Gesù si sbagliò sulla fine del mondo: la replica del biblista N.T. Wright
- Ultimissime
- 14 Giu 2026

La teologia liberale sostiene che Gesù profetizzò l’immediata fine del mondo. Lo studioso N.T. Wright spiega perché è un’errata interpretazione dei testi evangelici.
I primi cristiani, compresi Gesù e l’apostolo Paolo, si aspettavano la fine del mondo entro pochi decenni?
E’ questo uno dei più insidiosi argomenti sostenuti dalla teologia liberale degli ultimi centocinquant’anni, secondo cui se la risposta è affermativa allora si sono sbagliati e, quindi, probabilmente si sbagliarono su molte altre cose.
Ne ha parlato qualche mese fa N.T. Wright, uno dei più importanti biblisti e teologi cristiani contemporanei, all’interno di una puntata del suo podcast intitolato “Ask N.T. Wright Anything”.
Gesù profetizzò l’immediata fine del mondo?
Il contesto era una domanda ricevuta in cui si chiedeva se l’apostolo Paolo sarebbe rimasto sorpreso dal fatto che la seconda venuta di Cristo non si sarebbe verificata dopo circa duemila anni.
Secondo il biblista tutto nasce da un’errata interpretazione. Sia Gesù che i primi cristiani, infatti, erano consapevoli di una profezia precisa: la distruzione di Gerusalemme sarebbe avvenuta entro una generazione dalla predicazione di Gesù.
Questo tema ricorre con forza nei Vangeli di Matteo, Marco e Luca ed è presente, in forma implicita, anche nelle lettere paoline come quelle ai Tessalonicesi e la Prima ai Corinzi.
Il punto decisivo, afferma Wright, è distinguere tra due eventi differenti: la caduta di Gerusalemme nel 70 d.C. e la fine ultima della storia.
Le espressioni evangeliche che parlano di eventi “entro una generazione”, sostiene lo studioso, non si riferivano alla fine del mondo ma alla distruzione della città e del Tempio, avvenuta quando l’esercito romano guidato da Tito pose fine alla rivolta giudaica.
Questo evento storico, ben documentato anche dalle fonti antiche, rappresentò uno spartiacque drammatico per il giudaismo del tempo e per le prime comunità cristiane. Per i cristiani di Gerusalemme e per Paolo, questo evento fu percepito come un giudizio divino su Israele, ma non come l’adempimento completo dell’Apocalisse o della Seconda venuta.
Piuttosto, segnò una tappa decisiva nel passaggio dal giudaismo del Tempio a una Chiesa sempre più radicata nel mondo gentile e itinerante.
La Chiesa non ha mai indicato un tempo
La storia della Chiesa antica sembra confermare questa interpretazione.
Nel Nuovo Testamento, Paolo stesso parla di un tempo “stabilito” come limitato, incoraggiando le comunità a vivere senza attaccamento e nell’attesa di ciò che deve venire, ma senza paralisi o angoscia.
Nella seconda lettera di Pietro, invece, si offre una chiave teologica per comprendere il cosiddetto “ritardo” della parusia, quando si ricorda che per Dio “un giorno è come mille anni”, sottolineando che il compimento della storia rimane nelle mani del Creatore.
Wright osserva che, ancor di più, autori cristiani dei secoli successivi, come Giustino Martire, Ireneo di Lione e Tertulliano, continuarono a parlare con serenità della futura restaurazione del mondo senza manifestare alcun trauma per il fatto che la fine non fosse arrivata rapidamente.
La speranza escatologica rimase viva, ma accompagnata dalla consapevolezza che il tempo di Dio non coincide con quello umano.
In questa prospettiva, l’attesa cristiana non è la previsione di una scadenza imminente, ma la fiducia che la storia, prima o poi, troverà il suo compimento nel disegno di Dio.
















1 commenti a Gesù si sbagliò sulla fine del mondo: la replica del biblista N.T. Wright
Analisi impeccabile. Il fallimento delle profezie cronologiche (da Newton a Miller) nasce proprio dall’aver scambiato il genere apocalittico per un indovinello sul futuro. Come giustamente sottolinea Wright, espressioni come ‘entro questa generazione’ non si riferiscono alla fine del mondo fisico, ma alla fine di un’era (il giudizio sul Tempio). L’Apocalisse di Giovanni si inserisce esattamente in questo solco: non una mappa escatologica per il XXI secolo, ma un grido di vittoria contro il caos primordiale incarnato dall’Impero di Domiziano. Recuperare il retroterra del giudaismo del Secondo Tempio è l’unica via per ridare dignità scientifica e spirituale a questi testi. Proprio in questi giorni ho iniziato la pubblicazione di un saggio approfondito a capitoli, con cadenza settimanale, dedicato a smontare questi malintesi e a riscoprire il contesto originario del testo. Trovate tutti gli aggiornamenti e i capitoli sulla mia pagina Facebook: https://fb.watch/HKpz_JAYr_/