Andrea Grillo stronca Mancuso: «Lacune filosofiche, teologia vecchia»
- Ultimissime
- 13 Lug 2026

Perfino il teologo (progressista) Andrea Grillo affonda il libro del collega Vito Mancuso: “E’ indietro di 200 anni“.
L’ultima fatica di Vito Mancuso non supera il vaglio degli “amici”.
Ci riferiamo a “Gesù e Cristo” (Garzanti 2025), scritto dal noto teologo brianzolo, editorialista de “La Stampa”.
Ne abbiamo parlato su UCCR, descrivendo il tentativo di Mancuso di fondare un “neo-cristianesimo” depurato dell’evento storico della croce, della redenzione, dei sacramenti.
Per lui conterebbe solo l’etica universale. Ma cosa ne pensa colui che viene definito il teologo italiano più progressista, Andrea Grillo?
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Grillo e il libro di Mancuso
La recensione realizzata alcuni mesi fa da Grillo è piuttosto tranchant
Rientra nello stile comunicativo di Grillo, docente di Teologia dei sacramenti e Filosofia al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma, del quale abbiamo già parlato a proposito di un’altra critica, rivolta alla presunta «maleducazione eucaristica» del beato Carlo Acutis.
Il teologo si occupa questa volta dell’opera di Vito (che chiama sempre per nome), accusandolo di fondarsi su una separazione artificiosa tra Gesù “storico” e Cristo “dogmatico”, che l’autore vorrebbe presentare come due vite parallele.
E nel farlo, osserva, Mancuso non espone una tesi ma formula che vorrebbe essere un dato di fatto: «Gesù nacque a Nazareth, Cristo a Betlemme». Vengono così tratteggiati due soggetti distinti, «che solo la “fede personale”» stessa di Mancuso potrà ricongiungere.
Grillo constata però che il libro è un «concentrato di pregiudizi con tratti molto duri», evidenziando che se di Gesù offre una ricostruzione “storica”, di Cristo dà una ricostruzione “dottrinale” «piuttosto caricaturale».

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“Nessuno attende la venuta di Cristo”
Addirittura, osserva Grillo, Vito Mancuso scrive nero su bianco che «di fatto, ormai, pressoché nessuno attende più» la venuta di Cristo (p. 69).
Un’affermazione che il recensore trova (giustamente) «piuttosto velenosa», domandandosi: «Questo sarebbe un “dato storico”? Ma chi lo dice? Chi può dire che nessuno resti “in attesa”, anche oggi e che il tema dell’avvento sia semplicemente un relitto del passato?».
Domanda Grillo: «Non è forse proprio l’attesa una delle caratteristiche che uniscono, anche oggi, ogni forma di fede cristiana, al di là delle differenze tra ovest ed est, tra nord e sud?».
E ancora: «Non è “Signore, vieni” la parola che accomuna ogni fede cristiana?».

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Lacune filosofiche e teologiche
Da qui in poi, la stroncatura diventa serrata.
Grillo rileva nel collega delle «lacune filosofiche» che spiega come «modi sbagliati di considerare non solo il dogma, ma anzitutto la storia».
Eppure, da secoli la teologia chiarisce che «noi non incontriamo mai un Gesù senza le forme del Cristo e non incontriamo un Cristo senza l’esperienza di Gesù».

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Mancuso? “Indietro di 200 anni”
A questo punto, Andrea Grillo si domanda: «Come è possibile che Vito resti indietro di 200 anni nel modo di impostare la questione e la elabori, da teologo, in modo così semplificato e così forzato?».
Probabilmente non era consapevole che l’accusa di “restare indietro di 200 anni” è la stessa formula che il card. Carlo Maria Martini, padre spirituale dello stesso teologo brianzolo, pronunciò nei confronti della Chiesa intera durante l’ultima sua intervista nel 2012.
Mancuso ha ripetuto queste parole del cardinale per decenni ed è suggestivo che oggi, le stesse, se le trovi rivolte al suo pensiero teologico.
«Il romanzo di Vito», conclude Andrea Grillo, «ha tre personaggi: Gesù, Cristo e Vito. Ma, alla fine, parla solo di Vito e della sua concezione della salvezza. Non per cattiva volontà, ma per difetto di metodo».


















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