Ieri l’addio a Emma Bonino, oggi il Papa: «Aborto ed eutanasia vergognosi»
- Ultimissime
- 16 Set 2026

A poche ore dal funerale di Emma Bonino, Leone XIV richiama le conseguenze della violazione della dignità della persona. Una coincidenza significativa.
Certamente una coincidenza, pur significativa.
Questa mattina, durante l’udienza generale in piazza San Pietro, Leone XIV ha pronunciato parole molto nette contro aborto ed eutanasia, definendoli «vergognosi».
A Roma, proprio ieri, si sono svolti invece i funerali di Stato, in forma laica, di Emma Bonino, morta l’11 settembre a 78 anni.
Non c’è alcun collegamento diretto tra i due eventi, ma desta comunque interesse.
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Il Papa: violazioni dignità umana
Il Papa ha semplicemente proseguito il ciclo di catechesi dedicato alla “Gaudium et spes” e, in particolare, al tema della dignità della persona.
Il passaggio integrale richiamato da Leone XIV è quello in cui il Concilio Vaticano II elenca alcune delle «conseguenze pratiche di maggiore urgenza» del rispetto della persona umana.
Sarebbe sbagliato ridurre il discorso all’interruzione di gravidanza e al suicidio assistito. L’enciclica, citata dal Papa, individua infatti tanti altri elementi compromettenti.
In particolare «ogni specie di omicidio, il genocidio, l’aborto, l’eutanasia e lo stesso suicidio volontario», insieme a torture, schiavitù, prostituzione, deportazioni e condizioni di lavoro degradanti.
Tutte queste realtà, ha osservato il Papa citando il documento conciliare, sono «certamente vergognose».
Prima di tutto viene il rispetto della persona umana. È questa l’indicazione fondamentale.

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Emma Bonino, coincidenze
Di fronte a queste parole è inevitabile pensare a quanto avvenuto poche ore prima.
A soli 4 chilometri di distanza da piazza San Pietro, ieri lo Stato italiano ha reso omaggio presso la Sala della Protomoteca del Campidoglio a Emma Bonino.
Ovvero, una delle principali promotrici di alcune delle pratiche che oggi Leone XIV ha definito “vergognose“. Ne abbiamo parlato nell’articolo dedicato alla sua scomparsa.
Per rispetto verso la leader radicale, va però ricordato che nella sua vita si è occupata anche di molto altro.
Anzi, è stata addirittura in qualche modo “alleata” ai cattolici contrastando proprio alcune delle violazioni della dignità citate dal Papa e presenti nella “Gaudium et spes”: le incarcerazioni arbitrarie, le deportazioni, la schiavitù e le ignominiose condizioni dei lavoratori.
E’ proprio riguardo a queste giuste battaglie che Papa Francesco cercò e trovò un contatto con lei.

Chi la pensa diversamente
Nella catechesi di oggi, Leone XIV ha espresso proprio un passaggio significativo sul rapporto con chi la pensa diversamente.
Sempre riferendosi al documento conciliare, ha ricordato l’importanza del rispetto e dell’amore «anche per gli avversari o per quanti hanno modi di pensare e di agire diversi dai propri».
Perché la diversità «non va considerata come un pericolo o una minaccia», mentre è la contrapposizione, quando degenera in violenza, a diventare distruttiva.
Si possono quindi sostenere posizioni profondamente opposte senza trasformare l’avversario in un nemico. Il confronto sulle questioni etiche rimane dunque legittimo, anche quando le convinzioni sono inconciliabili.


















9 commenti a Ieri l’addio a Emma Bonino, oggi il Papa: «Aborto ed eutanasia vergognosi»
Giustamente il Papa non poteva fare nomi.
Speravo che il Papà denunciasse gli orrori di cui, purtropp, ne vanno fieri quelli che
disprezzano la vita dalla nascita alla morte.
Spero che anche i sacerdoti denuncino senza paura dall’ altare nelle onelie. Grazie Papa Leone.
“…l’amore anche per gli avversari”: quando eravate a favore della schiavitù avevate amore per gli schiavi?
Quando morì G.P. II gli fu partita l’eutanasia e i giornali riportarono il servizio accurato di un medico, una dottoressa, che si interessò al fatto.
Marina, studia.
https://www.uccronline.it/2012/11/26/cristianesimo-chiesa-cattolica-e-la-schiavitu/
Su SAN Giovanni Paolo non commento nemmeno, perché fa già abbastanza ridere così. Se non si riesce a distinguere tra eutanasia e accanimento terapeutico, stiamo messi male…
Buongiorno
Definire Emma Bonino alleata dei cattolici è semplicemente allucinante.
Una persona che orgogliosamente ha seminato nella mente e nel cuore delle persone il disprezzo per la vita, che ha sempre combattuto contro la Chiesa, adesso è alleata dei cattolici.
Buono a sapersi, grazie.
Grazie
Infatti, “alleata dei cattolici” mi pare un po’ eccessivo. Più che altro si è battuta anche per cause che anche la Chiesa Cattolica condivide.
Ma la Bonino non intendeva certo essere alleata della Chiesa, anzi…
Potremmo dire lo stesso di tutti i filantropi della terra che nello stesso tempo sono atei e magari odiano la Chiesa Cattolica.
Il pensiero del filosofo cattolico Augusto Del Noce e la sua profezia contenuta nel saggio Il suicidio della rivoluzione sembrano trovare oggi una conferma impressionante. Il marxismo, eliminando progressivamente la dimensiona trascendente e metafisica, è scivolato nel materialismo della società opulenta: la spinta egalitaria si è suicidata, trasformandosi nel trionfo dei diritti individuali e libertari. Nella politica, come nella storia, vi sono uomini e donne che riassumono nella loro persona una concezione della vita e del mondo. Emma Bonino è, in Italia, il simbolo del laicismo integrale, l’archetipo e insieme la conferma di questo processo, come evidenziato anche nell’articolo di UCCR dedicato al dibattito sulla sua eredità pubblica, che ha trasformato tanto la destra quanto la sinistra nel “partito radicale di massa”.
Come osserva Fabio Fuiano, ella si è adoperata per distruggere l’amore umano, la misericordia e la famiglia, con il divorzio prima e l’aborto poi, ponendo così le basi culturali per eutanasia e suicidio assistito. Chi vuole davvero restaurare deve dunque restituire alla famiglia il posto d’onore che le spetta nella società, difendendo in primis la sacralità del matrimonio — uno e indissolubile — e poi il frutto della prole che da esso deriva. Ricostituendo la famiglia, anche eutanasia e suicidio assistito avranno, si consenta l’ironia, “vita breve”: dove, infatti, un uomo solo potrà trovare sostegno se non nella propria famiglia? E soprattutto, dove potrà trovarlo in una famiglia nella quale più persone possano condividere gli onerosi compiti della cura dell’ammalato? E dove potranno trovarlo queste famiglie, in caso di necessità, in una società nella quale non vi siano più figli che possano costituire un esercito di ausiliari spirituali, morali, sanitari, psicologici ed economici?
Ma questa crisi della famiglia non è che un sintomo di una crisi più profonda: quella del rapporto dell’uomo con l’essere. L’origine remota dei mali moderni può essere individuata, nella genealogia che qui interessa, in Cartesio, che ha soppiantato l’analogia dell’essere e il realismo analogico, spezzando il legame metafisico della ragione come apertura all’essere e ponendo l’accento non sulla realtà, ma sul soggetto che conosce la realtà. Da qui si è diramata la linea immanentistica e razionalista che, attraverso successive trasformazioni, ha condotto a Marx, al totalitarismo e infine al nichilismo della società dei consumi.
Del Noce vede precisamente il compimento paradossale del marxismo nella società permissiva del benessere: l’ateismo teorico diventa ateismo pratico e, nella società opulenta, religione dei consumi. La cultura laica e immanente, da Gramsci a Croce e Gentile nelle loro diverse declinazioni, non può fondare ultimamente la libertà se recide il riferimento alla trascendenza e all’ordine dell’essere; può però conservare la forma democratica e il linguaggio dei diritti, affidandone progressivamente il contenuto alla volontà dell’individuo.
La modernità, del resto, non è semplicemente diventata kantiana: è diventata post-kantiana, fino alla condizione postmoderna. Ha conservato, per dirla con Hegel, selettivamente alcune grandi “eredità” della modernità: da Hume la riduzione della ragione a strumento del desiderio e dell’utilità; da Kant il tentativo di conservare l’universalità morale e la dignità umana dopo la crisi della metafisica classica. Ma la progressiva separazione tra universalità etica e fondamento ontologico ha portato entrambe a dissolversi nel proceduralismo, nel tecnicismo e nel soggettivismo. Persino la filosofia comunicativa contemporanea, da Habermas in poi, può così conservare la forma universalistica della comunicazione morale mentre il fondamento metafisico dell’uomo viene progressivamente espulso.
L’approdo finale è il nichilismo tecnocratico: contano le procedure condivise, il consenso formalmente informato, i diritti soggettivi. Non si tratta quindi soltanto di “decadenza morale”, ma di un riduzionismo metafisico e antropologico che, a partire dal dualismo mente-corpo cartesiano, finisce per ridurre l’uomo a “una dimensione”: o quella animale, consumista, oppure quella angelista e demoniaca dell’autodeterminazione assoluta.
È la ragione che pretende di aver finalmente realizzato nella storia il regnum hominis e il regnum libertatis: la ragione deve attuarsi, la ragione è la libertà, la libertà deve attuarsi nel regno dell’immanenza assoluta, nel tempo della luce, dove le tenebre “religiose” dei cristiani oppressori sarebbero finalmente finite. È una concezione manichea, apocalittica, gnostica, messianica terrena, dunque anti-cristica e superba: una ragione umana autonoma, produttrice di significati e norme, chiusa al varco di un ordine del vero e del bene che la preceda e che debba essere riconosciuto umilmente come originario, perché creato da Dio.
Il reale precede il soggetto e la coscienza non crea l’essere.
Quando il rapporto con l’essere viene sostituito dal primato del soggetto, del consenso o del desiderio, anche concetti altissimi come “persona”, “dignità” e “diritti” perdono il loro fondamento ontologico e diventano categorie storicamente decostruibili e ridefinibili. Quando libertà e verità vengono separate, quando non esiste più un ordine oggettivo dei beni e dei diritti, l’ordine umano viene inevitabilmente ridotto alla volontà, alla tecnica o al potere: al consenso della maggioranza, oppure al potere di una minoranza sugli altri.
È qui che emerge la grande menzogna, la grande bolla nella quale viviamo. Non è più soltanto una filosofia: è una religione, un credo, profondamente disonesto e disumano. Coloro che accusano i credenti di essere intolleranti e di voler imporre la propria volontà sono gli stessi che hanno costruito una società e un ordinamento totalmente secolarizzati, nei quali non solo Dio, ma anche la legge naturale riconosciuta da Socrate, Antigone e Cicerone è stata espulsa dal discorso pubblico attraverso la costruzione del mito moderno della neutralità laica.
Ed è proprio qui che la pretesa neutralità si rivela tutt’altro che neutrale. Una società non può fare a meno di una concezione dell’uomo: se espelle quella fondata sull’essere e sulla legge naturale, non rimane senza antropologia, ma ne assume un’altra, spesso senza dichiararlo. L’intolleranza e il dogmatismo possono allora provenire proprio dalla visione irreligiosa della vita e della società umana, quando questa pretende di presentarsi come neutrale e sottratta a ogni discussione sui propri presupposti.
La sua forza deriva anche dal suo enorme successo culturale: una visione propagandata formalmente dall’asilo all’università e informalmente dai media, con una tale pervasività che la concezione tradicional del matrimonio e della famiglia, della vita dal suo nascere al suo termine naturale, e persino il suo linguaggio, finiscono per apparire obsoleti e strani, mentre la concezione postmoderna e politicamente corretta appare semplicemente “normale”.
La neolingua orwelliana e strutturalista è parte di questo processo: formule come “interruzione volontaria della gravidanza” o “suicidio assistito” possono finire per nascondere la realtà oggettiva dietro la narrazione del desiderio. Il decostruzionismo, negando l’intenzionalità e la stabilità del significato, arriva persino a mettere in discussione la grammatica come traccia di un ordine che precede il soggetto. Anche il linguaggio, così, diventa terreno di lotta per il potere sulla realtà.
E allora si comprende il punto decisivo: il problema non è soltanto ciò che Emma Bonino ha rappresentato personalmente, né soltanto ciò che lo Stato decide oggi di celebrare. Il problema è quale idea dell’uomo sopravviva quando la verità viene separata dalla libertà, l’essere dal soggetto, la natura dal desiderio e il bene dal consenso.
Davanti alla bara di una persona possiamo e dobbiamo conservare il rispetto per il mistero della sua coscienza e del suo destino eterno. Davanti alla sua eredità pubblica, invece, abbiamo il dovere della lucidità: distinguere la persona dalle sue azioni, ma anche distinguere il diritto dal desiderio, la libertà dall’autodeterminazione assoluta.
E allora si comprende il punto decisivo: il problema non è soltanto ciò che Emma Bonino ha rappresentato personalmente, né soltanto ciò che lo Stato decide oggi di celebrare. Il problema è quale idea dell’uomo sopravviva quando la verità viene separata dalla libertà, l’essere dal soggetto, la natura dal desiderio e il bene dal consenso.
Davanti alla bara di una persona possiamo e dobbiamo conservare il rispetto per il mistero della sua coscienza e del suo destino eterno. Davanti alla sua eredità pubblica, invece, abbiamo il dovere della lucidità: distinguere la persona dalle sue azioni, ma anche distinguere il diritto dal desiderio, la libertà dall’autodeterminazione assoluta, il consenso dalla verità e la democrazia dalla giustizia.
Perché, alla fine, la domanda non riguarda soltanto Emma Bonino. Riguarda noi: siamo ancora capaci di riconoscere che il reale precede il soggetto, che la coscienza non crea l’essere e che la libertà, per essere veramente umana, ha bisogno della verità?
Sono perfettamente d’accordo con quanto dichiarato da questo autore. Un’analisi profonda e veritiera.
Grazie Gianfranco, non sono un autore, ma un semplice commentatore. Eppure, ho solo delineato il quadro teoretico, mentre andrebbe sviluppato il quadro concreto delle forze di potere dietro il progetto della secolarizzazione. Quando si parla di società aperta, o di “terza età”, di nuova chiesa, di nuova religione o di nuovo paradigma – sia nell’ambiente laico che in quello ecclesiale – si intende proprio questa nuova era della libertà e dei diritti individuali.
La massoneria nell’800 si concepiva esattamente come la nuova chiesa che doveva sostituire quella cristiana. Senza uno studio delle forze storiche che hanno agito contro la fede (attraverso la polverizzazione della storicità dei Vangeli), contro la conoscenza (con Kant e la sua rivoluzione copernicana), contro la politica (le Costituzioni di Anderson) e contro l’economia (il doppio standard morale, o NOMA), non si comprende la genesi della nostra attualità. Questo non significa fare dell’analisi dei complotti o della dietrologia spinta, ma significa semplicemente riportare le cose nel loro reale contesto storico.
Esiste, per esempio, una vera e propria filosofia della massoneria che ha avuto in Lessing e Fichte dei rappresentanti di tutto rispetto, capaci di influenzare profondamente Mazzini e il Risorgimento. Bisogna comprendere in che contesto gli autori dell’Ottocento abbiano mutuato questa idea escatologica, infra-temporale, coltivata appunto nelle fraternità massoniche. Un’idea del genere non avrebbe mai avuto una tale espansione storica se non avesse goduto di precisi addentellati reali nel mondo (come ha brillantemente documentato il professor M. Borghesi); non sarebbe diventata l’ideale di tantissimi intellettuali se non fosse stata visivamente e visibilmente collegata a centri di potere reali. La filosofia non è fuori dal mondo, ma agisce nel mondo e rappresenta forze storiche reali, altrimenti l’evoluzione della società resta inspiegabile.
Da qui bisognerebbe muovere per analizzare criticamente Locke, Soros, l’Open Society e altre agenzie contemporanee, ma una simile impresa supera le mie attuali forze.