De la Fuente: «Prego sempre ma non per il calcio. E’ fede, non scaramanzia»
- Ultimissime
- 17 Lug 2026

L’allenatore della Spagna traccia il confine tra fede e scaramanzia. De la Fuente racconta come vive il calcio da cattolico.
Sport e superstizione purtroppo spesso vanno a braccetto.
Vediamo atleti che compiono ogni tipo di gesto scaramantico, dai calzini portafortuna all’entrata in campo con lo stesso piede, dal numero di bottigliette d’acqua alle più bizzarre routine.
A volte anche il segno di croce al momento della sostituzione diventa mera superstizione.
Lo stesso dicasi per i tifosi, molti dei quali cercano addirittura di sedersi sempre esattamente nello stesso posto perché spostarsi di pochi centimetri significherebbe influenzare negativamente gli eventi della partita, che magari si sta svolgendo a migliaia di chilometri di distanza.
Al di là dell’aspetto irrazionale, nessuno riflette sul fatto che anche gli avversari compiono esattamente gli stessi rituali. Quindi, al massimo, finirà in pareggio!
E’ un sollievo che il commissario tecnico della Spagna, Luis de la Fuente abbia voluto tracciare una linea molto chiara.
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De la Fuente: “Sono cattolico, mi dà forza”
Dopo aver portato la selezione spagnola a battere la Francia e a giocarsi la finale del Mondiale con l’Argentina, ha parlato di sé in un’intervista.
«Sì, credo, sono cattolico», ha detto. «La fede mi dà molta forza, molta fiducia in me stesso. Mi ha permesso di diventare la persona che sono oggi».
Nella stessa intervista, De la Fuente ha anche espresso sorpresa per il fatto che la sua fede fosse diventata un argomento di discussione: «Non capisco perché dopo le mie dichiarazioni pubbliche sul mio credo, ora mi avvicinino per strada per ringraziarmi di quella testimonianza».

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“Non è superstizione, è fede. E non prego per il calcio”
Ma l’allenatore spagnolo ha voluto chiarire un aspetto importante.
«Non sono affatto superstizioso. Se prego oggi e domani, è perché lo faccio da molto tempo», ha affermato. «Non è superstizione, è fede».
Lo aveva ribadito prima della semifinale con la Francia, durante la conferenza stampa pre-partita.
Interrogato sulle sue note convinzioni religiose a meno di 24 ore dal fischio di inizio, l’allenatore è stato categorico: «Prego, ma di certo non perché sono ad un Mondiale o perché sto cercando di favorire un risultato».
Piuttosto, ha proseguito, «ringrazio Dio ogni giorno. Quando mi sveglio, mi guardo e dico: “Un altro giorno in cui posso godermi la vita”. Ringrazio per queste piccole cose. Prego per questo, sarebbe ingiusto chiedere a Dio di aiutare me e non l’avversario».
Grazie a De la Fuente per questa importante precisazione e buona suerte per la finale!


















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