Se l’anticlericalismo si alimenta ancora con Giordano Bruno

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Un nuovo libro su Giordano Bruno segue il copione anticlericale. Ma gli storici hanno già corretto la leggenda nera sul processo e sulla morte.


 

C’è un nome che da decenni fa vendere libri: Giordano Bruno.

L’ultimo ad averci provato è il saggista Giulio Busi con l’ennesima biografia, appena uscita: “Giordano Bruno. Molte stelle non muoiono” (Mondadori 2026).

Il canovaccio è sempre lo stesso: Bruno il martire della scienza, filosofo illuminato costretto all’abiura dalla malvagità ecclesiale che, però, non accettò di rinunciare alle sue idee rivoluzionarie e sceglie il rogo come atto supremo di libertà.

Busi può quindi concludere: «L’ultima pagina, quella scritta con il fuoco, è la più drammatica e la più duratura. Bruno è giovane, Bruno ha ragione. Clemente VIII ha torto»1“Un destino di libri e di fuoco, “Il Sole 24 Ore”, 30/08/2026.

Tutto molto romantico. Poi però, osservò lo storico (laico) Luigi Firpo, «le belle favole degli eroi reggono fin quando il fermo dato analitico non sopravviene»2“Il processo di Giordano Bruno“, Edizioni Scientifiche Italiane, 1949, p. 81.

 


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Il rammarico della Chiesa

Innanzitutto chiariamo che nessuno vuole rimuovere quella pagina di storia.

Quanto avvenne il 17 febbraio 1600 in Campo de’ Fiori fu senza dubbio un atto cruento.

La Chiesa, d’altra parte, ha espresso «profondo rammarico» per l’esito violento della vicenda.

Pur osservando che Bruno fu condannato tramite «i metodi di coazione allora comuni», stigmatizzò pubblicamente l’uso della forza per imporre la verità.

Ma la storia di Giordano Bruno è troppo complessa per essere affidata alla superficialità anticlericale (e non ci riferiamo a Busi), che sfrutta la vita e la morte di Bruno per i suoi scopi.

 


La morte di Giordano Bruno? Il laico Luigi Firpo smontò la leggenda anticlericale
(18/02/2015)


 

I “Giordano Bruno” dell’ateismo

D’altra parte, nessuno ricorda quanto è accaduto soltanto pochi decenni fa, a parti invertite. Decenni, non secoli.

Cioè quando gli illuminanti e progressisti ateismi di Stato provocarono decine e centinaia di “Giordani Bruni”, martiri cristiani uccisi in odio alla fede.

Si pensi al sacerdote polacco Jerzy Popiełuszko, assassinato nel 1984 dai funzionari del comunismo polacco per aver difeso la libertà religiosa. Oppure al religioso francese Salomone Leclercq, massacrato nel 1792 dagli illuministi perché rifiutò il giuramento imposto dallo Stato al clero.

I biografi di Bruno scriveranno mai una pagina su di loro? Difficile.

 


Le condanne di Galileo e Bruno? Più politica che scienza
(21/05/2026)


 

Scienziato o mago?

Si preferisce invece celebrare Bruno come “martire della scienza”.

Lo si fa senza conoscere le ormai numerose opere storiche, come quella di Frances Yates3“Giordano Bruno e la tradizione ermetica”, Laterza 2010 che hanno analizzato il pensiero bruniano, collegandolo strettamente alla tradizione ermetica e magica del Rinascimento.

Sì, Bruno aderì alla cosmologia copernicana, ma non per cultura scientifica.

Yates spiegò4“Giordano Bruno e la tradizione ermetica”, Laterza 2010 infatti che usò questo modello mescolandolo alla sua cosmologia mistica panteista, fatta di magia, stelle e pianeti con anime animanti. Allo stesso modo prelevò dall’antica religione egizia e dal simbolismo pitagorico.

Bruno si appropriò anche dell’idea degli innumerevoli mondi dal cardinale e legato pontificio Nicola Cusano.

Quindi, non solo non ebbe una visione eliocentrica di tipo scientifico ma, come spiegato anche dalla storica Ada Palmer (Università di Chicago), tale idee non furono nemmeno tra i motivi della condanna.

Più pericolose si rivelarono invece le convinzioni di Bruno di voler «operare sulle coscienze piegandole alla propria volontà tramite l’arte divinatoria e magica»5“Il processo di Giordano Bruno“, Edizioni Scientifiche Italiane, 1949, p. 8, come osservò Luigi Firpo nel suo celebre libro.

Tanto che l’eminente storico italiano tratteggiò a lungo «l’immaturità stessa del Bruno all’impresa, quella sua cieca fede in arti occulte di cui non aveva la minima esperienza», ma attraverso cui cercò di operare una radicale «riforma interiore del Cristianesimo»6“Il processo di Giordano Bruno“, Edizioni Scientifiche Italiane, 1949, p. 8.

 

giordano bruno galileo scienza

 

Un caso politico e rarissimo

La stessa Ada Palmer, specialista statunitense del caso Bruno, nel suo recente volume7“Inventing the Renaissance: Myths of a Golden Age“, University of Chicago Press 2025 ricostruisce proprio i motivi politici della sua esecuzione.

Ricorda infatti che l’Inquisizione lo aveva già interrogato e “salvato” in almeno due occasioni prima che il nolano entrasse in conflitto con il potentissimo sistema patronale dell’epoca.

Fu solo allora che le cose divennero politiche e si fecero tremendamente serie.

Abbiamo già riportato ampi stralci del saggio di Luigi Firpo, in cui lo storico spiega come Bruno aggravò volontariamente la sua posizione tramite bestemmie, insulti al Papa, dileggiamenti del Cristo («ingannatore e mago, e che a buon diritto fu impiccato», disse8“Il processo di Giordano Bruno“, Edizioni Scientifiche Italiane, 1949, p. 79), respingendo tutti i tentativi di evitare la condanna.

Questo non rende certamente meno tragica la sua condanna.

Il punto però è quello osservato dallo storico Giovanni Romeo (Università Federico II): «La tragica grandezza del suo rogo spicca oggi ancora di più, perché ciò che sappiamo dello “stilo” ordinariamente seguito dai giudici del Sant’Ufficio consente di dire che morti come quella furono rarissimi»9“L’Inquisizione nell’età moderna”, p. 58.

Giordano Bruno resta comunque uno degli episodi storici più sfruttati dalla polemica anticlericale.

Ma la storia reale è molto meno comoda e assai più complessa della caricatura ideologica che ancora oggi si continua a raccontare.

Autore

La Redazione

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24 commenti a Se l’anticlericalismo si alimenta ancora con Giordano Bruno

  • Lidia ha detto:

    In quel periodo scienza e magia erano fortemente connesse, e la differenza concettuale sorse ben dopo, tanto che insigni scienziati dell’epoca praticavano anche la magia.
    Il punto, per la Chiesa, era il riconoscimento della teologia come scienza somma, a cui ogni altra arte doveva essere sottoposta. Questo ad esempio è centrale in Galileo, che rivendicava il diritto per la scienza di occuparsi dei corpi celesti, mentre la religione doveva “solo” occuparsi di come andare in Cielo.
    Lui ha abiurato, Bruno no. Ma anche Bruno fu scienziato. I capi di imputazione? Tutti riconducibili a quanto sopra detto: la teologia regina indiscussa di ogni sapere.

    • Otto ha risposto a Lidia:

      Ma anche Bruno fu scienziato

      Scienziato di cosa? Mi citi quali in quali campi d’applicazione scientifica?

      • Lidia ha risposto a Otto:

        Ad esempio anticipo’ il moto relativo, poi sviluppato da Galileo con il noto esempio della nave.
        Il punto però non è questo: la storia va giudicata nel contesto del periodo degli eventi esaminati, e non a posteriori, partendo da modelli successivi, come quello scientifico attuale o anche solo positivista.
        Io credo che un cristiano sia libero perché sa che, se opera nella storia, nella filosofia, senza pregiudizi, non potrà che trovare conferme. La fede è un presupposto, mentre il metodo è dettato dall’oggetto.
        Le polarizzazioni non sono interessanti, fanno parte di un dispositivo culturale del potere, per dirla come Foucault.

        • G.B. ha risposto a Lidia:

          La storia va giudicata nel contesto del periodo degli eventi esaminati: giusto, ma se vale, vale per tutto.
          “Nel contesto del periodo degli eventi esaminati” era considerato del tutto normale e giusto che un eretico venisse bruciato.

          • Lidia ha risposto a G.B.:

            La Chiesa storica di quel tempo trovava giustificazione dei suoi atti in quel periodo. La trova anche lei?
            Perché io non giustifico la magia. Dico che in quel tempo era assolutamente connessa con la scienza, almeno fino a Galileo.
            La valutazione storica è anzitutto osservativa. Lei invece vuole lanciarsi sulla morale esprimendosi con il termine “giusto”? Allora, dal punto di vista evangelico e biblico: ama il tuo nemico, non uccidere, porgi l’altra guancia.
            Veda un po’ lei se la Chiesa storica sia stata anche evangelica.
            Ma, ribadisco, è lei che va lì.

          • Lidia ha risposto a G.B.:

            E aggiungo alla mia risposta: allora lei giustifica tutto, nazismo incluso?
            L’analisi va strutturata all’interno di un contesto in cui la magia era pienamente accettata anche dalla scienza. Le semplificazioni in storia non sono ammissibili.

          • G.B. ha risposto a G.B.:

            Non ho cominciato io. Lei ha parlato di “giudicare” la storia. Un giudizio non è una valutazione solo osservativa.
            I precetti evangelici valgono in generale, ma anche oggi tutti e anche la Chiesa riconoscono la necessità di punire chi viola le leggi (certo oggi non con la pena di morte). Se questo vuol dire non essere “evangelici” alzo le mani.
            Quello che facevano i nazisti lo credevano giusto soltanto loro, non era condiviso da tutti.
            Quando si dice che Bruno venne perseguitato “perché scienziato” si intende la scienza nell’accezione moderna. Se si intende il concetto di scienza che si aveva a quel tempo, allora era uno scienziato anche Tommaso d’Aquino (e pure molto più bravo di Bruno), e la Chiesa non solo non lo ha perseguitato ma lo ha persino fatto santo.

          • Lidia ha risposto a G.B.:

            Giustificare sigbifica trovare le ragioni. Non giudicare.
            Un argomento giustificato non è necessariamente un argomento giusto.
            Credo che l’equivoco nasca da qui

        • Romi ha risposto a Lidia:

          Giustificare un personaggio come Giordano Bruno dicendo che a quei tempi la scienza si mischiava con la magia è non solo molto semplicistico e ciò non significa che automaticamente non ci fosse mai una distinzione. Distinzione che soprattutto la Chiesa cercava di operare, non sempre con successo, ma questo era un suo compito.

          Risposta del sacerdote
          Il pensiero di GB non è facilmente compendiabile, il quale ha scritto molto e si considerava più filosofo che teologo.
          Il suo primo e principale errore è stato il panteismo, che egli sostenne apertamente e decisamente.
          Diceva che la natura è Dio e Dio è la natura.
          In particolare negò il dogma trinitario, l’incarnazione di Dio, la transustanziazione nell’eucaristia.
          Durante il suo ultimo processo affermò “ch’era biastemia grande il dire che il pane si transustanzi in carne”.
          Dotato di molti talenti, era entrato giovanissimo nell’0rdine domenicano dopo la morte dei genitori. Qualche storico asserì che vi entrò senza vocazione e che già da novizio manifestò irrequietezza e i primi dubbi.
          Passò per vari conventi, dai quali se ne andava via perché il suo pensiero era sempre per lo meno sospetto di eresia.
          Uscito dall’Ordine, dopo essere sostato qua e là, andò a Ginevra e si fece calvinista. Ciò significa che a questo punto fece propri tutti gli errori del protestantesimo.
          Ma anche qui fu condannato da parte dei calvinisti stessi nel Sinodo di Ginevra e peregrinò per l’Europa.
          Arrivato in Inghilterra, inizialmente godette della protezione della regina Elisabetta che egli definì “ninfa di sostanza celeste, meritevole di governare non questo solo, ma ancora tutti gli altri mondi”, di cui tra l’altro era strenuo assertore.
          Da Londra però dovette fuggire dopo aver vilipeso il pensiero di Aristotele e anche quello di alcuni teologi protestanti.
          Vent’anni dopo l’arcivescovo anglicano di Canterbury ne parlava con disprezzo, definendolo “Quell’omiciattolo italiano”. E facendo riferimento alle idee di Bruno secondo il quale la terra girava ma i cieli stavano fermi disse: “mentre in realtà era la sua testa che girava e il suo cervello che non stava fermo”.
          Tuttavia più che aderire alle dottrine calviniste o in seguito a quelle anglicane per tornare poi a quelle cattoliche, Giordano Bruno fu in realtà indifferente a tutte le confessioni religiose.
          Nella misura in cui l’adesione a una religione non avesse pregiudicato le sue convinzioni filosofiche e la libertà di professarle, è stato detto che egli sarebbe stato cattolico in Italia, calvinista in Svizzera, anglicano in Inghilterra e luterano in Germania.
          D’altronde si riteneva filosofo più che teologo.
          Della sua vita privata si legge che fu “un ammasso di impudicizia e di ridicola superstizione”.
          “Ridicola superstizione” forse è un’espressione tenue, perché fu anche accusato di stregoneria.
          Non mancò di scrivere composizioni poetiche lascive.
          Ma la sua vita privata non influenzò la direzione del processo che si mantenne principalmente sul suo itinerario dottrinale.
          Fu processato a Roma in seguito ad una denuncia del doge mecenate Mocenigo di Venezia che inizialmente lo aveva accolto favorevolmente nella sua città.
          La prigionia fu lunga. Durò sette anni perché ci si aspettava la sua “resipiscenza” (riconoscimento dei propri errori).
          Ma “lui disse che non doveva né voleva riconoscersi colpevole, e che non aveva di che riconoscersi colpevole perché non aveva materia da essere colpevole e per questo non sapeva sopra che cosa dovesse riconoscersi colpevole”.
          Ricevendo la sentenza di condanna disse ai giudici: “Forse voi, giudici, mi date questa sentenza con maggiore timore di quanto ne abbia io nel riceverla”.
          L’epilogo terreno di Giordano Bruno è stato tristissimo perché il tribunale ecclesiastico lo scaricò al braccio secolare che poi lo bruciò vivo il 17 febbraio del 1600.
          Di questo fatto oggi la Chiesa se ne dispiace.
          Il Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato della Santa Sede, all’interno di un convegno su Giordano Bruno tenutosi in Roma nel 2000 a 400 anni dalla sua morte disse che «la Chiesa cattolica rimpiange profondamente questo triste episodio della storia cristiana».
          Quindi, nonostante l’errore della Chiesa, elevare GB ad una specie di scienziato non compreso comporta una edulcorazione della realtà, ovvero una visione romanticizzata e irrale di ciò che fu.

          • Lidia ha risposto a Romi:

            Io non giustifico: dico che nell’articolo c’è un errore storiografico. Non si può scrivere: scienziato o mago?
            Perché prima della nascita della scienza moderna scienza e magia erano assolutamente connesse. Pensi solo a Keplero, per dirne uno.

          • Lidia ha risposto a Romi:

            E aggiungo: la Chiesa non si attardava in distinguo tra scienza e magia, proprio perche non era quello il momento storico, e perfino Galileo fu processato, il fondatore del metodo scientifico.
            Si preoccupava che l’interpretazione letterale della Bibbia non venisse compromessa, e con quella la supremazia della teologia. “Fermati o sole”.

  • Bruno ha detto:

    Giordano Bruno resta comunque uno degli episodi storici più sfruttati dalla polemica anticlericale.

    Ma la storia reale è molto meno comoda e assai più complessa della caricatura ideologica che ancora oggi si continua a raccontare.

    Già, ed è un peccato, perché ci sono un sacco di avvenimenti storici, crimini commessi da esponenti del mondo cristiano, laici, prelati o interi ordini religiosi, coinvolgimenti della Chiesa in vicende sporche, che fanno impallidire le stesse leggende nere, confermando per l’ennesima volta che la realtà supera la fantasia.

    Faccio qualche esempio. Come dite voi su questo blog, gli anticlericali parlano sempre di Giordano Bruno e Galileo, ma secondo me bisognerebbe parlare del processo contro Artemisia Gentileschi, fatto che per me è molto più grave. Oppure, potrei menzionare il fatto che l’ Opus Dei nella vita reale sia peggio persino di quella dipinta da Dan Brown. Potrei menzionare Paolo IV e le sue politiche anti semite, o magari il caso di Edgardo Mortara, o il silenzio del clero cattolico sul genocidio nel Congo di Leopoldo II del Belgio.

    Potrei menzionare il doppio standard che la Chiesa applica: da un lato, la dottrina cattolica che rigetta l’utilitarismo e l’idea che il fine giustifichi i mezzi, e dall’altro l’istituzione ecclesiastica che, nella pratica, ha supportato e baciato i piedi ai regimi più efferati pur di avere qualche sputo di privilegio. Potrei menzionare quindi come la Chiesa sia stata il braccio destro di Franco per decenni, o del sostegno ecclesiastico a dittatori come Pavelic, Salazar e Dolfuss, per non parlare di Tiso e dell’alto clero slovacco suo alleato.

    • Ulisse ha risposto a Bruno:

      Quando uno non capisce quello che legge scrive post come questo.
      L’ateismo pseudocolto produce fenomeni simili ad una paralisi cerebrale che impedisce lo studio e favorisce il dilagare della propaganda anticristiana, che ha il solito merito di lasciare vittime sul suo cammino.
      La spiegazione della irrazionalità dell’ateismo militante di matrice anticristiana, e dell’odio radicale che lo accompagna, risulta evidente laddove questo orientamento culturale si guarda bene dall’indagare le malefatte della massoneria in soli tre secoli di storia.

      • Bruno ha risposto a Ulisse:

        Non hai risposto a nulla di ciò che ho detto però. Sulla massoneria, dico che dovete smetterla con questo capro espiatorio che usate come scusa per non ammettere i difetti e i problemi dell’istituzione ecclesiastica. La Chiesa ha perso consensi nel corso del XIX secolo non per via di qualche complotto, ma perché era un’istituzione corrotta, ipocrita, serva e leccapiedi dei padroni.

        • Lidia ha risposto a Bruno:

          Per XIX intende davvero il 1800 o è un refuso? Ad ogni modo nel 900 ci sono esempi fulgidi di sacerdoti martiri del nazismo, a difesa degli operai, con loro negli scioperi, encicliche chiarissime.
          Se intendeva 800: vada a Torino. La città dei Santi sociali. Un fulgido esempio.

    • Katy ha risposto a Bruno:

      A parte parole vuote e accuse generiche rimane ben poco delle tue accuse:

      1) L’Opus Dei peggio di Dan Brown –> accusa generica e vuota, nessuna prova
      2) Artemisia Gentileschi –> condannata dal Tribunale criminale del Governatore di Roma, non da un tribunale ecclesiastico
      3) Paolo IV e antisemita –> non esisteva l’antisemitismo nel 1555, semmai l’antigiudaismo. Citi comunque un’eccezione dato che le restrizioni agli ebrei nello Stato pontificio furono un’inversione rispetto alla tipica politica di tolleranza
      4) il caso di Edgardo Mortara –> Mortara non si sentì mai rapito ma ringraziò sempre la Chiesa, tanto che si fece sacerdote e si difese da chi lo voleva riportare a casa
      5) silenzio del clero cattolico sul genocidio nel Congo –> è falso, solo una parte del clero mantenne rapporti istituzionali, molti altri missionari cattolici documentarono gli abusi e già nel 1906 la Catholic Encyclopedia citò le “atroci accuse” contro l’amministrazione del Congo.
      6) la chiesa fu il braccio destro di Franco –> fu pieno di cattolici antifranchisti ed è documentata l’azione della Santa Sede a favore di prigionieri e oppositori cattolici
      7) sostegno a dittatori –> alcuni del clero cattolico sostennero i regimi, altri sacerdoti, vescovi e la stessa diplomazia vaticana presero posizioni contrarie o intervennero contro determinate politiche;

      Come vedi non c’è nulla che resta in piedi davanti alla propaganda anticlericale, guidata da persone così stolte che pensano che trovare un sacerdote cattivo rende automaticamente la Chiesa cattiva.

      Attendo una tua parola di condanna delle migliaia di credenti morti e massacrati in nome dell’ateismo di Stato instaurato in tutti i peggiori regimi del Novecento.

  • Paolo ha detto:

    L’analisi proposta coglie con estrema lucidità il vero nucleo speculativo della questione, superando la superficie della saggistica puramente storica o apologetica. Il nodo cruciale che unisce figure così distanti come Giordano Bruno, Pierre Teilhard de Chardin e, per altri versi, Karl Rahner, risiede proprio nella metamorfosi del concetto di trascendenza quando questa viene mediata, o interamente riassorbita, dalle dinamiche dell’immanenza (sia essa il cosmo infinito, l’evoluzione biologico-spirituale o la struttura trascendentale del soggetto).

    Per rispondere alla domanda fondamentale — se Dio rimanga realmente trascendente o se la trascendenza venga riassorbita nell’immanenza — è utile mappare le tre grandi “traiettorie” di questa transizione:

    1. La traiettoria cosmologica: da Bruno a Teilhard de Chardin
    In Giordano Bruno, l’infinitizzazione dell’universo scardina la distinzione aristotelico-tomista tra Creatore e creato. Dio non è più la Causa Prima che ordina il mondo dall’esterno (trascendenza), ma diventa l’intelletto universale intrinseco, l’anima del mondo, “natura naturante” che si dispiega nella “natura naturata”. La trascendenza si risolve in una mens insita omnibus (Dio in tutte le cose).
    In Teilhard de Chardin, il tentativo è opposto ma strutturalmente contiguo: salvare l’ortodossia e il legame con la Chiesa (“rimanere nel phylum”) cercando di cristianizzare il processo evolutivo. Tuttavia, introducendo il concetto di Cristo Cosmico e di Punto Omega come culmine dell’evoluzione (noogenesi), il rischio filosofico evidenziato dai suoi critici (e che portò ai moniti dottrinali) è analogo: il “Dio dell’Avanti” rischia di non essere più l’Eterno che irrompe nel tempo, ma il prodotto finale o la forza motrice interna del processo cosmico stesso, dove la creazione rischia di apparire non come un atto libero e gratuito di Dio (ex nihilo), ma come un processo necessario di autorealizzazione divina attraverso la materia.

    2. La traiettoria antropologica e gnoseologica: da Cartesio a Rahner
    Il passaggio cruciale avviene con la “svolta antropocentrica” della modernità. Quando Cartesio sposta il baricentro filosofico dall’essere all’autocoscienza (Cogito), la trascendenza cessa di essere un dato oggettivo esterno da contemplare e diventa qualcosa che deve essere giustificato a partire dal soggetto.
    In Karl Rahner, questo approccio viene integrato nella teologia cattolica attraverso la scolastica trascendentale. Per Rahner, l’uomo è strutturalmente apertura all’Infinito; l’esperienza di Dio avviene come “orizzonte pre-comprendente” di ogni nostro atto di conoscenza. Il rischio intrinseco a questa impostazione (sollevato da teologi come Hans Urs von Balthasar) è che la rivelazione divina non sia più un evento storico imprevedibile e sovrano, ma l’esplicitazione di qualcosa che l’uomo possiede già da sempre nella propria struttura interna. La trascendenza rischia così di diventare una dimensione antropologica.

    3. L’esito estremo: l’Idealismo e il Superuomo
    L’abolizione definitiva della distanza metafisica tra Creatore e creatura trova il suo compimento nell’Idealismo tedesco, dove l’Assoluto non è altro che il movimento stesso dello Spirito che si aliena nella natura per poi ritornare in sé attraverso la coscienza umana. Una volta che Dio è stato identificato con il processo storico o cosmico, il passo successivo è l’eliminazione del residuo divino: se la trascendenza è solo una dinamica interna all’uomo o alla storia, Nietzsche trae la conclusione logica con l’Oltreuomo (Übermensch). L’uomo, cercando la trascendenza solo nell’immanenza, finisce effettivamente per adorare una proiezione ampliata e divinizzata di se stesso.

    Conclusione: Il nucleo del problema teologico
    La questione decisiva rimane aperta ed è il vero discrimine tra l’ortodossia cristiana e le varie forme di monismo o panteismo:
    • Nella visione teologica classica (Trascendenza assoluta), Dio è totalmente Altro, Autosufficiente. Il mondo non aggiunge nulla alla Sua perfezione. La relazione tra Dio e il mondo è asimmetrica: il mondo dipende totalmente da Dio, ma Dio non dipende dal mondo.
    • Nella dinamica immanentista, Dio e il mondo diventano co-relativi. Dio ha bisogno del cosmo (o della storia, o della coscienza umana) per esprimersi, evolversi o essere conosciuto.

    La critica a Giordano Bruno, dunque, non è il riflesso di un oscurantismo istituzionale contro la “libertà di pensiero”, ma la difesa di una precisa barriera metafisica: se crolla la distinzione tra Creatore e creatura, crolla il concetto stesso di Grazia (che è un dono gratuito e non un’evoluzione necessaria della natura) e di Salvezza.
    ( cf.https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/attualita-di-giordano-bruno-prima-parte.html)

    • Lidia ha risposto a Paolo:

      La sua analisi è di livello diverso dall’articolo, che ha pretese storiche. Ma scrivere “mago o scienziato?” Quando prima della scienza moderna si parla di filosofia della natura, e le distinzioni sfumano moltissimo, non è corretto storicamente. Persino Galileo faceva gli oroscopi.

  • Lidia ha detto:

    La sua analisi è di livello diverso dall’articolo, che ha pretese storiche. Ma scrivere “mago o scienziato?” Quando prima della scienza moderna si parla di filosofia della natura, e le distinzioni sfumano moltissimo, non è corretto storicamente. Persino Galileo, il primo scienziato moderno, faceva gli oroscopi.
    Sulla trascendenza, giusto una battuta: ci libera da noi stessi, ed è gran cosa. Ci libera dalle derive transumaniste e tecnocratiche. Ma su questo ci vorrebbe un trattato.

    • Paolo ha risposto a Lidia:

      Grazie!Lidia, credo che la sua obiezione storiografica colga un punto importante e, in questo senso, correggerei volentieri una possibile ambiguità della mia formulazione. Non è corretto proiettare semplicemente sul Rinascimento la distinzione contemporanea fra “scienza” e “magia”: nei secoli XVI e XVII filosofia naturale, astrologia, alchimia, magia naturale e osservazione matematica della natura potevano effettivamente intrecciarsi. Il caso di Keplero, e anche il ricorso di Galileo all’astrologia, mostrano bene quanto il quadro fosse più complesso.

      Aggiungerei anzi un elemento che conferma quanto lei scrive: allora non esisteva lo “stigma” dell’astrologia che abbiamo oggi. Da Dante a Keplero, fino allo stesso Newton, l’interesse per queste discipline non era necessariamente vissuto come una tara intellettuale o scientifica, ma poteva essere indice di grande erudizione. Spesso vi erano anche stringenti necessità materiali: scienziati come Keplero o Newton non disponevano dei moderni canali di finanziamento alla ricerca ed erano costretti a ricorrere a committenze “extra moenia” – come la redazione di oroscopi per i sovrani o i mecenati dell’epoca – per garantire il proprio sostentamento. Lo stigma contemporaneo si è formato solo successivamente, quando la svolta illuministica contribuì a espellere progressivamente l’astrologia e l’ermetismo dall’orizzonte culturale e scientifico dominante.

      Ma proprio per questo credo che la questione debba essere formulata diversamente. Il problema non è stabilire anacronisticamente se Bruno fosse “scienziato” oppure “mago” secondo le nostre categorie odierne. Il problema è piuttosto chiedersi quale idea della natura e quale forma di conoscenza della natura operassero nel suo pensiero.

      Il fatto che nel Rinascimento esistesse una continuità fra alcune pratiche che oggi separiamo nettamente non significa che magia e filosofia naturale fossero concettualmente la stessa cosa, né che l’adesione di Bruno alla cosmologia copernicana lo renda, per questo solo fatto, un “fondatore della scienza moderna”. La stessa ricostruzione storica proposta nell’articolo sottolinea che il copernicanesimo bruniano veniva inserito entro una più ampia cosmologia filosofico-religiosa, nella quale avevano un ruolo essenziale l’infinità dei mondi, l’anima del mondo e la tradizione ermetica.

      Il richiamo a Galileo resta emblematico: il fatto che egli praticasse anche l’astrologia non invalida il significato della sua rivoluzione metodologica; mostra piuttosto che una persona può appartenere contemporaneamente a più orizzonti culturali senza che questi siano per ciò stesso equivalenti sul piano epistemologico.

      Sostituirei quindi la domanda “scienziato o mago?” con una domanda storicamente più prudente: “quale rapporto fra filosofia naturale, matematizzazione della natura, magia e cosmologia metafisica troviamo in Bruno?”. A quel punto la questione diventa, a mio avviso, molto più interessante.

      Ed è anche qui che si innesta la mia osservazione precedente sulla trascendenza, raccogliendo anche la sua giustissima battuta finale sulle derive transumaniste e tecnocratiche. Se Dio, natura, anima del mondo e infinito cosmico tendono a ricomporsi in un’unica realtà, l’immanentismo che ne deriva rischia di privare l’uomo di quel limite metafisico che, nella prospettiva classica e cristiana, lo protegge dall’illusione di poter diventare creatore di se stesso.

      La distinzione fra trascendenza e immanenza rimane dunque decisiva, anche se abbandoniamo completamente la contrapposizione anacronistica fra “scienza” e “magia”.

      • Lidia ha risposto a Paolo:

        D’accordo sull’anacronismo. Alla fine la mia critica era infatti sull’impostazione dell’articolo.

        • Romi ha risposto a Lidia:

          Questo binomio scienziato-mago è semplicistico. Se fosse stato così non sarebbe stato accusato di eresia. La Sua vita non fu esemplare. Fermo restando che era un’epoca in cui l’inquisizione fece errori, non sempre, ma a volte si.