico come tutte le censure ecclesiastiche: vuole portare la persona punita alla resipiscenza, e cioè a prendere consapevolezza del proprio errore, al ravvedimento.

Se qualche sacerdote o vescovo è stato scomunicato o sospeso a divinis, vuol dire che c’è qualche motivo particolarmente grave.

Questo motivo, in maniera nascosta, può in alcuni casi penetrare anche attraverso un’esposizione apparentemente lucida e inappuntabile della dottrina. In tal modo i fedeli rimangono ingannati.

 


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“Si mascherano da apostoli di Cristo”

Lo Spirito Santo però, che è l’Autore principale delle Sacre Scritture, mette in guardia da costoro avvertendo che Satana si traveste da angelo di luce (cf. 2 Cor 11,14).

Ecco il passo per intero:

“Questi tali sono falsi apostoli, lavoratori fraudolenti, che si mascherano da apostoli di Cristo. Ciò non fa meraviglia, perché anche Satana si maschera da angelo di luce. Non è perciò gran cosa se anche i suoi ministri si mascherano da ministri di giustizia; ma la loro fine sarà secondo le loro opere” (2 Cor 11,13-15).

 


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I Santi si lasciano correggere

I sacerdoti di cui parliamo non si sono lasciati guidare dallo spirito di umiltà.

Hanno preferito piuttosto la proibizione di celebrare i sacramenti, la cui grazia è estremamente benefica per tutta la Chiesa e per l’umanità, che desistere da insegnamenti o giudizi che l’autorità della Chiesa definisce erronei.

Nessun santo si è comportato così!

Lo Spirito Santo li chiama ministri di Satana che si mascherano da ministri di giustizia.

San Tommaso scrive: Contro l’autorità del Pontefice, né Sant’Agostino, né San Girolamo, né altri Santi Dottori osarono difendere la propria sentenza”1Somma teologica, II-II, 11, 2, ad 3.

Ugualmente, San Girolamo dice:

«Questa è la fede, o Beatissimo Padre, che abbiamo appreso nella Chiesa Cattolica. E se nella nostra formulazione abbiamo detto o posto qualcosa di inesatto o di avventato, desideriamo di essere corretti da te, che possiedi la fede e la cattedra di Pietro. Se invece questa nostra confessione è approvata dal tuo giudizio apostolico, chiunque vorrà accusarmi dimostrerà di essere ignorante o malevolo, oppure non cattolico, ma eretico”2Exp. Cath. Fidei, 14.

San Tommaso stesso sul letto di morte, prima di ricevere l’Eucaristia per l’ultima volta sotto forma di Viatico, disse:

«Ricevo te, prezzo della redenzione della mia anima, ricevo te, viatico del mio pellegrinaggio. Per tuo amore ho studiato, ho vegliato e mi sono logorato; Te ho predicato, Te ho insegnato e non ho mai affermato nulla che ti fosse contrario, e – se è capitato – l’ho fatto senza volerlo e non mi ostino in tale opinione. Se poi ho detto qualcosa di male contro questo Sacramento o su altro, mi rimetto interamente alla correzione della Santa Chiesa di Roma nella cui obbedienza ora lascio questa vita».

Quanto sarebbe esemplare se i sacerdoti sospesi o scomunicati si rimettessero interamente alla correzione della Santa chiesa di Roma, lieti di essere obbedienti.

 


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Autore

padre Angelo Bellon

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